domenica 17 maggio 2009

Etica globale: il nuovo paradigma

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PASTORALE DELLA SALUTE

INTERVENTO DELL'ARCIVESCOVO
JAVIER LOZANO BARRAGÁN

Sabato, 14 dicembre 2002


AVIER LOZANO BARRAGÁN
Arcivescovo-Vescovo emerito di Zacatecas

Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute

Specialmente nel campo della Bioetica si sentono pareri che spesso discordano da quelle norme che nella cultura cristiana eravamo abituati a sentire, ascoltiamo pareri ed anche decisioni da parte di alcuni Ministeri della Sanità di diversi Paesi che veramente sono contrari alla morale cattolica, e ci domandiamo: cosa sta succedendo? Certo, si parla della secolarizzazione della società odierna, e questa potrà essere già una risposta; ma ci domandiamo: c'è un corpo dottrinale etico dal quale si parte verso queste nuove concezioni normative della condotta, specialmente nel campo della manipolazione della vita, nel campo della biogenetica? La presentazione che qui espongo è un tentativo di offrire alcune linee sintetiche di questo pensiero normativo, specialmente nel campo della vita; lo scopo è di far conoscere un progetto di etica universale che vuole oggi supplire al Cristianesimo e che in una o in altra maniera si trova spesso nelle posizioni che si assumono per alcune decisioni riguardanti la Bioetica. Presentiamo una specie di sintesi di questi pensieri, e poi un breve giudizio sugli stessi. Questo progetto alcuni lo chiamano "Il Nuovo Paradigma". Queste linee che propongo sono il frutto di una riflessione sui diversi interventi al riguardo, uditi specialmente sulle posizioni delle Nazione Unite nelle sue varie dipendenze. Come introduzione, prima partiamo dal concetto di globalizzazione, quindi mettiamo la cornice sotto la quale si vuole presentare questa etica "globalizzata", per procedere poi ad un tentativo di sintesi di essa e ad alcuni punti di critica.

I. Introduzione

La globalizzazione

Oggi, nell'epoca della globalizzazione si parla anche del bisogno di avere un'etica globale, universale; nella globalizzazione assistiamo al defluire attraverso le frontiere geografiche e politiche di gente, di informazione, di merce, e specialmente di capitale. Risaltano i fattori della comunicazione, della tecnologia, delle migrazioni, dell'informatica e della standardizzazione produttiva e finanziaria. Ci troviamo di fronte ad una crescita dei rapporti sovraterritoriali fra la gente, dove gli elementi basilari sono la sovraterritorialità, il capitalismo di libero mercato, una densità di reti di scambio indipendenti ed autonome riguardo i differenti Governi nazionali.

In questa globalizzazione si parla del bisogno di una nuova etica anche globalizzata: il Nuovo Paradigma, che s'inscriverebbe sotto questa cornice ideologica:

- l'Eclettismo, che accetta qualsiasi affermazione di condotta, indipendentemente dal suo sistema, contesto e giudizio;

- lo Storicismo, secondo il quale la verità cambia secondo il suo adeguamento ad un'epoca determinata della storia che di per sé passa;

- lo Scientismo, in cui si dice che l'unica verità accettabile è quella sperimentabile nel campo scientifico;

- il Pragmatismo, in cui le decisioni etiche vanno prese considerando come unico criterio l'utilità, secondo il binomio costo/beneficio, e guidati in questo dall'opinione della maggioranza;

- il Nichilismo, in cui semplicemente si rinuncia alla capacità di giungere a verità oggettive;

- la Postmodernità, in cui si assumono decisioni nichiliste.

Organizzazioni non governative, fautori del Nuovo Paradigma

Come abbiamo ormai accennato, il Nuovo Paradigma si forgia nell'Organizzazione delle Nazioni Unite, ONU, specialmente nelle sue diramazioni: OMS, UNESCO.

Al riguardo, nell'ONU sono specialmente attive tre Organizzazioni non governative, cioè: "Women's Enviroment and Developement Organization", "Earth Council Greenpeace" ed "International Planed Parenthood Federation".

II. Il Nuovo Paradigma (sintesi)*

In questa piccola sintesi elenco i seguenti punti: lo sviluppo sostenibile, finalità dell'Etica, le religioni, i valori, i pilastri dell'Etica, problemi, fondamenti, principi della Bioetica ed origini di questi principi.

1. Lo sviluppo sostenibile

Il mondo attuale non può continuare ad andare avanti così; dopo la guerra fredda ci troviamo davanti a situazioni ecologiche insostenibili, andiamo verso la degradazione totale del pianeta dovuta alla contaminazione per residui tossici di tutte le risorse, senza escludere le radioattive.

Questo ci conduce ad un malessere continuo che non può durare. Abbiamo bisogno di arrivare al benessere per tutti, al benessere globale. Questo benessere globale è possibile soltanto dentro uno sviluppo globale, ma non lo sviluppo come quello che fino ad oggi abbiamo, perché questo non lo si può sostenere più, ma dobbiamo arrivare allo sviluppo sostenibile, cioè che non degradi il pianeta e che mediante uno sviluppo armonico consegua il benessere per tutti e sia centrato nel popolo (people centredness).

2. Finalità dell'Etica

Il benessere globale dentro lo sviluppo sostenibile è la finalità della nuova etica globale, è la convergenza verso la quale si dirige il Nuovo Paradigma. Questo benessere globale costituisce la meta chiamata qualità di vita, che è "la percezione dell'individuo della sua posizione nella vita, nel contesto della cultura e del sistema di valori nel quale si trova, in rapporto con le sue mete, aspettative, standard ed interessi". Si tratta di un concetto di ampio raggio, composto in maniera complessa per la salute fisica della persona, il suo stato psicologico, le sue credenze personali, le sue relazioni sociali e la sua relazionabilità con i dati sopra indicati del suo intorno (whool). La Qualità di vita copre 6 campi: Salute fisica, salute psicologica, livello di dipendenza, relazioni sociali, dintorni (economia, libertà, sicurezza, informazione, partecipazione, ambiente, traffico, clima, trasporto...), spiritualità (religione e credenze personali). Quello che è basilare è l'autonomia e la autodeterminazione individuale. Si prescinde dalle obbligazioni sociali.

3. Le Religioni

Le diverse religioni esistenti nel mondo non sono state capaci di generare questa etica globale, pertanto si devono sostituire con una nuova spiritualità che abbia come finalità il benessere globale dentro lo sviluppo sostenibile. La natura, la terra, chiamata "GAIA", è divina ed inviolabile. L'uomo è un suo elemento in più che si capisce soltanto in armonia con la terra. Non si tratta di una nuova religione, ma di una nuova spiritualità. Le religioni finora esistenti si preoccupano dell'altra vita; questa spiritualità si preoccupa della vita attuale, terrena, è una spiritualità senza Dio, a livello secolare, la sua ultima finalità è la viabilità del mondo attuale ed il benessere dell'uomo in essa.

