domenica 13 dicembre 2009

Van Rompuy, il cattolico adulto che condannò il Papa



NOMINE U.E.

Gianfranco Amato
martedì 24 novembre 2009


Herman Van Rompuy chi è costui? Questo Carneade della politica internazionale è stato recentemente nominato primo presidente dell’Unione europea. Cattolico, moderato, atlantista, Van Rompuy rivendica le radici giudaico-cristiane dell’Europa ed è scettico sull’ingresso nell’Unione della Turchia.

Ottimo mediatore - al punto da vedersi affibbiato il soprannome di “orologiaio dei compromessi impossibili” -, dicono che ami proclamare in pubblico la propria ispirazione alla Dottrina sociale della Chiesa. Ce n’è quanto basta per suscitare i facili entusiasmi dei cattolici di casa nostra.

Eppure, la Santa Sede ha accolto la notizia della nomina con prudentissima cautela. Eh sì, perché quel Van Rompuy è lo stesso che oggi ricopre la carica di primo ministro del Belgio. Il Vaticano non ha dimenticato quella sgradita visita che il 15 aprile scorso l’ambasciatore belga fece al ministro degli Esteri vaticano Mons. Dominique Mamberti per trasmettergli la risoluzione del parlamento di Bruxelles contenente la «condanna delle dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa» e la conseguente nota di protesta ufficiale presso la Santa Sede.

Neppure la Spagna zapaterista o la laicissima Francia erano mai arrivate a tanto. La risoluzione di condanna contro Benedetto XVI è stata approvata dal parlamento belga il 3 aprile 2009 con 95 voti a favore (compresi i cristiano-democratici fiamminghi, cui appartiene il premier Van Rompuy), 18 contrari (nazionalisti fiamminghi insieme all’estrema destra) e 7 astenuti.

Il Vaticano non ha neppure scordato le parole che in quella occasione pronunciò lo stesso Van Rompuy a difesa della condanna: «Non spetta al Papa mettere in dubbio le politiche della sanità pubblica, che godono di unanime sostegno e ogni giorno salvano delle vite».

Dura e piccata fu la replica della Segreteria di Stato della Santa Sede attraverso una nota che, dopo aver parlato di «campagna denigratoria» contro Benedetto XVI, arrivò a «deplorare il fatto che una assemblea parlamentare abbia creduto opportuno criticare il Santo Padre, sulla base di un estratto d'intervista troncato e isolato dal contesto, che è stato usato da alcuni gruppi con un chiaro intento intimidatorio, quasi a dissuadere il Papa dall’esprimersi in merito ad alcuni temi, la cui rilevanza morale è ovvia, e di insegnare la dottrina della Chiesa».

Anche l’Osservatore Romano non fu tenero: «L’ovvio e dovuto rispetto per un’istituzione di rappresentanza democratica non deve far dimenticare quello altrettanto doveroso nei confronti della libertà di espressione di un’autorità religiosa alla quale fanno riferimento oltre un miliardo di donne e di uomini in tutto il mondo, soprattutto quando le sue affermazioni non risultano comprese nella loro intenzione».

L’episodio della reprimenda belga contro la Chiesa Cattolica, e l’atteggiamento tenuto da Van Rompuy in quell’occasione, non fa certo sperare bene per i cattolici, se si considera che il Parlamento europeo ha condannato il Papa e la Santa Sede per violazione dei diritti umani una trentina di volte, mentre Paesi del calibro di Cuba e Cina non hanno subito più di una decina di reprimende da parte di Bruxelles.

Sommando relazioni, proposte di risoluzione, interrogazioni e dichiarazioni scritte presentate da parlamentari europei negli ultimi tredici anni, si arrivano a quantificare più di 60 attacchi alla Santa Sede e alla Chiesa Cattolica, sempre oggetto del tentativo di farla apparire come un pericoloso covo di fondamentalisti.

L’Europa che Van Rompuy dovrà rappresentare è la stessa che ha giudicato «deplorevoli le ingerenze della Chiesa e delle comunità religiose nella vita pubblica e politica degli Stati, in particolare quando mirano a limitare i diritti umani e le libertà fondamentali, come in campo sessuale e riproduttivo, o quando incitano e incoraggiano discriminazioni» e che ha deplorato le chiese che propugnano «l´esclusione delle donne dai posti di comando nella gerarchia» (risoluzione 13.3.2002). (sic!!)

Durante il triste episodio della risoluzione parlamentare belga, l’intervento del cristiano-democratico Van Rompuy si limitò a stemperare la formula iniziale della condanna che parlava di «affermazioni pericolose e irresponsabili»,, ottenendo che fosse cambiata in «affermazioni inaccettabili». Un compromesso al ribasso che non può certo fare onore a chi si candida a rappresentare l’Unione Europea.

Ma cosa aveva detto esattamente il Papa al giornalista Philippe Visseyrias di France 2 durante quel viaggio in Africa? Questa era stata la domanda: «Santità, la posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro l’Aids viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema durante il viaggio?».

E questa è stata la risposta data a braccio: «Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tante altre cose, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati […].

Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari. Se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti.

Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno
».

Sono queste le parole ritenute inaccettabili dal “cattolico” Van Rompuy, al punto da meritare la condanna ufficiale attraverso un atto parlamentare. Non pare davvero un buon inizio per questa povera Unione Europea.


martedì 8 dicembre 2009

Tota Pulchra es Maria.





Tota Pulchra es, Maria, et macula originalis non est in Te!

Tu Gloria Ierusalem,

Tu Laetitia Israel,

Tu Honorificentia populi nostri,

Tu Advocata peccatorum!

O Maria!

Virgo Prudentissima,

Mater Clementissima,

ora pro nobis,

intercede pro nobis,

ad Dominum Jesum Christum!

domenica 6 dicembre 2009

Don Bernardo Antonini - Apostolo senza frontiere


L' 11 febbraio 2009, che ricorda la prima apparizione della Madonna di Lourdes, alle ore 10, nella parrocchia di San Luca, Verona, con una Concelebrazione Eucaristica, ha avuto inizio l'apertura del processo diocesano per la beatificazione e la canonizzazione di Don Bernardo Antonini, di cui riportiamo brevemente alcuni dati biografici, consigliando a tutti la lettura della sua biografia.

Missionario in Russia
Il seminario a Mosca e il ritorno a San Pietroburgo.
Il 29 giugno 1993, festa degli apostoli Pietro e Paolo, il Vescovo stende il Decreto di fondazione del Seminario per i futuri sacerdoti, a norma del Codice di Diritto Canonico. Lo prepara nel cuore della notte, affidando il Decreto a Gesù Eucaristia. Don Bernardo manda il Decreto al Santo Padre Giovanni Paolo II che ne è felicissimo e spedisce un pacco che contiene: un calice, una pisside, un ostensorio e una serie completa di paramenti per il nuovo Seminario. Il 1 settembre 1993 avviene la solenne apertura del Seminario Teologico a Mosca e alla Celebrazione Eucaristica presiede il Nunzio Apostolico, Mons. Francesco Colasuonno. L’inaugurazione avviene nella Chiesa dell’Immacolata Concezione, ancora adibita a fabbrica. Ma gli operai hanno aperto una breccia a piano terra, e lì è stata sistemata la Chiesa che funziona anche come sede provvisoria del Seminario che viene chiamato ‘‘Seminario Regina degli Apostoli’’ che accoglie 13 giovani.
Per il Rettore, Mons. Bernardo Antonini, era importante la purezza dell’ideale e cercava di infondere nei giovani aspiranti al Sacerdozio questa disposizione della mente e del cuore, così essenziale in una scelta di consacrazione. Conosceva a memoria interi brani della Bibbia e dei Documenti del Concilio Vaticano II e li citava spesso. In quel tempo la scuola e lo studio si svolgevano nei container prefabbricati e nella chiesa, si pativa il freddo e talvolta anche la fame. Don Bernardo era un sacerdote che formava a una sensibilità universale e alla conoscenza della realtà che veniva dagli organi di informazione: un addestramento intelligente al senso critico, alla valutazione degli eventi.
È il 1994. Dopo settant’anni di regime comunista il sindaco di San Pietroburgo promette al Vescovo di Mosca di restituire parte dello stabilimento dove si trovava il Seminario cattolico fin dal 1843, ora in condizioni disastrate. Don Bernardo è preoccupato, ma da lì a poco telefona la segretaria dall’Italia e gli comunica che c’è un bonifico di 100 milioni dalla Francia per la sua missione in Russia: la cifra esatta di cui necessitava per i lavori del Seminario! Don Bernardo non ricorda di avere amici francesi, però gli torna alla memoria l’incontro con due francesi durante un pellegrinaggio a Lourdes e a costoro aveva parlato della sua missione in Russia. Nel mese di ottobre 1995, tutto il seminario si trasferisce a San Pietroburgo, l’antica sede, dove tutti i giorni hanno luogo quattro ore di Adorazione Eucaristica. Il 23 maggio 1999, festa di Pentecoste, segna una data storica per il Seminario interdiocesano di San Pietroburgo e per la rinascita della Chiesa cattolica in Russia: l’ordinazione sacerdotale dei primi tre seminaristi seguita su Telepace da Giovanni Paolo II.

