lunedì 30 marzo 2026

“Carità senza verità: il rischio del falso buonismo nella Chiesa”




Il recente messaggio di Papa Leone XIV al nuovo Arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, ha suscitato perplessità su più fronti. Il Papa ha espresso auguri e incoraggiamenti, evidenziando il cammino ecumenico e la preghiera per il ministero del nuovo Arcivescovo donna (vatican.va). 

Sebbene il gesto evidentemente vuole apparire come un segno di apertura e dialogo, è bene ricordare che la Chiesa ha una responsabilità imprescindibile: non scivolare nel falso buonismo, una carità superficiale che pur sembrando benevola non trasmette il vero messaggio di Cristo, ossia la Verità di Dio.

Infatti una carità che non si fonda sulla verità rischia di diventare un palliativo umano che conforta senza correggere che abbraccia senza guidare che acconsente senza convertire. Questo tipo di atteggiamento porta inevitabilmente a pressapochismo dottrinale dove le differenze tra vero e falso vengono minimizzate per evitare conflitti, crea una falsa comunione che sembra unire i cristiani ma ignora le divisioni fondamentali e genera confusione nelle anime che ricevono il messaggio che tutto va bene pur essendo lontane dalla verità salvifica. San Tommaso d’Aquino ammonisce che la carità senza la verità non salva l’anima perché il vero bene consiste nell’orientare ogni persona verso Dio non nel lasciarla nell’errore.


Dal punto di vista cattolico l’ordinazione di donne e il sacerdozio anglicano non vengono riconosciuti come validi poiché la Chiesa ha sempre insegnato sia la necessità del sacerdozio maschile che la successione apostolica per la validità sacramentale. Salutare pubblicamente tale ministero come arcivescovile rischia di confondere i fedeli e di legittimare pratiche incompatibili con la verità della fede. L’unità dei cristiani non è un mescolarsi di ruoli e pratiche ma un ritorno alla Chiesa fondata da Cristo. Il dialogo ecumenico deve sempre mirare alla conversione e questo implica anche la correzione fraterna di chi vive nell’errore.

La Chiesa non è un’associazione di amicizie o di buone intenzioni, è Madre e Maestra chiamata a custodire le anime e guidarle alla vita eterna. Salutare pubblicamente un ministero contrario alla dottrina cattolica senza chiarire l’errore non è un atto di carità ma un’omissione che può risultare pericolosa. La vera carità si manifesta nella cura dell’anima anche quando questo comporta parole scomode ammonizioni o correzioni fraterne. Come ricorda san Giovanni Crisostomo meglio un rimprovero che salva che mille elogi che condannano alla perdizione.

L'esperienza dei fatti dimostra chiaramente che una carità superficiale volta solo a piacere o a evitare conflitti porta inevitabilmente a frutti sterili. Non è questo ciò che ha insegnato Cristo e che la Chiesa ha testimoniato in questi duemila anni di storia con i suoi santi e i suoi martiri. Tuttavia, in alcuni momenti della storia recente, il dialogo con comunità cristiane e con altre religioni portatrici di dottrine contrarie alla fede, quando non accompagnato da un chiaro riconoscimento degli errori, ha generato confusione dottrinale e ha indebolito la fiducia nella fermezza e nella chiarezza della Chiesa. Allo stesso modo il silenzio o la condiscendenza davanti a scandali morali e dottrinali ha dato l’illusione di accettazione e normalizzazione di comportamenti contrari alla legge di Dio generando anime traviate e la perdita dei valori morali nelle coscienze. Anche i messaggi ecumenici che ignorano il peccato producono una falsa impressione di comunione lasciando gli errori incustoditi e portando le anime lontano dalla salvezza. Non possiamo mai dimenticare che la Chiesa ha una responsabilità sacra verso le anime e non può scivolare in una condiscendenza che tutto abbraccia senza guidare. La carità senza verità non salva confonde e crea una sensazione illusoria di comunione che nei fatti non esiste

Salutare dunque chi esercita un ministero contrario alla fede senza chiarire l’errore non è misericordia ma negligenza spirituale. Sembra che nella nostra epoca questo concetto sia stato scardinato, sostituito da un nuovo corso in cui ciò che è sacro possa venire barattato con ciò che è profano. Ogni cristiano e ogni pastore è invece chiamato a custodire la verità con amore, a parlare quando è necessario, a correggere senza paura per il bene eterno di chi ascolta. La salvezza delle anime viene prima di ogni gesto di cortesia apparente e ogni dialogo che ignora l’errore. 

Se vogliamo davvero vivere la carità dobbiamo essere prima testimoni della verità di Cristo perché solo la verità libera, solo la verità salva e solo la verità costruisce una comunione che non è illusoria ma reale e duratura perché fondata sull'amore. La Chiesa non può permettersi di sostituire la chiara fermezza con la simpatia, la verità con l’indulgenza superficiale perché in gioco non ci sono opinioni, ma anime che cercano Dio e rischiano di smarrirsi se non vengono guidate con coraggio e fedeltà.

foto da internet

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