domenica 27 novembre 2016

Gli uomini di buona volontà pensano ed agiscono in modo diverso.

Si è perso il senso della vita e del suo vero valore. 
Si attraversa questo passaggio esistenziale come se non ci fosse una meta. E per questo ci si chiude alla possibilità di un traguardo guadagnato con fatica e sudore. Non si vogliono affrontare i rischi e i pericoli delle proprie scelte. Non ci si vuole più impegnare per conseguire un risultato che porti a traguardi che non siano chili persi e muscoli tonici. Invece di sposarsi si preferisce convivere, invece che fare figli sin da giovani ci si chiude alla vita per assaporare i "piaceri" amari di una esistenza sterile ed egoista.
L'uomo e la donna di fede, non fanno così.




di Tommaso Scandroglio.

Il senso di liberazione che ha accompagnato molti commentatori nell’apprendere che ora la cattedra di Pietro ha indicato una strada facilitata, se non una scorciatoia, nell’assolvere il peccato di aborto e nel togliere la relativa scomunica è indice di un atteggiamento mentale abbastanza diffuso in una certa cultura contemporanea. L’atteggiamento mentale proprio dell’arrendevole, di chi appunto se può prende la via più comoda, più confortevole, più esistenzialmente ergonomica.

L’uomo postmoderno infatti da tempo ha rinunciato alla battaglia. Aspetta un bambino malato? Ricorre all’aborto. Non vuole concepire un bambino malato? Opta per la diagnosi genetica pre-impianto. Non riesce ad avere un bambino? Prende la via facile della provetta. Teme di sopportare le conseguenze negative di una sessualità nomade? Fa uso della contraccezione. Prova disagio nella sua condizione sessuale? Cambia sesso come quando si cambia scuola perchè non ci si trova bene. Ha paura di soffrire nell’ultimo tratto di vita? Sceglie l’eutanasia. Teme di sposarsi la donna o l’uomo sbagliato? Va a convivere. Litiga in famiglia o non si sente realizzato (pur avendo prima convissuto)? Divorzia. 

domenica 20 novembre 2016

20 Novembre 2016 - 23 Settembre 2017: Nel Cielo apparve un segno grandioso.





NEL CIELO APPARVE UN SEGNO GRANDIOSO”

Domenica 20 novembre 2016 ha inizio un evento astronomico che culminerà in una sorprendente coincidenza con la visione del capitolo 12, versetto 1 dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.
Nel giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la Solennità di Cristo Re dell’universo, infatti, uno dei pianeti del nostro sistema solare, Giove, chiamato lui stesso dagli scienziati il “Pianeta re” in quanto più grande degli altri, entra nella costellazione della Vergine, rimanendovi fino al 23 settembre 2017, festa di san Pio da Pietrelcina. 

martedì 15 novembre 2016

Una lettera. Cinque domande sui punti più controversi di Amoris Laetitia.



                      




Oggi Sandro Magister pubblica un documento, ripreso in contemporanea su testate di tutto il mondo, contenente i "Dubia" - Dubbi inviati al Papa due mesi fa da quattro cardinali. In mancanza di risposta, esso viene reso pubblico al fine di lanciare e approfondire la riflessione sui problemi sollevati, che riguardano l'intero edificio della morale cattolica. È opportuno affermare con fermezza che non si tratta in alcun modo di un atto di ostilità nei confronti di papa Francesco né di uno scontro conservatori-progressisti.


È espressa unicamente la preoccupazione di pastori e collaboratori del Papa per la grave confusione creatasi nella Chiesa a causa di alcuni punti dell'esortazione apostolica "Amoris Laetitia" chiamati formalmente e sostanzialmente in causa.


Si tratta indubbiamente di un momento 'forte', un momento di grande afflato ecclesiale perché va riallacciato all'Appello inviato da un gruppo di 45 studiosi, prelati e sacerdoti cattolici al Collegio dei Cardinali : L’esortazione apostolica Amoris laetitia: una critica teologica [qui], con il quale è stato chiesto a Papa Francesco di “ripudiare” le ritenute “proposizioni erronee” presenti nell’Amoris Laetitia. Appello seguito dalla Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, sottoscritto in partenza da 80 personalità cattoliche, che ha raccolto migliaia di adesioni [qui]. Senza dimenticare la primissima autorevole richiesta di chiarimenti, quella di Mons. Athanasius Schneider : Il paradosso delle interpretazioni contraddittorie di «Amoris laetitia» [qui]. Con l'occasione rinvio all'indice delle molte riflessioni e interventi al riguardo. Qui una prima riflessione.

mercoledì 2 novembre 2016

La distruzione della famiglia.