Ma in questa spiritualità non s'ignorano elementi validi che si trovano in altri credi, questi vengono presi per formare l'Etica globale. Così, specialmente dalle religioni delle comunità indigene americane si raccoglierà il rispetto per la natura e la necessaria interazione fra natura e uomo; dall'Ebraismo, il concetto di santità; dal Buddismo, la serenità e l'impassibilità; dall'Induismo, il rispetto per gli animali; dall'Islamismo la virtù della giustizia; dal Cristianesimo, la carità e la misericordia. Malgrado questo, tutte le religioni sono uguali: incompetenti a risolvere il problema ecologico. Non hanno risposte valide per questa epoca di globalizzazione. Si deve lottare contro egemonie pretese e gerarchie dogmatiche che vogliano imporre i loro punti di vista; l'obiettivo è creare una cornice comune di condotta che identifichi i principi etici fondamentali per la società globale emergente. Si tratta di combattere efficacemente la sovrappopolazione, l'industrializzazione, la degradazione ambientale, l'inettitudine delle istituzioni, la polluzione ambientale, l'ingiustizia sociale, gli estremismi religiosi ed ideologici, l'intolleranza e la esclusione sociale. La nuova spiritualità trascende tutte le altre spiritualità e religioni, le combatte e le supplisce, perché queste spiritualità e religioni si percepiscono come bastioni di resistenza contro i valori e le mete del Nuovo Paradigma.

I valori della libera impresa, la sovranità nazionale, le religioni, i dogmi, la legge naturale, i valori tradizionali si devono rifiutare per essere irrilevanti ed aver creato un vuoto etico; oggi si deve aprire il varco ai nuovi valori che sono gli unici che permetteranno di vivere in pace.

4. Valori

I valori del Nuovo Paradigma sono quelli che ispirano una cultura della pace, una pace ecologica "Greenpeace", dell'amore, della amicizia, del condividere, del curare, del processo di prendere decisioni consultate, della democrazia partecipativa, della decentralizzazione, della negoziazione, dei processi d'arbitrio e assegnazione positiva, del no alla guerra, del rispetto per la vita, per la libertà, la giustizia e l'equità, il mutuo rispetto, l'integrità.

5. Pilastri dell'Etica

Questa nuova etica si fonda su cinque pilastri: Diritti umani e responsabilità, democrazia ed elementi della società civile, protezione delle minoranze, impegno per la soluzione pacifica dei conflitti e trattative trasparenti, equità intergenerazionale.

6. Problemi

I problemi ai quali si deve dare soluzione sono quattro: il primo riguarda l'equilibrio uomo-natura; il secondo il significato della felicità, della vita e della pienezza; il terzo esamina la relazione fra l'individuo e la comunità ed il quarto contempla l'equilibrio fra equità e libertà.

Questa nuova etica è indipendente dal dogma e dalla legge naturale. La connessione fra conoscenza e prassi etica non è causale come nelle scienze, ma situazionale. Cioè, non occorrono norme evidenti che reggano la condotta, piuttosto la condotta che oggi si adopera si tradurrà in norme di condotta per il futuro. Il problema è generare il Consenso, affinché la gente accetti questa nuova etica globale. Per questo fine si devono creare delle motivazioni del tutto efficaci. Così le "lobby" che le ONG devono attuare perché i diversi Governi accettino le proposte che loro fanno.

7. Fondamenti

I tre fondamenti sopra i quali si costruisce questa nuovo etica e spiritualità sono i diritti umani, la salute per tutti e l'educazione. I diritti umani si fondano nella totale equità di tutti gli uomini. Per questo si esige come unico rimedio accettabile ed efficace da una parte la stabilizzazione della popolazione e dall'altra il trasferimento massiccio della ricchezza dai ricchi ai poveri. Per alcuni sostenitori di questa etica, il Capitalismo è la radice di tutti i mali ed è una esigenza del nuovo ordine opporsi alla globalizzazione economica (non global). Si dice che si deve creare un nuovo standard di vita comune per tutti. Si rispetta la diversità delle culture, ma nello stesso tempo si pretende imporre una cultura universale.

Riguardo la salute per tutti, si esigono otto elementi: educazione alla salute, nutrizione adeguata, acqua pulita, cure elementari, salute materno-infantile, immunizzazione contro le malattie infettive più importanti, prevenzione e controllo delle malattie endemiche locali, cura adeguata delle malattie e disastri comuni e salute riproduttiva. Questo diritto s'ingloba nella sicurezza sociale, comporta cancellare la povertà, ottenere l'equità globale sociale e si realizza dalla governabilità globale. Esige occuparsi dell'educazione e delle tendenze democratiche.

Riguardo l'Educazione, questa deve essere un'educazione per tutti; i suoi contenuti sono il curriculum basilare dell'educazione della popolazione e si divide in quattro categorie: sviluppo sociale ed economico con enfasi nella demografia sociale, ambiente ed ecosistema, trattando specialmente della relazione fra popolazione ed ambiente; "gender", sessualità e complemento personale; famiglia e benessere. Si sottolineano i diritti umani, lo sviluppo sostenibile, l'equità del genere (gender), l'assicurazione della salute, la partecipazione, la governabilità, le tecniche per forgiare i consensi, la cittadinanza globale, la pace, la protezione dell'ambiente, la salute riproduttiva. Questa educazione deve essere olistica ed è la chiave per ottenere il consenso d'accettazione del Nuovo Paradigma. La educazione deve essere interdisciplinare e generare così un processo assai complesso. Deve essere tanto formale come informale.

8. Principi per la Bioetica

All'interno di questa bioetica chiusa al Trascendente, che alcuni hanno chiamato "soggettiva", "autonoma", sono stati formulati alcuni principi generali normativi per poter tracciare lo studio della condotta umana nelle scienze della vita e della salute. Questi principi sono tre, e cioè:

1. Il principio di autonomia
2. Il principio di beneficenza (ed in negativo della non malvagità)
3. Il principio di giustizia

Il principio di autonomia significa la libertà dell'agente morale, cioè che un'azione è buona se rispetta la libertà dell'agente morale e degli altri.

Il principio di beneficenza significa che bisogna fare sempre il bene ed evitare il male.

Il principio di giustizia significa che bisogna dare ad ognuno ciò che gli è dovuto.

9. Origine di questi principi

Poiché di per sé non ci sarebbero norme oggettive in questa bioetica, appare complicata la giustificazione di questi principi. Alcuni li hanno attaccati, dichiarando che hanno già superato il principialismo americano (riferendosi al luogo dove sono stati formulati). Tuttavia, altri ne danno una giustificazione e affermano che si è giunti alla loro formulazione in via sperimentale, sulla base dei risultati buoni e dei risultati cattivi delle azioni realizzate nel campo della bioetica e sintetizzandone le conseguenze.

Si danno varie spiegazioni, oppure non se ne danno affatto; le diverse posizioni sono le seguenti:

9.1. Teoria evoluzionista

L'evoluzione della specie continua quando appare l'uomo e l'uomo continua ad evolversi non solo per quanto riguarda la sua natura, bensì per quanto riguarda la sua cultura, così che per ogni tappa della storia ci sono una cultura ed un'etica differenti. Nella tappa attuale della storia, la bioetica si sintetizza in detti principi.

9.2. Teoria soggettivista

Non è possibile conoscere i valori, ognuno deve procedere come crede opportuno e, come risultato generale di questo procedere, nascono i principi addotti.

9.3. Teoria contrattualista

Siccome la teoria soggettivista ci portava al pieno relativismo, essa va applicata però motivando un consenso, cioè accordandosi tra tutti e procedendo secondo l'opinione della maggioranza, una sorta di contratto sociale tra i membri della società. Tutti sono stati d'accordo con questi principi.

9.4. Teoria clinica

Tuttavia, siccome non sempre è possibile mettersi d'accordo, si esamina caso per caso e si agisce nella maniera che si ritiene sia la migliore.

9.5. Teoria utilitaristica

Se si chiede quale sia questa maniera migliore, si risponde con la teoria utilitaristica del costo/beneficio, secondo la quale bisogna realizzare ciò che costa meno e che porta al risultato migliore.

