domenica 15 gennaio 2017

“pastoralismo” o "catto-pietismo"?



di Stefano Fontana
13-01-2016

Le incertezze e le paralisi che la Chiesa italiana ha reso evidenti nella confusione sulla linea da prendere a proposito del disegno di legge Cirinnà hanno un nome: pastoralismo. Una Chiesa che si è così a lungo macerata e lacerata su una cosa in vero molto semplice da fare, come opporsi ad una legge disumana da tutti i punti di vista, richiede una ragione culturale: il pastoralismo. Il pastoralismo ha fatto dire a tanti vescovi e sacerdoti che le manifestazioni di piazza rompono il dialogo e non costruiscono. 

Il pastoralismo ha fatto pensare a molti che non bisogna più intervenire sulle leggi, ma solo sulle coscienze delle persone. Il pastoralismo ha fatto pensare che la Chiesa debba solo formare – chissà poi chi, dove e come – e poi ognuno entra nella pubblica piazza con la propria coscienza. Il pastoralismo fa ritenere a tanti preti che la Chiesa non debba dire mai di no, ma piuttosto debba accompagnare tutti e sempre.

Intervista al cardinale Caffarra 14 Gennaio 2017



"Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione". 



La divisione tra pastori è la causa della lettera che abbiamo spedito a Francesco. Non il suo effetto. Insulti e minacce di sanzioni canoniche sono cose indegne”. “Una Chiesa con poca attenzione alla dottrina non è più pastorale, è solo più ignorante”.



di Matteo Matzuzzi (14-01-2017)

Bologna – «Credo che vadano chiarite diverse cose. La lettera – e i dubia allegati – è stata lungamente riflettuta, per mesi, e lungamente discussa tra di noi. Per quanto mi riguarda, è stata anche lungamente pregata davanti al Santissimo Sacramento».

Il cardinale Carlo Caffarra premette questo, prima di iniziare la lunga conversazione con Il Foglio sull’ormai celebre lettera “dei quattro cardinali” inviata al Papa per chiedergli chiarimenti in relazione all’Amoris laetitìa, l’esortazione che ha tirato le somme del doppio Sinodo sulla famiglia e che tanto dibattito – non sempre con garbo ed eleganza – ha scatenato dentro e fuori le mura vaticane. «Eravamo consapevoli che il gesto che stavamo compiendo era molto serio. Le nostre preoccupazioni erano due. La prima era di non scandalizzare i piccoli nella fede. Per noi pastori questo è un dovere fondamentale. La seconda preoccupazione era che nessuna persona, credente o non credente, potesse trovare nella lettera espressioni che anche lontanamente suonassero come una benché minima mancanza di rispetto verso il Papa. Il testo finale quindi è il frutto di parecchie revisioni: testi rivisti, rigettati, corretti».

Fatte queste premesse, Caffarra entra in materia. «Che cosa ci ha spinto a questo gesto? Una considerazione di carattere generale-strutturale e una di carattere contingente-congiunturale. Iniziamo dalla prima. Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. È un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitìa. In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale (matrimonio, confessione ed eucaristia) e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi».

E «questo è un fatto, innegabile, perché i fatti sono testardi, come diceva David Hume. La via di uscita da questo “conflitto di interpretazioni” era il ricorso ai criteri interpretativi teologici fondamentali, usando i quali penso che si possa ragionevolmente mostrare che Amoris laetitìa non contraddice Famìliaris consortio. Personalmente, in incontri pubblici con laici e sacerdoti ho sempre seguito questa via». Non è bastato, osserva l’arcivescovo emerito di Bologna. «Ci siamo resi conto che questo modello epistemologico non era sufficiente. Il contrasto tra queste due interpretazioni continuava. C’era un solo modo per venirne a capo: chiedere all’autore del testo interpretato in due maniere contraddittorie qual è l’interpretazione giusta. Non c’è altra via. Si poneva, di seguito, il problema del modo con cui rivolgersi al Pontefice. Abbiamo scelto una via molto tradizionale nella Chiesa, i cosiddetti dubia». Perché? «Perché si trattava di uno strumento che, nel caso in cui secondo il suo sovrano giudizio il Santo Padre avesse voluto rispondere, non lo impegnava in risposte elaborate e lunghe. Doveva solo rispondere “Sì” o “No”. E rimandare, come spesso i Papi hanno fatto, ai provati autori (in gergo: probati auctores) o chiedere alla Dottrina della fede di emanare una dichiarazione congiunta con cui spiegare il Sì o il No. Ci sembrava la via più semplice. L’altra questione che si poneva era se farlo in privato o in pubblico. Abbiamo ragionato e convenuto che sarebbe stata una mancanza di rispetto rendere tutto pubblico fin da subito. Così si è fatto in modo privato, e solo quando abbiamo avuto la certezza che il Santo Padre non avrebbe risposto, abbiamo deciso di pubblicare».

mercoledì 28 dicembre 2016

Erode è ancora tra noi.