Individualismo, consumismo, edonismo, ma non solo, i fattori della distruzione della famiglia.





La drammaticità dei dati italiani delle nascite sta finalmente imponendosi. Speriamo che ora non tutto il problema venga visto sotto la luce della mancanza di lavoro, delle insufficienti prospettive dei giovani, delle difficoltà materiali delle famiglie, dei costi di mantenimento dei figli e così via. Non perché non ci siano anche questi elementi nella patologicamente bassa natalità degli italiani, ma perché le nascite flettono tendenzialmente, salvo sobbalzi di scarsa entità e di ancor più mediocre durata, da oltre mezzo secolo a questa parte. Quando un fenomeno attraversa periodi così lunghi in cui tutte le situazioni economiche si succedono e accavallano, dalle migliori alle peggiori, senza però mai mutare la direzione di fondo, allora il segnale è chiaro: non sono quelli i fattori che più contano nel determinare quella direzione. Contano, è indubbio, ma non così tanto, non in modo così decisivo come contano altri fattori invece sin qui quasi dimenticati. Certo, i dati delle nascite cui siamo di fronte sono impressionanti. Ma non lo sono da oggi, anche se oggi si è toccato un fondo che non pensavamo mai che sarebbe stato neppure sfiorato. Lo sono da trenta anni almeno. Oggi, anzi, vengono al pettine i dati sulle nascite che da tanti, troppi anni non fanno che diminuire senza che ci si fermi a interrogarci davvero sulle cause più profonde del fenomeno. Perché il primo fattore che grava sulle così poche nascite è, intanto, un fattore strutturale: sempre meno donne, a seguito di una denatalità che viene da tanto lontano, entrano nell’età riproduttiva. E ancor meno ne entreranno nei prossimi anni. Sempre meno donne nell’età di fare figli arriveranno sulla scena riproduttiva italiana: occorre saperlo e, se possibile, cominciare ad attrezzarci per cercare di compensare questa carenza strutturale del passato, del presente e che ci accompagnerà anche nel futuro. 

giovedì 27 ottobre 2016

Il Silenzio, pegno di felicitá.

Fonte: dal web



Il silenzio è mitezza
quando non rispondi alle offese,
quando non reclami i tuoi diritti,
quando lasci la tua difesa a Dio.
Il silenzio è misericordia
quando non infierisci sulle colpe dei fratelli,
quando dimentichi senza frugare nel passato,
quando il tuo cuore non condanna, ma perdona.
Il silenzio è pazienza
quando soffri senza lamentarti,
quando non cerchi d'esser consolato, ma consoli,
quando attendi che il seme germogli lentamente.
Il silenzio è umiltà
quando accogli nel segreto il dono di Dio,
quando non opponi resistenza all'arroganza,
quando lasci ad altri la gloria e il merito.
Il silenzio è fede
quando ti fermi a contemplare il Suo volto,
quando ascolti la Sua presenza nella bufera,
quando taci, perché Egli parli al tuo cuore.
Il silenzio è adorazione
quando non chiedi il "perché" nella prova,
quando t'immergi nella sua volontà,
quando dici: "Tutto è compiuto".
(P. Frederick William Faber)
Il silenzio è come un carro di fuoco che porta l'anima al cielo come fu portato il profeta Elia.
O silenzio! felicità delle anime interiori, scala del cielo, strada del regno di Dio.
O silenzio! specchio in cui il peccatore vede i suoi peccati, principio di luce, di mitezza, di umiltà.
O silenzio! porto sicuro dove si trova la tranquillità dell'anima, scuola della lettura, dell'orazione, della contemplazione, aiuto per acquistare tutte le virtù e sorgente di ogni bene.
S. Giovanni Crisostomo





sabato 22 ottobre 2016

Ettore Gotti Tedeschi a Brescia il 7 ottobre 2016 risponde ad alcune domande.






