domenica 30 settembre 2012

Santa Messa Tradizionale nella Tomba di San Pietro in Vaticano.




La Chiesa del dialogo e la Chiesa che convertì Agostino.



di Anastasia Domini

Verso la fine del 384 giungeva a Milano un giovane manicheo, Agostino d’Ippona. Ne ripartiva nel 387, da cristiano. Cos’era avvenuto in quei tre anni? Agostino era stato conquistato dalla vita ecclesiale di Milano e dal pastore che con zelo ineguagliabile la guidava, Aurelio Ambrogio.

Agostino a Milano s’imbatte in una Chiesa piena: videbam ecclesiam plenam et alius sic ibat alius autem sic (vedevo una Chiesa piena che nella sua pienezza consentiva ai suoi membri itinerari diversi), scriverà nelle sue celebri e sempre attuali “Confessioni”. È a contatto con questa “pienezza” che Agostino rimane affascinato ed è spinto ad abbracciare la fede in Cristo.

S’imbatte, anzitutto, in un popolo santamente fiero di essere la Chiesa di Dio, un popolo che si raduna in preghiera a cantare gl’immortali inni composti dal suo Pastore, nella certezza che quelle melodie e quelle parole non sarebbero rimaste inascoltate. Un popolo propenso alla carità verso i poveri, ma non meno incline alla magnificenza delle chiese; aperto al matrimonio e alla verginità, ma fermo e intransigente su qualsiasi deviazione morale.

Ma è soprattutto al Vescovo di questa Chiesa “piena” che Agostino deve la sua conversione. Eppure questo pastore, Ambrogio, non dialoga con Agostino.

venerdì 28 settembre 2012

La Fede è decidere di stare con il Signore e vivere con Lui.


Porta Fidei - Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio con cui Papa Benedetto XVI ha indetto l'Anno della Fede.



Il papa afferma che è Dio che tiene aperta la porta della fede, per tutti gli uomini. Non tocca ad essi agitarsi per aprirla. L'inizio della fede non è conquista dell'uomo, esso è sempre possibile. La fede ha il carattere di un dono che sopravviene, non si può dedurre e non si può produrre.


«L'Anno della fede (..) è un invito ad un'autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo. Nel mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l'Amore che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati (cfr. At 5,31). (..) Grazie alla fede, questa vita nuova plasma tutta l'esistenza umana sulla radicale novità della risurrezione. Nella misura della sua libera disponibilità, i pensieri e gli affetti, la mentalità e il comportamento dell'uomo vengono lentamente purificati e trasformati, in un cammino mai compiutamente terminato in questa vita. La "fede che si rende operosa per mezzo della carità" (Gal 5,6) diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell'uomo (cfr. Rm 12,2; Col 3,9-10; Ef 4,20-29; 2 Cor 5,17). »

(Porta fidei, n. 6)


Sintesi

lunedì 24 settembre 2012

I cattolici e il male minore



Esiste una teoria di cattolici, prestigiosi e no, laici e prelati, numerosa e assordante, che ha solo l’obiettivo di perseguire il male minore. Di fatto, così, cooperano con il male. E su questo, non ci può essere discussione, perché questa cinica “strategia” ha già prodotto danni immensi nel nostro paese.

Su “Il Timone” n. 26 del luglio/agosto 2003, Mario Palmaro scriveva:
 “Pochi ricordano che la 194 è l’unica legge sull’aborto al mondo che porti la firma esclusivamente di uomini politici cattolici. Quando viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 22 maggio del 1978, essa porta in calce la firma di cinque politici dello Scudo crociato: il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e i ministri Tina Anselmi, Francesco Bonifacio, Tommaso Morlino, Filippo Maria Pandolfi. I membri dell’esecutivo della Dc avrebbero potuto dimettersi piuttosto che firmare una legge assolutamente inaccettabile, ma rimasero alloro posto ‘per il bene del Paese’. Il Capo dello Stato, anch’egli democristiano, Giovanni Leone, avrebbe potuto rimandare la legge 194 alle Camere per sospetta incostituzionalità, senza nemmeno dover rassegnare le dimissioni, in base all’articolo 74 della Costituzione. Invece, dopo soli quattro giorni firmò.

lunedì 3 settembre 2012

9 Domande sull’Anno della Fede

Il prossimo 11 ottobre avrà inizio l’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI. Di che si tratta? Che cosa desidera il Santo Padre? Che cosa possiamo fare noi? Ecco, a due mesi dall’inizio, le risposte a queste domande.