Un bell'articolo di Clauda Cirami pubblicato nella pagina di Notizie Provita 




Chi celebra la festa dei Martiri Innocenti, il 28 dicembre, pensa alla famosa strage come a un evento lontano, passato, simbolico. Invece ci sono moderni Erode – vivi e con un certo seguito – che sostengono l’aborto perché ritengono le vite dei bambini senza valore.

Immaginare i bambini ancora nel grembo andare incontro alla morte causata da un aborto volontario è terribile. Negli anni, però, è stata oltrepassata anche un’altra terrificante frontiera: il divieto di sopprimere un bambino già nato. L’infanticidio a tutti gli effetti viene perpetrato in modo legale, con il consenso di medici e genitori, principalmente a causa di gravi malattie o disabilità permanenti, ma già c’è chi lo giustifica per cause più futili.

In molti hanno pensato subito al paragone con Sparta. Secondo la tradizione, nella città-stato del Peloponneso il gruppo sociale più potente, gli spartiati, abbandonava sul monte Taigeto i figli nati con problemi fisici, condannandoli a morte. Un criterio di efficienza motivava questa scelta: gli spartiati, guerrieri, che detenevano il potere, erano numericamente inferiori agli altri gruppi sociali. Erano dunque “condannati” alla perfezione e a ben dosare tempi e risorse.

Il paragone è azzardato? No. Anche oggi un sottinteso criterio di efficienza motiva i sostenitori dell’aborto e di questa pratica turpe: in una società fondata su “valori” quali bellezza, giovinezza, salute – in cui malattia e disabilità sono messe al bando – chiunque non è in linea con questa pressante richiesta di perfezione è guardato con sospetto e, spesso, fatto oggetto di proposte da “soluzione finale”. A Sparta, però, non si trinceravano dietro motivi umanitari, né soprattutto abbiamo la certezza che ciò avvenisse davvero: recenti studi sembrano disconfermare questa tradizione. Ciò che invece accade oggi è reale e, in nome di una presunta libertà individuale e di un malinteso senso di pietà, si pretende di disporre della propria vita e di quella altrui con arroganza prometeica. Già Giovanni Paolo II aveva sottolineato: «Si delinea e consolida una nuova situazione culturale, che dà ai delitti contro la vita un aspetto inedito e — se possibile — ancora più iniquo suscitando ulteriori gravi preoccupazioni: larghi strati dell’opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti della libertà individuale e, su tale presupposto, ne pretendono non solo l’impunità, ma persino l’autorizzazione da par- te dello Stato, al fine di praticarli in assoluta libertà ed anzi con l’intervento gratuito delle strutture sanitarie» (Evangelium Vitae, n. 4).

lunedì 12 dicembre 2016

La meravigliosa storia della Madonna di Guadalupe



LE APPARIZIONI E IL MIRACOLO DELL’IMMAGINE DI “MADRE INCINTA DI TRE MESI” STAMPATASI SUL MANTELLO DI SAN JUAN DIEGO
LA STORIA STRAORDINARIA DELLE APPARIZIONI E DELL’IMMAGINE MIRACOLOSA



Un giorno in cui contemplava una riproduzione dell’Immagine di Nostra Signora di Guadalupe, Papa Giovanni Paolo II fece questa confidenza: «Mi sento attirato da quest’Immagine, perché il viso è pieno di tenerezza e di semplicità; mi chiama…». Più tardi, il 6 maggio 1990, in occasione di un pellegrinaggio in Messico, il Santo Padre beatificava il messaggero di Nostra Signora, Juan Diego, e diceva: «La Vergine ha scelto Juan Diego fra i più umili, per ricevere quella manifestazione affabile e benigna che fu l’apparizione di Nostra Signora di Guadalupe. Il suo viso materno sulla santa Immagine che ci lasciò in dono ne è un ricordo imperituro». Nel secolo XVI, la Santa Vergine, piena di pietà per il popolo azteco che, vivendo nelle tenebre dell’idolatria, offriva agli idoli innumerevoli vittime umane, si è degnata di prendere in mano essa medesima l’evangelizzazione degli Indiani dell’America Centrale che erano anch’essi suoi figli. Un dio degli Aztechi, cui era attribuita la fertilità, si era trasformato, con l’andar del tempo, in dio feroce. Simbolo del sole, quel dio, in lotta permanente con la luna e le stelle, aveva bisogno – così si credeva – di sangue umano per restaurare le proprie forze, poiché, se fosse perito, la vita si sarebbe spenta. Sembrava dunque indispensabile offrigli, in perpetuo sacrificio, sempre nuove vittime.

