IL CARD. BURKE: PERCHÉ LA COMUNIONE SULLA MANO PARLA DELLA CRISI DELLA LITURGIA E DELLA CHIESA
Fonte: Il Timone, 25 febbraio 2015
La Comunione sulla mano è una delle questioni liturgiche che più hanno suscitato discussioni nel mondo cattolico contemporaneo. Qual è la storia di questa pratica? Quali motivazioni furono addotte per la sua introduzione? E quale rapporto esiste tra il modo di ricevere la santa Comunione e la riverenza dovuta all'Eucaristia? In questo testo, il cardinale Raymond Leo Burke riflette sulla Comunione, sulla riverenza verso il Santissimo Sacramento e sulla crisi liturgica della Chiesa, richiamando anche alcuni interventi del magistero di Paolo VI e Benedetto XVI.
Il testo riproposto di seguito è un documento pubblicato originariamente da Il Timone e risalente al 2015.
La santa Eucaristia è il mistero per eccellenza della fede. Mediante l'azione della Santa Messa, Cristo, assiso in gloria alla destra del Padre, discende sugli altari delle chiese e delle cappelle di tutto il mondo per rendere nuovamente presente il suo sacrificio sul Calvario, sacrifico unico con il quale l'uomo è salvato dal peccato e perviene alla vita in Cristo grazie all'effusione dello Spirito Santo. È mediante la santa Eucaristia che la vita quotidiana di un cattolico riceve simultaneamente ispirazione e forza.
Mi ricordo bene, nella mia infanzia, la diligenza di cui davano prova i miei genitori, così come i sacerdoti e le suore della scuola cattolica, per preparare i bambini a ricevere per la prima volta la santa Comunione. Mi sovvengono anche i frequenti richiami alla riverenza e all'amore che dovevamo dimostrare ricevendo la santa Comunione e facendo il ringraziamento subito dopo la ricezione del sacramento. All'epoca della mia prima comunione, il 13 maggio 1956, la santa Ostia si riceveva alla balaustra, sulla lingua e in ginocchio,




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