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giovedì 24 luglio 2025

Difendere la vita, sempre: contro la cultura della morte travestita da libertà


 

In questi giorni si parla molto di eutanasia, ma se ne parla in modo inquietante, come se fosse l’ultimo grande atto di libertà. Giornali e televisioni celebrano con toni epici il gesto di chi sceglie di porre fine alla propria vita, come fosse un trionfo della volontà sull’umana fragilità. Ma siamo davvero sicuri che sia questa la strada della dignità? Che uccidersi o lasciarsi uccidere sia il segno più alto dell’essere padroni di sé?

Come cristiani, non possiamo restare in silenzio di fronte a una simile deriva. Siamo chiamati, oggi più che mai, a dire con chiarezza e carità che la vita è un dono sacro, un bene indisponibile che nessuno può arrogarsi il diritto di spegnere.

La stampa parla di “diritto”, di “scelta lucida”, ma mai — o quasi mai — parla della solitudine, della disperazione, del vuoto e dell’abbandono spirituale che accompagnano il gesto estremo dell'eutanasia.

Si tace soprattutto su ciò che accade in quei Paesi dove l’eutanasia è ormai legalizzata da tempo. In Olanda, nel solo 2024, oltre 9.900 persone sono morte con eutanasia, un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. E crescono i casi di giovani affetti da disturbi psicologici, senza malattie terminali, che ottengono il permesso di morire. Alcuni di loro non volevano morire, ma non hanno trovato nessuno disposto ad accompagnarli nella loro sofferenza.

Una visione ribaltata: la vita come ostacolo, non come dono

Ciò che impressiona è il cambiamento di paradigma: oggi molte vite vengono considerate “non degne” solo perché non rispondono a certi standard di efficienza o autonomia. La vita fragile, dipendente, ferita, viene giudicata “inutile”. Ma inutile per chi? Per una società malata di produttivismo e paura del dolore?

Siamo di fronte a una mentalità profondamente laicista e materialista che riduce l’uomo a una somma di funzionalità. È la negazione dell’ontologia umana, del valore intrinseco di ogni persona, indipendentemente da ciò che può fare o da quanto può durare la sua esistenza.

Di fronte a questa confusione morale, l’insegnamento della Chiesa risuona con chiarezza e misericordia. Il valore della vita non è negoziabile, perché essa è sacra, creata da Dio e destinata all’eternità.

San Giovanni Paolo II – Evangelium Vitae (1995)

“L’eutanasia è una grave violazione della legge di Dio [...]. È un atto intrinsecamente cattivo, in ogni occasione e circostanza.” (n. 65)

Il Papa non si limita alla condanna. Indica anche la via: accompagnare, curare, consolare. Mai abbandonare chi soffre.

Catechismo della Chiesa Cattolica

“Noi siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo.” (n. 2280)

“L’eutanasia diretta [...] è moralmente inaccettabile.” (n. 2277)

 Congregazione per la Dottrina della Fede – Samaritanus bonus (2020)

“La scelta dell’eutanasia si presenta come una falsa compassione [...]. La vera compassione sostiene la persona nel dolore, senza sopprimerla.”

Questi insegnamenti non parlano solo ai credenti. Riguardano ogni coscienza aperta alla verità. Perché il rispetto della vita non è un dogma confessionale, ma una verità universale che ogni società giusta dovrebbe riconoscere.

Come cristiani non possiamo tacere. Non possiamo accettare che la morte venga normalizzata come una soluzione. Dobbiamo educare, testimoniare, pregare. Ma anche impegnarci con coraggio nella società per difendere i più fragili. Perché se una civiltà non protegge i suoi malati, i suoi anziani, i suoi deboli, non è più una civiltà: è una barbarie tecnocratica travestita da progresso.

Ogni vita merita di essere vissuta. Anche quella che soffre. Anzi, soprattutto quella che soffre. Perché è lì che Dio si fa vicino, che l’amore si purifica, che il cuore si apre al mistero. Non c’è vita inutile. E non c’è morte “bella”. C’è solo la verità di un’esistenza accolta come dono, accompagnata come vocazione e custodita fino alla fine con speranza.

lunedì 30 ottobre 2017

Presentata a Roma la Accademia Giovanni Paolo II per la vita e la famiglia.