Trasformare la Fede in Cultura - intervista a Aldo Maria Valli








dal Blog di  Aldo Maria Valli

Il papa Giovanni Paolo II, in molte occasioni, ha insegnato che la fede deve farsi cultura. La fede “trasforma” l’uomo che, quindi, diventa capace di una nuova cultura, una nuova visione della realtà, un nuovo modo di vivere. Da questo devono scaturire anche dei criteri per un giudizio sugli avvenimenti e sui fenomeni sociali. In concreto, dal suo punto di vista, come si deve esprimere questo insegnamento?

Il punto di vista dal quale mi pongo è soprattutto quello del genitore di sei figli: due giovani adulti, tre universitarie, un’adolescente. Quando si affronta questo argomento, da alcuni di loro arriva un’obiezione: la religione impone troppi obblighi, inventa troppi tipi di obbedienza, costringe la persona in un percorso artificioso, che non sa fare i conti con la realtà. Mi accorgo che questi giovani si concentrano sull’idea di religione, vista come insieme di norme espresse da un’istituzione chiamata Chiesa, e tralasciano il discorso sulla fede in un Dio padre che ci ha voluti per amore, che ci ha pensati proprio così come siamo, con il nostro nome, che conosce tutto di noi ed ha su ognuno un progetto buono, per il nostro bene e per la nostra felicità. Non è facile passare dall’idea di religione a quella di fede, dalla precettistica all’amore. La cultura laicista nella quale siamo inseriti non fa nulla per valorizzare il messaggio essenziale del Vangelo, ma insiste costantemente sulla religione in quanto “gabbia”, in quanto insieme di norme da superare in vista di un’ipotetica libertà. Così diventa molto faticoso mostrare il percorso di fede come un percorso di libertà, che ha come obiettivo la nostra gioia più vera e profonda, con la liberazione da tutti gli idoli mondani. In quanto genitore, e quindi educatore, questa situazione è fonte di una certa frustrazione, di un certo senso di impotenza, perché le forze in campo sembrano davvero sproporzionate e tu, per quanto cerchi di fornire un esempio di vita coerente con la fede che ti nutre, ti senti costantemente superato da un poderoso apparato culturale e massmediatico imbevuto di un illuminismo all’ingrosso. Così, è difficile anche far passare la grande proposta al centro del pontificato di Benedetto XVI, e cioè che la ragione umana è tanto più autenticamente tale quanto più si apre al trascendente e si pone le grandi domande, mentre il razionalismo esasperato, che pretende di limitare l’orizzonte affermando che la questione di Dio non è pertinente per la ragione umana, non fa crescere la persona, non la rende più libera, ma la impoverisce e la rende più vulnerabile di fronte agli attacchi delle ideologie di vario genere e colore.

lunedì 5 dicembre 2016

La veggente per cui la Polonia ha incoronato Cristo come Re.


5 dicembre 2016

 Al fine di segnare la conclusione dell’Anno della Misericordia il 20 novembre, 2016, in occasione della solennità di Cristo Re, un evento piuttosto notevole ha avuto luogo in Polonia il 19 novembre, quando il governo polacco, insieme con la gerarchia della Chiesa ha riconosciuto ufficialmente Cristo come il re di Polonia. L’atto della ricezione di Cristo come Re e Signore è stato poi ripetuto il giorno successivo in tutte le parrocchie in Polonia il 20 novembre. 

Questa iniziativa, che è stata effettuata dalla Conferenza episcopale polacca, sembra essere stato inteso come un gesto in gran parte profetico legato alla devozione della Divina Misericordia, e l’impeto iniziale per questa azione simbolica può essere saldamente attribuito a certe rivelazioni private date alla Serva di Dio [quindi si tratta di una veggente riconosciuta dalla Chiesa] Rozalia Zelkova nel 20esimo secolo, poco prima della seconda guerra mondiale. Rozalia Zelkova aveva avuto una visione in cui Cristo chiedeva di essere proclamato re dalla nazione polacca per risparmiare il paese dalla guerra imminente: ‘Se la Polonia vuole salvare se stessa, deve annunciare Gesù come suo Re attraverso l’atto di intronizzazione. Deve essere effettuata da tutta la nazione, e in particolare da parte delle autorità statali e la chiesa, che dovrebbero condurre la cerimonia, a nome della nazione.‘ 

Polonia. Atto di accoglimento di Gesù Cristo come Re e Sovrano.







