venerdì 15 maggio 2009

Se questo Papa è criticato a prescindere



di Renato Farina (da “Libero” del 13/5/2009)


Questo Papa non ha ricevuto proiettili addosso come capitò al predecessore, ma chiodi nelle mani e lance nel costato non mancano mai. È il suo destino. Pone gesti di coraggio leonino, usa parole trasparenti: ma è trattato come un tipo minore, bastonabile da chiunque gli passi vicino. La gente comune è con lui, e lo vede perseguitato, secondo la profezia di Isaia per il Servo di Jahvè: "Hanno contato tutte le mie ossa". Ma è una consolazione senza gloria di mondo. Questo viaggio in Medio Oriente nel cuore della tragedia del nostro tempo, ha rimesso in scena questo teatro dell'ingiustizia. Benedetto XVI mite e inerme ha osato andare dovunque non si doveva andare, perché ci si poteva scommettere che avrebbe scontentato tutti quanti pretendono di dettargli parole, gesti, sentimenti per la loro causa. Il Papa Bavarese è stato imprudente e fantasioso, senza mai alzare la voce, senza chiamare a sostegno cardinaloni o politici di livello mondiale; lo è stato più di quanto sia capitato di veder fare dal suo amico Karol Wojtyla. Ma hanno fortune diverse sul set dei leader mondiali. Il sigillo di Ratzinger è essere segno di contraddizione, ed essere umiliato. Osservatelo però: è come se questi schiaffi sul volto, francescanamente, gli regalassero la perfetta letizia. Il Grande Polacco aveva contro Breznev ma dalla sua Reagan, poi si scontrò con Bush padre e però aveva Gorbaciov a sostegno . Fu amato dagli ebrei per la visita alla Sinagoga di Roma, accusato per questo di eresia dai cattolici tradizionalisti di Lefèbvre. Fu apprezzato da islamici ed induisti. Ma a causa dell'indisponibilità al compromesso etico detestato dai progressisti alla Kung. E aveva dalla sua, forti e viventi, Madre Teresa e don Luigi Giussani. La malattia lo costrinse a pene private e pubbliche, ma fu venerato in vita dal popolo come già santo. Ratzinger? Tutti contro, o quasi. Obama gli va contro per aborto e ricerca sulle staminali. Il resto ve lo isparmiamo, ingratitudine dei lefebvriani compresa. Basti dire che pochi giorni fa, al Parlamento europeo, solo per un pugno di voti non è passato un emendamento di condanna personale contro di lui: l'accusa era di essere una specie di untore sacro, favorevole alla propagazione dell'Aids perché sostiene che i preservativi servono poco contro il contagio. Lo aveva detto in Africa. A 82 anni si è scapicollato sotto il sole feroce del Camerun e dell'Angola. Niente, trattato come fosse un sadico. Lui incassa, non reagisce.

MOLTI NEMICI

Ratzinger ha amici, come ricorda lui, ed è vero. Ma contano poco. Questo viaggio è il massimo del rischio per un Papa, ma lo sarebbe anche per un capo politico mondiale. Ecumenico senza essere generico. Benedetto è stato in Giordania e ha pronunciato un messaggio di cristallina bellezza dal monte Nebo dove Mose salutò la Terra promessa: da quella terrazza evocante i millenni ha salutato gli ebrei come padri e fratelli, con i quali è essenziali per i cristiani cercare l'unità; poi è entrato nella moschea ad Amman e ha onorato gli islamici religiosi condannando quanti ideologizzano la religione negando libertà e praticando violenza. È poi passato in Israele dove ha visitato il museo dell'Olocausto. Qui ha parlato di «orrore della Shoah», dell'assurdità di qualsiasi negazionismo, era commosso, provato dal carico di dolore e di infamia scaricato sulle vittime: mai più antisemitismo, ha detto. È stato nella moschea della Cupola di roccia sacra ai musulmani, alla spianata delle moschee ha porto la mano per un dialogo vero e totale, «senza ambiguità» con i musulmani. Ha visto il Muftì di Gerusalemme, e i due massimi rabbini di Israele. Oggi andrà nei Territori dell'Autorità palestinese, ne incontrerà i capi. Nessuno ha visto personaggi religiosi tanto importanti e contrapposti, ha parlato con genti di ogni idea e militanza in luoghi dove ci si ammazza da sessantanni. Risultato: i giornali e le autorità israeliane lo hanno criticato, e questo è plausibile, ma lo hanno fatto in modo offensivo, addirittura inventandosi la storia mille volte smentita della adesione di Ratzinger adolescente alla Gioventù hitleriana. Ma il presidente della Camera di Gerusalemme ha fatto di peggio, attribuendogli sentimenti meschini, perché secondo lui avrebbe fatto un discorso sulla Shoah senza partecipazione, «dal di fuori», senza chiedere perdono per conto dei tedeschi e dei cristiani. In compenso i leader musulmani lo minacciano di morte dipingendolo su Internet con la faccia di maiale, i moderati lo trattano con antipatia perché filoisraeliano, vicino alla spianata, dove il Papa ha teso la mano al Muftì, un gruppo di palestinesi distribuiva volantini dove si spingeva ad organizzare manifestazioni ostili in Galilea dove oggi giungerà Ratzinger.

IL POPOLO

Insomma in Terra Santa lo inchiodano come capitò a un tale di cui si protende vicario in terra. Eppure c'è un popolo silenzioso che gli vuol bene, un popolo senza potere. Cattolici del Medio Oriente, e di tutti i continenti. Ma non solo, anche laici, anche ebrei, buddisti, persino islamici. Invece l'establishment lo vuole seppellire. Viene in mente san Paolo all'Aeropago di Atene, preso in giro da gente di cui nessuno sentirà mai parlare, perché proclamava la resurrezione. Ma alcuni lo seguirono.

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