Come si fa a cambiare l'uomo?
Attraverso la Chiesa, come sta scritto nell'enciclica Lumen Fidei. 
E la Chiesa come opera il cambiamento?
Attraverso il Magistero (quello con la M maiuscola), la preghiera, i sacramenti (quelli descritti bene da Don Nicola Bux nel suo libro "Non si scherza con i sacramenti").
Ettore Gotti Tedeschi 
(Brescia, 8 ottobre 2016)
Un'intervista ricca di contenuti e di spunti per una riflessione personale.

domenica 16 ottobre 2016

Dialogo o predicazione del Vangelo?


Gesù “dialogava” col mondo, quando diceva: andate, maledetti, nel fuoco eterno?

di Francesco Lamendola - 13/10/2016
C’è una parola-chiave, nella teologia e, purtroppo, anche nella pastorale neomodernista, che si è intrufolata nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II; una parola talmente abusata, talmente inflazionata, eppure, allo stesso tempo, talmente suggestiva e quasi ipnotica, almeno per quel genere di cattolici progressisti e al passo coi tempi nuovi, da avere ormai acquisito, nel giro di qualche anno, lo statuto di una verità auto-evidente, non bisognosa di ulteriori spiegazioni, anzi, al contrario, capace di spiegare essa, ed essa sola, con la forza prodigiosa che sprigiona, molte altre cose, al punto che non si saprebbe più immaginare una omelia, un catechismo, un documento pontificio, nel quale essa non ricorra o non sia, quanto meno, sottintesa: la parola dialogo.
Strano a dirsi – ma neanche poi tanto, se ben vi si riflette – questa parola magica, questa parola taumaturgica, questa parola passe-partout, grazie alla quale si chiariscono tutte le perplessità, si sciolgono tutti i dubbi e si superano tutti gli ostacoli - almeno finché si resta nel regno delle chiacchiere, e ci si guarda bene dallo scendere nel mondo basso e volgare della realtà concreta), non si trova affatto nella teologia e nella pastorale pre-conciliari: semplicemente, la dottrina cattolica non l’ha mai conosciuta, non l’ha mai adoperata, insomma ne ha fatto bellamente a meno per qualcosa come duemila anni. Non la si trova nemmeno nel Vangelo, e, in generale, nel Nuovo Testamento; meno ancora nell’Antico. Insomma la Bibbia non l’adopera: non l’adopera Gesù Cristo, non l’adopera San Paolo, non l’adoperano gli Apostoli, né la Madonna, o i Profeti, o i Patriarchi, o il grande precursore, Giovanni Battista, né gli Angeli e neppure Dio Padre. Non l’adoperano nemmeno S. Agostino, San Tommaso d’Aquino e i grandi teologi; non l’adoperano i santi e le sante; non l’adoperano i martiri. Vorrà pur dire qualcosa.

giovedì 28 luglio 2016

Il senso del TERZO Comandamento.



                                 


Il terzo comandamento obbliga i fedeli a santificare il giorno del Signore. Nella versione originaria, contenuta nel libro dell’Esodo, è l’unico comandamento, oltre al primo, a non avere semplicemente una formulazione imperativa, ma ad essere dettagliatamente articolato per una più perfetta comprensione del suo contenuto: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Es 20,8-11). Santificare il Sabato, secondo il testo biblico, significa dunque fondamentalmente astenersi dalle fatiche del lavoro, in ricordo del “riposo” di Dio dopo la creazione del mondo. Sappiamo bene quanto Gesù dovette lottare con i suoi contemporanei che avevano fatto del precetto del riposo sabbatico una sorta di vero e proprio “incubo” (tuttora constatabile negli ambienti dell’ebraismo di stretta osservanza), attraverso interpretazioni ad litteramdel tutto errate quando non proprio assurde: Gesù fu rimproverato in più circostanze di fare miracoli in giorno di Sabato e fu sgridato perché i suoi apostoli, stanchi e affamati, coglievano le spighe di grano per mangiarle. Vedendo tali comportamenti del tutto formalistici e esteriori, che avevano completamente travisato lo spirito del precetto, il Signore ebbe a pronunciare con estrema perentorietà il celebre aforisma: “Dio ha fatto il Sabato per l’uomo e non l’uomo per il Sabato” (Mc 2,27), dando così a intendere che il precetto del riposo settimanale e della santificazione del giorno del Signore deve essere vissuto nella gioia e nella libertà dei figli di Dio ed è finalizzato ad alimentare tali disposizioni, perfettamente degne dell’uomo e consone ai suoi più profondi bisogni.
Il senso di questo comandamento è più profondo di quanto sembra a prima vista e lo si comprende proprio interpretando rettamente il divieto di dedicarsi alle “fatiche del lavoro”.