La notizia, anticipata da “La Verità”, è stata confermata in occasione del convegno sull’Humanae Vitae, promosso alla Pontificia Università “Angelicum” da Voice of the Family.Un gruppo di membri della Pontificia Accademia per la Vita (PAV), creata nel 1994 da Giovanni Paolo II e recentemente “ripulita” e trasformata nei suoi obiettivi da papa Francesco, ha deciso di dare vita ad una John Paul II Academy for Human Life and the Family (JAHLF), che inevitabilmente si pone come contraltare della nuova accademia bergogliana.

Della nuova Accademia fanno parte, Joseph Seifert, Christine de Marcellus Vollmer, Thomas Ward, Philippe Schepens, Mercedes Arzú de Wilson, Luke Gormally, Michael Schooyans (tutti ex componenti della Pontificia Accademia per la Vitae), Paul Byrne, Judie Brown, Carlos Casanova, Roberto de Mattei, Claudio Pierantoni, John-Henri Westen. Caratteristica comune di queste personalità è l’attaccamento al Magistero della Chiesa e il rifiuto di tutti i tentativi di “rivedere” o trasformare questo insegnamento immutabile:

“Il fine di questa Accademia – ha detto il prof. Seifert – è quello di rifiutare tutti gli orribili mali ed errori che caratterizzano la società moderna e sono perfino entrati all’interno del santuario della Chiesa, opponendo ad essi la chiara esposizione della verità sulla vita umana e la famiglia. Ciò comporta il chiamare l’aborto omicidio e non semplicemente interruzione di gravidanza, ed evitare di usare parole disoneste che oscurano la verità. (…) 

Nel testimoniare così la bontà e la difesa della vita, la nuova Accademia ritiene importante considerare ciascuno di questi aspetti alla luce della vita eterna“. Perciò, afferma il prof. Seifert: “LaJAHLF non si limita a considerare la vita umana da un punto di vista meramente biologico. Riconosce altresì ed afferma la realtà dell’anima umana che è all’origine della vita. Pertanto, la JAHLF si occupa anche, parlando in termini generali, dei fondamenti metafisici ed antropologici della verità etica”. (T.M.)

lunedì 31 luglio 2017

La morte di Charlie Gard e i Mass Media.


Il 28 luglio 2017 al piccolo Charlie Gard è stata sospesa la ventilazione e il bambino è deceduto. La morte indotta è avvenuta in una sala di un hospice per malati terminali il cui indirizzo è rimasto ignoto per disposizione delle autorità giudiziarie.

Quasi tutti gli organi di stampa, purtroppo anche cattolici, hanno informato della morte di Charlie, come se il decesso fosse dovuto al naturale percorso della grave disfunzione che lo aveva colpito, nessuno ha informato correttamente che il bambino è stato ucciso. Si è trattato infatti di un chiaro caso di eutanasia infantile, dato che a Charlie è stata sospesa la ventilazione. Questa non è assolutamente da considerarsi una terapia – come anche  l’idratazione e l’alimentazione – e non provocava dolore. Il piccolo è stato ucciso e non accompagnato da medici e familiari alla sua morte naturale, perché qualcuno ha decretato che la sua vita non aveva più senso.

Alla base c’è una legge e una sentenza giurisprudenziale. Eluana Englaro era stata uccisa in assenza una legge, solo in presenza di una sentenza. La predisposizione di leggi sul fine vita avrebbe dovuto avere la funzione di evitare simili sentenze, invece le cose si  sono rovesciate ed ora questo tipo di sentenze di morte avvengono sotto la protezione della legge.

E’ orrendamente grave che la vita e la morte siano decise per legge dello Stato e tramite una sentenza di una Corte. Le nostre democrazie occidentali hanno ripristinato i Tribunali speciali che avevamo conosciuto durante le dittature totalitarie. Nessuno è padrone della vita, nessuno può decidere quando vale e quando no: se la politica si appropria di questo diritto stabilisce un criterio arbitrario davanti al quale non si potrà pretendere obiezione di coscienza ma solo inchinarsi davanti al potere stesso.

Sul piccolo Charlie non era in atto nessun accanimento terapeutico: non è infatti accanimento terapeutico mantenere in vita una persona o accompagnarla con cure palliative verso la sua morte naturale. La legge ha impedito ai genitori di tentare nuove cure sperimentali, facendo perdere tempo prezioso; ha anche perfino impedito di portare il bambino a casa forse nel timore che poi i genitori non staccassero la spina; ha decretato che la sua uccisione doveva avvenire in un luogo da mantenere ignoto, per evitare manifestazioni di protesta e tenere lontana la stampa che infatti si è poi dimostrata prona e servizievole. Sia il contenuto di tutta questa macchinazione, sia le modalità di esecuzione meritano tutto il nostro sdegno.