9.6. Teoria dei nuovi principi

Qualcuno opina (Peter Singer) che non bisogna rimanere attaccati ai vecchi principi, bensì inventarne di nuovi. Così per esempio non bisogna fissarsi semplicemente con il principio "non ucciderai", bensì con uno nuovo che dica "uccidi solo se lo decidi liberamente e ti fai carico di tutte le conseguenze". I principi indicati si possono adottare come principi etici, sempre che ognuno lo decida liberamente e si faccia carico di tutte le sue conseguenze.

III. Alcuni punti per il giudizio sul Nuovo Paradigma

1. Problematica risultante nei principi della Bioetica

Come possiamo vedere, in ciascuna delle spiegazioni precedenti si giunge ad un relativismo, non solo nel constatare la pretesa origine dei principi, bensì nello stesso loro esame. In effetti, il principio di autonomia corrisponde all'agire con libertà, però esso vorrebbe dire che coloro che non hanno libertà non vanno considerati per questa azione morale, ad esempio gli invalidi, i bambini, i feti, gli embrioni.

D'altra parte, il principio di beneficenza dice di fare il bene agli altri. Ma cosa è il bene? Cosa è buono veramente per una persona? Se non sappiamo oggettivamente nulla di ciò che può essere buono per qualcuno, non possiamo fargli del bene; lo stesso dicasi della giustizia: cosa spetta ad ognuno?

Gli stessi principi che sono stati posti, considerati in se stessi, non hanno spiegazione. Si suole dire che questi principi devono essere intesi come principi attuali, cioè meramente di attuazione, e non come principi prima facie, cioè come principi teorici; però la difficoltà esiste anche come principi di attuazione: perché devo agire in questo modo se non è ragionevole?

Inoltre, quando questi principi entrano in collisione tra di loro, quale di essi deve prevalere? Ad esempio, se il principio di autonomia entra in collisione con il principio di beneficenza e questo, a sua volta, con quello di giustizia, quale dobbiamo seguire? Occorre un principio ulteriore, previo a questi, che dia loro unità e che risolva un possibile conflitto. Il principio di autonomia, e così di libertà, ha i propri limiti quando si trova di fronte al bene di un terzo, e anche il bene di un terzo è limitato quando si trova di fronte a quanto è dovuto ad un'altra persona, però in ultima analisi i principi non dicono cosa gli è dovuto. Così alcuni ricorrono a quella che chiamano l'etica narrativa, in cui si narrano uno ad uno solo i casi che succedono, e si agisce su esempio di come si procedette anteriormente; oppure si rifugiano in ciò che chiamano percezione femminile, cioè ciò che la bontà fine di una persona giudica conveniente. Così si avvicinano ad un altro criterio che chiamano criterio "della virtù", secondo il quale colui che decide ciò che è buono e ciò che è cattivo, è chi ha abbastanza virtù, intendendo per virtù l'agire secondo retta ragione. Parlando di retta ragione, si avvicinano alla concezione classica della bioetica oggettiva.

E adesso ci riferiamo globalmente a tutto il Nuovo Paradigma.

2. Valori del Nuovo Paradigma

È giusto reagire contro la degradazione ambientale ed anche rendersi conto che lo sviluppo ha un limite e che uno sviluppo che non sia cosciente della degradazione che causa nella natura, non si deve sostenere. Da un'altra parte, è anche corretto cercare il benessere e procurarlo al meglio per tutti gli abitanti del pianeta. È anche giusto che si procuri la qualità di vita, specialmente se questa si intende come l'autocoscienza del luogo che ognuno occupa nella sua situazione completa, tanto ecologica come culturale nei suoi aspetti economici, sociali, religiosi, politici ed educativi.

È anche corretto sostenere i diritti umani, il rispetto delle minoranze sociali, la democrazia, l'equità fra tutti gli uomini, ovvero sia, la sua uguaglianza fondamentale; è molto legittimo aggiustare le relazioni fra l'uomo ed il suo ambiente ed i rapporti tra l'individuo e la comunità. Così è anche un'esigenza urgente lottare per la giustizia sociale, ed è patente l'ingiustizia sociale ed economica che oggi è presente nel mondo.

È una esigenza molto forte chiedere e realizzare la salute per tutti, almeno nei suoi quadri fondamentali; ed è di prima necessità avere l'educazione per tutti.

3. Antivalori del Nuovo Paradigma

L'antivalore più importante è che il Nuovo Paradigma si presenta, come dicono, come una nuova spiritualità che supplisce a tutte le religioni, perché queste sono inette per preservare l'ecosistema. Praticamente si tratta di una nuova religione secolare, una religione senza Dio, o se si vuole, con un Dio nuovo che sarebbe la stessa terra con il nome di GAIA. Questa nuova divinità avrebbe come elemento subordinato l'uomo.

La serie dei valori che sostengono il Nuovo Paradigma sono valori subordinati a questa divinità che si traduce nel supremo valore ecologico che chiamano sviluppo sostenibile. E dentro questo sviluppo sostenibile la finalità etica suprema sarebbe il benessere.

È chiaro che ci troviamo nella totale negazione del Cristianesimo e così del fatto fondamentale del Cristianesimo che è l'Incarnazione del Verbo, la morte redentrice di Cristo e la sua risurrezione gloriosa. Se si accetta questo fatto storico, il presupposto del Nuovo Paradigma fallisce pienamente.

Questo non vuol dire che anche gli autentici valori enunciati nel Nuovo Paradigma falliscono, giacché si tratta di valori che non sono alieni dal pensiero cristiano, ma si esigono dentro quest'ultimo. Nella Genesi si parla dell'"homo sapiens" e dell'"homo faber"; ambedue si devono conciliare, non è l'uomo l'amo dispotico della natura, ma il lavoratore saggio che la domina rispettando le sue leggi.

Non si accetta il Nuovo Paradigma per la sua negazione di Dio e per la negazione dell'altra vita e in concreto per essere un pensiero totalmente immanente che nega il fatto storico di Cristo, l'unico salvatore.

Al negare la sovranità degli Stati ci si colloca in una pretesa di governo universale a carico di alcune ONG, il che è veramente ridicolo.

Certamente è un grosso problema l'ingiusta distribuzione della ricchezza nel mondo, ed il Capitalismo chiamato "selvaggio" è un sistema nefasto. Si vede con chiarezza che l'economia, pur essendo tanto importante, non può essere la chiave della storia, né nel libero mercato, né nella pianificazione statale. Ma bisogna trovare delle linee di soluzione, quello che fa la Chiesa cattolica indicando per esempio la solidarietà nell'azionariato sociale.

Si accetta l'uguaglianza dei sessi, ma non "l'equità" nel senso del "gender" che vuole unificare talmente i sessi da legittimare l'omosessualità e la distruzione della famiglia. Si accetta il controllo natale, però non la distruzione delle nascite come pianifica la cultura della morte applicata specialmente al terzo mondo.

Non è la stessa cosa benessere che felicità. Cristo non ci promette l'illusione di un benessere totale in questo mondo, ma la felicità. La prova definitiva di qualsiasi religione o, come dice il Nuovo Paradigma, di qualsiasi spiritualità, è la soluzione al problema della morte. Il Nuovo Paradigma non ci dà nessuna soluzione, semplicemente prescinde da questo problema e quello che comporta, cioè, la sofferenza, il dolore, la malattia. Cristo è l'unico che ci dà una risposta soddisfacente dalla sua croce gloriosa con la risurrezione.