Uno ‘‘spiritus movens’’
Nel 1998 Mons. Antonini era stato insignito del titolo di Protonotario Apostolico, e il 16 agosto 2001 passò a Karaganda (Kazakhstan) al servizio della diocesi dove fu Vice-Rettore del Seminario e Vicario Episcopale per la Pastorale. Egli era ben conosciuto a Mosca, a San Pietroburgo, a Kaliningrad, a Ekaterinburg, nel Kazakhstan, in Georgia, in Bielorussia, in Moldavia e in altri Paesi. Per un lungo periodo viaggiò due volte alla settimana da Mosca a San Pietroburgo e ritorno. Viaggiava di notte, per guadagnare tempo. Così passava quattro notti per settimana in treno, ma al mattino, alle 6.30 era in chiesa e poi a scuola. «L’ho visto pregare notti intere per un seminarista o per un sacerdote in difficoltà», raccontava un suo collaboratore. Non si risparmiava mai e sollecitava anche gli altri – un trascinatore, uno “spiritus movens”.
Uno dei suoi antichi studenti nel Seminario di Verona oggi lo ricorda così: «Un sacerdote felice che pregava con amore, non negava a nessuno il suo sorriso e conosceva 10 lingue. In realtà ne parlava perfettamente solo una, quella dell’amore sconfinato di Cristo». Dopo la sua morte improvvisa, avvenuta il 27 marzo 2002 a Karaganda, sono venuti a Verona alcuni pellegrinaggi dalla Russia, e continuano ancora. Sono persone che l’hanno conosciuto in vita e ora vengono a pregare sulla sua tomba, nel cimitero di Raldon (Verona).


Ed oggi le vocazioni aumentano....



DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA

di S.Alfonso Maria de Liguori



«DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA»


DISCORSI SULLE SETTE FESTE PRINCIPALI DI MARIA

DISCORSO I. - Dell'Immacolata Concezione di Maria.

(N.B. Questo discorso è stato scritto prima della definizione dogmatica: è utile 1) per nutrire la nostra pietà 2) per vedere come, anche a prescindere dalla pronunciamento solenne del Magistero, ci sono tante buone ragioni per credere Maria Immacolata 3) per considerare quanti santi e dotti autori ritenessero l'opinione che poi è stata definita)

Quanto convenne a tutte tre le divine Persone il preservar Maria dalla colpa originale.

Troppo fu grande la ruina che 'l maledetto peccato apportò ad Adamo ed a tutto il genere umano; mentreché perdendo egli allora miseramente la grazia, perdé insieme tutti gli altri beni di cui nel principio fu arricchito, e tirò sopra di sé e di tutti i suoi discendenti, coll'odio di Dio, il cumulo di tutti i mali. Ma da questa comune disgrazia volle Dio esimere quella Vergine benedetta, ch'egli avea destinata per madre del secondo Adamo Gesù Cristo, il quale dovea dar riparo al danno fatto dal primo.

Or vediamo quanto convenne a Dio e a tutte tre le divine Persone di preservar questa Vergine dalla colpa originale. Vedremo che convenne al Padre preservarnela come sua figlia, al Figlio come sua madre, allo Spirito Santo come sua sposa.

Punto I.

