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| Basilica del Concilio a Efeso |
3. Il Concilio di Efeso: quando la Chiesa difese l'unità di Cristo
L'estate del 431 si annunciava calda non soltanto per il clima dell'Asia Minore.
Nella città di Efeso stava per svolgersi uno degli eventi più importanti della storia della Chiesa.
Da alcuni anni la controversia tra Nestorio, patriarca di Costantinopoli, e Cirillo, patriarca di Alessandria, aveva ormai coinvolto tutto il mondo cristiano. Le lettere si rincorrevano da una parte all'altra dell'Impero. I vescovi prendevano posizione. I fedeli discutevano animatamente.
Non si trattava di una questione riservata agli studiosi.
La gente comune seguiva con interesse il dibattito perché riguardava il cuore della fede: chi è Gesù Cristo?
E soprattutto: Maria può essere chiamata veramente Madre di Dio?
Per mettere fine alla disputa, l'imperatore Teodosio II convocò un concilio ecumenico nella città di Efeso.
Nessuno immaginava che quelle settimane sarebbero entrate nella storia.
Perché proprio Efeso?
La scelta della città non era casuale.
Efeso occupava un posto speciale nella memoria cristiana.
Secondo un'antica tradizione, proprio lì avrebbe vissuto la Vergine Maria insieme all'apostolo Giovanni dopo la morte e la risurrezione di Gesù.
Per molti fedeli era quasi naturale che la questione della maternità divina di Maria venisse discussa in quella città.
Le strade, le piazze e le chiese di Efeso si riempirono rapidamente di vescovi, sacerdoti, monaci e delegazioni provenienti da tutto l'Impero.
Si stima che arrivarono circa centocinquanta vescovi.
Ma non tutti giunsero nello stesso momento.
E questo avrebbe cambiato il corso degli eventi.
L'arrivo di Cirillo
Tra i primi ad arrivare vi fu Cirillo di Alessandria.
Era accompagnato da numerosi vescovi egiziani e si presentava forte dell'appoggio ricevuto da Papa Celestino I.
Negli anni precedenti il pontefice aveva già esaminato la controversia e aveva giudicato inaccettabili le posizioni di Nestorio.
Cirillo era dunque convinto di avere il dovere di difendere la fede della Chiesa.
Dall'altra parte si attendeva l'arrivo di Giovanni di Antiochia e dei vescovi orientali, generalmente più vicini alle posizioni di Nestorio.
Ma i giorni passavano e gli orientali non arrivavano.
L'attesa divenne motivo di crescente tensione.
Una decisione che fece discutere
Il concilio avrebbe dovuto aprirsi il 7 giugno.
Tuttavia i ritardi continuavano.
Molti chiedevano di attendere ancora.
Cirillo, invece, temeva che il rinvio potesse paralizzare l'assemblea o favorire nuove manovre politiche.
Così il 22 giugno prese una decisione destinata a suscitare polemiche per secoli.
Aprì ugualmente il concilio.
I rappresentanti imperiali protestarono.
Alcuni vescovi si opposero.
Ma i lavori ebbero inizio.
La prima sessione si svolse senza la presenza di Nestorio, che rifiutò di partecipare.
Era un'assenza pesante.
L'uomo al centro della controversia non era presente a difendere personalmente le proprie idee.
La lettura dei documenti
I Padri conciliari iniziarono leggendo il Credo di Nicea.
Non volevano proporre una nuova fede.
Volevano verificare se le posizioni discusse fossero conformi alla fede già professata dalla Chiesa.
Successivamente furono lette le lettere scambiate tra Cirillo e Nestorio.
Particolare importanza ebbe la seconda lettera di Cirillo, nella quale veniva spiegato il mistero dell'Incarnazione.
Dopo la lettura, i vescovi dichiararono che quella dottrina era pienamente conforme alla fede di Nicea.
Fu un passaggio decisivo.
Il concilio non stava soltanto giudicando una persona.
Stava riconoscendo una precisa interpretazione del mistero di Cristo.
La condanna di Nestorio
Al termine della discussione arrivò il momento della decisione.
I vescovi giudicarono che l'insegnamento di Nestorio non fosse compatibile con la fede della Chiesa.
Fu pronunciata la deposizione.
Nestorio veniva rimosso dalla dignità episcopale e dal ministero.
La sentenza fu sottoscritta da oltre cento vescovi.
Per il concilio il motivo era chiaro.
Separando eccessivamente l'umanità e la divinità di Cristo, Nestorio metteva in pericolo la fede nell'unico Figlio di Dio incarnato.
Ma la storia non era finita
Pochi giorni dopo arrivò finalmente Giovanni di Antiochia con i vescovi orientali.
Quando seppero che il concilio aveva già condannato Nestorio, reagirono duramente.
Riunirono una propria assemblea e risposero con una contro-condanna.
Cirillo venne scomunicato.
Altri vescovi furono deposti.
Per qualche settimana sembrò che la Chiesa fosse sull'orlo di una spaccatura irreparabile.
Anche l'imperatore, confuso dalle informazioni contrastanti che riceveva, intervenne più volte cercando di ristabilire l'ordine.
Le tensioni raggiunsero livelli altissimi.
L'arrivo dei legati del Papa
Mentre la situazione sembrava precipitare, arrivarono finalmente i rappresentanti di Papa Celestino.
Essi esaminarono gli atti già compiuti dal concilio e approvarono la deposizione di Nestorio.
Questo passaggio ebbe un'importanza enorme.
La Chiesa riconobbe infatti come autentica l'assemblea guidata da Cirillo.
Nel tempo sarà proprio questa assemblea ad essere ricordata come il vero Concilio di Efeso.
Che cosa ha insegnato Efeso?
Curiosamente, il concilio non formulò una nuova professione di fede come era avvenuto a Nicea.
Non elaborò un nuovo Credo.
Il suo contributo fu diverso.
Condannando Nestorio e approvando la dottrina esposta da Cirillo, il concilio riaffermò che il Cristo nato da Maria è il medesimo Figlio eterno di Dio.
Di conseguenza il titolo di Theotokos risultava pienamente giustificato.
Maria può essere chiamata Madre di Dio non perché abbia dato origine alla divinità, ma perché ha generato secondo la carne colui che è Dio da sempre.
Una festa nelle strade
Le cronache dell'epoca raccontano che la decisione conciliare fu accolta con entusiasmo dal popolo di Efeso.
I vescovi vennero accompagnati per le strade con fiaccole accese.
Si cantavano inni.
La città era in festa.
Naturalmente non tutti condividevano quelle decisioni e le controversie non erano terminate.
Ma per molti fedeli quel concilio rappresentava una vittoria della fede ricevuta dagli Apostoli.
Una questione ancora aperta
Potrebbe sembrare che Efeso abbia risolto definitivamente il problema.
In realtà non era così.
Il concilio aveva chiarito con forza l'unità di Cristo.
Restava però da spiegare meglio il rapporto tra la natura divina e quella umana.
Come possono coesistere senza confondersi?
Come evitare sia l'errore di chi divide Cristo sia l'errore opposto di chi rischia di assorbire l'umanità nella divinità?
La risposta a queste domande sarebbe arrivata negli anni successivi.
E avrebbe aperto una nuova fase della controversia.
Nella prossima puntata incontreremo un nuovo protagonista: Eutiche. Nel tentativo di combattere il nestorianesimo, finirà per cadere nell'errore opposto, preparando il terreno per il grande Concilio di Calcedonia.





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