Il Nuovo Paradigma ha uno dei suoi grandi problemi quando percepisce che tutto si deve fondare nel consenso, ma un consenso che non procede da verità oggettive, ma da opinioni soggettive; allora si sforza per forgiare consensi artificiali, ricorrendo a tecniche di lavaggio cerebrale mediante un'educazione falsa e con i mass media e le "lobby" che possono fare diverse ONG in seno all'ONU ed altrove. Questi consensi sono assolutamente vani e così, un'Etica basata su di essi non ha alcuna consistenza.

Una vera Etica universale, che veramente abbia la pretesa di essere globale, deve essere un'Etica fondata sull'oggettività dell'uomo stesso. L'Etica è il cammino retto che l'uomo rincorre per soddisfare i suoi propri bisogni. Così l'Etica indica il cammino per la piena realizzazione umana.

Questa Etica non può essere altra che quella che si fonda, sì nell'uomo, ma che ha come finalità lo stesso Dio, e in ultimo termine, il fatto storico dell'Incarnazione di Dio e così la morte e risurrezione di Cristo il Signore. Superando già i pregiudizi della modernità che riteneva la religione come qualcosa d'intimista e sentimentale, troviamo nel cuore più profondo della cultura i suoi bisogni religiosi, ed una legittima ed imprescindibile tendenza verso quello che li soddisfa, che in ultimo termine è soltanto Dio.

Così dobbiamo dire che i fondamenti oggettivi di una vera Etica universale scaturiscono soltanto dalla Legge Naturale e dal fatto storico rivelato di Cristo il Redentore. Oggi molti non desiderano sentir parlare della legge naturale, si esprimono con disprezzo dei "iusnaturalisti", però senza riferimento ad essa, tutto è soggettivo ed arbitrario e mai si potrà arrivare a delineare una vera Etica che abbia pretesa di essere e sia veramente globale, universale.

(fonte: Vatica.va)


* Lo sviluppo di quello che si presenta come "Nuovo Paradigma" è preso da Kim Yersu, "A Common Framework for Ethics of the Twenty first Century", UNESCO, Division of Philosophy and Ethics, 1999 November 15, at www.unesco.org drg philosphyandethics.



venerdì 15 maggio 2009

Se questo Papa è criticato a prescindere



di Renato Farina (da “Libero” del 13/5/2009)


Questo Papa non ha ricevuto proiettili addosso come capitò al predecessore, ma chiodi nelle mani e lance nel costato non mancano mai. È il suo destino. Pone gesti di coraggio leonino, usa parole trasparenti: ma è trattato come un tipo minore, bastonabile da chiunque gli passi vicino. La gente comune è con lui, e lo vede perseguitato, secondo la profezia di Isaia per il Servo di Jahvè: "Hanno contato tutte le mie ossa". Ma è una consolazione senza gloria di mondo. Questo viaggio in Medio Oriente nel cuore della tragedia del nostro tempo, ha rimesso in scena questo teatro dell'ingiustizia. Benedetto XVI mite e inerme ha osato andare dovunque non si doveva andare, perché ci si poteva scommettere che avrebbe scontentato tutti quanti pretendono di dettargli parole, gesti, sentimenti per la loro causa. Il Papa Bavarese è stato imprudente e fantasioso, senza mai alzare la voce, senza chiamare a sostegno cardinaloni o politici di livello mondiale; lo è stato più di quanto sia capitato di veder fare dal suo amico Karol Wojtyla. Ma hanno fortune diverse sul set dei leader mondiali. Il sigillo di Ratzinger è essere segno di contraddizione, ed essere umiliato. Osservatelo però: è come se questi schiaffi sul volto, francescanamente, gli regalassero la perfetta letizia. Il Grande Polacco aveva contro Breznev ma dalla sua Reagan, poi si scontrò con Bush padre e però aveva Gorbaciov a sostegno . Fu amato dagli ebrei per la visita alla Sinagoga di Roma, accusato per questo di eresia dai cattolici tradizionalisti di Lefèbvre. Fu apprezzato da islamici ed induisti. Ma a causa dell'indisponibilità al compromesso etico detestato dai progressisti alla Kung. E aveva dalla sua, forti e viventi, Madre Teresa e don Luigi Giussani. La malattia lo costrinse a pene private e pubbliche, ma fu venerato in vita dal popolo come già santo. Ratzinger? Tutti contro, o quasi. Obama gli va contro per aborto e ricerca sulle staminali. Il resto ve lo isparmiamo, ingratitudine dei lefebvriani compresa. Basti dire che pochi giorni fa, al Parlamento europeo, solo per un pugno di voti non è passato un emendamento di condanna personale contro di lui: l'accusa era di essere una specie di untore sacro, favorevole alla propagazione dell'Aids perché sostiene che i preservativi servono poco contro il contagio. Lo aveva detto in Africa. A 82 anni si è scapicollato sotto il sole feroce del Camerun e dell'Angola. Niente, trattato come fosse un sadico. Lui incassa, non reagisce.

MOLTI NEMICI

Ratzinger ha amici, come ricorda lui, ed è vero. Ma contano poco. Questo viaggio è il massimo del rischio per un Papa, ma lo sarebbe anche per un capo politico mondiale. Ecumenico senza essere generico. Benedetto è stato in Giordania e ha pronunciato un messaggio di cristallina bellezza dal monte Nebo dove Mose salutò la Terra promessa: da quella terrazza evocante i millenni ha salutato gli ebrei come padri e fratelli, con i quali è essenziali per i cristiani cercare l'unità; poi è entrato nella moschea ad Amman e ha onorato gli islamici religiosi condannando quanti ideologizzano la religione negando libertà e praticando violenza. È poi passato in Israele dove ha visitato il museo dell'Olocausto. Qui ha parlato di «orrore della Shoah», dell'assurdità di qualsiasi negazionismo, era commosso, provato dal carico di dolore e di infamia scaricato sulle vittime: mai più antisemitismo, ha detto. È stato nella moschea della Cupola di roccia sacra ai musulmani, alla spianata delle moschee ha porto la mano per un dialogo vero e totale, «senza ambiguità» con i musulmani. Ha visto il Muftì di Gerusalemme, e i due massimi rabbini di Israele. Oggi andrà nei Territori dell'Autorità palestinese, ne incontrerà i capi. Nessuno ha visto personaggi religiosi tanto importanti e contrapposti, ha parlato con genti di ogni idea e militanza in luoghi dove ci si ammazza da sessantanni. Risultato: i giornali e le autorità israeliane lo hanno criticato, e questo è plausibile, ma lo hanno fatto in modo offensivo, addirittura inventandosi la storia mille volte smentita della adesione di Ratzinger adolescente alla Gioventù hitleriana. Ma il presidente della Camera di Gerusalemme ha fatto di peggio, attribuendogli sentimenti meschini, perché secondo lui avrebbe fatto un discorso sulla Shoah senza partecipazione, «dal di fuori», senza chiedere perdono per conto dei tedeschi e dei cristiani. In compenso i leader musulmani lo minacciano di morte dipingendolo su Internet con la faccia di maiale, i moderati lo trattano con antipatia perché filoisraeliano, vicino alla spianata, dove il Papa ha teso la mano al Muftì, un gruppo di palestinesi distribuiva volantini dove si spingeva ad organizzare manifestazioni ostili in Galilea dove oggi giungerà Ratzinger.

IL POPOLO

Insomma in Terra Santa lo inchiodano come capitò a un tale di cui si protende vicario in terra. Eppure c'è un popolo silenzioso che gli vuol bene, un popolo senza potere. Cattolici del Medio Oriente, e di tutti i continenti. Ma non solo, anche laici, anche ebrei, buddisti, persino islamici. Invece l'establishment lo vuole seppellire. Viene in mente san Paolo all'Aeropago di Atene, preso in giro da gente di cui nessuno sentirà mai parlare, perché proclamava la resurrezione. Ma alcuni lo seguirono.

martedì 12 maggio 2009

Il Papa non è mai stato nella Gioventù hitleriana


Inserisco questo articolo per precisare la realtà dei fatti così artatamente alterati dai detrattori del Santo Padre.
So che questo non servirà a bloccare la scia di false accuse trite e ritrite usate da chi - evidentemente - non ha più argomenti a cui attaccarsi.