 

 Fonte: www.vanthuanobservatory.org

 

venerdì 7 luglio 2017

L’ospedale di Londra chiede un’altra udienza per Charlie dopo i possibili nuovi trattamenti



Il Great Ormond Street Hospital di Londra si è rivolto all’Alta Corte per una nuova udienza sul caso del piccolo Charlie Gard «alla luce delle richieste relative a possibili altri trattamenti». Lo riportano Bbc e Sky News dopo che il Bambino Gesù di Roma ha inviato una lettera all’ospedale londinese chiedendo ufficialmente ai medici inglesi di poter somministrare al bimbo un protocollo sperimentale «che può funzionare». I medici londinesi ritengono che sia «giusto tentare» e «ringraziano le offerte di aiuto da Casa Bianca, Vaticano e dai nostri colleghi in Italia e Usa e altrove».




«Mi è giunta notizia che i ricercatori hanno messo a disposizione il loro trattamento per l’ospedale di Londra il quale pensa di poterlo verificare», ha spiegato in un videomessaggio dalla Repubblica Centrafricana, dove si sta occupando di bambini bisognosi, la presidente dell’ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc, confermando che il Great Ormond Street Hospita sta pensando di verificare il protocollo.



L’ospedale pediatrico della Santa Sede aveva infatti inviato all’ospedale una lettera firmata da un gruppo di più di cinque scienziati internazionali in cui informavano la clinica di aver elaborato una terapia sperimentale per il bambino affetto da una grave malattia rara. Secondo il team di medici, guidati dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù, la terapia studiata per il piccolo potrebbe funzionare.



Intanto la mamma del bimbo, Connie Yates, non demorde e continua sui vari media del Regno Unito a lottare per suo figlio. In una serie di interviste ha detto che il neonato di 11 mesi ricoverato a Londra non sta soffrendo e che lei non potrebbe in nessun modo vederlo patire. La donna ha lanciato un appello direttamente alla premier britannica Theresa May: «Ci sostenga come stanno facendo gli altri», ha detto.

Fonte: La Stampa

sabato 1 luglio 2017

Caso Charlie Gard: I medici non sono demiurghi

Charlie Gard


Luglio 1, 2017 Caterina Giojelli
Intervista al genetista Domenico Coviello
Luglio 1, 2017 Caterina Giojelli

«La scienza non sa tutto. La storia di Charlie Gard è la storia di un potere violento, quello esercitato dalla scienza di fronte all’ignoto: la scienza che non sa, non può aiutare Charlie, si avvale della legge per eliminarlo, eliminare un problema. Ma nessun medico può arrogarsi il diritto di emanare un simile verdetto. Non può sospendere la vita di un bambino solo perché “non è possibile guarirlo”, perché non sa “se soffre”, perché non sa “quali effetti potrebbe avere una terapia sperimentale sul bambino”. Altrimenti si aprono scenari di onnipotenza sull’ignoto». 

Domenico Coviello è il direttore del Laboratorio di Genetica Umana dell’Ospedale Galliera di Genova. 

Pur condividendo il parere di molti colleghi che hanno descritto come disperata la situazione di Charlie Gard, arriva però alla conclusione opposta: «Charlie Gard, stando alle conoscenze di cui disponiamo oggi, non si può guarire. E allora? Se non possono guarirlo, se la sua malattia è irreversibile – e questa pare essere l’unica certezza degli inglesi –, i medici si devono arrendere al loro compito che è quello di assistere il malato, fino alla fine. Non quello di accelerare l’esito finale e fatale della sua vita. I medici non sono demiurghi».

domenica 27 novembre 2016

Gli uomini di buona volontà pensano ed agiscono in modo diverso.

Si è perso il senso della vita e del suo vero valore. 
Si attraversa questo passaggio esistenziale come se non ci fosse una meta. E per questo ci si chiude alla possibilità di un traguardo guadagnato con fatica e sudore. Non si vogliono affrontare i rischi e i pericoli delle proprie scelte. Non ci si vuole più impegnare per conseguire un risultato che porti a traguardi che non siano chili persi e muscoli tonici. Invece di sposarsi si preferisce convivere, invece che fare figli sin da giovani ci si chiude alla vita per assaporare i "piaceri" amari di una esistenza sterile ed egoista.
L'uomo e la donna di fede, non fanno così.




di Tommaso Scandroglio.