E in primo luogo convenne all'Eterno Padre far che Maria fosse immune della macchia originale perch'ella era sua figlia e figlia primogenita, com'ella stessa attestò: Ego ex ore Altissimi prodivi primogenita ante omnem creaturam (Eccli. XXIV, [5]); siccome già viene applicato questo passo a Maria da' sacri Interpreti, da' SS. Padri e dalla stessa Chiesa appunto nella solennità di sua Concezione. Poiché o sia ella primogenita in quanto fu predestinata insieme col Figlio ne' divini decreti prima di tutte le creature, come vuole la scuola de' Scotisti; o sia primogenita della grazia come predestinata per madre del Redentore dopo la previsione del peccato, secondo vuole la scuola de' Tomisti: tutti non però si accordano in chiamarla la primogenita di Dio. Il che essendo, ben fu conveniente che Maria non fosse mai stata schiava di Lucifero, ma solo e sempre posseduta dal suo Creatore, come già fu, secondo ella medesima dice: Dominus possedit me in initio viarum suarum (Eccli., loc. cit.) Onde con ragione fu Maria chiamata da Dionigi arcivescovo d'Alessandria: Una et sola filia vitae (Ep. contr. Pau. Samos.). Unica e sola figlia della vita, a differenza dell'altre che, nascendo in peccato, son figlie della morte. In oltre ben convenne che l'Eterno Padre la creasse in sua grazia, poiché la destinò per riparatrice del mondo perduto, e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio; come appunto la chiamano i SS. Padri e specialmente S. Giov. Damasceno, il quale così le dice: O Vergine benedetta, voi siete nata per servire alla salute di tutta la terra: In vitam prodiisti, ut orbis universi administram te praeberes (Or. 1, de Nat. Virg). Perciò dice S. Bernardo che Maria fu già figurata nell'arca di Noè; mentre siccome per quella furon liberati gli uomini dal diluvio, così per Maria noi siam salvati dal naufragio del peccato; ma colla differenza, che per mezzo dell'arca si salvarono pochi, per mezzo di Maria è stato liberato tutto il genere umano: Sicut per illam omnes evaserunt diluvium, sic per istam peccati naufragium. Per illam paucorum facta est liberatio, per istam humani generis salvatio (Serm. de B. Virg.). Ond'è che Maria da S. Atanasio chiamasi: Nova Heva, mater vitae (Or. de S. Deip.).5 Nuova Eva, perché la prima fu madre della morte, ma la SS. Vergine è madre della vita. S. Teofane vescovo di Nicea le dice: Salve, quae sustulisti tristitiam Hevae. S. Basilio la chiama paciera fra gli uomini e Dio: Ave, Dei hominumque sequestra constituta. S. Efrem la paciera di tutto il mondo: Ave, totius orbis conciliatrix. Or a chi tratta la pace, non certamente conviene ch'egli sia nemico dell'offeso, e tanto meno che sia complice dello stesso delitto. Dice S. Gregorio che a placare il giudice non può andarvi un suo nemico, altrimenti in vece di placarlo più lo sdegnerebbe. E perciò dovendo Maria esser la mezzana di pace degli uomini con Dio, ogni ragion volea che non comparisse ella ancora peccatrice e nemica di Dio, ma tutt'amica e monda dal peccato.Di più convenne che Dio la preservasse dalla colpa originale, poiché la destinava a schiacciare la testa al serpente infernale, che col sedurre i primi progenitori recò la morte a tutti gli uomini, come già gli predisse il Signore: Inimicitias ponam inter te et mulierem, et semen tuum et semen illius: ipsa conteret caput tuum (Gen. III, 15). Or se Maria dovea esser la donna forte posta nel mondo a vincere Lucifero, al certo non conveniva ch'ella fosse prima da Lucifero vinta e fatta sua schiava: ma più presto fu ragionevole che fosse esente da ogni macchia e da ogni soggezione al nemico. Cercò il superbo, siccome avea già infettato col suo veleno tutto il genere umano, così anche d'infettare la purissima anima di questa Vergine. Ma sia sempre lodata la divina bontà, che la prevenne a questo fine con tanta grazia, che restando ella libera da ogni reato di colpa, così poté abbattere e confonder la sua superbia, come dice sant'Agostino o chi altro sia l'autor del commento nella Genesi: Cum peccati originalis caput sit diabolus, tale caput Maria contrivit, quia nulla peccati subiectio ingressum habuit in animam Virginis, et ideo ab omni macula immunis fuit (in cit. loc. Gen.). E più chiaramente S. Bonaventura: Congruum erat ut B. Virgo Maria, per quam aufertur nobis opprobrium, vinceret diabolum, ut nec ei succumberet ad modicum (In 3, dist. 3, art. 2, qu. 2). Ma sopra tutto convenne principalmente all'Eterno Padre che rendesse illesa questa sua figlia dal peccato di Adamo, perché la destinava per madre del suo Unigenito. Tu ante omnem creaturam in mente Dei praeordinata fuisti, ut Deum ipsum hominem procreares, parla S. Bernardino da Siena (Serm. 51, cap. 4). Se non per altro motivo dunque, almeno per onor del suo Figlio ch'era Dio, fu ragione che 'l Padre la creasse pura da ogni macchia. Dice S. Tommaso l'Angelico che tutte le cose che sono ordinate a Dio, debbono esser sante e monde da ogni lordura: Sanctitas illis rebus attribuitur quae in Deum sunt ordinatae (1 p., q. 36, art. 1). Che perciò Davide, designando il tempio di Gerosolima con quella magnificenza che si conveniva al Signore, dicea: Neque enim homini praeparatur habitatio, sed Deo (I Par. XXIX, 1). Or quanto più dobbiamo ragionevolmente credere che 'l sommo Fattore, destinando Maria per essere la madre del suo medesimo Figlio, la dovette adornare nell'anima di tutti i pregi più belli, acciocché fosse degna abitazione d'un Dio? Omnium artifex Deus - afferma il B. Dionigi Cartusiano - Filio suo dignum habitaculum fabricaturus, eam omnium gratificantium charismatum [plenitudine] adornavit (L. 2, de laud. Virg., art. 2). E la stessa S. Chiesa di ciò ne assicura attestando che Dio apparecchiò il corpo e l'anima della Vergine, per essere degno albergo in terra del suo Unigenito: Omnipotens sempiterne Deus, così prega la S. Chiesa, qui gloriosae Virginis et Matris Mariae corpus et animam, ut dignum Filii tui habitaculum effici meretur, Spiritu Sancto cooperante, praeparasti, etc. Si sa che 'l primo pregio de' figli è di nascere da padri nobili: Gloria filiorum patres eorum (Prov. XVII, 6). Ond'è che più si tollera nel mondo lo sfregio d'esser riputato scarso di beni e di dottrina, che vile di nascita; mentre il povero può farsi ricco colla sua industria, l'ignorante può farsi dotto collo studio, ma chi nasce vile difficilmente può giungere a diventare nobile; e se mai vi giungesse, sempre potrà rinfacciarglisi l'antica ed originaria sua macchia. Come dunque possiamo pensare che Dio, potendo far nascere il Figlio da una madre nobile, con preservarla dalla colpa, l'abbia voluto far nascere da una madre infetta dal peccato, permettendo che Lucifero avesse potuto sempre rinfacciargli l'obbrobrio d'esser nato da una madre sua schiava e nemica di Dio? No, che 'l Signore ciò non permise: ma ben provvide all'onor del suo Figlio con far che la sua madre fosse stata sempre immacolata, affinché fosse una madre qual si conveniva ad un tal Figlio. Così ci attesta la Chiesa greca: Providentia singulari perfecit, ut SS. Virgo ab ipso vitae suae principio tam omnino exsisteret pura, quam decebat illam quae Christo digna mater exsisteret (In Men., die 25 martii). È assioma comune fra' Teologi, non essere stato mai conceduto alcun dono ad alcuna creatura, di cui non sia stata anche arricchita la B. Vergine. Ecco come parla S. Bernardo: Quod vel paucis mortalium constat esse collatum, fas certe non est suspicari tantae Virgini fuisse negatum (Epist. 174). E S. Tommaso da Villanova: Nihil umquam alicui sanctorum concessum est, quod a principio vitae cumulatius non praefulgeat in Maria (Serm. 2, de Ass.). Ed essendo vero che tra la Madre di Dio ed i servi di Dio vi è una distanza infinita, secondo il celebre detto di S. Giovanni Damasceno: Matris Dei et servorum Dei infinitum est discrimen (Or. 1 de Ass.); certamente dee supporsi, come insegna San Tommaso, che Dio abbia conferiti privilegi di grazia in ogni genere maggiori alla Madre che a' servi: Maiora in quovis genere privilegia gratiae deferenda sunt Matri Dei, quam servis (3 p., q. 27, art. 2). Or ciò supposto, ripiglia S. Anselmo, il gran difensore di Maria immacolata, e dice: Impotensne fuit sapientia Dei mundum habitaculum condere, remota omni labe conditionis humanae? (Serm. de Concept.): Forse non poté la divina Sapienza apparecchiare al suo Figlio un ospizio mondo, con preservarlo da ogni macchia del genere umano? Ha potuto già Dio - seguita a parlare S. Anselmo - conservare illesi gli angeli del cielo nella rovina di tanti, e non ha potuto poi preservar la Madre del Figlio, e la regina degli angeli dalla comune caduta degli uomini? Angelos, aliis peccantibus, a peccato reservavit; et Matrem ab aliorum peccatis exsortem servare non potuit? (Loc. cit.). Ha potuto Dio, io aggiungo, dar la grazia anche ad un'Eva di venir al mondo immacolata, e poi non ha potuto darla a Maria? Ah no, che Dio ha potuto ben farlo e l'ha fatto; mentre con ogni ragione conveniva, come dice lo stesso S. Anselmo, che quella Vergine, che Dio disponea di dare per Madre all'unico suo Figlio, fosse adorna di una purità, che non solo avanzasse quella di tutti gli uomini e di tutti gli angeli, ma fosse la maggiore che può intendersi dopo Dio: Decens erat, ut ea puritate, qua maior sub Deo nequit intelligi, Virgo illa niteret, cui Deus Pater unicum sibi Filium dare disponebat (Dict. lib. de Conc.). E più chiaro S. Gio. Damasceno: Cum Virginis una cum corpore animam conservasset, ut eam decebat, quae Deum in sinu suo exceptura erat: sanctus enim ipse cum sit, in sanctis requiescit (Lib. 4, de fid. ort., c. 15). Sicché ben poté dire l'Eterno Padre a questa Figlia diletta: Sicut lilium inter spinas, sic amica mea inter filias (Cant. II, 2): Figlia, fra tutte le altre mie figlie tu sei come giglio tra le spine, giacché quelle sono tutte macchiate dal peccato, ma tu fosti sempre immacolata e sempre amica.

Punto II.