12 Maggio 2009

POLEMICHE

Padre Lombardi: «Il Papa non è mai stato nella Gioventù hitleriana»


"Il Papa non è mai stato nella Hitler-Jugend" la gioventù hitleriana, che era un "corpo di volontari fanatici". Lo ha affermato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ricordando che "Joseph Ratzinger, all'epoca studiava in seminario, e a 16 anni è stato arruolato di forza nel corpo ausiliario per la difesa delle città dai bombardamenti, come tutti i ragazzi della sua età". "Si trattava - ha ricordato - di una forza ausiliaria dell'esercito, non aveva niente a che fare con i nazisti e l'ideologia nazista". L'attuale Pontefice, ha aggiunto, "non ha niente a che fare con la violenza, è una persona gentile e umile, dolce. Non è mai stato contro gli ebrei".

Circa i temi affrontati nei tre discorsi di ieri rivolti a israeliani e mondo ebraico (in aeroporto, nel palazzo presidenziale e al memoriale dell'Olocasuto) Lombardi ha sottolineato che vi era una precisa condanna dell'antisemitismo, e che a Yad Vashem ha affrontato il tema del ricordo delle vittime, del senso del 'nome' per l'identità di una persona, un modo per lui "di identificarsi profondamente e spiritualmente con il luogo che visitava".

Padre Lombardi ha parlato anche del discorso di ieri allo Yad Vashem che su alcuni organi di stampa è stato criticato perchè non vi era citata la Germania nazista, mancavano nuovi espliciti "mea culpa" da parte della Chiesa Cattolica. "Non in ogni discorso - ha chiarito Lombardi - si debbono ripetere tutti i punti connessi a un determinato argomento: allo Yad Vashem il Papa ha scelto il tea della memoria e ha sviluppato la questione dei nomi. Non è che dovesse fare un trattato sull'Olocausto. Della Germania, del suo passato e del nazismo ha già parlato in modo molto chiaro tantissime altre volte. La mattina, inoltre, aveva già detto che ci sono sei milioni di ebrei morti che non possiamo dimenticare, che c'è ancora l'antisemitismo". Quanto al suo modo di porsi di fronte alle reazioni negative, Lombardi ha ricordato che Joseph Ratzinger "è una persona molto paziente". "Forse - ha rilevato - a volte ha sentito di non essere ben compreso, e io penso lo stesso".

(tratto da : Avvenire)

venerdì 8 maggio 2009

Disposizioni sulla distribuzione della comunione

IMPORTANTE NOTIZIA !




Verso la strada giusta!

Nella prima domenica di Avvento di vent'anni fa, il 1989, entrava in vigore la delibera della Conferenza Episcopale Italiana, che autorizzava, con l'approvazione della Santa Sede, la distribuzione della Santa Comunione sulla mano. Nelle scorse settimane, i parroci e i rettori delle Chiese della nostra diocesi hanno ricevuto la comunicazione delle disposizioni emanate dal Cardinale Arcivescovo, a fronte di gravi abusi che si sono verificati al riguardo. In particolare il Cardinale ha disposto che nella Cattedrale di San Pietro, nella Basilica di San Petronio e nel Santuario della Madonna di San Luca, la Comunione venga distribuita ai fedeli solo sulla lingua.

La possibilità che è stata concessa di ricevere l'Ostia consacrata sulla mano può, di fatto, originare "gravi abusi", perché c'è "chi porta via le Sacre Specie per tenerle come "souvenir", "chi le vende", o peggio ancora "chi le porta via per profanarle in riti satanici". Lo scrive nella lettera ai sacerdoti che accompagna le disposizioni del Cardinale, il provicario generale, mons. Gabriele Cavina, citando uno scritto di mons. Malcom Ranjith, segretario della Congregazione per il Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti.

"Dobbiamo prendere atto scrive il Cardinale Caffarra che purtroppo si sono ripetuti casi di profanazione dell'Eucaristia approfittando della possibilità di accogliere il Pane consacrato sul palmo della mano, soprattutto, ma non solo, in occasione di grandi celebrazioni o in grandi chiese oggetto di passaggio di numerosi fedeli.

Per tale motivo è bene vigilare sul momento della santa Comunione partendo dall'osservanza delle comuni norme ben note a tutti".

"Durante la Comunione, si legge ancora nel decreto del Cardinale, i ministranti assistano il ministro, per quanto possibile, vigilando che ogni fedele dopo aver ricevuto il Pane consacrato lo consumi immediatamente davanti al ministro e che per nessun motivo venga portato al posto, oppure riposto nelle tasche o in borse o altrove, né cada per terra e venga calpestato".
Insieme ad una forte raccomandazione alla vigilanza che vale per tutti i sacerdoti, il cardinale ha emanato questa disposizione, per tre Chiese della diocesi: "considerata la frequenza in cui sono stati segnalati casi di comportamenti irriverenti nell'atto di ricevere l'Eucaristia, - scrive il Cardinale - disponiamo che nella Chiesa Metropolitana di San Pietro, nella Basilica di San Petronio e nel Santuario della Beata Vergine di San Luca in Bologna, i fedeli ricevano il Pane consacrato solamente dalle mani del ministro direttamente sulla lingua".

La disposizione è attenuata per le parrocchie, perché, scrive ancora mons. Cavina, "i fedeli sono in gran parte conosciuti e il parroco può essere più sicuro della loro attitudine a compiere il gesto della comunione sulla mano con il rispetto dovuto e intervenire con opportuni richiami opportuni di tanto in tanto per educare continuamente l'assemblea a partecipare alla liturgia in modo attivo e consapevole".

SUPPLICA ALLA REGINA DEL SS. ROSARIO Dl POMPEI


SUPPLICA ALLA REGINA DEL SS. ROSARIO Dl POMPEI
(7 Ottobre - o prima domenica del Mese - e 8 Maggio)


Indulgentia plenaria semel tantum, soltis conditionibus, recitantibus supplicationem meridianam ad B. V. Mariam a S. Rosario.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie. Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria il tuo sguardo pietoso su di noi, su le nostre famiglie, su l'Italia, su l'Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affani e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono. O Madre, implora per noi misericordia dal tuo Figilo divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.


AVE MARIA.

E' vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore. Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia! O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!


AVE MARIA.

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie. Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l'onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti. Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.

AVE MARIA

Un'ultima grazia noi ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l'amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla umana Società. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario. O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli. Torre di salvezza, negli assalti dell'inferno. Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo.
Amen.

SALVE REGINA.

giovedì 30 aprile 2009

Benedetto XVI alle autorità e agli abitanti colpiti dal sisma in Abruzzo




PAROLE DI SALUTO DEL SANTO PADRE

Cari amici!