Il senso di liberazione che ha accompagnato molti commentatori nell’apprendere che ora la cattedra di Pietro ha indicato una strada facilitata, se non una scorciatoia, nell’assolvere il peccato di aborto e nel togliere la relativa scomunica è indice di un atteggiamento mentale abbastanza diffuso in una certa cultura contemporanea. L’atteggiamento mentale proprio dell’arrendevole, di chi appunto se può prende la via più comoda, più confortevole, più esistenzialmente ergonomica.

L’uomo postmoderno infatti da tempo ha rinunciato alla battaglia. Aspetta un bambino malato? Ricorre all’aborto. Non vuole concepire un bambino malato? Opta per la diagnosi genetica pre-impianto. Non riesce ad avere un bambino? Prende la via facile della provetta. Teme di sopportare le conseguenze negative di una sessualità nomade? Fa uso della contraccezione. Prova disagio nella sua condizione sessuale? Cambia sesso come quando si cambia scuola perchè non ci si trova bene. Ha paura di soffrire nell’ultimo tratto di vita? Sceglie l’eutanasia. Teme di sposarsi la donna o l’uomo sbagliato? Va a convivere. Litiga in famiglia o non si sente realizzato (pur avendo prima convissuto)? Divorzia. 

mercoledì 2 novembre 2016

La distruzione della famiglia.

Individualismo, consumismo, edonismo, ma non solo, i fattori della distruzione della famiglia.





La drammaticità dei dati italiani delle nascite sta finalmente imponendosi. Speriamo che ora non tutto il problema venga visto sotto la luce della mancanza di lavoro, delle insufficienti prospettive dei giovani, delle difficoltà materiali delle famiglie, dei costi di mantenimento dei figli e così via. Non perché non ci siano anche questi elementi nella patologicamente bassa natalità degli italiani, ma perché le nascite flettono tendenzialmente, salvo sobbalzi di scarsa entità e di ancor più mediocre durata, da oltre mezzo secolo a questa parte. Quando un fenomeno attraversa periodi così lunghi in cui tutte le situazioni economiche si succedono e accavallano, dalle migliori alle peggiori, senza però mai mutare la direzione di fondo, allora il segnale è chiaro: non sono quelli i fattori che più contano nel determinare quella direzione. Contano, è indubbio, ma non così tanto, non in modo così decisivo come contano altri fattori invece sin qui quasi dimenticati. Certo, i dati delle nascite cui siamo di fronte sono impressionanti. Ma non lo sono da oggi, anche se oggi si è toccato un fondo che non pensavamo mai che sarebbe stato neppure sfiorato. Lo sono da trenta anni almeno. Oggi, anzi, vengono al pettine i dati sulle nascite che da tanti, troppi anni non fanno che diminuire senza che ci si fermi a interrogarci davvero sulle cause più profonde del fenomeno. Perché il primo fattore che grava sulle così poche nascite è, intanto, un fattore strutturale: sempre meno donne, a seguito di una denatalità che viene da tanto lontano, entrano nell’età riproduttiva. E ancor meno ne entreranno nei prossimi anni. Sempre meno donne nell’età di fare figli arriveranno sulla scena riproduttiva italiana: occorre saperlo e, se possibile, cominciare ad attrezzarci per cercare di compensare questa carenza strutturale del passato, del presente e che ci accompagnerà anche nel futuro. 

venerdì 8 aprile 2016

Sintesi dell'Esortazione "Amoris Laetitia".





Tradotta da un lavoro del noto blog Rorate Caeli.