In secondo luogo convenne al Figlio di preservar Maria dalla colpa, come sua madre. A tutti gli altri figli non si concede di potersi sceglier la madre secondo il lor piacere; ma se a taluno ciò mai si concedesse, chi sarebbe quello che potendo aver per madre una regina, la volesse schiava? potendo averla nobile, la volesse villana? potendo averla amica di Dio, la volesse nemica? Se dunque il solo Figliuolo di Dio poté eleggersi la madre conforme gli piaceva, ben dee tenersi per certo che se la scegliesse qual conveniva ad un Dio. Così parla S. Bernardo: Nascens de homine Factor hominum talem sibi debuit eligere matrem, qualem se decere sciebat (Hom. 3, sup. Miss.). Ed essendo ben decente ad un Dio purissimo l'avere una madre pura da ogni colpa, tale appunto se la fece, afferma S. Bernardino da Siena con quelle parole: Tertio fuit sanctificatio maternalis, et haec removet omnem culpam originalem. Haec fuit in B. Virgine: sane Deus talem tam nobilitate naturae, quam perfectione gratiae condidit matrem, qualem eum decebat habere suam matrem (Tom. 2, serm. 51, c. 1). Al che fa ciò che scrisse l'Apostolo: Talis enim decebat ut nobis esset pontifex sanctus, innocens, impollutus, segregatus a peccatoribus, etc. (Hebr. VII, [26]). Nota qui un dotto autore che secondo S. Paolo fu decente che 'l nostro Redentore non solo fosse segregato da' peccati, ma anche da' peccatori, conforme spiega S. Tommaso: Oportuit eum qui peccata venit tollere, esse segregatum a peccatoribus, quantum ad culpam cui Adam subiacuit (3 p., q. 4, art. 6). Ma come Gesù Cristo potea chiamarsi segregato da' peccatori, avendo una madre peccatrice? Dice S. Ambrogio: Non de terra, sed de caelo vas sibi hoc, per quod descenderet, Christus elegit, et sacravit templum pudoris (De Inst. Virg., c. 5). Allude il santo al detto di S. Paolo: Primus homo de terra, terrenus: secundus homo de caelo, caelestis (I Cor. XV, [47]). S. Ambrogio chiama la divina Madre Vaso celeste, non perché Maria non fosse terrena per natura, come han sognato gli eretici; ma celeste per grazia, poich'ella fu superiore agli angeli del cielo in santità e purità, come si conveniva ad un re della gloria, che doveva abitar nel suo seno, secondo rivelò il Battista a santa Brigida: Non decuit regem gloriae iacere nisi in vase purissimo et electissimo, prae omnibus angelis et hominibus (Rev. l. I, c. 17).
Al che s'unisce quel che lo stesso Eterno Padre disse alla medesima santa: Maria fuit vas mundum et non mundum. Mundum, quia tota pulchra: sed non mundum, quia de peccatoribus nata est; licet sine peccato concepta, ut Filius meus de ea sine peccato nasceretur (Lib. V, c. 13). E notinsi queste ultime parole, cioè che Maria fu senza colpa conceputa, acciocché da lei senza colpa nascesse il divin Figlio. Non già che Gesù Cristo fosse stato capace di contrarre la colpa, ma affinché egli non avesse l'obbrobrio di avere una madre infetta dal peccato e schiava del demonio.
Dice lo Spirito Santo che l'onore del padre è la gloria del figlio, e 'l disonore del padre è l'obbrobrio del figlio: Gloria enim hominis est honor patris sui, et dedecus filii pater sine honore (Eccli. III, 13). Che però dice S. Agostino (Serm. de Ass. B.V.) che Gesù preservò il corpo di Maria dal corrompersi dopo la morte, poiché ridondava in suo disonore che fosse guasta dalla putredine quella carne verginale di cui egli s'era già vestito: Putredo namque humanae est opprobrium conditionis, a quo cum Iesus sit alienus, natura Mariae excipitur; caro enim Iesu caro Mariae est (Serm. de Ass. B.V.). Or se sarebbe stato obbrobrio di Gesù Cristo nascere da una madre che avesse avuto un corpo soggetto alla putredine della carne, quanto più il nascere da una madre che avesse avuta l'anima infetta dalla putredine del peccato? Oltrechè, essendo vero che la carne di Gesù è la stessa che quella di Maria, in tal maniera - come soggiunge ivi lo stesso santo - che la carne del Salvatore anche dopo la sua risurrezione è restata la stessa ch'egli prese dalla Madre: Caro Christi caro est Mariae, et quamvis gloria resurrectionis fuerit glorificata, eadem tamen mansit quae de Maria sumpta est (Loc. cit.).33 Onde disse S. Arnoldo Carnotense: Una est Mariae et Christi caro; atque adeo Filii gloriam cum Matre non tam communem iudico, quam eamdem (De laud. Virg.).34 Or essendo ciò vero, se mai la B. Vergine fosse stata conceputa in peccato, benché il Figlio non ne avrebbe contratta la macchia del peccato, nulladimeno sempre gli sarebbe stata una certa macchia l'aver seco unita la carne un tempo infetta dalla colpa, vaso d'immondizia, e soggetta a Lucifero.
Maria non solo fu madre, ma degna madre del Salvatore. Così la chiamano tutti i Santi Padri. S. Bernardo: Tu sola inventa es digna, ut in tua virginali aula Rex regum primam sibi mansionem eligeret (In depr. ad Virg.). S. Tommaso da Villanova: Antequam conciperet, iam idonea erat, ut esset Mater Dei (Serm. 3, de Nat. Virg.). La stessa S. Chiesa ci attesta che la Vergine meritò d'esser madre di Gesù Cristo: B. Virgo, cuius viscera meruerunt portare Christum Dominum (Resp. 1, noct. 2, in Nat. Mar.). Il che spiegando S. Tommaso d'Aquino, dice: B. Virgo dicitur meruisse portare Dominum omnium, non quia meruit ipsum incarnari, sed quia meruit ex gratia sibi data illum puritatis et sanctitatis gradum, ut congrue posset esse Mater Dei (3 p., q. 2, a. 11, ad 3). Dice dunque l'Angelico che Maria non già poté meritare l'incarnazione del Verbo, ma colla divina grazia meritò tal perfezione, che la rendesse degna Madre d'un Dio, secondo quel che ne scrisse anche S. Pier Damiani: Singularis eius sanctitas ex gratia hoc promeruit, quod susceptione Dei singulariter iudicata est digna (De Ass., serm. 2).
Or ciò supposto che Maria fu degna Madre di Dio, quale eccellenza mai, dice S. Tommaso da Villanova, e qual perfezione a lei non si convenne? Quae autem excellentia, quae perfectio decuit eam, ut esset Mater Dei? (Serm. 3, de Nat. Virg.)
Insegna lo stesso dottore Angelico che quando Dio elegge taluno a qualche dignità, lo rende ancora idoneo a quella; onde dice che Dio avendo eletta Maria per sua madre, certamente ne la rendette ancora degna colla sua grazia: Beata autem Virgo fuit electa divinitus ut esset Mater Dei; et ideo non est dubitandum quin Deus per suam gratiam eam ad hoc idoneam reddiderit iuxta illud: Invenisti gratiam apud Dominum: Ecce concipies, etc. Luc. I (3 p., q. 27, a. 4). E da ciò ricava il santo che la Vergine non commise mai alcun peccato attuale, neppur veniale; altrimenti, dice, ella non sarebbe stata degna Madre di Gesù Cristo, poiché l'ignominia della Madre sarebbe stata anche del Figlio, avendo una peccatrice per madre: Non fuisset idonea Mater Dei, si peccasset aliquando, quia ignominia matris ad Filium redundasset (Loc. cit.). Or se Maria, peccando con un sol veniale, che non priva già l'anima della divina grazia, non sarebbe stata Madre idonea di Dio; quanto più se Maria fosse stata rea della colpa originale, la quale l'avrebbe renduta nemica di Dio e schiava del demonio? Che perciò S. Agostino disse in quella sua celebre sentenza che parlando di Maria non volea far parola di peccati, per onore di quel Signore ch'ella meritò per Figlio e per cui ebbe la grazia di vincere il peccato per ogni parte: Excepta itaque S. Virgine Maria, de qua propter honorem Domini nullam prorsus, cum de peccatis agitur, habere volo quaestionem. Unde enim scimus quod ei plus gratiae collatum fuerit ad vincendum ex omni parte peccatum, quae concipere et parere meruit eum, quem constat nullum habuisse peccatum (De Nat. et grat. contr. Pel., t. 7, c. 36).