09 agosto 2012





1. Che cos’è l’Anno della Fede?

L’Anno della Fede “è un invito a un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo” (Porta Fidei, 6).


2. Quando inizia e quando finisce?

Inizia l’11 ottobre 2012 e finirà il 24 novembre 2013.


3. Perché sono state scelte queste date?

L’11 ottobre 2012 ricorrono due anniversari: il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e il 20° anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Il giorno della chiusura, il 24 novembre 2013, è la solennità di Cristo Re.


4. Perché il Papa ha indetto un Anno della Fede?

La balaustra, argine del sacro.


Alcuni manufatti, chiamati comunemente balaustre per molti secoli hanno costituito una presenza regolare all’interno delle chiese. Nonostante l’apparente banalità di questi oggetti, sarebbero necessari fiumi d’inchiostro per descrivere tutte le funzioni e tutti i significati che essi hanno rivestito.

di Andrea de Meo




Varcare un confine a piedi, scavalcare il crinale di un monte, addentrarsi in una caverna, sono piccole esperienze accomunate, come molte altre, da una sensazione particolarissima. A chi le ha vissute non sarà sfuggita l’impressione di oltrepassare una linea oltre la quale vigono altre regole, oltre la quale il comportamento deve mutare perché al di là di quel punto lo spazio è diverso, non è più lo stesso di prima. Gli esempi che ho citato, a solo scopo narrativo, hanno tutti la caratteristica di essere accompagnati da segnali visibili, che quasi suggeriscono con la loro stessa presenza l’incipiente mutamento di stato. In alcuni casi, come l’ingresso in una grotta, tale segnale è offerto dalla natura, in altri, come il passaggio del confine, il segnale è posto dagli uomini.

mercoledì 22 agosto 2012

I valori morali oggettivi e l’esistenza di Dio: una piccola argomentazione.



(Fonte: UCCR)

Nei Paesi anglosassoni si usa pubblicare sui quotidiani, in modo abbastanza costante, riflessioni filosofiche sull’esistenza di Dio. A volte sono argomenti abbastanza banali, altre volte invece sembrano essere più interessanti. Tra questi ultimi quello apparso su Enterprisenews.com, dove è stato affrontato il cosiddetto “argomento morale”, da cui prenderemo spunto per questo articolo. Avevamo parlato dello stesso argomento, molto più approfonditamente, in un post precedente a cui invitiamo a fare riferimento.

“L’argomento morale” recita questo:

1) Se Dio non esiste, i valori morali oggettivi non esistono.
2) I valori morali oggettivi esistono.
3) Pertanto, Dio esiste.

Non ci interesserà più di tanto arrivare a “dimostrare” l’esistenza di Dio in questo modo (né in nessun altro), che rimane sempre una questione legata alla libertà dell’uomo, ma piuttosto vorremmo soffermarci maggiormente sulle implicazioni che emergeranno dalle due premesse. Poi, chi vorrà, passerà al terzo passaggio. Resta il fatto che, se questo terzo punto non piace, bisognerà adoperarsi per confutare una delle due premesse, che però sembrano resistere a sufficienza.

sabato 18 agosto 2012

Circa i peccati e le tre censure ecclesiastiche.



La Chiesa è Madre, e ha il dovere di educare nella fede e nell’amore in Dio per aiutare tutti a conseguire la Salvezza Eterna dell’Anima, i Sacramenti istituiti da Cristo stesso e depositati nella Chiesa, sono in ordine a tale scopo.


Quindi, la Chiesa nella sua Eterna Sapienza stabilisce che per ricevere la Santissima Eucaristia o Comunione bisogna essere in grazia di Dio, cioè non avere commesso peccati gravi o mortali dopo l’ultima confessione ben fatta.

