giovedì 4 giugno 2026

Come la Chiesa ha compreso il mistero di Gesù. Quinta puntata

 



5. Il Concilio dei Briganti: quando la verità sembrò soccombere

Ci sono momenti nella storia della Chiesa che rassicurano.

E ci sono momenti che inquietano.

Il cosiddetto "Concilio dei Briganti" appartiene certamente alla seconda categoria.

Chi immagina i concili antichi come serene assemblee di vescovi che discutono pacificamente di teologia rimarrà sorpreso dalla vicenda che stiamo per raccontare.

Nel 449 la Chiesa attraversò una delle sue crisi più drammatiche.

Per alcuni mesi sembrò persino che l'errore potesse prevalere.

Ma proprio questa vicenda insegna ai cristiani di ogni epoca una lezione importante: la verità può essere ostacolata, oscurata, combattuta, ma non può essere definitivamente sconfitta.


Una pace mai raggiunta

Dopo il Concilio di Efeso le tensioni non erano cessate.

L'accordo tra Cirillo e Giovanni di Antiochia aveva attenuato le divisioni, ma non le aveva eliminate.

Da una parte continuavano a esistere coloro che temevano ogni linguaggio che potesse ricordare Nestorio. Dall'altra cresceva la preoccupazione per le affermazioni di Eutiche.

La questione era sempre la stessa:

come parlare dell'unico Cristo senza confondere la sua umanità e la sua divinità?

Nel frattempo i protagonisti della prima fase della controversia stavano scomparendo dalla scena.

Ma le loro idee continuavano a influenzare il dibattito.


L'intervento di Leone Magno

A Roma sedeva Papa Leone I.

Quando gli vennero riferite le posizioni di Eutiche, comprese immediatamente che la fede della Chiesa rischiava di essere nuovamente deformata.

Per questo scrisse una lunga lettera al patriarca Flaviano di Costantinopoli.

Passerà alla storia con il nome di Tomus ad Flavianum. È uno dei testi più importanti della cristologia cattolica.

Leone vi afferma con chiarezza che Cristo possiede due nature complete, divina e umana, unite nell'unica Persona del Figlio di Dio.

Non c'è confusione.

Non c'è separazione.

L'umanità rimane pienamente umana.

La divinità rimane pienamente divina.

Eppure il soggetto è uno solo.

Questa formulazione rappresentava una straordinaria sintesi tra le intuizioni delle scuole di Alessandria e di Antiochia.

Sembrava la soluzione definitiva.

Ma gli eventi presero una piega inattesa.


Un concilio convocato per riabilitare Eutiche

L'imperatore Teodosio II convocò un nuovo concilio a Efeso nel 449. Formalmente doveva riportare la pace. In realtà molti dei suoi promotori volevano riabilitare Eutiche e colpire i suoi oppositori. Papa Leone inviò i propri legati e chiese che fosse letto il Tomus. Ma le cose non andarono come previsto. Fin dall'inizio si percepì un clima ostile. Le procedure furono manipolate. I delegati pontifici vennero ostacolati. La lettura del documento di Leone fu impedita. Coloro che avrebbero dovuto giudicare sembravano avere già deciso il verdetto.

La violenza entra nell'assemblea

La situazione degenerò rapidamente. I resoconti dell'epoca descrivono scene impressionanti. Molti vescovi furono intimiditi. Alcuni vennero minacciati. Altri costretti a firmare decisioni che non condividevano. Flaviano, patriarca di Costantinopoli, fu deposto. Secondo diverse testimonianze subì persino aggressioni fisiche. Esiliato, morì poco dopo a causa delle sofferenze patite. Il diacono Ilario, uno dei rappresentanti del Papa e futuro pontefice, riuscì a fuggire per portare a Roma la notizia di quanto era accaduto. Non si trattava più di una discussione teologica. Era diventata una lotta per il potere.

Perché la Chiesa lo chiamò "Concilio dei Briganti"?

Quando Leone ricevette il resoconto degli avvenimenti rimase sconvolto. Definì quell'assemblea con un'espressione destinata a diventare celebre:

Latrocinium Ephesinum. In italiano: "Brigantaggio di Efeso" o "Concilio dei Briganti". Il termine era durissimo. Ma esprimeva il giudizio del Papa su ciò che era accaduto. Non si era trattato di un autentico discernimento ecclesiale. La libertà dei Padri conciliari era stata compromessa.

La ricerca della verità era stata sostituita dalla pressione politica e dalla coercizione.


Una lezione per i cristiani di oggi

Questa vicenda può sembrare scandalosa. Come è possibile che nella Chiesa accadano cose simili? La risposta è semplice. La Chiesa è santa per il dono di Cristo. Ma è composta da uomini fragili. I concili non sono stati assemblee di angeli. Sono stati incontri di persone reali, con limiti, paure, passioni e talvolta ambizioni. Eppure proprio questa vicenda mostra qualcosa di sorprendente. Nonostante gli errori umani, la Chiesa non perse la fede apostolica. Le pressioni politiche durarono qualche anno.

La verità rimase.


La Provvidenza prepara una svolta

Nel 450 l'imperatore Teodosio II morì improvvisamente. Con lui tramontò anche il sistema di alleanze che aveva sostenuto Eutiche e i suoi sostenitori. Il nuovo imperatore Marciano e l'imperatrice Pulcheria erano favorevoli a una nuova soluzione della controversia.

Fu così convocato un nuovo concilio. Questa volta a Calcedonia. Lì la Chiesa avrebbe finalmente trovato le parole capaci di esprimere con precisione il mistero di Cristo. Parole che ancora oggi recitiamo implicitamente ogni volta che professiamo il Credo.

Nella prossima e ultima puntata arriveremo al vertice di tutto il cammino: il Concilio di Calcedonia.

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