Sicché dobbiamo tener per certo che 'l Verbo Incarnato si elesse la madre quale gli conveniva, e di cui non se ne avesse a vergognare, come parla S. Pier Damiani: Christus talem matrem sibi elegit, quam meruit habere, de qua non erubesceret. E parimente S. Proclo: Intra viscera, quae citra ullam sui dedecoris notam creaverat, habitavit (Or. de Nat. Dom.). Non fu già d'obbrobrio a Gesù il sentirsi chiamar dagli Ebrei figlio di Maria per disprezzo, come figlio di una povera donna: Nonne mater eius dicitur Maria? (Matth. XIII, 55), mentr'egli venne in terra a dar esempi d'umiltà e di pazienza. Ma senza dubbio all'incontro gli sarebbe stato d'obbrobrio, se da' demoni avesse potuto sentirsi dire: Nonne mater eius exstitit peccatrix? E che forse egli non è nato da una madre peccatrice ed un tempo nostra schiava? Anche indecenza sarebbe stata il nascere Gesù Cristo da una donna deforme e storpiata di corpo, o pure nel corpo invasata da' demoni. Ma quanto più poi il nascere da una donna deforme un tempo nell'anima, e nell'anima invasata da Lucifero?
Ah che questo Dio ch'è la stessa Sapienza ben seppe fabbricarsi in terra quale gli si conveniva quella casa dove doveva abitare: Sapientia aedificavit sibi domum (Prov. IV, 1). Sanctificavit tabernaculum suum Altissimus... Adiuvabit eam Deus mane diluculo (Ps. XLV, [5, 6]). Il Signore, dice Davide, santificò questa sua abitazione mane diluculo, cioè dal principio di sua via, per renderla degna di sé; poiché ad un Dio santo non conveniva eleggersi una casa che non fosse santa: Domum tuam decet sanctitudo (Ps. XCII, [5]). E se egli si protesta che non entrerà mai ad abitare in un'anima di mala volontà e in un corpo soggetto a' peccati: In malevolam animam non introibit sapientia, nec habitabit in corpore subdito peccatis (Sap. I, [4]); come mai possiamo pensare che il Figlio di Dio abbia eletto d'abitare nell'anima e nel corpo di Maria, senza prima santificarla e preservarla da ogni sozzura di peccato; giacché, siccome insegna S. Tommaso, il Verbo Eterno abitò non solo nell'anima, ma anche nell'utero di Maria: Dei Filius in ipsa habitavit, non solum in anima, sed etiam in utero (3 p., q. 27, a. 4). - Canta la S. Chiesa: Signore, voi non avete avuto orrore di abitare nell'utero della Vergine: Non horruisti Virginis uterum. Sì, perché un Dio avrebbe avuto orrore d'incarnarsi nel seno di una Agnese, d'una Geltrude, d'una Teresa; poiché queste vergini, benché sante, furono non pertanto un tempo macchiate dal peccato originale; ma non ebbe poi orrore di farsi uomo nel seno di Maria, perché questa Vergine prediletta fu sempre pura da ogni neo di colpa e non mai posseduta dal nemico serpente. Onde scrisse S. Agostino: Nullam digniorem domum sibi Filius Dei aedificavit, quam Mariam, quae numquam fuit ab hostibus capta, neque suis ornamentis spoliata.
All'incontro, dice S. Cirillo Alessandrino, chi mai ha inteso che un architetto s'abbia per suo uso fabbricata una casa, e poi n'abbia conceduto il primo possesso al principal suo nemico? Quis umquam audivit architectum qui sibi domum aedificavit, eius occupationem et possessionem primo suo inimico cessisse? (In Conc. Eph., n. 6). Sì, perché quel Signore, ripiglia S. Metodio, che ci ha dato il precetto d'onorare i genitori, non ha voluto egli, facendosi uomo come noi, lasciar di osservarlo, con dare alla sua Madre ogni grazia ed onore: Qui dixit, honora patrem et matrem, ut decretum a se promulgatum servaret, omnem Matri gratiam et honorem impendit (Or. in Hypap.). Perciò dice sant'Agostino che dee certamente credersi che Gesù Cristo abbia preservato dalla corruzione il corpo di Maria dopo la morte, come di sopra si è detto, giacché, se egli non l'avesse fatto, non avrebbe osservata la legge, la quale sicut honorem matris praecipit, ita inhonorationem damnat (Serm. de Ass. B.V.). Or quanto meno avrebbe atteso Gesù all'onor di sua Madre, se non l'avesse preservata dalla colpa di Adamo? Ben peccherebbe quel figlio, dice il P. Tommaso d'Argentina agostiniano, che potendo preservar la madre dal peccato originale, non lo facesse; or quello che sarebbe a noi peccato - dice il suddetto autore - dee credersi non essere stato decente al Figlio di Dio, che potendo render la Madre immacolata, non l'abbia fatto. Ah no, soggiunge il Gersone: Cum tu summus princeps velis habere Matrem, illi certe debebis honorem. Nunc autem appareret illam legem non bene adimpleri, si in abominationem peccati originalis permitteres illam quae esse debet habitaculum totius puritatis (Serm. de Conc. B. Mar.).
In oltre si sa che 'l divin Figlio venne al mondo più per redimer Maria, che tutti gli altri uomini, come scrisse S. Bernardino il Senese: Christus plus pro redimenda Virgine venit, quam pro omni alia creatura. Ed essendoché vi son due modi di redimere, come insegna S. Agostino: uno con sollevare il già caduto, l'altro con prevedere che quegli non cada: Duplex est redimendi modus, unus redimendo lapsum, alter redimendo non lapsum, ne cadat. E senza dubbio questo è il modo più nobile: Nobilius redimitur cui providetur ne cadat, quam ut lapsus erigatur (S. Anton.), perché in tal modo si evita anche quel danno o quella macchia che sempre ne contrae l'anima dalla caduta fatta. Quindi in tal più nobile modo, qual si conveniva alla Madre d'un Dio, dee credersi che fu redenta Maria, come parla S. Bonaventura: Credendum est enim quod novo sanctificationis genere in eius conceptionis primordio Spiritus Sanctus eam a peccato originali - non quod infuit, sed quod infuisset - redemit, atque singulari gratia praeservavit (Serm. 2, de Ass.). Questo sermone prova esser veramente del S. Dottore, Frassen (Scot. Acad., to. 8, a. 3, sect. 3, q. 1, § 5). Sul che elegantemente scrisse il cardinal Cusano: Alii liberatorem, Virgo sancta praeliberatorem habuit: Altri hanno avuto il Redentore, che gli ha liberati dal peccato già contratto; ma la Santa Vergine ebbe il Redentore, perché figlio, che la liberò dal contrarre il peccato.
In somma per conclusione di questo punto, dice Ugone di S. Vittore che dal frutto si conosce l'albero. Se l'Agnello fu sempre immacolato, sempre immacolata dovette essere ancora la Madre: Talis Agnus, qualis mater Agni; quoniam omnis arbor ex fructu suo cognoscitur (Coll. 3, de Verb. Inc.). Onde questo medesimo Dottore salutava Maria chiamandola: O digna digni: O degna madre d'un degno figlio; e volea dire che non altri che Maria era degna madre d'un tal Figlio, e non altri che Gesù era degno figlio d'una tal Madre: O digna digni - e siegue a dire - formosa pulchri, excelsa Altissimi, Mater Dei (Hug. de S. Vict., serm. de Ass.). Lattate dunque - diciamole con S. Idelfonso - lattate, o Maria, il vostro Creatore; lattate colui che vi fece, e tal vi fece pura e perfetta, che meritaste ch'egli da voi prendesse l'essere umano: Lacta o Maria, Creatorem tuum, lacta eum qui te fecit, et qui talem fecit te, ut ipse fieret ex te (Serm. de Nat. Virg.).