martedì 21 giugno 2016

Il Card. Cañizares spiega che è suo compito dire la verità, anche se “politicamente scorretta”





All’offesa contro la religione, i cattolici rispondono in forze, con la preghiera. Il card. Cañizares, recentemente attaccato, spiega che è suo compito dire la verità, anche se “politicamente scorretta”

Fonte: Zenit

La Chiesa militante è ancora viva. Lo hanno dimostrato non con sterili profluvi di parole, ma con una testimonianza visibile e massiccia, scandita dalla preghiera, i migliaia di cattolici scesi in strada a Valencia, giovedì scorso, ad onorare Maria Santissima.

Si sono riuniti nel tardo pomeriggio in Piazza della Vergine, rispondendo così alla convocazione del loro Arcivescovo, il card. Antonio Cañizares Llovera, di un atto di riparazione nel quale si è pregato il Santo Rosario, seguito da una Messa celebrata nella Cattedrale della città.

Il porporato ha deciso di mobilitare in questo raduno spirituale i fedeli della diocesi dopo che, nei giorni scorsi, sui muri della città spagnola erano apparsi dei manifesti blasfemi, che ritraevano un bacio tra la Virgen de los Desamparados e la Virgen de Montserrat (due Madonne particolarmente venerate a Valencia e in Catalogna) con la frase “Contro la sacra oppressione. Ama come ti pare”.

sabato 14 maggio 2016

Non scendere ad accomodamenti o compromessi.



Radiomessaggio natalizio di Sua Santità Giovanni XXIII
ai fedeli e ai popoli del mondo intero,

(…) Ecco l'uomo, ecco il credente in faccia alla verità, che si impone suaviter et fortiter, con soavità e fermezza.

Le parole di Cristo mettono infatti ogni uomo di fronte alla sua responsabilità, di accettare cioè o di respingere la verità; invitando ciascuno con forza suadente a stare nel vero, a nutrire i propri pensieri di verità, ad agire secondo la verità.

Questo messaggio augurale, che amiamo portarvi, è pertanto un richiamo solenne a vivere in essa, secondo il quadruplice dovere di pensare, onorare, dire e farela verità. Tale dovere scaturisce in modo chiaro e incontrovertibile dalle parole del Libro Sacro, che vi abbiamo ricordate, dall'armonia, piena di soavi e anche di severe rispondenze, dell'Antico e del Nuovo Testamento.

E dunque anzitutto pensare la verità: avere idee chiare sulle grandi realtà divine e umane, della Redenzione e della Chiesa, della morale e del diritto, della filosofia e dell'arte. Avere idee giuste, o cercare di formarsele con senso di coscienziosità e di retta intenzione.

Si assiste purtroppo, pressoché quotidianamente, a una sconcertante leggerezza nel riferire o dissertare su argomenti, in una forma che denotal'impreparazione — è il meno che si possa dire — di chi si assume questi compiti. Per questo, in un Nostro recente discorso inteso alla salvaguardia dell'istituto familiare, abbiamo invitato «quanti hanno volontà e mezzi per influire sulla pubblica opinione, affinché i loro interventi siano sempre di chiarificazione, non di confusione delle idee; di rettitudine, di rispetto» [alla S. Romana Rota, 25 ottobre 1960; A. A. S. LII (1900), p. 901.].

Onorare la verità. È invito ad essere di esempio luminoso in tutti i settori della vita individuale, familiare, professionale e sociale. La verità ci rende liberi (Giov.8-31,32); essa nobilita chi la professa apertamente e senza rispetti umani. Perché adunque aver timore di onorarla e di farla rispettare? Perché scendere ad accomodamenti con la propria coscienza, accettando compromessi stridenti con la vita e la pratica cristiana, quando invece solo chi ha la verità dovrebbe essere convinto di avere con sé la luce, che dissipa ogni tenebra, e la forza trascinatrice che può trasformare il mondo? Non è colpevole soltanto chi deliberatamente sfigura la verità, ma lo è altrettanto chi, per timore di non apparire completo e moderno, la tradisce con l'ambiguità del suo atteggiamento.
Onorare dunque la verità con la fermezza, il coraggio, la consapevolezza di chi possiede forti convincimenti.