Sono venuto di persona in questa vostra terra splendida e ferita, che sta vivendo giorni di grande dolore e precarietà, per esprimervi nel modo più diretto la mia cordiale vicinanza. Vi sono stato accanto fin dal primo momento, fin da quando ho appreso la notizia di quella violenta scossa di terremoto che, nella notte del 6 aprile scorso, ha provocato quasi 300 vittime, numerosi feriti e ingenti danni materiali alle vostre case. Ho seguito con apprensione le notizie condividendo il vostro sgomento e le vostre lacrime per i defunti, insieme con le vostre trepidanti preoccupazioni per quanto in un attimo avete perso. Ora sono qui, tra voi: vorrei abbracciarvi con affetto uno ad uno. La Chiesa tutta è qui con me, accanto alle vostre sofferenze, partecipe del vostro dolore per la perdita di familiari ed amici, desiderosa di aiutarvi nel ricostruire case, chiese, aziende crollate o gravemente danneggiate dal sisma. Ho ammirato e ammiro il coraggio, la dignità e la fede con cui avete affrontato anche questa dura prova, manifestando grande volontà di non cedere alle avversità. Non è infatti il primo terremoto che la vostra regione conosce, ed ora, come in passato, non vi siete arresi; non vi siete persi d’animo. C’è in voi una forza d’animo che suscita speranza. Molto significativo, al riguardo, è un detto caro ai vostri anziani: "Ci sono ancora tanti giorni dietro il Gran Sasso".

Venendo qui, ad Onna, uno dei centri che ha pagato un alto prezzo in termini di vite umane, posso immaginare tutta la tristezza e la sofferenza che avete sopportato queste settimane. Se fosse stato possibile, avrei desiderato recarmi in ogni paese e in ogni quartiere, venire in tutte le tendopoli e incontrare tutti. Mi rendo ben conto che, nonostante l’impegno di solidarietà manifestato da ogni parte, sono tanti e quotidiani i disagi che comporta vivere fuori casa, o nelle automobili, o nelle tende, ancor più a causa del freddo e della pioggia. Penso poi ai tanti giovani costretti bruscamente a misurarsi con una dura realtà, ai ragazzi che hanno dovuto interrompere la scuola con le sue relazioni, agli anziani privati delle loro abitudini.

Si potrebbe dire, cari amici, che vi trovate, in un certo modo, nello stato d’animo dei due discepoli di Emmaus, di cui parla l’evangelista Luca. Dopo l’evento tragico della croce, rientravano a casa delusi e amareggiati, per la "fine" di Gesù. Sembrava che non ci fosse più speranza, che Dio fosse nascosto e non fosse più presente nel mondo. Ma, lungo la strada, Egli si accostò e si mise a conversare con loro. Anche se non lo riconobbero con gli occhi, qualcosa si risvegliò nei loro cuori: le parole di quello "Sconosciuto" riaccesero in loro quell’ardore e quella fiducia che l’esperienza del Calvario aveva spento.

Ecco, cari amici: la mia povera presenza tra voi vuole essere un segno tangibile del fatto che il Signore crocifisso vive; che è con noi, che è realmente risorto e non ci dimentica, e non vi abbandona; non lascerà inascoltate le vostre domande circa il futuro, non è sordo al grido preoccupato di tante famiglie che hanno perso tutto: case, risparmi, lavoro e a volte anche vite umane. Certo, la sua risposta concreta passa attraverso la nostra solidarietà, che non può limitarsi all’emergenza iniziale, ma deve diventare un progetto stabile e concreto nel tempo. Incoraggio tutti, istituzioni e imprese, affinché questa città e questa terra risorgano.

Il Papa è qui, oggi, tra di voi per dirvi anche una parola di conforto circa i vostri morti: essi sono vivi in Dio e attendono da voi una testimonianza di coraggio e di speranza. Attendono di veder rinascere questa loro terra, che deve tornare ad ornarsi di case e di chiese, belle e solide. È proprio in nome di questi fratelli e sorelle che ci si deve impegnare nuovamente a vivere facendo ricorso a ciò che non muore e che il terremoto non ha distrutto e non può distruggere: l’amore. L’amore rimane anche al di là del guado di questa nostra precaria esistenza terrena, perché l’Amore vero è Dio. Chi ama vince, in Dio, la morte e sa di non perdere coloro che ha amato.

Vorrei concludere queste mie parole rivolgendo al Signore una particolare preghiera per le vittime del terremoto.


Affidiamo questi nostri cari a Te, Signore, sapendo

che ai tuoi fedeli Tu non togli la vita ma la trasformi,

e nel momento stesso in cui viene distrutta

la dimora di questo nostro esilio sulla terra,

Ti preoccupi di prepararne una eterna ed immortale in Paradiso.

Padre Santo, Signore del cielo e della terra,

ascolta il grido di dolore e di speranza,

che si leva da questa comunità duramente provata dal terremoto!

E’ il grido silenzioso del sangue di madri, di padri, di giovani

e anche di piccoli innocenti che sale da questa terra.

Sono stati strappati all’affetto dei loro cari,

accoglili tutti nella tua pace, Signore, che sei il Dio-con-noi,

l’Amore capace di donare la vita senza fine.

Abbiamo bisogno di Te e della Tua forza,

perché ci sentiamo piccoli e fragili di fronte alla morte;

Ti preghiamo, aiutaci, perché soltanto il Tuo sostegno

può farci rialzare e indurci a riprendere insieme,

tenendoci fiduciosi l’un l’altro per mano, il cammino della vita.

Te lo chiediamo per Gesù Cristo, nostro Salvatore,

in cui rifulge la speranza della beata risurrezione.

Amen!

Preghiamo adesso con la preghiera che il Signore ci ha insegnato; "Padre Nostro...

domenica 26 aprile 2009

Del gran mezzo della preghiera





"Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna.
Tutti i beati, eccettuati i bambini, si sono salvati col pregare.
Tutti i dannati si sono perduti per non pregare; se pregavano non si sarebbero perduti.
E questa è, e sarà la loro maggiore disperazione nell’inferno, l’aversi potuto salvare con tanta facilità, quant’era il domandare a Dio le di lui grazie, ed ora non essere i miseri più a tempo di domandarle."
( Sant'Alfonso Maria de' Liguori)

martedì 21 aprile 2009

Jesu dulcis memoria












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Iesu dulcis memoria
Dans vera cordis gaudia
Sed super mel et omnia
Eius dulcis praesentia.
Nil canitur suavius
Nil auditur iucundius
Nil cogitatur dulcius
Quam Jesus Dei Filius.
Iesu, spes paenitentibus
Quam pius es petentibus
Quam bonus Te quaerentibus
Sed quid invenientibus?
Iesu dulcedo cordium
Fons vivus lumen mentium
Excedens omne gaudium
Et omne desiderium.
Nec lingua valet dicere
Nec littera exprimere
Expertus potest credere
Quid sit Iesum diligere.
Iesu Rex admirabilis
Et triumphator nobilis
Dulcedo ineffabilis
Totus desiderabilis.
Mane nobiscum Domine
Et nos illustra lumine
Pulsa mentis caligine
Mundum reple dulcedine.
Quando cor nostrum visitas
Tunc lucet ei veritas
Mundi vilescit vanitas
Et intus fervet Caritas.
Iesum omnes agnoscite
Amorem eius poscite
Iesum ardenter quaerite
Quaerendo in ardescite.
Iesu flos matris Virginis
Amor nostrae dulcedinis
Tibi laus honor numinis
Regnum beatitudinis.
Iesu summa benignitas
Mira cordis iucunditas
In comprehensa bonitas
Tua me stringit Caritas.
Iam quod quaesivi video
Quod concupivi teneo
Amore Iesu langueo
Et corde totus ardeo.
O Iesu mi dulcissime
Spes suspirantis animae
Te quaerunt piae lacrymae
Et clamor mentis intimae.
Sis, Iesu, nostrum gaudium,
Qui es futurus praemium:
Sit nostra in te gloria
Per cuncta semper saecula.



Amen.