Punto III.

Se dunque al Padre convenne preservar Maria dal peccato come sua figlia, ed al Figlio come sua madre, benanche allo Spirito Santo convenne preservarla come sua sposa.
Maria, dice S. Agostino, fu quella sola che meritò d'esser chiamata madre e sposa di Dio: Haec est quae sola meruit mater et sponsa vocari (Serm. de Ass.). Poiché asserisce S. Anselmo che 'l Divino Spirito venne già corporalmente in Maria, ed arricchendola di grazia sopra tutte le creature, in lei riposò e fe' regina del cielo e della terra la sua sposa: Ipse Spiritus Dei, ipse amor Patris et Filii corporaliter venit in eam, singularique gratia prae omnibus in ipsa requievit, et reginam caeli et terrae fecit sponsam suam (De Ex. Virg., c. 4). Dice che venne in lei corporalmente in quanto all'effetto, poiché venne a formar dal suo corpo immacolato l'immacolato corpo di Gesù Cristo, siccome già l'Arcangelo le predisse: Spiritus Sanctus superveniet in te (Luc. I, [35]). Che perciò, dice S. Tommaso, chiamasi Maria tempio del Signore, sacrario dello Spirito Santo, perché per opera dello Spirito Santo fu fatta madre del Verbo Incarnato: Unde dicitur templum Domini, sacrarium Spiritus Sancti, quia concepit ex Spiritu Sancto (Opusc. 8).
Or se un eccellente pittore avesse mai a sortir la sua sposa bella o deforme, qual egli medesimo se la dipingesse, qual diligenza ei mai non porrebbe a farla quanto più bella potesse? Chi dunque può dire che lo Spirito Santo abbia operato altrimenti con Maria, che, potendo egli stesso farsi questa sua sposa tutta bella quale gli conveniva, non l'abbia fatto? No, che così gli convenne e così ha fatto, come attestò il medesimo Signore, quando lodando Maria le disse: Tota pulchra es, amica mea, et macula non est in te (Cant. IV, 7). Le quali parole dicono S. Idelfonso e S. Tommaso che propriamente di Maria s'intendono, come riferisce Cornelio a Lapide sul detto passo; e S. Bernardino da Siena (To. 2, serm. 52) con S. Lorenzo Giustiniani (Serm. de Nat. Virg.) asseriscono che s'intendono le parole citate precisamente della sua immacolata Concezione; onde l'Idiota le dice: Tota pulchra es, Virgo gloriosissima, non in parte, sed in toto; et macula peccati sive mortalis, sive venialis, sive originalis, non est in te (In Contempl. B.V., c. 3).
Lo stesso significò lo Spirito Santo, quando chiamò questa sua sposa orto chiuso e fonte segnato: Hortus conclusus, soror mea sponsa, hortus conclusus, fons signatus (Cant. IV, 12). Maria appunto, dice S. Girolamo, fu quest'orto chiuso e fonte suggellato; poiché in lei non entrarono mai i nemici ad offenderla, ma sempre ella ne fu illesa, restando santa nell'anima e nel corpo: Haec est hortus conclusus, fons signatus, ad quam nulli potuerunt doli irrumpere, nec praevalere fraus inimici; sed permansit sancta mente et corpore. Così S. Girolamo (Ep. 10, ad Eust., de Ass.). E similmente S. Bernardo disse, parlando colla B. Vergine: Hortus conclusus tu es, quem ad deflorandum manus peccatorum numquam introivit (V. in loc. cit. Cant. 4). Sappiamo che questo divino Sposo amò più Maria che tutti gli altri santi ed angeli insieme uniti, come asserisce il P. Suarez con S. Lorenzo Giustiniani ed altri.73 Egli sin dal principio l'amò e l'esaltò nella santità sopra di tutti, com'espresse Davide: Fundamenta eius in montibus sanctis; diligit Dominus portas Sion super omnia tabernacula Iacob... Homo natus est in ea, et ipse fundavit eam altissimus (Ps. LXXXVI, [1, 2, 5]). Parole che tutte significano che Maria fu santa sin dalla sua Concezione. Lo stesso significa ciò che le disse il medesimo Spirito Santo in altri luoghi. Multae filiae congregaverunt divitias, tu supergressa es universas (Prov. XXXI, [29]). Se Maria ha superati tutti in ricchezze della grazia, dunque ha avuto ancora la giustizia originale, come l'ebbero Adamo e gli angeli. Adolescentularum non est numerus: una est columba mea, perfecta mea - l'ebreo legge, integra, immaculata mea - una est matris suae (Cant. VI, [7, 8]). Tutte l'anime giuste son figlie della divina grazia, ma fra queste Maria fu la colomba senza fiele di colpa, la perfetta senza macchia d'origine, l'una conceputa in grazia. Quindi è che l'angelo, prima ch'ella fosse Madre di Dio, già la trovò piena di grazia e così la salutò: Ave, gratia plena. Sulle quali parole scrisse Sofronio che agli altri santi la grazia si dà in parte, ma alla Vergine fu data tutta: Bene gratia plena dicitur, quia ceteris per partes praestatur, Mariae vero simul se tota infudit plenitudo gratiae (Serm. de Ass. B.V.). Talmenteché dice S. Tommaso che la grazia non solo fe' santa l'anima, ma benanche la carne di Maria, acciocché di quella avesse indi potuto la Vergine vestirne il Verbo Eterno: Anima B. Virginis ita fuit plena, quod ex ea refudit gratiam in carnem, ut de ipsa conciperet Deum (Opusc. 8). Or tutto ciò conduce ad intendere che Maria sin dalla sua concezione dallo Spirito Santo fu fatta ricca e piena della divina grazia, come argomenta Pietro Cellense: Simul in ea collecta est gratiae plenitudo, quia ab exordio suae conceptionis aspersione Spiritus Sancti tota deitatis gratia est superfusa (Lib. de Panib., c. 10). Onde dice S. Pier Damiani: A Deo electam et praeelectam totam eam rapturus erat sibi Spiritus Sanctus (Serm. de Ann.). Rapturus, per ispiegare il santo la velocità del Divino Spirito in prevenire e far sua questa sposa, prima che Lucifero la possedesse.
Voglio finalmente chiudere questo discorso, in cui mi son diffuso più che negli altri, per ragione che la nostra minima Congregazione ha per sua principal protettrice la SS. Vergine Maria appunto sotto questo titolo della sua Immacolata Concezione: voglio, dico, finire con dichiarare in breve quali siano i motivi che mi fan certo, ed a mio parere dovrebbero far certo ognuno di questa sentenza così pia e di tanta gloria della divina Madre, ch'ella sia stata immune dalla colpa originale.
Vi sono molti Dottori ch'anzi difendono che Maria sia stata esente dal contrarre anche il debito del peccato; come sono il cardinal Galatino (De arca, l. 7, c. 18), il cardinal Cusano (Lib. 8, exercit. 8), De Ponte (L. 2, Cant., ex. 10), Salazar (De V. Conc., c. 7, § 7), il Caterino (De pecc. orig., c. ult.), il Novarino (Umbra Virg., c. 10, exc. 28), Viva (P. 8, d. 1, q. 2, a. 3), De Lugo, Egidio, Richelio, ed altri. Or questa opinione è ben ella probabile; poiché, s'è vero che nella volontà di Adamo come capo degli uomini furono incluse le volontà di tutti, secondo probabilmente tengono Gonet (Man., to. 3, tr. 5, c. 6, § 2), Habert (T. 3, de pecc., c. 7), ed altri, fondati sul testo di S. Paolo: Omnes in Adam peccaverunt (Rom. V); se ciò dunque è probabile, probabile benanche è che Maria non abbia contratto il debito del peccato: mentre avendola Dio molto distinta nella grazia dal comune degli uomini, dee piamente credersi che nella volontà di Adamo non abbia inclusa quella di Maria.