Normalmente il buon cristiano si confessa ogni mese. Ma certamente una volta all’anno.


Dal Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC)

CCC 1458 Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa. In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarci guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito. Ricevendo più frequentemente, attraverso questo sacramento, il dono della misericordia del Padre, siamo spinti ad essere misericordiosi come lui.


martedì 14 agosto 2012

Fuori della Chiesa c’e’ salvezza?

Porto all'attenzione dei lettori di Sursum Corda un interessante articolo pubblicato nel Bolg "Una Casa Nella Roccia".



Oggi molti mettono in dubbio il fatto che la Chiesa Cattolica sia strumento necessario di salvezza. Ci si chiede: davvero è necessario essere cattolico per salvarsi? E’ mai possibile che fuori della Chiesa non ci sia possibilità di salvezza?

In realtà queste perplessità nascono dal fatto che siamo in piena cultura relativista (non deve esistere nessuna verità assoluta) e soggettivista (ognuno può crearsi la verità che vuole).

Prendendo il Magistero nella sua interezza, la Chiesa si presenta come assolutamente necessaria per la salvezza di ogni uomo.

C’è una famosa frase di origine patristica che dice: “extra Ecclesiam nulla salus”, ovvero: “fuori della Chiesa non vi è salvezza”. Ebbene, questa frase è un’incontestabile verità di fede, è lo è perché è stata continuamente ripetuta dai Padri e dal Magistero.

Ecco alcuni esempi di ciò che a riguardo dicono i Padri della Chiesa, il Magistero e il Nuovo Testamento:


martedì 7 agosto 2012

La misantropia degli animalisti.


di Rodolfo Casadei

Prendere parte a risse è sempre disdicevole. Ma se proprio fossi stato costretto a partecipare, sotto ricatto o per mancanza di alternative, a quella di domenica scorsa fra i vetturini delle botticelle romane e i militanti del Partito animalista europeo in Piazza di Spagna a Roma, non avrei avuto dubbi nella scelta: dalla parte dei cocchieri e della loro rabbiosa reazione al tentativo dei sedicenti difensori dei “diritti” degli animali di impedire loro di lavorare. Può darsi che alcuni conducenti stessero violando l’ordinanza del sindaco che indica orari e temperature in coincidenza delle quali non è autorizzata la circolazione delle carrozzelle trainate da cavalli, ma i loro critici avevano facoltà di sporgere denuncia, presentare esposti, richiamare l’attenzione degli agenti della polizia municipale in servizio, ecc. Invece hanno scelto la via della provocazione e dello scontro al solo scopo di farsi pubblicità e di diffondere un’immagine negativa di Roma (la scena della rissa in uno dei siti turistici italiani più frequentati è stata videotrasmessa in tutto il mondo), con cui poi ricattare le autorità locali per ottenere misure draconiane, come il ritiro di tutte le licenze ai conduttori di botticelle.

Ma prima che commisurata ai fatti e alle circostanze, la mia presa di posizione è culturale. Perché il linguaggio degli animalisti rappresenta un vero e proprio inquinamento del pensiero e perché al fondo delle loro azioni c’è un’antropologia insostenibile e inaccettabile, sentimentalista e misantropa. È un abuso costante della razionalità l’uso da parte degli animalisti, sull’onda degli scritti di Peter Singer e Richard Ryder, del termine “diritti” in riferimento a quello che potrebbe o non potrebbe essere fatto dagli uomini agli animali. I diritti sono il necessario complemento dei doveri dei soggetti moralmente responsabili, cioè di coloro che dispongono di un certo grado di libertà nelle loro azioni. Gli esseri umani hanno diritti perché hanno doveri: sono tenuti, per esempio, a rispettare l’integrità della vita degli altri uomini, e da ciò discende logicamente il diritto di ogni essere umano a non essere ucciso. Questo non vale per gli animali, ai quali non può essere chiesto di assolvere a doveri: l’istinto detta tutti i loro comportamenti, e l’animale che uccidesse un essere umano con un’azione innescata o dalla paura, o dalla fame, o dagli imperativi del controllo del loro territorio, ecc. non sarebbe moralmente responsabile della sua azione. La soppressione o la reclusione di un animale che ha causato gravi danni a esseri umani non è una punizione o una pena – concetti relativi all’ambito morale – ma una misura pratica per prevenire il ripetersi del danno. Pertanto gli animali, non avendo doveri verso gli uomini, non hanno nemmeno diritti.

mercoledì 1 agosto 2012

Anno della fede, risposta alla povertà spirituale di oggi.





