lunedì 4 luglio 2011

Mese di luglio dedicato al Preziosissimo Sangue di Gesù






1 luglio

Un mistero di Sangue.

La Redenzione umana è insieme un fatto e un mistero
: il fatto ci è narrato dalla storia, il mistero ci viene proposto dalla fede e spiegato, quanto è possibile, dalla dottrina teologica. Ora, nel fatto, o meglio, nell’intreccio dei fatti, noi troviamo un’orditura di sangue; e tutto il mistero della nostra redenzione è un mistero di Sangue: appunto, del Sangue dell’Uomo-Dio. Senza di esso la Redenzione non si comprende, e nemmeno si sarebbe compiuta, nel piano prestabilito e rivelato dalla Divina Provvidenza. Apriamo il Santo Vangelo. La prima e l’ultima pagina recano tracce di sangue.

Le effusioni di sangue.

Gesù era nato da sette giorni, fiore appena sbocciato, olezzante il profumo del Paradiso; ed eccolo, fra le braccia materne, subire lo strazio e l’ignominia della circoncisione. Poche stille di sangue consacrano il Nome di Gesù, che significa salvatore: dolente primizia di una Redenzione che doveva essere copiosa, nel flusso sanguigno, come negli effetti. Tale fu l’epilogo della missione di Cristo, il rosso tramonto della sua vita.

Nell’orto degli ulivi, fra le ombre della notte e le tenebre di una tristezza mortale, Gesù suda sangue: il torchio stritola il cuore e ne spreme le gocce turgide che gemono dai pori e cadendo irrigano il volto e tutta la persona, ne intridono le vesti, ne chiazzano il terreno. Così nell’amarezza, nella solitudine, nell’abbandono; e il Profeta gli chiede: «perché dunque il tuo paludamento è rosso e la tua veste come quella di chi pigia nello strettoio?». La risposta è desolante: «Da me solo ho spremuto il torchio e delle genti nessuno è con me» (Is 63,3). Era il torchio di un amore infinito.

Nel pretorio di Pilato la scena si fa selvaggia. Denudato, legato alla colonna, i flagelli agitati dai legionari con furia di tempesta lo colpiscono dovunque; e dalle carni illividite, scorticate, sprizza il sangue veemente, arrossando dintorno ogni cosa. Quasi non basti, si aggiunge alla flagellazione la barbarie della incoronazione. Un fascio di spinosi virgulti piegati in cerchio gli è posto sul capo. Le spine lunghe e resistenti, battute da canne, entrano nelle tempie e nel cervello; e nel giro della testa appare un diadema di sangue. Orrenda ma degna corona al re dell’amore e del martirio!

Fino al supremo sacrificio.

Lungo la via del Calvario «del suo divino Sangue segna la terra dove posa il piede» (S.Alfonso M de’ Liguori). E quando inciampa, o barcolla cadendo oppresso dal legno enorme, nuovi strappi alle ginocchia e alle mani danno ancora sangue. La Veronica pietosa gli asciuga il volto, che a tracce sanguigne resta disegnato stupendamente nel lino.

Poi, quando in cima al colle la Vittima si distende sull’altare della croce, e i chiodi squarciano le mani e i piedi fissandoli al rovere, fiotti di sangue escono dalle squarciature; e quando la croce è alzata col suo carico, un fitto gocciolio gronda da tutte le ferite, finché le vene si esauriscono e il cuore dà l’estremo palpito: Consummatum est!

Ma no, c’è ancora un tesoro da scoprire. Il centurione infigge di colpo la lancia sul costato a sinistra e dal cuore spaccato esce «acqua e sangue». L’ultima effusione prodigiosa rivela, meglio di ogni altra, le ineffabili profondità di questo mistero. In tale aspetto, in tale sublime atteggiamento il Divino Crocifisso doveva restare, immutato e immortale, nei secoli.



Fioretto

Offrirò le pene e le gioie di questo primo giorno di luglio al Sangue Preziosissimo di Gesù ed in unione alla sua opera redentrice.

Giaculatoria

Adoramus te, santissime Domine Jesu Christe, et benediciums tibi, quia per sanctama crucem tuam redemisti mundum

Noi ti adoriamo, o santissimo Signore Nostro Gesù Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

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