1. Perché Maria è chiamata Madre di Dio?
Se oggi entriamo in una chiesa cattolica e ascoltiamo una preghiera mariana, è molto probabile che sentiamo rivolgere a Maria il titolo di «Madre di Dio». È un'espressione che ci sembra naturale. La recitiamo nell'Ave Maria, la troviamo nei documenti della Chiesa, la leggiamo nei testi dei santi.
Eppure c'è stato un tempo in cui questa espressione provocò una delle più grandi controversie della storia cristiana.
Per comprenderla dobbiamo fare un viaggio indietro di circa sedici secoli, in un mondo molto diverso dal nostro, ma attraversato da una domanda che rimane sempre attuale:
Chi è veramente Gesù Cristo?
Perché, in fondo, la questione non riguardava Maria. Riguardava Gesù.
Una Chiesa che aveva già chiarito molte cose
All'inizio del V secolo la Chiesa aveva già percorso un lungo cammino.
I grandi concili dei secoli precedenti avevano difeso la divinità di Cristo contro l'arianesimo. Era stata affermata con chiarezza la verità che il Figlio è realmente Dio, della stessa natura del Padre.
Ma una volta chiarito che Gesù è veramente Dio, rimaneva un'altra domanda.
Come si uniscono in Lui la divinità e l'umanità?
Gesù è Dio che appare uomo?
È un uomo particolarmente unito a Dio?
Oppure è qualcosa di diverso?
I cristiani professavano già che Cristo fosse vero Dio e vero uomo. Tuttavia mancava ancora un linguaggio preciso per spiegare questa verità.
Molti dei termini che oggi sembrano scontati — persona, natura, ipostasi — non avevano ancora ricevuto una definizione teologica condivisa. Le parole venivano usate con significati diversi nelle varie scuole teologiche dell'epoca.
Fu in questo contesto che scoppiò la controversia.
Un patriarca molto influente
Nel 428 venne nominato patriarca di Costantinopoli un monaco e predicatore molto stimato: Nestorio.
Costantinopoli era la capitale dell'Impero Romano d'Oriente. Essere vescovo di quella città significava occupare una delle sedi più importanti della cristianità.
Nestorio era noto per la sua serietà morale e per la sua preparazione teologica. Non era un eretico intenzionato a distruggere la fede della Chiesa. Al contrario, voleva difenderla.
Proprio questo rende la vicenda così interessante.
Molte grandi controversie della storia non nascono da cattive intenzioni, ma dal tentativo sincero di proteggere una verità rischiando però di sacrificarne un'altra.
Nel caso di Nestorio, la verità che voleva difendere era la trascendenza di Dio.
La parola che fece esplodere la polemica
Nella devozione popolare era ormai molto diffuso un titolo greco attribuito a Maria:
Theotókos.
Significa letteralmente: «Colei che ha generato Dio» o, più semplicemente, «Madre di Dio».
Nestorio rimase profondamente perplesso.
A suo giudizio quel titolo poteva essere frainteso. Se Maria è Madre di Dio, non si rischia forse di dire che una creatura è all'origine della divinità?
Per questo preferiva utilizzare un'altra espressione:
Christotókos, cioè «Madre di Cristo».
Oppure, come riportano le fonti, «colei che ha portato Dio».
La sua intenzione era evitare che qualcuno pensasse che Maria fosse madre della natura divina.
Il problema però era che, nel tentativo di proteggere la divinità di Cristo, Nestorio finiva per separare troppo l'umanità e la divinità presenti in Gesù.
Molti fedeli ebbero l'impressione che egli parlasse quasi di due soggetti distinti: da una parte l'uomo Gesù e dall'altra il Figlio eterno di Dio.
Il problema nascosto dietro le parole
A prima vista la discussione sembra soltanto una disputa terminologica.
In realtà era molto più profonda.
Immaginiamo una madre.
Quando una donna dà alla luce un bambino, genera la sua natura oppure la sua persona?
La risposta è evidente: una madre genera una persona.
Nessuna madre mette al mondo soltanto un corpo o soltanto un'anima. Genera un figlio.
Cirillo di Alessandria, che presto diventerà il principale avversario di Nestorio, partiva proprio da questa osservazione.
Maria non ha generato la natura divina del Figlio, che esiste da tutta l'eternità.
Ma ha generato nella carne la Persona del Figlio di Dio.
Per questo può essere chiamata Madre di Dio.
Non perché abbia dato origine alla divinità, ma perché il bambino nato da lei è realmente Dio.
Una distinzione questa che può sembrare sottile, ma in realtà è decisiva.
L'intervento di Cirillo di Alessandria
Ad Alessandria d'Egitto sedeva allora uno dei più autorevoli teologi del suo tempo: Cirillo.
Quando venne a conoscenza delle predicazioni di Nestorio, rimase profondamente preoccupato.
Nel 429 gli scrisse una lettera chiedendo chiarimenti.
Dietro la sua reazione non c'era soltanto una questione mariana.
Cirillo era convinto che la posizione di Nestorio mettesse in pericolo il cuore stesso del cristianesimo.
Per lui il punto di partenza non erano le due nature di Cristo.
Era la persona del Verbo eterno.
Il Figlio di Dio esiste da sempre presso il Padre. Nella pienezza dei tempi si è fatto uomo senza cessare di essere Dio.
L'incarnazione non significa che Dio si sia trasformato in uomo.
Non significa nemmeno che Dio abbia semplicemente abitato dentro un uomo.
Significa che il Verbo ha assunto una vera natura umana e l'ha unita a Sé.
Perciò il Gesù che nasce da Maria è il medesimo Figlio eterno di Dio.
Una questione che riguarda la nostra salvezza
Potrebbe sembrare una discussione lontana dalla vita concreta.
Non lo è.
I Padri della Chiesa avevano ben chiaro un principio fondamentale:
solo ciò che è realmente assunto può essere realmente salvato.
Se Gesù fosse soltanto un uomo particolarmente vicino a Dio, la salvezza sarebbe opera di una creatura.
Se invece Gesù è veramente il Figlio di Dio fatto uomo, allora è Dio stesso che entra nella nostra storia, condivide la nostra condizione e la redime dall'interno.
Ecco perché la Chiesa combatté con tanta intensità queste controversie.
Non si trattava di una guerra di parole.
Si trattava di custodire il volto autentico di Cristo.
Verso il Concilio di Efeso
Lo scontro tra Nestorio e Cirillo diventò sempre più acceso.
Le lettere si moltiplicarono.
Intervenne anche Papa Celestino I.
Infine l'imperatore Teodosio II decise di convocare un concilio ecumenico nella città di Efeso.
Lì la Chiesa avrebbe dovuto affrontare una domanda destinata a segnare i secoli:
Maria è davvero Madre di Dio?
Ma soprattutto:
chi è quel bambino che Maria ha portato in grembo?
Nella prossima puntata seguiremo i protagonisti fino alle porte del Concilio di Efeso, dove la questione esploderà in tutta la sua drammaticità e dove emergerà una delle più importanti definizioni della fede cristiana.
Continua... (Puntata 2: Cirillo di Alessandria e la difesa dell'unico Cristo)




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