Parte la crociata Lgbt all'assalto della Chiesa.




di Riccardo Cascioli
09-05-2016

È primavera e nella Chiesa pare proprio sbocciato l’amore, ma quello omosessuale. Dal centro alla periferia ormai è tutto un inno ai rapporti gay. Non si fa in tempo a stupirsi del nuovo spazio dedicato dal settimanale diocesano Verona Fedele alla nuova rubrica “La Porta Aperta”, che debutta l’1 maggio con un’intervista-propaganda a una persona omosessuale che decanta il suo amore, che il 3 maggio si scoprono porte aperte anche all’Osservatore Romano che lancia il suo nuovo magazine dedicato alle donne. 

Il giornale vaticano ovviamente è molto più prudente, ma per valorizzare «quella rivoluzione intellettuale che le donne hanno operato nella cultura cattolica a cominciare dal secolo scorso» assolda in redazione intellettuali cattoliche del peso di Daria Bignardi, attuale direttore di Rai 3, firmataria dell’appello al parlamento del 21 febbraio scorso in favore delle unioni gay, e Melania Mazzucco, autrice del libro “Sei come sei”, in cui si racconta in modo particolareggiato come un adolescente scopre e sperimenta la sua omosessualità (clicca qui). Come si ricorderà il libro divenne un caso perché fu adottato al liceo Giulio Cesare di Roma, provocando una dura reazione da parte di alcuni studenti e genitori (clicca qui). 

Lo sdoganamento dunque è soft ma si può scommettere su prossime più ampie aperture, anche perché nel frattempo sta aprendo la strada a tappe forzate il quotidiano della CEI, Avvenire, che dopo le puntate precedenti (clicca qui), sabato 7 maggio si è spinto ancora più in là nel promuovere il comportamento omosessuale. Una pagina dedicata a “Chiesa e cristiani Lgbt”, prendendo spunto dal IV Forum dei cristiani Lgbt che si è tenuto a fine aprile ad Albano Laziale, per sostenere la necessità di progetti pastorali ad hoc che favoriscano la piena accoglienza non già delle persone con tendenze omosessuali (che non è mai stata negata) ma dell’omosessualità in quanto tale. 

mercoledì 11 maggio 2016

Arte sacra, il declino del gusto estetico.



“Nell’ arte sacra possiamo serenamente parlare, salve eccezioni, di un declino del buon gusto”. Lo dice il noto storico dell’ arte e critico, il professore alsaziano Philippe Daverio.





Professor Daverio, possiamo sostenere che le nuove chiese non brillano per senso estetico?


“Nell’arte sacra, oggi, è corretto parlare, fatte le debite eccezioni, di un declino del gusto estetico. Anzi direi che in molti casi prevale persino il brutto. Tutto questo rientra in un generale declino del senso estetico e si collega ad alcuni fattori”.

Quali?

” Il principale motivo di questo è che i committenti spesso non hanno le idee chiare su quello che vogliono e allora lasciano fare o danno campo libero agli architetti che talora non sono neppure credenti anche se questo non ha molta rilevanza. Un altro motivo è il calo generale del senso del sacro nella società e nel nostro tempo, Chiesa cattolica inclusa. In pratica si ritiene, sbagliando, che la sacra pompa o il lusso siano da evitare e che il decoro estetico appartenga al passato. E così prevale un insidioso minimalismo livellato al basso”.

LA FRANCIA CATTOLICA SI RIPRENDE L’ANELLO DI GIOVANNA D’ARCO.




(Lettera Napoletana)
L’anello di Giovanna d’Arco, indossato dalla Santa al momento del martirio, il 30 maggio 1431 a Rouen (Francia), è stato acquistato ad un’asta a Londra da Philippe de Villiers, Visconte vandeano e fondatore del Puy du Fou, parco a tema sull’epopea contro-rivoluzionaria della regione nord-occidentale della Francia, creato in Vandea nel 1978.

Appresa la notizia dell’asta, in pochi giorni de Villiers ed il figlio Nicolas sono riusciti a raccogliere con una sottoscrizione oltre 300mila euro, provenienti da contributi di privati, mentre la Fondazione Puy du Fou ha contribuito con 80mila euro, e ad aggiudicarsi la straordinaria reliquia per 376mila euro.

lunedì 2 maggio 2016

La profezia di Ratzinger









MARCO BARDAZZI


Una Chiesa ridimensionata, con molti meno seguaci, costretta ad abbandonare anche buona parte dei luoghi di culto costruiti nei secoli. Una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a “ripartire dalle origini”.