INTRODUZIONE

Con la Lettera apostolica Porta fidei dell’11 ottobre 2011, il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto un Anno della fede. Esso avrà inizio l’11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, e terminerà il 24 novembre 2013, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo.

Quest’anno sarà un’occasione propizia perché tutti i fedeli comprendano più profondamente che il fondamento della fede cristiana è «l’incontro con un avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva»[1]. Fondata sull’incontro con Gesù Cristo risorto, la fede potrà essere riscoperta nella sua integrità e in tutto il suo splendore. «Anche ai nostri giorni la fede è un dono da riscoprire, da coltivare e da testimoniare», perché il Signore «conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia dell’essere cristiani»[2].

L’inizio dell’Anno della fede coincide con il ricordo riconoscente di due grandi eventi che hanno segnato il volto della Chiesa ai nostri giorni: il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, voluto dal beato Giovanni XXIII (11 ottobre 1962), e il ventesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, offerto alla Chiesa dal beato Giovanni Paolo II (11 ottobre 1992).

DON MATTEO LAMANNA

SPECIALE DEDICATO AL MISSIONARIO APOSTOLICO
DON MATTEO LAMANNA
NEL 240° ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE
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Introduzione
Il 25 agosto di quest’anno ricorre il 240° anniversario del passaggio a miglior vita di Don Matteo Lamanna, fondatore della Congregazione dei “Sacerdoti Missionari figli di Maria Santissima” e del complesso monumentale del Ritiro di Mesoraca (Crotone), considerato l’esempio più valido del Tardo Barocco in Calabria e tra i più interessanti di tutto il Mezzogiorno.
Don Matteo Lamanna - così come scrive il Biblista Don Serafino Parisi nella prefazione dell’opera Don Matteo Lamanna e i suoi Sacerdoti Missionari nella Calabria del Settecento (S. Cropanese, Ed. Progetto 2000)- può essere considerato come un “antesignano del cosiddetto cristianesimo sociale, non solo perché ha accolto dei ragazzi per acculturarli e renderli liberi e responsabili, capaci di intervenire concretamente, cristianamente formati, nell’agone socio-politico del tempo, ma perché ha compreso, e si è impegnato per questo, che l’orizzonte della vita spirituale e dell’impegno culturale è precisamente la santità”.

domenica 29 luglio 2012

L'uso di dare la Comunione in bocca può risalire a Gesù?





di Nicola Bux

Il Santo Padre, non solo pronunziò il noto discorso del 22 dicembre sull' interpretazione del concilio ecumenico Vaticano II, che invitava a compiere nel senso della riforma in continuità con la tradizione della Chiesa (Ecclesia semper reformanda), ma lo ha pure messo in pratica nella liturgia. In primis, facendo ricollocare il Crocifisso dinanzi a sè sull'altare, in modo che la preghiera del sacerdote e dei fedeli sia "rivolta al Signore". 


Qui però, mi soffermo sulla seconda 'innovazione' di Benedetto XVI: l'amministrazione della S.Comunione ai fedeli, in ginocchio e in bocca. Dico 'innovazione', rispetto al noto indulto che in diverse nazioni consente di riceverla sulla mano.Infatti, si ritiene da non pochi, che solo nella tarda antichità-alto medioevo, la Chiesa d'Oriente e d'Occidente abbia preferito amministrarla in tal modo. Allora, Gesù ha dato la Comunione agli Apostoli sulla mano o chiedendo di prenderla con le proprie mani?

martedì 24 luglio 2012

Verso l'Alto!