O Gesù, ricordo di dolcezza
Sorgente di forza vera al cuore
Ma sopra ogni dolcezza
Dolcezza è la Sua Presenza.
Nulla si canta di più soave
Nulla si ode di più giocondo
Nulla di più dolce si pensa
Che Gesù, Figlio di Dio.
Gesù, speranza di chi ritorna al bene
Quanto sei pietoso verso chi Ti desidera
Quanto sei buono verso chi ti cerca
Ma che sarai per chi ti trova?
Gesù, dolcezza del cuore
Fonte viva, luce della mente
Al di là di qualsiasi gioia
E qualsiasi desiderio.
La bocca non sa dire
La parola non sa esprimere
Solo chi lo prova può credere
Ciò che sia amare Gesù.
Gesù Re ammirabile
E nobile trionfatore,
Dolcezza ineffabile,
Totalmente desiderabile!
Rimani con noi Signore
E illuminaci con la Tua luce,
Dissipa l’oscurità della mente;
Reso puro, riempimi di dolcezza!
Quando visiti il nostro cuore,
Allora brilla su di esso la verità,
Perde valore la vanità del mondo
E dentro arde la Carità.
Riconoscete tutti Gesù,
Chiedete il Suo amore,
Cercate ardentemente Gesù,
Infiammatevi nel cercarLo!
Gesù fiore di Madre Vergine,
Amore della nostra dolcezza:
A Te la lode e l’onore della potenza
E il Regno della beatitudine.
Gesù, suprema bontà,
Gioia straordinaria del cuore,
E insieme tenera benevolenza:
La Tua Carità mi strugge.
Vedo già ciò che ho cercato
Possiedo ciò che ho desiderato;
Languo d’amore, Gesù,
E ardo tutto in cuore.
O Gesù mio dolcissimo
Speranza dell’anima che sospira
Ti cercano le lacrime pietose
E il grido del profondo dell’animo.
Sii, o Gesù, la nostra gioia,
Tu che sarai l’eterno premio;
In te sia la nostra gloria
Per ogni tempo.



Amen.

sabato 18 aprile 2009

19 Aprile 2009 - Festa della Divina Misericordia!



GESU' CONFIDO IN TE!

"Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia!

L'Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi
.


Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa."



Grazie Signore, per la Tua insondabile Misericordia
che nessuna mente nè umana, nè angelica
può riuscire a scrutare!
Dal profondo del mio nulla, mi stringo a Te,
Amorosissimo e Misericordiosissimo Salvatore.
Ci hai redenti dai nostri peccati, ci hai liberati dalle nostre colpe.
Ora possiamo alzare i nostri occhi
ad incontrare i Tuoi..
e sapremo di ritrovare la nostra Casa... la nostra Gioia... la nostra Pace...
Ti amo Dio, dolcezza inespugnabile, immensità inaudita,
certezza ineffabile di salvezza e misericordia, dai nostri limiti, dalle nostre cadute.
Grazie Gesù della Tua Bontà.
Grazie Santissima Trinità del Tuo insondabile Amore.




Testimonianza sulla vita di Santa Faustina di Suor Lucilla:

www.dmisericordiamed.it

giovedì 16 aprile 2009

Capitolo Internazionale delle Stuoie Assisi-Roma 15-18 Aprile 2009




LETTERA DI INDIZIONE DEL CAPITOLO



“...Siamo invitati tutti all’azione di grazia per il dono che Dio ha fatto a noi e alla sua Chiesa, chiamando i cristiani, per l’intercessione di Francesco e dei suoi compagni ad accogliere la totalità del Vangelo di Gesù Cristo per un nuovo vivere. Questo richiamo – la grazia delle origini – non ha cessato di risuonare, d’essere inteso, di esprimersi dentro la vita ed ecco dopo otto secoli raggiunge una folla innumerevole di uomini e di donne di ogni condizione e stato di vita.

...L’evento che ci apprestiamo a celebrare ci riguarda tutti: non possiamo viverlo ognuno per conto proprio!

È un invito ad entrare da subito nel rendimento di grazia... e nel progetto di Francesco e dei suoi frati di “vivere secondo il Vangelo di Gesù Cristo” approvato da papa Innocenzo III nel 1209. Noi abbiamo a distanza di otto secoli la grazia di essere gli eredi di questo progetto e il serio impegno di esserne i continuatori”

(dalla lettera della Conferenza della Famiglia Francescana in preparazione all’VIII Centenario. 29/XI/2006)

Venerdì 17 aprile 2009 - dalle ore 16
il cammino penitenziale dalla Porziuncola alla
Tomba di S. Francesco, la celebrazione eucaristica
e la consegna della Regola.

“Fratelli miei benedetti,
osserviamo la Regola
che abbiamo promesso
al Signore”

(S. Francesco)

“...Poi, compiuto il Capitolo
detto delle Stuoie
presso Santa Maria della Porziuncola,
al quale intervennero
cinquemila fratelli,
Santo Francesco confortandoli tutti
in bene e ammestrandoli
come dovessino iscampare
e sanza peccato
di questo mondo malvagio,
con la benedizione di Dio
e la sua
li mandò alle loro province tutti consolati
di letizia spirituale”
(FF, Fioretti 1848)


Per maggiori informazioni e per vedere in diretta la programmazione giornaliera degli incontri, cliccare sul SITO <----------



PACE E BENE

sabato 11 aprile 2009

Festa della Divina Misericordia


In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali
scorrono le grazie divine.

"Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me,
anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto”

(Diario, 699).

Il quadro dipinto su richiesta di Gesù


Una Festa voluta da Gesù.


E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Płock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro:
"Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). 
Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.
La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.
Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa:
"Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre" (Q. II, p. 345).

La preparazione alla festa deve essere una NOVENA, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294).

Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:
- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;
- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.
"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).

La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

 "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. 
Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato.
Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267).
Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:
- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;
- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni - sia alle singole persone sia ad intere comunità;
- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).
Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.

Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.
Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.


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...Il Signore mi ha detto di recitare questa coroncina della Divina Misericordia (vedi Coroncina) per nove giorni prima della festa della Misericordia (...).Durante questa novena elargirò alle anime grazie di ogni genere” (Diario, 796).
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Fonte:festadivinamisericordia.it

Per altri approfondimenti:

venerdì 10 aprile 2009

Venerdì Santo


- Christ Crowned with Thorns -

Lucas Cranach the Elder 1472 – 1553 / oil on panel (28 × 21 cm) — c. 1510




Preghiera a Gesù Crocifisso

Eccomi o mio amato e buon Gesù: alla Santissima tua presenza, prostrato, Ti prego col fervore più vivo a stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offenderti mentre io con tutto l'amore e con tutta la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di te, o buon Gesù, il santo profeta Davide: "Trapassarono le mie mani e i miei piedi, contarono tutte le mie ossa!". lo ti adoro, o Croce Santa, che con le venerabili membra di Nostro Signor Gesù Cristo, fosti adorna ed aspersa del Suo preziosissimo Sangue. Adoro te, mio Dio, posto in essa e te, o Croce Santa per amor Suo. Amen.

In unione con il Cuore immacolato di Maria saluto ed adoro la S. Piaga della tua mano destra, o Gesù, e metto in questa Piaga tutti i sacerdoti della tua S. Chiesa. Da' loro, ogni volta che celebrano il S. Sacrificio, il Fuoco del tuo Amore divino, affinché possano comunicarlo alle anime che sono loro affidate. Amen.

Gloria al Padre ...

lo saluto ed adoro la S. Piaga della tua mano sinistra, ed in essa metto tutti coloro che sono nell'errore e tutti i miscredenti, queste povere anime che non ti conoscono. Per amor di queste anime manda Gesù, molti operai nella tua vigna, affinché esse trovino il cammino verso il tuo SS. Cuore. Amen.