Ma anche una Chiesa che, attraverso questo “enorme sconvolgimento”, ritroverà se stessa e rinascerà “semplificata e più spirituale”. E’ la profezia sul futuro del cristianesimo pronunciata oltre 40 anni fa da un giovane teologo bavarese, Joseph Ratzinger. Riscoprirla oggi aiuta forse a offrire un’ulteriore chiave di lettura per decifrare la rinuncia di Benedetto XVI, perché riconduce il gesto sorprendente di Ratzinger nell’alveo della sua lettura della storia.


La profezia concluse un ciclo di lezioni radiofoniche che l’allora professore di teologia svolse nel 1969, in un momento decisivo della sua vita e della vita della Chiesa. Sono gli anni turbolenti della contestazione studentesca, dello sbarco sulla Luna, ma anche delle dispute sul Concilio Vaticano II da poco concluso. Ratzinger, uno dei protagonisti del Concilio, aveva lasciato la turbolenta università di Tubinga e si era rifugiato nella più serena Ratisbona. 

domenica 1 maggio 2016

Preghiera a San Giuseppe





Ti saluto o glorioso giglio di fragrante odore,
ti saluto o maestoso e incorruttibile talamo d’amore,
ti saluto o tutto puro e santo,
ti saluto padre di Colui che è il Sommo Pontefice dell’Universo,
ti saluto custode dell’Arca dell’Alleanza che ospitava nel suo grembo immacolato, l’autore della vita e creatore degli uomini,
saluto il tuo Cuore, giaciglio e ristoro del Cuore del figlio dell’Onnipotente,
saluto il tuo cuore, oggetto delle verginali delizie del Sacro cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria,
saluto il tuo cuore, specchio delle divine perfezioni,
saluto il tuo cuore, riparo di chi di te si affida,
saluto le tue possenti braccia, che hanno custodito il creatore del cielo e della Terra,
saluto le tue possenti braccia, che hanno protetto tante volte la vita di Maria e di Gesù,
saluto le tue possenti braccia, che hanno lavorato instancabilmente, per dare una vita degna alla tua Sacra Famiglia,
saluto le tue gambe e tuoi piedi, che hanno percorso tanta strada per soddisfare la tua chiamata al servizio di Dio, amando, proteggendo e custodendo il suo Figlio Unigenito la sua Santissima Madre,
Saluto le lacrime hai versato nella tua vita, per amore della tua amatissima sposa e del tuo amatissimo Figlio.
O glorioso Patriarca, o tu che sei il porto di salvezza per coloro che vivono nel peccato, avvolgici con il tuo sacro manto, simbolo della tua paterna protezione e intercedi presso il figlio tuo, per ottenere al mondo intero pace e gioia.
Il tuo Cuore Castissimo, tempio dello Spirito Santo, sia per noi sicuro rifugio in questa valle di lacrime e ci ottenga da Dio nostro Padre, la grazia di vivere diventando un prolungamento della vita di Gesù, Signore nostro.
Tutto il tuo essere, spirito, anima e corpo, erano tutti protesi verso Dio, per questo ti preghiamo, affinché ogni uomo e donna siano rivestiti delle tue virtù, perché imitandoti, possiamo meritare il premio eterno.
Gli angeli e i santi, in cielo, cantano le tue lodi e il tuo nome santo è onorato e veneratocon grande gioia e noi ci uniamo al coro dei santi abitatori del paradiso e rendiamo grazie alla Santissima Trinità, per le grazie che ti ha concesso in vita e per l’altissimo grado di santità che ti ha riservato nel suo santo Regno. Dopo Maria Santissima, tu sei il santo più degno della nostra lode e venerazione  e  giustamente la Chiesa, ti ricorda con il titolo di “ il più santo dei santi”.
Glorioso patriarca d’amore san Giuseppe, noi confidiamo e speriamo in te!
Cuore Castissimo di san Giuseppe, ti preghiamo di accendere in noi, la fiamma d’amore del Sacro Cuore di Gesù, perché possiamo amare Dio, come Lui ama noi.
Santissimi Cuori uniti e trionfanti di Gesù, Maria e Giuseppe, vi lodiamo e vi benediciamo. Fate bruciare la fiamma del vostro amore, nel nostro cuore.

