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| Chiesa di nostra Signora di Bancali |
Dei 10 Comandamenti, il terzo è l'unico che utilizza la parola "Ricordati".
Vediamo come deve essere interpretato.
Il verbo "ricordati" è estremamente significativo sia nel testo originale ebraico sia nell'interpretazione della Tradizione cattolica.
Nel testo di Esodo 20,8 leggiamo:
«Ricordati del giorno di sabato per santificarlo».
L'ebraico usa il verbo זָכוֹר (zākhôr), che significa precisamente "ricorda", "tieni a mente", "fa' memoria". Non è un errore di traduzione: la Bibbia greca dei Settanta traduce con mnēsthēti ("ricordati"), e la Vulgata latina con "Memento", anch'essa "ricordati". La tradizione testuale è quindi unanime.
Perché Dio dice "ricordati"?
Qui entriamo nel significato teologico.
Nella mentalità biblica, il "ricordo" non è un semplice atto psicologico. Quando Dio dice "ricordati", chiede qualcosa di più profondo: fare memoria attiva, rendere presente una realtà salvifica.
Pensiamo ad altri esempi:
- Israele deve ricordare la liberazione dall'Egitto.
- Deve ricordare l'Alleanza.
- Deve ricordare le opere di Dio.
"Ricordare" significa vivere nel presente ciò che Dio ha fatto.
Per questo il Catechismo afferma che il sabato è un memoriale della Creazione e della liberazione dall'Egitto. Non è soltanto un giorno di riposo, ma una memoria viva delle opere divine.
Un'osservazione interessante: solo questo comandamento inizia con "ricordati"
Molti Padri e commentatori hanno notato che il terzo comandamento (quarto nella numerazione ebraica) è l'unico che inizia con "ricordati".
Il motivo tradizionalmente addotto è che questo precetto è particolarmente esposto all'oblio: il lavoro, gli affari e le preoccupazioni quotidiane tendono a occupare tutta la settimana. Perciò Dio ammonisce preventivamente il suo popolo: non dimenticare di riservare un tempo che appartiene a Dio. Un'antica spiegazione riportata nella tradizione catechistica sottolinea proprio che il "ricordati" è un monito continuo contro la dimenticanza delle cose divine.
La lettura dei Padri della Chiesa
I Padri spesso vedono in questo "ricordati" un richiamo a due memorie:
- La Creazione: Dio si riposò il settimo giorno.
- Il fine ultimo dell'uomo: il riposo eterno in Dio.
Sant'Agostino, ad esempio, collega il riposo sabbatico al "riposo del cuore" che trova pace solo in Dio. Il comandamento non è quindi un semplice obbligo cultuale, ma un richiamo a ricordare continuamente il nostro destino soprannaturale.
E per i cristiani?
La Chiesa insegna che il precetto morale permane, ma viene vissuto nella Domenica, il giorno della Risurrezione di Cristo. Il Catechismo conserva tuttavia la formulazione biblica originaria:
«Ricordati del giorno di sabato per santificarlo»,
e spiega che la domenica cristiana raccoglie e porta a compimento il significato del sabato come memoriale delle opere di Dio e della nuova creazione inaugurata dalla Risurrezione.
Dal punto di vista della Tradizione e del Magistero possiamo dunque interpretare questo termine secondo alcuni elementi specifici:
- "Ricordati" è la traduzione corretta dell'ebraico zākhôr.
- Non significa semplicemente "non dimenticare".
- Indica una memoria attiva e liturgica, tipica della Bibbia.
- Richiama la Creazione, l'Alleanza e la salvezza operata da Dio.
- Sottolinea che il tempo consacrato a Dio tende facilmente a essere trascurato dall'uomo.
- Per i cristiani, questo "ricordati" trova il suo compimento nella santificazione della Domenica, memoriale della Risurrezione.
Si può dire che Dio non dice semplicemente: "santifica il giorno santo", ma prima ancora: "non dimenticare chi sei, da dove vieni e a Chi appartiene il tuo tempo". Questa sfumatura è precisamente ciò che il verbo "ricordati" aggiunge al comandamento.

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