Non è un caso che Amoris Laetitia (AL), l’esortazione post-sinodale “sull’amore nella famiglia", sia stata firmata il 19 marzo, solennità di San Giuseppe. Essa riunisce i risultati dei due Sinodi sulla famiglia convocati da Papa Francesco nel 2014 e 2015. Si citano spesso le loro relazioni finali come pure sono citati i documenti e gli insegnamenti dei suoi predecessori e le sue stesse, numerose catechesi sulla famiglia. Inoltre, come in precedenti documenti magisteriali, il Papa si avvale anche dei contributi di varie Conferenze episcopali di tutto il mondo (Kenya, Australia, Argentina...) e cita figure significative come Martin Luther King ed Erich Fromm. Il Papa cita anche il film “La Festa di Babette” per illustrare il concetto di gratuità.
Introduzione (1-7)
L'Esortazione apostolica colpisce per la sua ampiezza e dettaglio. I suoi 325 punti sono distribuiti su nove capitoli. I sette paragrafi introduttivi denotano la complessità di un argomento su cui c’è urgente bisogno di uno studio approfondito. Gli interventi dei Padri sinodali compongono una "gemma sfaccettata" (AL 4), un prezioso poliedro, il cui valore deve essere preservato. Ma il Papa avverte che "non tutte le discussioni su questioni dottrinali, morali o pastorali hanno bisogno di essere risolte dagli interventi del magistero". In effetti, per alcune domande, "ogni paese o regione… possono cercare soluzioni più adatte alla propria cultura e sensibili alle sue tradizioni ed esigenze locali. Poiché 'le culture sono in realtà molto diverse, ogni principio generale... ha bisogno di essere “inculturato”, per essere rispettato e applicato’” (AL 3). Questo principio di “inculturazione” si applica al modo in cui i problemi sono formulati e affrontati e, a parte le questioni dogmatiche che sono state ben definite dal Magistero della Chiesa, nessuno di questi approcci può essere "globalizzato". Nel suo discorso alla fine del Sinodo del 2015, il Papa ha detto molto chiaramente: "Ciò che sembra normale per un vescovo in un continente, è considerato strano e quasi scandaloso - quasi! - per un vescovo di un altro continente; quello che è considerato una violazione di un diritto in una società è una regola evidente e inviolabile in un’altra; ciò che per alcuni è la libertà di coscienza, per altri è semplicemente la confusione".

Il Papa afferma chiaramente che abbiamo bisogno prima di tutto di evitare una giustapposizione sterile tra le esigenze di cambiamento e l'applicazione generale di norme astratte. Egli scrive: "I dibattiti svolti nei media, in alcune pubblicazioni e anche tra i ministri della Chiesa, vanno da un desiderio smodato di cambiamento totale senza riflessione o sufficiente adattamento, ad un atteggiamento che vorrebbe risolvere tutto applicando regole generali o indebite conclusioni di particolari considerazioni teologiche" (AL 2).

Capitolo Uno: "Alla luce della Parola" (8-30)

venerdì 12 febbraio 2016

La famiglia vista da un economista - Ettore Gotti Tedeschi


Condivido questo video tratto dal convegno promosso dall'associazione Papa Giovanni XXIII nel quale, il famoso economista, evidenzia i punti salienti attraverso i quali la famiglia oggi è - di fatto- combattuta in tutto l'occidente.

venerdì 29 gennaio 2016

MARCIA PER LA VITA: ROMA 8 MAGGIO 2016



ROMA, DOMENICA 8 MAGGIO 2016

PARTECIPA ANCHE TU!



Fonte: Marcia per la Vita

Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo ecc.

Da oltre trent’anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni.

La ​Marcia per la Vita è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte.

Con la Marcia per la Vita intendiamo:
affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso;
combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile.

Per questo:
chiamiamo a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come primo dei principi non negoziabili, iscritti nel cuore e nella ragione di ogni essere umano e -per i cattolici – derivanti anche dalla comune fede in Dio Creatore;
esortiamo ogni difensore della vita a reagire, sul piano politico e culturale, contro ogni normativa contraria alla legge naturale, e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga. E qualora ci si trovi nella impossibilità politica di abolire tali leggi per mancanza di un consenso popolare sufficiente, ci si impegna a denunciarne pubblicamente l’intrinseca iniquità, che le rende non vincolanti per le coscienze dei singoli.
La sesta edizione della marcia sarà a Roma, centro della cristianità e del potere politico. Le strade della capitale sono state attraversate, anche recentemente, da numerosi cortei indecorosi e blasfemi; il nostro corteo vuole invece affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo.

L’iniziativa sarà una “marcia” e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di quelli politici.

Abbiamo però bisogno dell’aiuto di tutti!
Con la preghiera, che smuove le montagne (1 Cor. 13,2) e vince ogni difficoltà
Con la costituzione, in ogni città italiana, di centri locali che ci aiutino sul piano organizzativo (fotocopiando e diffondendo materiale, organizzando pullman per venire a Roma, preparando striscioni, bandiere, cartelli…)
Con il sostegno economico che può moltiplicare le nostre possibilità. Si può versare un contributo sul conto corrente postale allegato oppure tramite bonifico bancario a:






Comitato per la Marcia Nazionale per la Vita :
Banca Etruria,
Iban: IT26 M053 9003 2170 0000 0092 314
Bic: ARBAIT33134

Chiunque volesse aiutare e per qualsiasi informazione scrivere a: info@marciaperlavita.it, oppure telefonare a : 06-3233370 / 06-3220291

lunedì 18 gennaio 2016

FERMIAMO IL DDL CIRINNÀ!