Fonte: Zenith

Davanti a migliaia di fedeli da tutta la Polonia, ai vescovi polacchi, alle autorità dello Stato con il presidente, Andrzej Duda, si sono tenute lo scorso 19 novembre a Cracovia-Lagiewniki, presso il Santuario della Divina Misericordia, le celebrazioni dell’Atto di accoglimento di Gesù Cristo come Re e Sovrano, a conclusione del Giubileo straordinario della Misericordia. Oggi, domenica 20 novembre, lo stesso Atto sarà celebrato presso tutte le parrocchie della Polonia.

La Santa Messa è stata presieduta dal cardinale arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz: l’omelia l’ha tenuta il vescovo Andrzej Czaja di Opole, presidente del Comitato dei Movimenti di Intronizzazzione. “Non è nostro il compito di scegliere Cristo come Re, ma riconoscere la sua signoria e arrendersi alla Sua legge, affidare a Lui la nostra patria e la nazione, noi stessi e le nostre famiglie”, ha detto il vescovo Andrzej Czaja.

“Tale Atto di Accoglimento in occasione del Giubileo della Misericordia e nel 1050° anniversario del Battesimo della Polonia non può rimanere soltanto nelle cronache e negli annali”, ha aggiunto il presule, “dobbiamo svolgere un lavoro di trasformazione e regolare la nostra vita secondo la Volontà di Dio, come ci ha insegnato Gesù e il suo Vangelo”.

Mons. Czaja ha ricordato le parole di Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato, ‘Spalancate le porte a Cristo per la sua potenza salvifica. Non abbiate paura’, utili – ha detto – “per confessare la fede che Gesù è il nostro Re, Signore e Salvatore”.

“Il Governo di Dio si deve realizzare oggi nel cuore degli uomini. Esiste una necessità di armonia e amore tra di noi. Abbiamo bisogno dello Spirito di Dio, lo Spirito di verità e di unità, e anche degli altri frutti dello Spirito: la bontà, la dolcezza, il controllo, la fedeltà e la pazienza”, ha sottolineato il vescovo Czaja.

In Polonia – ha proseguito – si vede la necessità di maggior rispetto per la legge di Dio. Oggi tutti dobbiamo invocare Dio e lo Spirito Santo per aprirci a Gesù, arrendersi alla sua legge e ai suoi disegni. Apriamo le porte a Gesù, alla potenza del suo amore misericordioso”.

Alla fine della Santa Eucaristia davanti al Santissimo Sacramento si è svolto quindi l’Atto di Accoglimento di Gesù Cristo come Re e Sovrano. L’atto è stato recitato dal presidente della Conferenza Episcopale Polacca, l’arcivescovo Stanislaw Gądecki.

Già l’11 ottobre in una lettera pastorale i vescovi polacchi spiegavano che “non è necessario intronizzare Cristo nel senso di elevazione al trono e dandogli il potere di essere proclamatore. Dopo tutto, egli è il Re dei re e Signore dei signori, per sempre.”

L’Atto di Accettazione di Cristo come Re e Signore in Polonia realizza l’insegnamento di Papa Pio XI, che nella sua enciclica Quas Primas sottolineava la necessità nei nostri tempi “che Cristo regni”.




domenica 27 novembre 2016

Gli uomini di buona volontà pensano ed agiscono in modo diverso.

Si è perso il senso della vita e del suo vero valore. 
Si attraversa questo passaggio esistenziale come se non ci fosse una meta. E per questo ci si chiude alla possibilità di un traguardo guadagnato con fatica e sudore. Non si vogliono affrontare i rischi e i pericoli delle proprie scelte. Non ci si vuole più impegnare per conseguire un risultato che porti a traguardi che non siano chili persi e muscoli tonici. Invece di sposarsi si preferisce convivere, invece che fare figli sin da giovani ci si chiude alla vita per assaporare i "piaceri" amari di una esistenza sterile ed egoista.
L'uomo e la donna di fede, non fanno così.




di Tommaso Scandroglio.

Il senso di liberazione che ha accompagnato molti commentatori nell’apprendere che ora la cattedra di Pietro ha indicato una strada facilitata, se non una scorciatoia, nell’assolvere il peccato di aborto e nel togliere la relativa scomunica è indice di un atteggiamento mentale abbastanza diffuso in una certa cultura contemporanea. L’atteggiamento mentale proprio dell’arrendevole, di chi appunto se può prende la via più comoda, più confortevole, più esistenzialmente ergonomica.