Beato Piergiorgio Frassati,
tu che giovane e ricco ti facesti amico dei poveri
perchè in loro scoprivi il volto vivo di Dio,
aiuta anche noi a riconoscere Gesù nei poveri
e a servirli con generosità.

Tu che amavi camminare sulle alte montagne,
dove sentivi forte la presenza di Dio,
insegnaci che la vita
deve saper guardare verso l’Alto
ed avere orizzonti grandi e sconfinati.

Tu che amavi l’amicizia vera e la gioia condivisa,
insegnaci ad essere veri amici di Dio
per essere veri amici dei fratelli.

Tu che fosti incompreso nella famiglia
per la tua fede cristiana, aiuta i giovani
che sono derisi e umiliati per il loro credo,
a rimenere fedeli al dono della fede cristiana.

Tu che che hai scoperto che vivere la vita cristiana
è vivere la pienezza dell’esistenza,
aiuta noi giovani a comprendere
che la vera ricchezza
della vita è vivere per Gesù,
è metterci al suo servizio.
Fa’ che non abbiamo paura di seguire Gesù!

Beato Piergiorgio Frassati,
prega per noi!


domenica 22 luglio 2012

Mons. Bux sulla Liturgia.

"..Oggi i preti, nella liturgia dicono alla fine della Messa: “Buongiorno, buonasera, come state? Mi raccomando, andate a casa, fate questo, fate quest’altro …”. La liturgia, come atto della Chiesa universale, non è un atto di un gruppo che io possa trasformare in una sorta di riunione di famiglia. No, e questo è il punto. Allora, l’adorazione: adorazione significa che la gente viene in chiesa perché deve riconoscere e adorare il Signore. E dunque questa è la cosa fondamentale. Se viene meno questo, è chiaro che ogni altra cosa è possibile..."



Riporto dal Blog Caorleduomo, questa interessante intervista a Mons. Bux, Consultore in Vaticano delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi.

Il Papa e i richiami alla corretta liturgia. Mons. Bux: è un atto sacro, non di intrattenimento.

Nel suo videomessaggio per la cerimonia conclusiva del Congresso eucaristico internazionale di Dublino, Benedetto XVI ha affermato che i desideri dei Padri Conciliari circa il rinnovamento liturgico sono stati oggetto di “molte incomprensioni ed irregolarità”. “La riforma voleva condurre la gente a un incontro personale con il Signore presente nell’Eucaristia - ha detto il Papa - ma la revisione è rimasta ad un livello esteriore”. Ma come e perché è stata fraintesa la riforma liturgica del Concilio Vaticano II?
Fabio Colagrande lo ha chiesto a mons. Nicola Bux, docente alla Facoltà teologica pugliese e consultore presso le Congregazioni per la Dottrina della Fede e per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti:

giovedì 19 luglio 2012

Litanie Riparatrici alla Madonna




Ad ogni invocazione: Ti consoleremo o Maria

Delle orribili offese che si fanno
contro il tuo dolcissimo figlio Gesù,

Della spada di dolore che figli degeneri
vogliono immergere nuovamente nel tuo Cuore materno,

Delle bestemmie nefande vomitate contro il tuo purissimo
e santissimo Nome,


Delle infami negazioni che si fanno dei tuoi privilegi
e delle tue glorie più belle,

Degli insulti che i protestanti e gli eretici lanciano
contro il tuo culto dolcissimo,

Dei sacrileghi oltraggi che si fanno dagli empi
contro le tue venerande immagini,

Delle profonazioni che si commettono
nei tuoi stessi santuari,

Dei peccati contro l'angelica virtù della purezza
che ti è cara sopra ogni altra,