FERMIAMO IL DDL CIRINNÀ!

Roma - Sabato 30 Gennaio 2016 appuntamento ore 10,00 al Circo Massimo arrivo piazza San Giovanni.

Italia Cristiana da sempre in campo in difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e del diritto di ogni bambino ad avere un papà e una mamma, contro il riconoscimento giuridico di unioni/matrimoni/adozioni omosessuali e delle unioni di fatto parteciperà al corteo organizzato dal “Comitato Difendiamo i nostri figli” contro il ddl Cirinnà.

NOI PARTECIPIAMO, PARTECIPA ANCHE TU!
Per info: info@italiacristiana.it - Tel. 06.69.30.65.43
INVITA TUTTI I TUOI CONTATTI A QUESTO EVENTO

venerdì 15 gennaio 2016

Maternità surrogata. La nuova frontiera dei crimini contro l'umanità.



Vi invito alla visione di questo video che mostra la nuova frontiera degli egoismi umani.
I desideri devono diventare diritti e per fare questo nessun ostacolo, morale, etico o civile può essere frapposto.
Un orrore al quale vorrebbero farci assistere silenti.
Ma noi non ci stiamo e parliamo.
Buona visione!

Fonte: Comunity La Croce

domenica 27 dicembre 2015

Preghiera per la famiglia.






Signore, in questo tempo così avverso alla famiglia da Te pensata, voluta ed amata,

Manda il Tuo Santo Spirito per difenderla dagli attacchi del mondo che vorrebbe distruggerla.

Rendici tuoi collaboratori in questa lotta che vede l'odio di satana avventarsi contro la bellezza e il valore di una istituzione così importante per l'intera società. 

Fai che ci rendiamo conto e sempre meglio, dei rischi e dei subdoli tentativi di vederla sopraffatta dai disvalori e stravolgimenti della realtà portati come alternativa alla famiglia formata da un uomo e da una donna.

Fai che non cadiamo nel disinteresse e che non ci abbandoniamo al tedio di una vita che ci vorrebbe vedere abbandonati alla corrente, perché questo é il tempo di lottare.

Lottare perché non abbandoniamo la nostra Fede e perché possiamo renderla fattiva nelle nostre scelte quotidiane. 

Manda il Tuo Santo Spirito in questa terra assetata di Te.

Rendici Tuoi testimoni di fronte alle sfide di un mondo che ci odia perché vogliamo seguire Te.


Ti amiamo Signore. Ed amiamo la famiglia che Tu ci hai donato. La stessa nella quale Tu hai voluto nascere e crescere, dove hai provato la gioia dell'amore vicendevole e reciproco, dove hai voluto imparare le cose della vita e restare per assaporare il calore di una "casa".

Grazie Signore per la Sacra Famiglia. Che sia Essa la nostra protettrice in questa lotta contro le tenebre del male.



giovedì 24 dicembre 2015

Dio o Niente. Parla il Cardinale Sarah.

Il 24 Novembre 2015 nella chiesa di Santa Maria in Vallicella di Roma gli amici San Filippo Neri e dell'Oratorio hanno invitato il Card. Robert Sarah a presentare il suo libro "Dio o niente". 

A moderare l'incontro la Prof. Suor Alexandra Diriart.


venerdì 20 novembre 2015

Purezza e castità.

La Chiesa si ostina a proporla, molti giovani non la capiscono, ma è ancora possibile spiegare le ragioni ed i vantaggi della castità prematrimoniale (anche a chi non crede)?


di Mario Palmaro
Un giovane e una giovane si conoscono, si frequentano, si vogliono bene. Scoprono di desiderare una vita insieme e, magari, stabiliscono che un giorno diventeranno solennemente e pubblicamente marito e moglie. Un periodo di tempo - più o meno lungo - li separa dal momento in cui, salvo ripensamenti, si uniranno in matrimonio. Come vivere questa particolarissima stagione della vita che è il fidanzamento? Secondo la mentalità corrente, nulla di più normale che quei giovani si comportino come se fossero già sposati.
Nell'insegnamento della Chiesa, invece, soltanto il matrimonio rende lecito il rapporto sessuale tra l'uomo e la donna. Si tratta di un conflitto acutissimo tra il senso comune dei contemporanei e il Magistero petrino; il divieto dei cosiddetti "rapporti prematrimoniali" rischia di risuonare sempre meno ascoltato e compreso, al punto da suscitare perfino nei pastori la tentazione alto scoraggiamento. Non è raro ascoltare il "lamento" di qualche parroco: "Dissuadere i fidanzati dai rapporti prematrimoniali? Figuriamoci, inutile perfino parlarne, non ci capiscono".

domenica 25 ottobre 2015

Testo della Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco.