L’uomo postmoderno infatti da tempo ha rinunciato alla battaglia. Aspetta un bambino malato? Ricorre all’aborto. Non vuole concepire un bambino malato? Opta per la diagnosi genetica pre-impianto. Non riesce ad avere un bambino? Prende la via facile della provetta. Teme di sopportare le conseguenze negative di una sessualità nomade? Fa uso della contraccezione. Prova disagio nella sua condizione sessuale? Cambia sesso come quando si cambia scuola perchè non ci si trova bene. Ha paura di soffrire nell’ultimo tratto di vita? Sceglie l’eutanasia. Teme di sposarsi la donna o l’uomo sbagliato? Va a convivere. Litiga in famiglia o non si sente realizzato (pur avendo prima convissuto)? Divorzia. 

domenica 20 novembre 2016

20 Novembre 2016 - 23 Settembre 2017: Nel Cielo apparve un segno grandioso.





NEL CIELO APPARVE UN SEGNO GRANDIOSO”

Domenica 20 novembre 2016 ha inizio un evento astronomico che culminerà in una sorprendente coincidenza con la visione del capitolo 12, versetto 1 dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.
Nel giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la Solennità di Cristo Re dell’universo, infatti, uno dei pianeti del nostro sistema solare, Giove, chiamato lui stesso dagli scienziati il “Pianeta re” in quanto più grande degli altri, entra nella costellazione della Vergine, rimanendovi fino al 23 settembre 2017, festa di san Pio da Pietrelcina. 

martedì 15 novembre 2016

Una lettera. Cinque domande sui punti più controversi di Amoris Laetitia.



                      




Oggi Sandro Magister pubblica un documento, ripreso in contemporanea su testate di tutto il mondo, contenente i "Dubia" - Dubbi inviati al Papa due mesi fa da quattro cardinali. In mancanza di risposta, esso viene reso pubblico al fine di lanciare e approfondire la riflessione sui problemi sollevati, che riguardano l'intero edificio della morale cattolica. È opportuno affermare con fermezza che non si tratta in alcun modo di un atto di ostilità nei confronti di papa Francesco né di uno scontro conservatori-progressisti.


È espressa unicamente la preoccupazione di pastori e collaboratori del Papa per la grave confusione creatasi nella Chiesa a causa di alcuni punti dell'esortazione apostolica "Amoris Laetitia" chiamati formalmente e sostanzialmente in causa.


Si tratta indubbiamente di un momento 'forte', un momento di grande afflato ecclesiale perché va riallacciato all'Appello inviato da un gruppo di 45 studiosi, prelati e sacerdoti cattolici al Collegio dei Cardinali : L’esortazione apostolica Amoris laetitia: una critica teologica [qui], con il quale è stato chiesto a Papa Francesco di “ripudiare” le ritenute “proposizioni erronee” presenti nell’Amoris Laetitia. Appello seguito dalla Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, sottoscritto in partenza da 80 personalità cattoliche, che ha raccolto migliaia di adesioni [qui]. Senza dimenticare la primissima autorevole richiesta di chiarimenti, quella di Mons. Athanasius Schneider : Il paradosso delle interpretazioni contraddittorie di «Amoris laetitia» [qui]. Con l'occasione rinvio all'indice delle molte riflessioni e interventi al riguardo. Qui una prima riflessione.

mercoledì 2 novembre 2016

La distruzione della famiglia.

Individualismo, consumismo, edonismo, ma non solo, i fattori della distruzione della famiglia.





La drammaticità dei dati italiani delle nascite sta finalmente imponendosi. Speriamo che ora non tutto il problema venga visto sotto la luce della mancanza di lavoro, delle insufficienti prospettive dei giovani, delle difficoltà materiali delle famiglie, dei costi di mantenimento dei figli e così via. Non perché non ci siano anche questi elementi nella patologicamente bassa natalità degli italiani, ma perché le nascite flettono tendenzialmente, salvo sobbalzi di scarsa entità e di ancor più mediocre durata, da oltre mezzo secolo a questa parte. Quando un fenomeno attraversa periodi così lunghi in cui tutte le situazioni economiche si succedono e accavallano, dalle migliori alle peggiori, senza però mai mutare la direzione di fondo, allora il segnale è chiaro: non sono quelli i fattori che più contano nel determinare quella direzione. Contano, è indubbio, ma non così tanto, non in modo così decisivo come contano altri fattori invece sin qui quasi dimenticati. Certo, i dati delle nascite cui siamo di fronte sono impressionanti. Ma non lo sono da oggi, anche se oggi si è toccato un fondo che non pensavamo mai che sarebbe stato neppure sfiorato. Lo sono da trenta anni almeno. Oggi, anzi, vengono al pettine i dati sulle nascite che da tanti, troppi anni non fanno che diminuire senza che ci si fermi a interrogarci davvero sulle cause più profonde del fenomeno. Perché il primo fattore che grava sulle così poche nascite è, intanto, un fattore strutturale: sempre meno donne, a seguito di una denatalità che viene da tanto lontano, entrano nell’età riproduttiva. E ancor meno ne entreranno nei prossimi anni. Sempre meno donne nell’età di fare figli arriveranno sulla scena riproduttiva italiana: occorre saperlo e, se possibile, cominciare ad attrezzarci per cercare di compensare questa carenza strutturale del passato, del presente e che ci accompagnerà anche nel futuro. 