Fabrizio Medici

La santificazione del lavoro e la cristianizzazione della società


Questo articolo sul lavoro approfondisce il principale messaggio di san Josemaría: il proprio lavoro ben fatto e offerto al Signore è un mezzo per avvicinarsi a Dio e cristianizzare la società.

                               









fonte: Opus Dei

Le luci e le ombre del periodo che stiamo vivendo sono sotto gli occhi di tutti. I progressi umani e le piaghe che li infettano, il progresso civile sotto molti aspetti e la barbarie sotto altri...: sono contrasti che tanto san Giovanni Paolo II quanto i suoi successori hanno segnalato ripetutamente[1], invitando i cristiani a illuminare la società con la luce del Vangelo. Tuttavia, anche se tutti noi siamo chiamati a trasformare la società secondo la Volontà di Dio, non tutti sanno come farlo. Pensano che questo sia un compito pressoché esclusivo dei governanti o di chi ha la possibilità di esercitare un'influenza dovuta alla posizione sociale o economica, mentre essi possono fare soltanto da spettatori: applaudire o fischiare, ma senza entrare sul terreno di gioco, senza intervenire nella partita.

L'atteggiamento di un cristiano non può essere questo, perché non ha nulla a che vedere con la vocazione alla quale è chiamato.

Il Signore vuole che noi cristiani – poiché abbiamo la responsabilità soprannaturale di cooperare con il potere di Dio, visto che Egli così ha disposto nella sua infinita misericordia – ci adoperiamo per ristabilire l'ordine sconvolto e restituire alle strutture temporali, in tutte le nazioni, la loro funzione naturale di strumento per il progresso dell'umanità, e la loro funzione soprannaturale di mezzo per arrivare a Dio, grazie alla Redenzione[2].

1° maggio, si festeggia San Giuseppe lavoratore.



Il 1° maggio si celebra San Giuseppe lavoratore, mentre il 19 marzo si festeggia sempre san Giuseppe ma come Sposo della Vergine Maria. Secondo il Nuovo Testamento, Giuseppe è lo sposo di Maria e il padre putativo di Gesù (Luca 3,23), in quanto il Cristianesimo afferma che il vero padre di Gesù è Dio stesso: l'arcangelo Gabriele, mandato dal Signore, apparve alla giovane Vergine Maria che era promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. Venuto a conoscenza dell'avvenimento miracoloso da una visione avuta in sogno, Giuseppe accettò di sposare Maria e di riconoscere Gesù come proprio figlio. Giuseppe e Maria si spostarono poi dalla città Nazareth a Betlemme, per il censimento, dove venne alla luce il piccolo Gesù. 
La Sacra Famiglia rimase a Betlemme fin quando un angelo apparve in sogno a Giuseppe preannunciando la persecuzione del re Erode che, dopo aver udito il racconto dei Magi, voleva uccidere tutti i bambini maschi nati a Betlemme per liberarsi dal futuro "re dei Giudei". Così la famiglia scappò in Egitto dove vi rimase in esilio per un certo periodo di tempo, trascorso il quale il Signore inviò un Suo messaggero a Giuseppe ordinandogli di fare ritorno a Nazareth perché Erode era morto. Dal Vangelo di Matteo (13,55) si apprende che Giuseppe era un "lekton", termine che in greco veniva usato per descrivere gli operatori impegnati in quelle attività economiche legate all'edilizia e quindi pare che l'uomo provenisse da una famiglia benestante.

domenica 24 aprile 2016

800.969.878 - Primo Numero Verde Nazionale per curare la ferita dell'aborto.



Un Numero di telefono aperto a tutti e in tutto il territorio nazionale per parlare della ferita dell'aborto. Non lasciamoci scoraggiare, non lasciamoci andare.


È stato presentato a Milano, giovedì 14 aprile, il progetto "Fede e Terapia" , promosso dall'Associazione "Difendere la vita con Maria" di Novara su tutto il territorio nazionale: l'obiettivo è l'accompagnamento delle famiglie che devono fare i conti con una genitorialità ferita, come nel caso dell'aborto. 