Pubblichiamo di seguito il testo della Relazione finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco, al termine della XIV Assemblea generale ordinaria (4-25 ottobre 2015) sul tema:

“La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.




INDICE

INTRODUZIONE

I PARTE
LA CHIESA IN ASCOLTO DELLA FAMIGLIA

Capitolo I
La famiglia e il contesto antropologico-culturale

Il contesto socio-culturale
Il contesto religioso
Il cambiamento antropologico
Le contraddizioni culturali
Conflitti e tensioni
Fragilità e forza della famiglia

Capitolo II
La famiglia e il contesto socio-economico

La famiglia insostituibile risorsa della società
Politiche in favore della famiglia
Solitudine e precarietà
Economia ed equità
Povertà ed esclusione
Ecologia e famiglia

Capitolo III
Famiglia, inclusione e società

La terza età
La vedovanza
L’ultima stagione della vita e il lutto in famiglia
Persone con bisogni speciali
Le persone non sposate
Migranti, profughi, perseguitati
Alcune sfide peculiari
I bambini
La donna
L’uomo
I giovani

Capitolo IV
Famiglia, affettività e vita

La rilevanza della vita affettiva
La formazione al dono di sé
Fragilità e immaturità
Tecnica e procreazione umana
La sfida per la pastorale

II PARTE
LA FAMIGLIA NEL PIANO DI DIO

Capitolo I
La famiglia nella storia della salvezza

La pedagogia divina
L’icona della Trinità nella famiglia
La famiglia nella Sacra Scrittura
Gesù e la famiglia

Capitolo II
La famiglia nel Magistero della Chiesa

L’insegnamento del Concilio Vaticano II
Paolo VI
Giovanni Paolo II
Benedetto XVI
Francesco

Capitolo III
La famiglia nella dottrina cristiana

Matrimonio nell’ordine della creazione e pienezza sacramentale
Indissolubilità e fecondità dell’unione sponsale
I beni della famiglia
Verità e bellezza della famiglia

Capitolo IV
Verso la pienezza ecclesiale della famiglia

L’intimo legame tra Chiesa e famiglia
La grazia della conversione e del compimento
La misericordia nel cuore della rivelazione

III PARTE
LA MISSIONE DELLA FAMIGLIA

Capitolo I
La formazione della famiglia

La preparazione al matrimonio
La celebrazione nuziale
I primi anni della vita familiare
La formazione dei presbiteri e di altri operatori pastorali

Capitolo II
Famiglia, generatività, educazione

La trasmissione della vita
La responsabilità generativa
Il valore della vita in tutte le sue fasi
Adozione e affido
L’educazione dei figli

Capitolo III
Famiglia e accompagnamento pastorale

Situazioni complesse
Accompagnamento in diverse situazioni
Discernimento e integrazione

Capitolo IV
Famiglia ed evangelizzazione

La spiritualità familiare
La famiglia soggetto della pastorale
Il rapporto con le culture e con le istituzioni
L’apertura alla missione

martedì 20 ottobre 2015

Le deformazioni della fede








da Joseph Ratzinger, Collaboratori della verità, San Paolo 1994


«… sono tratti costitutivi della fede la disponibilità a soffrire ma anche il coraggio di lottare. Ciò non manca certo a quegli uomini che dicono: la fede dovrebbe essere protesta e resistenza contro il potere di questo mondo. Ma quando si va a vedere più da vicino ci si rende conto che in realtà tali gruppi vogliono per lo più avere un altoparlante per le loro grida e per i loro slogan di partito.

Accade tutt’altra cosa, invece, quando la Chiesa si oppone ai veri poteri e peccati di quest’epoca, quando essa denuncia la distruzione del matrimonio, la distruzione della famiglia, l’uccisione dei bambini non ancora nati, le deformazioni della fede: allora le si contrappone subito un Gesù che sarebbe stato solo misericordioso, sarebbe stato sempre comprensivo e non avrebbe mai fatto male a nessuno. E viene formulata la massima: non si può essere cristiani a spese dell’essere uomini; e per essere uomini si intende poi ciò che pare e piace a ciascuno. Esser cristiani è un optional gradito, ma non deve costare nulla... Cristo è salito sulla croce: un Gesù disponibile a tollerare tutto non sarebbe stato crocifisso».