Questa opinione è solamente probabile, ed a questa io aderisco come più gloriosa per la Signora mia. Ma poi tengo per certa la sentenza che Maria non ha contratto il peccato di Adamo; siccome la tengono per certa, anzi per prossimamente definibile di fede, come la chiamano il cardinale Everardo (In exam. theol.), Duvallio (I-II, qu. 2, de pecc.), Rainaldo (Piet. Lugd., n. 29), Lossada (Disc. Th. de Imm. Conc.), Viva (Qu. Prod. ad Trut.), ed altri molti. Lascio pertanto le rivelazioni che confermano la suddetta sentenza, specialmente quelle fatte a S. Brigida, approvate già dal cardinale Torrecremata e da quattro Sommi Pontefici, come si legge nel libro sesto di dette rivelazioni in più luoghi (al cap. 12, 49 e 55); ma a patto veruno lasciar non posso di notar qui le sentenze de' SS. Padri su questo punto, per dimostrare quanto essi sono stati uniformi in accordar tale privilegio alla divina Madre. S. Ambrogio dice: Suscipe me non ex Sara, sed ex Maria, ut incorrupta sit virgo, sed virgo per gratiam ab omni integra labe peccati (Serm. 22, in Ps. 118). Origene parlando di Maria dice: Nec serpentis venenosis afflatibus infecta est (Hom. I). S. Efrem: Immaculata, et ab omni peccati labe alienissima (Tom. 5, or. ad Dei Gen.). S. Agostino sulle parole dell'Angelo, Ave, gratia plena, scrisse: Quibus ostendit ex integro - nota ex integro - iram primae sententiae exclusam, et plenam benedictionis gratiam restitutam (Serm. 11, in Nat. Dom.). S. Girolamo: Nubes illa non fuit in tenebris, semper in luce (In Ps. 77). S. Cipriano o chi altro ne sia l'autore: Nec sustinebat iustitia, ut illud vas electionis communibus laxaretur iniuriis, quoniam plurimum a ceteris distans natura communicabat, non culpa (Lib. de card. Chr. oper., de Nat.). Sant'Anfilochio: Qui antiquam virginem sine probro condidit, ipse et secundam sine nota et crimine fabricatus est (Tr. de Deip.). Sofronio: Virginem ideo dici immaculatam, quia in nullo corrupta est (In. Ep., ap. 6 Syn., t. 3, p. 307). S. Idelfonso: Constat eam ab originali peccato fuisse immunem (Contr. Disp. de Virg. Mar.). S. Gio. Damasceno: Ad hunc paradisum serpens aditum non habuit (Or. 2, de Nat. Mar.). S. Pier Damiani: Caro Virginis ex Adam sumpta maculas Adam non admisit (Serm. de Ass. V.). S. Brunone: Haec est incorrupta terra illa, cui benedixit Dominus: ab omni propterea peccati contagione libera (In Ps. 101). S. Bonaventura: Domina nostra fuit plena gratia praeveniente in sua sanctificatione, gratia scilicet praeservativa contra foeditatem originalis culpae (Serm. 2, de Assumpt.). S. Bernardino da Siena: Non enim credendum est quod ipse Filius Dei voluerit nasci ex Virgine et sumere eius carnem quae esset maculata aliquo originali peccato (Tom. 3, serm. 49). San Lorenzo Giustiniani: Ab ipsa conceptione fuit in benedictionibus praeventa (Serm. de Ann.). L'Idiota su quelle parole, Invenisti gratiam, dice: Gratiam singularem, o dulcissima Virgo, invenisti, quia fuerunt in te ab originali labe praeservatio, etc. (Cap. 6). E lo stesso dicono tanti altri Dottori. Ma i motivi che finalmente della verità di questa pia sentenza assicurano son due. Il primo si è il consentimento universale su questo punto de' fedeli. Attesta il P. Egidio della Presentazione (De praes. Virg., q. 6, a. 4) che tutti gli Ordini religiosi seguitano la detta sentenza; e dello stesso Ordine di S. Domenico, dice un moderno autore, benché siano 92 scrittori per la contraria, nulladimeno 136 sono per la nostra. Ma sopra tutto dee persuaderci che la nostra pia sentenza sia conforme al comun sentimento de' Cattolici, ciò che ne attesta il Papa Alessandro VII nella sua celebre bolla, Sollicitudo omnium ecclesiarum, uscita sin dall'anno 1661, in cui si dice: Aucta rursus et propagata fuit pietas haec et cultus erga Deiparam... ita ut, accedentibus Academiis ad hanc sententiam - cioè alla pia - iam fere omnes Catholici eam complectantur. Ed in fatti questa sentenza è difesa dalle accademie della Sorbona, di Alcalà, di Salamanca, di Coimbra, di Colonia, di Magonza, di Napoli, e da altre molte, in cui ciascun laureato si obbliga con giuramento alla difesa di Maria Immacolata. Di questo argomento, cioè del comun senso de' fedeli, sopra tutto s'avvale a provarla il dotto Petavio (Tom. 5, p. 2, l. 14, c. 2, n. 10); il quale argomento, scrive il dottissimo vescovo D. Giulio Torni (In adn. ad Aest., l. 2, dist. 3, § 2) che non può non convincere, mentre in verità, se non altro che 'l comun consentimento de' fedeli ci rende certi della santificazione di Maria nell'utero, e della sua Assunzione in cielo in anima e corpo; perché poi questo stesso comun sentimento de' fedeli non ci ha da render certi della sua Concezione immacolata? L'altro motivo più forte del primo, che ne fa certi dell'esenzione della Vergine dalla macchia originale, è la celebrazione ordinata dalla Chiesa universale della sua Concezione immacolata. E circa di ciò io vedo da una parte che la Chiesa celebra il primo istante, quando fu creata la di lei anima ed infusa al corpo, come dichiara Alessandro VII nella bolla mentovata, in cui si esprime darsi dalla Chiesa alla Concezione di Maria quello stesso culto che le dà la pia sentenza, la quale la vuol conceputa senza la colpa originale. Dall'altra parte intendo esser certo che la Chiesa non può celebrare cosa non santa, secondo gli oracoli di S. Leone Papa (Ep. Decr. 4, c. 2) e di S. Eusebio pontefice: In sede apostolica extra maculam semper est catholica servata religio (Decr., 24, q. 1, c. In sede); e come insegnano tutt'i Teologi con S. Agostino (Serm. 95 et 113), S. Bernardo (Ep. ad Can. Lugd.), e S. Tommaso, il quale per provare che Maria fu santificata prima di nascere, di questo argomento appunto si serve, cioè della celebrazione che fa la Chiesa di sua nascita, e perciò dice: Ecclesia celebrat nativitatem B. Virginis; non autem celebratur festum in Ecclesia nisi pro aliquo sancto; ergo B. Virgo fuit in utero sanctificata (3 p., q. 27, a. 2). Or s'è certo, come dice l'Angelico, che Maria fu santificata nell'utero, perché così la S. Chiesa celebra la sua nascita; perché poi non abbiamo da tenere per certo che Maria fu preservata dal peccato originale fin dal primo istante di sua Concezione, or che sappiamo che in questo senso la stessa Chiesa ne celebra la festa?
In conferma poi di questo gran privilegio di Maria son note già le grazie innumerabili e prodigiose che il Signore si compiace di dispensare tutto giorno nel regno di Napoli per mezzo delle cartelline della di lei Immacolata Concezione.
(tratto da: Lasciamoci guidare)