giovedì 27 ottobre 2016

Il Silenzio, pegno di felicitá.

Fonte: dal web



Il silenzio è mitezza
quando non rispondi alle offese,
quando non reclami i tuoi diritti,
quando lasci la tua difesa a Dio.
Il silenzio è misericordia
quando non infierisci sulle colpe dei fratelli,
quando dimentichi senza frugare nel passato,
quando il tuo cuore non condanna, ma perdona.
Il silenzio è pazienza
quando soffri senza lamentarti,
quando non cerchi d'esser consolato, ma consoli,
quando attendi che il seme germogli lentamente.
Il silenzio è umiltà
quando accogli nel segreto il dono di Dio,
quando non opponi resistenza all'arroganza,
quando lasci ad altri la gloria e il merito.
Il silenzio è fede
quando ti fermi a contemplare il Suo volto,
quando ascolti la Sua presenza nella bufera,
quando taci, perché Egli parli al tuo cuore.
Il silenzio è adorazione
quando non chiedi il "perché" nella prova,
quando t'immergi nella sua volontà,
quando dici: "Tutto è compiuto".
(P. Frederick William Faber)
Il silenzio è come un carro di fuoco che porta l'anima al cielo come fu portato il profeta Elia.
O silenzio! felicità delle anime interiori, scala del cielo, strada del regno di Dio.
O silenzio! specchio in cui il peccatore vede i suoi peccati, principio di luce, di mitezza, di umiltà.
O silenzio! porto sicuro dove si trova la tranquillità dell'anima, scuola della lettura, dell'orazione, della contemplazione, aiuto per acquistare tutte le virtù e sorgente di ogni bene.
S. Giovanni Crisostomo





sabato 22 ottobre 2016

Ettore Gotti Tedeschi a Brescia il 7 ottobre 2016 risponde ad alcune domande.






Come si fa a cambiare l'uomo?
Attraverso la Chiesa, come sta scritto nell'enciclica Lumen Fidei. 
E la Chiesa come opera il cambiamento?
Attraverso il Magistero (quello con la M maiuscola), la preghiera, i sacramenti (quelli descritti bene da Don Nicola Bux nel suo libro "Non si scherza con i sacramenti").
Ettore Gotti Tedeschi 
(Brescia, 8 ottobre 2016)
Un'intervista ricca di contenuti e di spunti per una riflessione personale.

domenica 16 ottobre 2016

Dialogo o predicazione del Vangelo?


Gesù “dialogava” col mondo, quando diceva: andate, maledetti, nel fuoco eterno?

di Francesco Lamendola - 13/10/2016
C’è una parola-chiave, nella teologia e, purtroppo, anche nella pastorale neomodernista, che si è intrufolata nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II; una parola talmente abusata, talmente inflazionata, eppure, allo stesso tempo, talmente suggestiva e quasi ipnotica, almeno per quel genere di cattolici progressisti e al passo coi tempi nuovi, da avere ormai acquisito, nel giro di qualche anno, lo statuto di una verità auto-evidente, non bisognosa di ulteriori spiegazioni, anzi, al contrario, capace di spiegare essa, ed essa sola, con la forza prodigiosa che sprigiona, molte altre cose, al punto che non si saprebbe più immaginare una omelia, un catechismo, un documento pontificio, nel quale essa non ricorra o non sia, quanto meno, sottintesa: la parola dialogo.
Strano a dirsi – ma neanche poi tanto, se ben vi si riflette – questa parola magica, questa parola taumaturgica, questa parola passe-partout, grazie alla quale si chiariscono tutte le perplessità, si sciolgono tutti i dubbi e si superano tutti gli ostacoli - almeno finché si resta nel regno delle chiacchiere, e ci si guarda bene dallo scendere nel mondo basso e volgare della realtà concreta), non si trova affatto nella teologia e nella pastorale pre-conciliari: semplicemente, la dottrina cattolica non l’ha mai conosciuta, non l’ha mai adoperata, insomma ne ha fatto bellamente a meno per qualcosa come duemila anni. Non la si trova nemmeno nel Vangelo, e, in generale, nel Nuovo Testamento; meno ancora nell’Antico. Insomma la Bibbia non l’adopera: non l’adopera Gesù Cristo, non l’adopera San Paolo, non l’adoperano gli Apostoli, né la Madonna, o i Profeti, o i Patriarchi, o il grande precursore, Giovanni Battista, né gli Angeli e neppure Dio Padre. Non l’adoperano nemmeno S. Agostino, San Tommaso d’Aquino e i grandi teologi; non l’adoperano i santi e le sante; non l’adoperano i martiri. Vorrà pur dire qualcosa.