Fonte: Il Timone

lunedì 17 agosto 2015

Degrado giovanile e responsabiltà genitoriale.

... Sono lì perché non ci sono più genitori che si sentano investiti di un ruolo di responsabilità. Genitori che accettino il compito ingrato di educare i figli, di sopportare, senza deflettere, le loro ribellioni, le malinconie, le minacce. Che non considerino i figli come un oggetto simpatico e piacevole che hanno acquistato, che li deve gratificare con l’amore e l’allegria, ma che non richiede un minimo di fatica e sacrificio.



Articolo tratto dall’Osservatore romano 

I ragazzi che in queste calde notti di estate muoiono o si sentono male, quelli che affollano gli ospedali dei centri balneari in coma etilico — senza contare quanti stanno male in silenzio, senza farlo sapere agli altri, forse perché troppo deboli anche per farsi assistere — fanno davvero molta pena. Anche perché sono solo molto parzialmente responsabili di quello che fanno. Soprattutto quando, come nel caso della ragazzina morta Messina, hanno un’età giovanissima.

Piuttosto bisogna considerarli come caduti sul campo della crisi che sta attraversando la famiglia: sono lì perché non ci sono più genitori che si sentano investiti di un ruolo di responsabilità. Genitori che accettino il compito ingrato di educare i figli, di sopportare, senza deflettere, le loro ribellioni, le malinconie, le minacce. Che non considerino i figli come un oggetto simpatico e piacevole che hanno acquistato, che li deve gratificare con l’amore e l’allegria, ma che non richiede un minimo di fatica e sacrificio.

mercoledì 11 marzo 2015

” Omofobia ” è desiderio di vedere gli orfanotrofi pieni?




In precedenti riflessioni abbiamo cercato di mostrare l’infondatezza di alcuni tra i tanti luoghi comuni su cui si basa l’ideologia Lgbt, a cominciare dal pregiudizio che la difesa del matrimonio e della famiglia siadiscriminante per qualcuno, per poi smontare l’idea secondo la quale la scienza dimostrerebbe che uomini e donne sono uguali, che padre e madre non sono necessari per un normale sviluppo del bambino, proseguendo per l’analisi della differenza tra ciò che è legale e ciò che è morale, per poi ricordare che non esiste alcun diritto, per nessuno, ad avere bambini, decostruendo il luogo comune secondo il quale “i bambini non hanno diritto ad avere un padre ed una madre ma qualcuno che li ami e li allevi nel migliore dei modi” e per ribadire invece che i bambini hanno diritto ad un padre e una madre, ad una famiglia vera. Abbiamo poi contestato il falso argomento secondo il quale l’omosessualità è un fatto naturale, mostrando in seguito l’inconsistenza logica dell’equazione “difendere i diritti dei bambini = omofobia “.

Questa volta prendiamo in esame un nuovo luogo comune che viene giocato ad effetto, come i precedenti, facendo leva sull’emotività dell’interlocutore: a chi non dispiace vedere un bambino in un orfanotrofio?

martedì 10 marzo 2015

Le Chiese d'Africa dicono no alla revisione della dottrina



di Lorenzo Bertocchi
09-03-2015

«L’idea di mettere il Magistero in una graziosa scatola separandolo dalla pratica pastorale – la quale può evolvere a seconda delle circostanze, delle mode e delle passioni – è una forma di eresia, di patologica schizofrenia. Io affermo solennemente che la Chiesa d’Africa si opporrà a ogni forma di ribellione contro il Magistero di Cristo e della Chiesa». Queste parole del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, hanno già fatto il giro del mondo. Sono tratte dal libro-intervista Dieu ou rien, frutto del lavoro del giornalista francese Nicola Diat e pubblicato dalle edizioni Fayard.

Il ruolo dei padri africani all'assemblea straordinaria dell'ottobre scorso è ormai noto, sono statisopratutto loro a sollevarsi contro certe voglie di apertura “pastorale” di alcune conferenze episcopali (in particolare nord europee). «Il Sinodo non è stato convocato per discutere di contraccezione, aborto e matrimonio tra persone omosessuali. É stato convocato per discutere di famiglia»,