Il numero verde 800 969 878 è attivo 24 ore al giorno



di Francesco Morrone 

La perdita di un figlio, in qualsiasi modo avvenga, richiede sempre un’elaborazione molto complicata e dolorosa. Sia che si tratti di un aborto procurato, di uno spontaneo oppure di una morte prenatale. Un episodio emblematico è quello di una donna che decise di abortire il terzo figlio perché concepito in un momento difficile per tutta la famiglia. Una sera, a nove anni di distanza, quando i problemi sembravano ormai alle spalle, seduta sul divano di casa, quella donna improvvisamente si è chiesta: “Mio Dio, cos’ho fatto?”. 
Ecco allora che quella ferita in apparenza guarita si riapre e torna a far male. In Italia sono tantissime le famiglie che vivono storie come questa e che non sanno con chi confidarsi. Adesso c’è un numero verde (800 969 878) a cui poterle raccontare senza alcun pudore né vergogna. Si può chiamare per chiedere perdono, o più semplicemente per ricevere un consiglio. 
Questo nuovo servizio è fornito dall’Associazione “Difendere la vita con Maria” , che lo ha inaugurato a novembre scorso e lo ha esteso a tutto il territorio nazionale. Dall’altra parte della cornetta, per 24 ore al giorno, c’è un’équipe di volontari che ascolta con attenzione le storie di queste persone.
E in tanti, quando chiamano, ammettono di vergognarsi o di sentirsi a disagio a raccontare al telefono certe cose. Accanto al gruppo di volontari, lavora in silenzio anche una rete nazionale di professionisti, fatta di sacerdoti, psicologi, psicoterapeuti e ginecologi. Tutti insieme per stare accanto a chi ha vissuto il dramma dell’aborto, e continua a soffrirne. Fede e terapia.
“Chi ha abortito – ha spiegato monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e vicepresidente per l’Italia settentrionale della Conferenza episcopale italiana – soffre profondi sensi di colpa, da cui è necessario guarire. Questa cura, però, non porta a una piena guarigione se non si apre il cuore alla dimensione spirituale e cristiana”.
Il progetto, presentato giovedì 14 aprile nella sede milanese del quotidiano Avvenire, si chiama “Fede e Terapia” e si propone di offrire un percorso di accompagnamento alle famiglie che devono fare i conti con una genitorialità ferita. Si tratta di un programma che nasce dalla ventennale esperienza dell’Associazione “Difendere la vita con Maria” , fondata a Novara e riconosciuta dall’ordinario diocesano nel 2004, che da anni si occupa di dare sepoltura ai bimbi non nati a causa di aborti. 
“Con questo numero verde – ha raccontato Carlo Casini, presidente onorario del Movimento per la vita – vogliamo continuare a salvare molte vite umane, tentando di offrire il perdono a tutti coloro che hanno attraversato l’incubo dell’aborto. Le telefonate che riceviamo sono per lo più notturne e anonime, segno che molti hanno difficoltà e timore a parlare del proprio calvario. Ma non dobbiamo dimenticare che siamo nell’anno della Misericordia e che non bisogna mai stancarsi di chiedere perdono”.
La sofferenza dei papà. A rivolgersi all’assistenza del numero verde non sono soltanto le donne. Ci sono anche tanti uomini che non riescono a elaborare il lutto e che si domandano senza pace che fine abbia fatto il loro bambino. Secondo i dati dell’associazione, il 41% di chi telefona è composto dai papà. E loro, si sa, sono tendenti per natura a seppellire il dolore, a nasconderlo più che condividerlo. 

“Con gli uomini bisogna tentare un approccio diverso – precisa don Maurizio Gagliardini, presidente dell’Associazione Difendere la vita con Maria – perché hanno un’emotività diversa rispetto alle donne. Anche loro però vengono travolti dal dolore provocato dalla perdita di un figlio, ed è attraverso un lavoro di squadra che cerchiamo di affrontare il disagio che li tormenta”. 

La chiave, in molti casi, è riuscire a passare dal senso di colpa al senso del peccato. Stabilendo un percorso di razionalizzazione che permetta alle famiglie di condividere il dolore insieme agli operatori. Ma a causa di pregiudizi e luoghi comuni, non sempre questo passaggio avviene con spontaneità. “La nostra società – spiega ancora monsignor Brambilla, che ha scritto l’introduzione al manuale in uso tra gli operatori del numero verde – di solito non riconosce l’aborto come una perdita. Spesso, anzi, viene considerato come una ‘non­esperienza’. 

Il problema della cultura dominante è che conaidera l’aborto come la aoluzione di un problema, ignorando che invece è la causa di enormi disagi”.

Fonte: Agenzia SIR