giovedì 28 luglio 2016

Il senso del TERZO Comandamento.



                                 


Il terzo comandamento obbliga i fedeli a santificare il giorno del Signore. Nella versione originaria, contenuta nel libro dell’Esodo, è l’unico comandamento, oltre al primo, a non avere semplicemente una formulazione imperativa, ma ad essere dettagliatamente articolato per una più perfetta comprensione del suo contenuto: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Es 20,8-11). Santificare il Sabato, secondo il testo biblico, significa dunque fondamentalmente astenersi dalle fatiche del lavoro, in ricordo del “riposo” di Dio dopo la creazione del mondo. Sappiamo bene quanto Gesù dovette lottare con i suoi contemporanei che avevano fatto del precetto del riposo sabbatico una sorta di vero e proprio “incubo” (tuttora constatabile negli ambienti dell’ebraismo di stretta osservanza), attraverso interpretazioni ad litteramdel tutto errate quando non proprio assurde: Gesù fu rimproverato in più circostanze di fare miracoli in giorno di Sabato e fu sgridato perché i suoi apostoli, stanchi e affamati, coglievano le spighe di grano per mangiarle. Vedendo tali comportamenti del tutto formalistici e esteriori, che avevano completamente travisato lo spirito del precetto, il Signore ebbe a pronunciare con estrema perentorietà il celebre aforisma: “Dio ha fatto il Sabato per l’uomo e non l’uomo per il Sabato” (Mc 2,27), dando così a intendere che il precetto del riposo settimanale e della santificazione del giorno del Signore deve essere vissuto nella gioia e nella libertà dei figli di Dio ed è finalizzato ad alimentare tali disposizioni, perfettamente degne dell’uomo e consone ai suoi più profondi bisogni.
Il senso di questo comandamento è più profondo di quanto sembra a prima vista e lo si comprende proprio interpretando rettamente il divieto di dedicarsi alle “fatiche del lavoro”.

martedì 21 giugno 2016

Il Card. Cañizares spiega che è suo compito dire la verità, anche se “politicamente scorretta”





All’offesa contro la religione, i cattolici rispondono in forze, con la preghiera. Il card. Cañizares, recentemente attaccato, spiega che è suo compito dire la verità, anche se “politicamente scorretta”

Fonte: Zenit

La Chiesa militante è ancora viva. Lo hanno dimostrato non con sterili profluvi di parole, ma con una testimonianza visibile e massiccia, scandita dalla preghiera, i migliaia di cattolici scesi in strada a Valencia, giovedì scorso, ad onorare Maria Santissima.

Si sono riuniti nel tardo pomeriggio in Piazza della Vergine, rispondendo così alla convocazione del loro Arcivescovo, il card. Antonio Cañizares Llovera, di un atto di riparazione nel quale si è pregato il Santo Rosario, seguito da una Messa celebrata nella Cattedrale della città.

Il porporato ha deciso di mobilitare in questo raduno spirituale i fedeli della diocesi dopo che, nei giorni scorsi, sui muri della città spagnola erano apparsi dei manifesti blasfemi, che ritraevano un bacio tra la Virgen de los Desamparados e la Virgen de Montserrat (due Madonne particolarmente venerate a Valencia e in Catalogna) con la frase “Contro la sacra oppressione. Ama come ti pare”.

sabato 14 maggio 2016

Non scendere ad accomodamenti o compromessi.



Radiomessaggio natalizio di Sua Santità Giovanni XXIII
ai fedeli e ai popoli del mondo intero,

(…) Ecco l'uomo, ecco il credente in faccia alla verità, che si impone suaviter et fortiter, con soavità e fermezza.

