6. Calcedonia: il volto di Cristo che la Chiesa continua a proclamare
L'anno è il 451.
Sono trascorsi vent'anni dall'inizio della controversia nestoriana. Vescovi, teologi, imperatori e papi si sono confrontati, scontrati e talvolta divisi. Molte parole sono state pronunciate. Molte formule sono state proposte. Molte incomprensioni hanno alimentato il conflitto. Ora la Chiesa si riunisce nuovamente. Questa volta a Calcedonia, di fronte a Costantinopoli.
Ciò che emergerà da questo concilio diventerà una delle definizioni più importanti della storia cristiana. Non soltanto per il V secolo. Per tutti i secoli.
Compreso il nostro.
Una grande assemblea
L'affluenza fu straordinaria. Mai prima di allora si era visto un numero così elevato di vescovi. Erano presenti rappresentanti provenienti da tutto l'Oriente cristiano e delegati della Chiesa di Roma. L'obiettivo non era inventare una nuova fede. Era chiarire definitivamente la fede che la Chiesa aveva sempre professato. Come avevano già fatto Nicea ed Efeso.
Le due paure da evitare
I Padri conciliari sapevano di dover evitare due errori opposti.
Da una parte il rischio nestoriano: Separare troppo l'umanità e la divinità di Cristo fino a dare l'impressione di due soggetti distinti.
Dall'altra il rischio monofisita: Confondere talmente le due nature da assorbire l'umanità nella divinità.
La vera fede doveva custodire entrambe le verità. L'unità di Cristo. La completezza della sua umanità e della sua divinità.
Una definizione destinata a cambiare la storia
Dopo lunghe discussioni il concilio proclamò:
Gesù Cristo è uno e il medesimo Figlio. Perfetto nella divinità. Perfetto nell'umanità. Vero Dio e vero uomo. Consustanziale al Padre secondo la divinità. Consustanziale a noi secondo l'umanità.
In altre parole:
Gesù è realmente Dio. Ma è anche realmente uno di noi. Non è una via di mezzo. Non è un semidio. Non è una creatura particolarmente vicina a Dio.
È il Figlio eterno che ha assunto integralmente la nostra natura umana.
Le quattro parole che hanno custodito la fede
Per spiegare questa verità il concilio utilizzò quattro espressioni diventate celebri.
Cristo è riconosciuto in due nature:
- senza confusione;
- senza mutazione;
- senza divisione;
- senza separazione.
Sono parole apparentemente tecniche.
In realtà custodiscono l'equilibrio dell'intera fede cristiana.
"Senza confusione" e "senza mutazione" impediscono di dissolvere l'umanità nella divinità.
"Senza divisione" e "senza separazione" impediscono di trasformare Cristo in due soggetti distinti.
Sono quattro argini che proteggono il mistero.
Una sola Persona
Il concilio chiarì definitivamente anche un altro punto.
Le due nature non corrispondono a due persone.
Il soggetto è uno solo. Una sola Persona con due nature.
L'unico Figlio di Dio.
Quando Gesù parla, agisce, soffre, muore e risorge, è sempre la stessa Persona divina che opera attraverso entrambe le nature.
Per questo il cristiano può dire: Dio è nato da Maria. Dio ha sofferto nella carne. Dio è morto sulla croce. Non perché la divinità possa nascere o soffrire in se stessa. Ma perché colui che nasce, soffre e muore è veramente il Figlio di Dio incarnato.
Perché Calcedonia è ancora importante?
Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di dispute lontane. In realtà tutta la vita cristiana dipende da queste conclusioni. Quando preghiamo Gesù, sappiamo che Egli è realmente Dio e può salvarci. Quando confidiamo nelle sue parole, sappiamo che Egli conosce davvero la nostra esperienza umana. Quando contempliamo la croce, sappiamo che non è il dramma di un semplice uomo. È l'amore stesso di Dio che entra nella sofferenza umana. Quando partecipiamo all'Eucaristia, incontriamo il medesimo Cristo proclamato a Calcedonia.
Lo stesso ieri, oggi e sempre.
Un mistero che continua
Calcedonia non eliminò tutte le discussioni successive. Ne sorsero altre riguardanti la volontà e l'attività di Cristo. Ma il nucleo della fede era ormai chiarito. La Chiesa aveva trovato il linguaggio necessario per custodire il mistero. Non per spiegarlo completamente. Nessun concilio può esaurire il mistero di Dio. Ma per proteggerlo dagli errori. E per trasmetterlo fedelmente alle generazioni future.
Epilogo della serie
Perché queste controversie riguardano ancora noi?
A prima vista Nestorio, Cirillo, Eutiche, Efeso e Calcedonia sembrano appartenere a un passato remoto.
In realtà la loro eredità è presente ogni domenica nelle nostre chiese.
Quando recitiamo il Credo.
Quando celebriamo il Natale.
Quando veneriamo Maria come Madre di Dio.
Quando adoriamo Cristo nell'Eucaristia.
Quando contempliamo il Crocifisso.
Tutto questo è stato profondamente plasmato dalle grandi controversie del V secolo. Da esse la fede cattolica ha ricevuto alcune convinzioni decisive.
1. Gesù è una sola Persona
Non esistono due Cristi.
Non esiste un uomo accanto a Dio.
Il Figlio nato da Maria è il medesimo Figlio eterno del Padre.
2. Gesù è veramente Dio
La salvezza non viene da un maestro religioso.
Viene da Dio stesso che entra nella storia.
3. Gesù è veramente uomo
La sua umanità non è apparente.
Cristo ha condiviso pienamente la nostra condizione umana.
Per questo comprende realmente la nostra sofferenza.
4. Maria è veramente Madre di Dio
Non perché abbia generato la divinità.
Ma perché ha generato secondo la carne il Figlio eterno del Padre.
5. La salvezza riguarda tutta la persona umana
Cristo assume tutto ciò che è umano per redimerlo.
Corpo, anima, volontà, affetti e relazioni.
Nulla della nostra umanità è estraneo al suo amore salvifico.
6. La fede ha bisogno di precisione
Le controversie del V secolo mostrano che le parole contano.
Dietro una formula teologica corretta si custodisce spesso una verità decisiva per la vita spirituale.
7. La Chiesa cammina nella storia
I concili mostrano una Chiesa composta da uomini fragili.
Eppure, attraverso crisi, conflitti e persino errori umani, lo Spirito Santo continua a guidarla verso la verità tutta intera.
Alla fine di questo lungo percorso possiamo comprendere meglio la domanda che Gesù pose ai suoi discepoli a Cesarea di Filippo:
«Ma voi, chi dite che io sia?»
I concili del V secolo non hanno fatto altro che aiutare la Chiesa a rispondere con sempre maggiore chiarezza:
Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
E questa rimane ancora oggi la professione di fede di ogni cristiano.
Fine.
foto da internet