Degli oltraggi che con le mode invereconde si commettono
contro la dignità della donna, da te rivendicata e santificata,
Dell'orrendo delitto con cui persino gli innocenti fanciulli
vengono strappati dal tuo seno materno,
Della incomprensione di tante madri
per i tuoi diritti divinamente materni,
Della ingratitudine di tanti figli alle tue grazie più preziose,
Della freddezza di tanti cuori di fronte alle tue tenerezze materne,
Del disprezzo con cui sono accolti i tuoi amorevoli inviti,
Della crudele indifferenza di tanti cuori,
Delle amare lacrime che versi sulla sorte
di tanti tuoi infelici figli prodighi,
Delle angoscie del tuo dolcissimo Cuore, nel vedere
di nuovo il tuo Figlio tradito e crocifisso dai peccatori,
Delle agonie dell'anima tua santissima alla vista
dell'abbandono in cui Egli è lasciato in tanti tabernacoli,
Dei tuoi sospiri d'amore,
Del martirio che ti reca la perdita di tante anime redente
dal Sangue del tuo Gesù e dalle tue lacrime,
Degli orrendi attentati che si commettono
contro il tuo Gesù che vive nel suo vicario
e nei suoi sacerdoti,
Della infernale congiura contro la vita del tuo Gesù
nella sua Chiesa.



PREGHIAMO

O Madre Santa e dolcissima, nell'eroismo del tuo amore materno, ai piedi della Croce, hai pregato per quelli che martoriavano il tuo diletto Figlio Gesù e straziavano il tuo tenerissimo Cuore; abbi pietà di tutti quelli che ora ti offendono. Fa che anch'essi possano essere accolti nel tuo seno materno, purificati dalle tue lacrime benedette, ed ammessi a godere i frutti stupendi della tua materna mmisericordia. Amen

martedì 10 luglio 2012

Castità prematrimoniale. Le ragioni della Chiesa.



di Giuliano Guzzo

Sta alimentando dissensi e polemiche un recente intervento dell’arcivescovo di Trento, reo di aver rammentato l’immoralità del piacere sessuale al di fuori del matrimonio. Che poi è notoriamente l’argomento preferito per accusare la Chiesa d’essere fuori dal mondo. Tutto si può dire, quindi, tranne che questo genere di polemiche siano sorprendenti.
Sorprende, invece – e parecchio -, l’atteggiamento di coloro che puntualmente liquidano come sessuofobico l’insegnamento della Chiesa senza in realtà conoscerlo. 

Non è infatti vero, tanto per sbugiardare un mito duro a morire, che la Chiesa consideri l’astinenza dal piacere sessuale alla leggera, come se fosse un percorso semplice e banale. Al contrario, il Catechismo chiarisce senza equivoci che i fidanzati che vivono «la castità nella continenza» risultano effettivamente messi «alla prova». Il punto è che non si tratta di una prova fine a sé stessa, bensì volta ad accrescere «il reciproco rispetto», ad allenare «alla fedeltà e alla speranza di riceversi l'un l'altro da Dio» (CCC, 2350).
Non per nulla viene caldeggiato il ricorso alla preghiera come sostegno costante e fondamentale anche per la vita di coppia, diversamente in balia di sole forze ed umori umani, spesso troppo umani.


domenica 8 luglio 2012

IL POTERE DELLA PUBBLICITA' E L'ISTIGAZIONE AL VIZIO

Non c'è soltanto qualcuno che vuole imporre il suo prodotto, ma chi segue pervicacemente l'ideologia totalizzante dello schiavismo del peccato.

di Cristina Siccardi

La pubblicità è una delle forme più persuasive per indirizzare i gusti e le scelte delle persone. Il primo annuncio pubblicitario risale al 1630 e apparve su un giornale di quel tempo: era una semplice inserzione che richiamava il nome del prodotto. Con la rivoluzione industriale e con l'incremento della produzione delle merci è aumentato l'uso di fare pubblicità, fino a diventare la cosiddetta "anima del commercio". Essa è il motore trainante degli indirizzi degli usi e dei costumi delle diverse generazioni e la sua importanza ha dato vita ad una vera e propria scienza, che utilizza le tecniche e tecnologie più avanzate, avvalendosi del lavoro di psicologi, sondaggisti, sociologi, disegnatori, fotografi, grafici, registi, attori, musicisti, cantanti... e le cifre impiegate sono da capogiro.