Le parole di Cristo mettono infatti ogni uomo di fronte alla sua responsabilità, di accettare cioè o di respingere la verità; invitando ciascuno con forza suadente a stare nel vero, a nutrire i propri pensieri di verità, ad agire secondo la verità.

Questo messaggio augurale, che amiamo portarvi, è pertanto un richiamo solenne a vivere in essa, secondo il quadruplice dovere di pensare, onorare, dire e farela verità. Tale dovere scaturisce in modo chiaro e incontrovertibile dalle parole del Libro Sacro, che vi abbiamo ricordate, dall'armonia, piena di soavi e anche di severe rispondenze, dell'Antico e del Nuovo Testamento.

E dunque anzitutto pensare la verità: avere idee chiare sulle grandi realtà divine e umane, della Redenzione e della Chiesa, della morale e del diritto, della filosofia e dell'arte. Avere idee giuste, o cercare di formarsele con senso di coscienziosità e di retta intenzione.

Si assiste purtroppo, pressoché quotidianamente, a una sconcertante leggerezza nel riferire o dissertare su argomenti, in una forma che denotal'impreparazione — è il meno che si possa dire — di chi si assume questi compiti. Per questo, in un Nostro recente discorso inteso alla salvaguardia dell'istituto familiare, abbiamo invitato «quanti hanno volontà e mezzi per influire sulla pubblica opinione, affinché i loro interventi siano sempre di chiarificazione, non di confusione delle idee; di rettitudine, di rispetto» [alla S. Romana Rota, 25 ottobre 1960; A. A. S. LII (1900), p. 901.].

Onorare la verità. È invito ad essere di esempio luminoso in tutti i settori della vita individuale, familiare, professionale e sociale. La verità ci rende liberi (Giov.8-31,32); essa nobilita chi la professa apertamente e senza rispetti umani. Perché adunque aver timore di onorarla e di farla rispettare? Perché scendere ad accomodamenti con la propria coscienza, accettando compromessi stridenti con la vita e la pratica cristiana, quando invece solo chi ha la verità dovrebbe essere convinto di avere con sé la luce, che dissipa ogni tenebra, e la forza trascinatrice che può trasformare il mondo? Non è colpevole soltanto chi deliberatamente sfigura la verità, ma lo è altrettanto chi, per timore di non apparire completo e moderno, la tradisce con l'ambiguità del suo atteggiamento.
Onorare dunque la verità con la fermezza, il coraggio, la consapevolezza di chi possiede forti convincimenti.


Parte la crociata Lgbt all'assalto della Chiesa.




di Riccardo Cascioli
09-05-2016

È primavera e nella Chiesa pare proprio sbocciato l’amore, ma quello omosessuale. Dal centro alla periferia ormai è tutto un inno ai rapporti gay. Non si fa in tempo a stupirsi del nuovo spazio dedicato dal settimanale diocesano Verona Fedele alla nuova rubrica “La Porta Aperta”, che debutta l’1 maggio con un’intervista-propaganda a una persona omosessuale che decanta il suo amore, che il 3 maggio si scoprono porte aperte anche all’Osservatore Romano che lancia il suo nuovo magazine dedicato alle donne. 

Il giornale vaticano ovviamente è molto più prudente, ma per valorizzare «quella rivoluzione intellettuale che le donne hanno operato nella cultura cattolica a cominciare dal secolo scorso» assolda in redazione intellettuali cattoliche del peso di Daria Bignardi, attuale direttore di Rai 3, firmataria dell’appello al parlamento del 21 febbraio scorso in favore delle unioni gay, e Melania Mazzucco, autrice del libro “Sei come sei”, in cui si racconta in modo particolareggiato come un adolescente scopre e sperimenta la sua omosessualità (clicca qui). Come si ricorderà il libro divenne un caso perché fu adottato al liceo Giulio Cesare di Roma, provocando una dura reazione da parte di alcuni studenti e genitori (clicca qui). 

Lo sdoganamento dunque è soft ma si può scommettere su prossime più ampie aperture, anche perché nel frattempo sta aprendo la strada a tappe forzate il quotidiano della CEI, Avvenire, che dopo le puntate precedenti (clicca qui), sabato 7 maggio si è spinto ancora più in là nel promuovere il comportamento omosessuale. Una pagina dedicata a “Chiesa e cristiani Lgbt”, prendendo spunto dal IV Forum dei cristiani Lgbt che si è tenuto a fine aprile ad Albano Laziale, per sostenere la necessità di progetti pastorali ad hoc che favoriscano la piena accoglienza non già delle persone con tendenze omosessuali (che non è mai stata negata) ma dell’omosessualità in quanto tale.