In un’epoca in cui la trasmissione della fede cristiana tra le giovani generazioni versa in una crisi senza precedenti, le priorità della gerarchia ecclesiastica italiana continuano a destare profondo sconcerto in chiunque abbia a cuore la difesa della Verità cattolica. La recente iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana, sotto la presidenza del Cardinale Matteo Zuppi, ne è la conferma più plastica.
I fatti: la decisione dei vertici della CEI
La CEI, in collaborazione con il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI), ha ufficialmente presentato un pacchetto di undici schede didattiche dedicate alla conoscenza dell’Islam. Tali sussidi scientifici e pedagogici – destinati ad autori di testi scolastici e docenti – sono stati concepiti per integrare i manuali dell’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nelle scuole italiane.
Nelle intenzioni dichiarate dal Cardinale Zuppi e dai promotori dell’iniziativa, l’operazione risponderebbe all’esigenza di sconfiggere l’ignoranza, superare i pregiudizi e favorire l’integrazione socio-culturale. Tuttavia, se si guarda al di là dei toni edulcorati delle presentazioni ufficiali, emergono con nitidezza tutte le debolezze teologiche e i pericoli pedagogici di una scelta che manifesta una drammatica rinuncia al mandato evangelico.
La diagnosi sbagliata di fronte all’emergenza educativa
La prima e più evidente criticità risiede nell’assoluta cecità rispetto al contesto reale in cui versa la scuola italiana. Assistiamo ormai da anni a un abbandono sistematico dell’Insegnamento della Religione Cattolica e, soprattutto, a un analfabetismo religioso sconcertante tra i ragazzi battezzati. La maggior parte dei giovani cristiani ignora i fondamenti del Credo, la struttura dei Sacramenti, il senso del peccato e della Grazia, e persino le basi della Sacra Scrittura.
L’ora di religione – già drammaticamente indebolita da decenni di approccio vagamente etico o sociologico – avrebbe un disperato bisogno di ritrovare la propria vocazione apologetica: mostrare la ragionevolezza della fede, la bellezza della Rivelazione e la verità di Cristo Risorto contro le lusinghe del secolarismo. Di fronte a questo vuoto devastante, la preoccupazione principale del Presidente della CEI diventa invece quella di garantire che l’Islam venga spiegato con correttezza dogmatica e dottrinale nei manuali cattolici. Si offre una risposta accademica all’Islam mentre la casa del Cristianesimo brucia nell’indifferenza.
L’insidia del relativismo e del sincretismo
Sul piano strettamente teologico, l’iniziativa scivola inevitabilmente verso la deriva dell’indifferentismo religioso. In un’aula scolastica in cui la fede cattolica non viene insegnata nella sua forza e certezza, presentare l’Islam con il tono neutrale o persino elogiativo tipico del dialogo interreligioso contemporaneo produce nei giovani un unico ed effettivo risultato: il relativismo.
Se tutte le fedi si equivalgono, se l’importante è "conoscersi" e "volersi bene", il messaggio che passa implicitamente agli studenti è che Cristo sia semplicemente una delle tante opzioni spirituali a disposizione nel grande supermercato del religioso. Si dimentica così l’insegnamento perenne della Chiesa, ribadito con chiarezza dalla dichiarazione Dominus Iesus: Gesù Cristo è l’unico, universale e definitivo Salvatore dell’umanità, e la Chiesa è l’unico strumento necessario per la salvezza. Trattare le dottrine che negano la Trinità e la Divinità di Cristo come "ricchezze da comprendere" senza un chiaro e saldo radicamento nella Verità cattolica significa tradire la missione ricevuta dagli Apostoli.
L’asimmetria del "dialogo a senso unico" e l’ipocrisia della reciprocità
Non si può infine tacere l’aporia politica e culturale di un dialogo privo di qualsiasi reciprocità. Mentre la Chiesa in Italia si premura di spalancare le porte delle proprie ore scolastiche alla conoscenza meticolosa del Corano per non apparire "intollerante", nei Paesi a maggioranza islamica l’annuncio del Vangelo è severamente proibito, la conversione al Cristianesimo è punita come apostasia e milioni di fratelli nella fede subiscono quotidianamente persecuzioni e discriminazioni.
Promuovere un irenismo di facciata – una pace superficiale che tace le insanabili divergenze teologiche e la natura teologico-politica dell’Islam – non è un atto di carità, ma un esercizio di debolezza culturale e spirituale.
La vera carità è la Verità
La vera carità nei confronti degli studenti – siano essi cattolici, non credenti o musulmani – non consiste nel nascondere l'identità cristiana per paura di offendere o per essere accettati dallo spirito del tempo. La vera carità risiede nel testimoniare senza complessi d’inferiorità che solo in Cristo l’uomo trova la piena risposta al proprio desiderio di salvezza.
Finché la gerarchia preferirà la plausibilità sociale all'audacia dell'annuncio, l'ora di religione continuerà la sua inesorabile trasformazione in un'innocua lezione di educazione civica interculturale, lasciando le anime dei nostri giovani prive del pane della Verità.
(foto dal web)

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