Il recente messaggio di Papa Leone XIV al nuovo Arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, ha suscitato attenzione e dibattito. Il Papa ha espresso auguri e incoraggiamenti, evidenziando il cammino ecumenico e la preghiera per il ministero del nuovo Arcivescovo donna (vatican.va).
Sebbene il gesto evidentemente vuole apparire come un segno di apertura e dialogo, la Chiesa ha una responsabilità imprescindibile: non scivolare nel falso buonismo, una carità superficiale che pur sembrando benevola non trasmette il vero messaggio di Cristo, ossia la Verità di Dio.
Una carità che non si fonda sulla verità rischia di diventare un palliativo umano che conforta senza correggere che abbraccia senza guidare che acconsente senza convertire. Questo tipo di buonismo porta inevitabilmente a pressapochismo dottrinale dove le differenze tra vero e falso vengono minimizzate per evitare conflitti, crea una falsa comunione che sembra unire i cristiani ma ignora le divisioni fondamentali e genera confusione nelle anime che ricevono il messaggio che tutto va bene pur essendo lontane dalla verità salvifica. San Tommaso d’Aquino ammonisce che la carità senza la verità non salva l’anima perché il vero bene consiste nell’orientare ogni persona verso Dio non nel lasciarla nell’errore.