Gloria al Padre ...

lo saluto ed adoro le S. Piaghe dei tuoi piedi sacri, e vi metto tutti i peccatori incalliti che preferiscono vivere per il mondo; ti raccomando soprattutto coloro che moriranno oggi. Non permettere, Gesù, che il tuo Preziosissimo Sangue vada perduto per loro. Amen.

Gloria al Padre ...

lo saluto ed adoro le S. Piaghe della tua sacra testa, e metto in queste tue SS. Piaghe i nemici della S. Chiesa, tutti coloro che oggi ancora ti battono a sangue e ti perseguitano nel Tuo Corpo mistico. Ti prego, Gesù, convertili, chiamali come hai chiamato Saulo per farne un San Paolo, affinché ci sia presto un solo ovile ed un solo Pastore. Amen.

Gloria al Padre ...

lo saluto ed adoro la S. Piaga del tuo SS. Cuore, ed in essa metto, Gesù, la mia anima e tutti coloro per cui tu vuoi che io preghi, soprattutto coloro che soffrono e sono afflitti, tutti coloro che sono perseguitati ed abbandonati. Da' loro, o SS. Cuore di Gesù, la tua luce e la tua grazia. Riempili tutti del tuo Amore e della tua vera Pace. Amen.

Gloria al Padre ...

Padre celeste, io ti offro, per mezzo del Cuore immacolato di Maria, il tuo Figlio dilettissimo, e me con lui, in lui, per mezzo di Lui, con tutte le sue intenzioni e in nome di tutte le creature. Amen.



(foto: http://www.artbible.info/about.html)



mercoledì 8 aprile 2009

6 Aprile 2009 - Compleanno del Beato Pier Giorgio Frassati


Il 6 Aprile 1901 nasceva Pier Giorgio Frassati, un giovane, la cui santità si respira ancora oggi tra tutte le persone che hanno avuto il privilegio di incontrare, nella propria vita, questa bellisima figura di "Cristiano" concreta, granitica, vivissima, attuale, senza età.....

Carissimo Pier Giorgio Frassati, perga per noi!



Detto da Pier Giorgio:
"Prima di tutto l'apostolato dell'esempio; noi cattolici dobbiamo far sì che tutta la nostra vita sia regolata dalla legge morale cristiana; poi l'apostolato di carità, con l'andare in mezzo a coloro che soffrono e confortarli, in mezzo ai disgraziati e dir loro una buona parola perché la religione cattolica è basata sulla carità; Infine l'apostolato di persuasione, e questo è uno dei più belli ed è necessario; avvicinate, o giovani, i vostri compagni di lavoro che vivono lontani dalla Chiesa. La preghiera è la nobile supplica che noi eleviamo al trono di Dio, è il mezzo più efficace per ottenere da Dio le grazie di cui abbisogniamo e specialmente la forza della perseveranza in questi tempi in cui l'odio dei figli del demonio si scatena furibondo sulle pecore fedeli all'ovile.
Nel raccomandare la fervida preghiera io annovero in questa tutte le pratiche di pietà, prima fra tutte la Santissima Eucaristia
.."

(foto e testo dal web)

dove si parla di lui:
- Pater.tv
- Azione cattolica
- Compagnia dei Tipi Loschi

"E' stato Scritto per me!"


INGRID BETANCOURT
L'amore è necessario


Ho scoperto la fede in Dio durante la mia prigionia. Fino ad allora, la mia fede era basata sul ritualismo: come molti cattolici, andavo a messa, pregavo, ma la mia conoscenza di Dio era molto limitata. Quando mi sono ritrovata nella giungla, ho avuto molto tempo e per unica lettura la Bibbia. Ho avuto il piacere, in sei anni, di leggerla, di meditarla. Se avessi avuto altre cose da fare, avrei fatto altro, perché si è sempre pigri per riflettere sull’essenziale.
Forse era una prigionia necessaria.
Essa mi ha permesso di capire chi è Dio, di stabilire una relazione con lui, con molta ammirazione, molto amore ma – soprattutto – comprendendo chi è, attraverso la sua parola. Per me non si tratta di parole vuote ma di una realtà: leggendo la Bibbia, ho compreso il carattere di Dio; non è solo una luce, un’energia o soltanto una forza, ma è una Parola, qualcuno che vuole comunicare con me. Non ho avuto illuminazioni, no! Ho semplicemente letto la Bibbia, razionalmente.
Sono stata colpita da tutti i brani che mi hanno connesso emozionalmente e interiormente con la parola di Dio. Ho sentito la voce di Dio in un modo assai umano e molto concreto. Leggevo e rileggevo alcuni passaggi dicendomi: « Questo è stato scritto per me! » .
Avevo sentito a lungo senza capire e, di colpo, è stato come se mi fossi collegata alla presa di corrente giusta. In un momento, la luce si accende e si capiscono tutte le cose che erano rimaste oscure.
Ancora una volta, non si tratta di un’esperienza mistica ma razionale, che ha profondamente trasformato la mia vita. Come sono cambiata! Oggi il mio tempo non è il tempo di prima. Avevo sempre voglia che le cose andassero in fretta. Oggi non mi preoccupo più: so che tutto capita al tempo giusto.
La mia speranza dunque è più forte. Il passaggio attraverso la prigionia non ha ucciso la mia volontà, anzi ha cambiato la natura della mia speranza. La sola risposta alla violenza è una risposta d’amore. Questa risposta d’amore, questo atteggiamento non violento, per me, ha avuto origine dalla fede cristiana.
Ho scoperto che si può essere condotti ad odiare una persona, a odiarla con tutte le forze del nostro essere e, allo stesso tempo, a trovare nell’amore il sollievo rispetto a questo odio. Non si può amare qualcuno che vi fa del male. Ma si può trovare, e io l’ho trovato in Cristo, un punto di appoggio, come un trampolino. Mi dicevo: « Per Te, Signore, non dico che lo detesto » .
Il fatto di non aver sulla bocca queste parole di odio era un conforto. Talvolta vedevo arrivare un guerrigliero crudele e spaventoso. Veniva a sedersi davanti a me ed io ero capace di sorridergli. L’amore è necessario. Ho cominciato un cammino di perdono.
Sono riuscita a perdonare, e non solo ai miei sequestratori. Ho perdonato anche quelli che erano prigionieri con me, con i quali talvolta ci sono stati momenti molto difficili. Ho perdonato quei miei amici che non si sono ricordati di noi, quelle persone sulle quali si fa affidamento e che sono mancate; quelle persone che amavo e che hanno detto delle cose orribili, come, ad esempio, che la prigionia me l’ero cercata.
Oggi credo più profondamente che possiamo cambiare il mondo perché io stessa sono stata trasformata.
Ma, in questo mondo di dominio e di possesso, so come è nel cuore che si generano i cambiamenti essenziali. La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in cui ci sarà un atteggiamento diverso nei cuori.
( testo raccolto per il settimanale francese « La Vie » da Elisabeth Marshall)
«Nella giungla ho avuto per unica lettura la Bibbia e forse era una prigionia necessaria, perché mi ha permesso di capire chi è Dio. Non ho avuto illuminazioni, no! Leggevo e rileggevo alcuni brani dicendomi: è stato scritto per me!»

Incontri di relazione: dalla vita all fede
Chiesa di Santa Maria della Vittoria
Via XX Settembre,17 Roma
Domenica 1 febbraio ore 17.00

domenica 5 aprile 2009