II Domenica di Avvento - anno C


Vangelo Lc 3,1-6
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!.

Dal vangelo secondo Luca
Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».


Ogni Uomo Incontrerà il Dio che Salva

L’Avvento è tempo di conversione, tempo per preparare la via del Signore, per raddrizzare i sentieri perché il regno di Dio venga. L’uomo moderno non è molto attento al tema della conversione a Dio. Di fronte alle gravi sfide che gli si impongono (fame, ignoranza, guerra, ingiustizia) mobilita tutte le sue energie, abbandona anche le vie della comodità, si impone una conversione quotidiana; la conversione dell’uomo a se stesso. Ma la conversione a Dio come disponibilità radicale a Lui e rinuncia totale a se stessi, lo lascia insensibile o anche ostile perché lo rimanda alla sua debolezza e sembra distoglierlo dai suoi compiti reali.
Il cristiano è consapevole di dover contribuire alla realizzazione del disegno di Dio che ha affidato l’universo alle mani operose dell’uomo (cf IV pregh. euc.), e alla soluzione dei problemi del mondo, collaborando all’opera di creazione e dando il meglio di se stesso. Ma, in tutto ciò, dove si trova la conversione a Dio? Se i cristiani perdono il senso della conversione a Dio, e se il cristianesimo presenta soltanto il volto di un umanesimo senza dimensione religiosa si priva il mondo di un dono divino.


(fonte: Maranathà)

venerdì 4 dicembre 2009

Io Ti Amo, Maria Santissima!


Cari amici,

in occasione della grande festa dell'Immacolata Concezione ci rivolgiamo alla Madonna con l'aiuto della poesia:


Maria, unica creatura,

venuta al mondo

tutta santa e pura.



Maria, limpida sorgente,

dove non può accostarsi

il viscido serpente.



Maria, cielo stellato,

senza la nuvola oscura

dell'umano peccato.



La tua celeste bellezza

ha illuminato la grotta

della nostra immondezza.



Una fonte di grazia

hai fatto sgorgare

per l'anima mai sazia.



Il tuo materno sorriso

dischiude allo sguardo

un raggio di paradiso.



O Vergine potente,

schiaccia la testa

all'infernale serpente.

(Padre Livio Fanzaga)

giovedì 3 dicembre 2009

VEDERE TUTTO IN DIO E' SEMPLICITA' DI CUORE


Dagli scritti di Giuseppina Berettoni.

VEDERE TUTTO IN DIO E’ SEMPLICITA’ D’INTELLETTO

VEDERE DIO IN TUTTO E’ SEMPLICITA’ DI CUORE

Il brano che viene riportato ci presenta la virtù della semplicità, oggi divenuta rara, quasi dimenticata dalla nostra società che, al contrario, preferisce la complessità e cerca affannosamente di riempire il vuoto esistenziale con falsi valori senza rendersi conto che la felicità è legata al sentimento della semplicità. I veri sapienti sono i semplici e i più vicini a Dio. E’ la virtù dei saggi e la saggezza dei santi. Giuseppina osserva la differenza tra il vedere tutto in Dio, che è semplicità d’intelletto e vedere Dio in tutto, che è semplicità di cuore.

L’uomo che vede tutto in Dio, avrà il cuore distaccato dal bene della terra, ed un adeguato giudizio di beni celesti. Perciò anelerà a questi, e disprezzerà quelli. Questo disprezzo (che con la santa orazione si conserverà) lo renderà indifferente in qualsiasi evenienza.

Riceva egli, o no, gli onori dovuti al suo grado, soffra, o no, privazione, stia egli sano o malato, colui che vede tutto in Dio che, tranne il peccato, non vi è male meritevole d’un tal nome; e solo quello procurerà di evitare, per sé e gli altri, a qualunque costo.

Ma questo non è che un primo passo nella semplicità. Per avanzare in essa è necessario: vedere Dio in tutto. Chi vede Dio in tutto resterà indifferente nei vari casi incresciosi della vita; non solo, ma ricaverà da questi argomento e motivo per più apprezzare i beni celesti. Anzi riterrà i mali tutti, che lo possono affliggere, quali veri e come messaggi della volontà di Dio. E li amerà, come una statua, se fosse capace di intendimento, amerebbe lo scalpello, causa, sua pure secondaria, della sua bellezza.

Ma l’anima, se vuole giungere alla semplicità perfetta, deve, non solo nei casi detti mali, vedere Dio, ma anche nei beni; perché, ad eccezione del peccato, gli uni e gli altri vengono da Dio.

Il semplice di cuore al sopraggiungergli una buona o cattiva notizia, al ricevere un buon o cattivo trattamento, non si querelerà con chicchessia, ma penserà: Dio me l’ha mandato; sia benedetto in eterno. La semplicità è l’ultima virtù che si acquista, perché è la più ardua di tutte, ed è la perfezione d’ogni virtù.

La semplicità è per la santità, quello che sono le sfumature per un’opera d’arte: il sigillo dell’artista. Semplice propriamente non è che Dio. Uomo semplice è dunque il più simile a Lui. O grande e magnifica virtù, deh! Ce la conceda Dio nel più alto grado.

I santi hanno vissuto e testimoniato “nel alto grado” la semplicità perché l’hanno amata. Basti pensare a Francesco d’Assisi che amò sempre ed in modo esemplare la santa semplicità caratterizzò tutta la sua vita. Frate Francesco, come leggiamo nei Fioretti, raccolse le numerose esortazioni di Gesù alla pratica evangelica della semplicità: “siate semplici come colombe…”; “osservate come crescono i gigli del campo…”;”guardate gli uccelli del cielo…”. Essa è una virtù da riscoprire. La stessa vita cristiana è qualcosa di semplice perché mira all’essenziale e, come sottolinea spesso Benedetto XVI, “Il segno di Dio è la semplicità”.

Per acquistare il dono della semplicità e praticarla, Giuseppina indica un mezzo sicuro ed efficace: La preghiera continua e fervente; in un certo senso ci richiama l’espressione di San Paolo “ Oportet sempre orare, nunquam defìcere” pregate costantemente e mai cessare: oggi, domani e sempre.

Anche lo stile di vita della serva di Dio è stato improntato alla semplicità: distacco, serenità, modestia, oblìo di sé sono stati i tratti caratteristici del suo comportamento abituale.

Preghiera

SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,

fonte inesauribile di Santità,noi

Ti ringraziamo per i doni grandi che

hai elargito alla Tua Serva fedele

Giuseppina Berettoni. Ti ringraziamo

perché le hai concesso anche per i

meriti della Vergine SS.ma di far

fruttificare questi doni, sia nella

preghiera ardente, come nell’attività

apostolica incessante, per la Tua gloria

e per la salvezza delle anime.

se piace alla Tua infinita Maestà e

torna al bene di tutti noi, Ti preghiamo

di glorificarla, già su questa terra,

concedendoci per sua intercessione,

la grazia che andiamo implorando

con grande fiducia. Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria

domenica 29 novembre 2009

Trailer del Film sulle Apparizioni di Fatima: Il Tredicesimo Giorno




Trailer del film The 13th day realizzato nel 2009 da Ian e Dominic Higgins, con Jane Lesley, Michael D'Cruze, Kelley Costigan, Tarek Merlin...



per maggiori informazioni visita il sito:
Il Tredicesimo Giorno

I Domenica di Avvento - 2009




INTRÓITUS
Ps. 24, 1-3 - Ad te levávi ánimam meam: Deus meus, in te confído, non erubéscam: neque irrídeant me inimíci mei: étenim univérsi, qui te exspéctant, non confundéntur. Ps. 24, 4 - Vias tuas, Dómine, demónstra mihi: et sémitas tuas édoce me. Glória Patri… Ps. 24, 1-3 - Ad te levávi ánimam meam:…

A te offro, Di la mai vita : Dio mio, in te confido. Che io non resti confuso, non esultino per me i miei nemici; chiunque in te spera non resta confuso. Mostrami, Signore le tue vie, insegnami le tue strade. Gloria al Padre.

Tratto dal Missale Romanum a.D. 1962 promulgatum
e traduzione italiana delle letture secondo
la traduzione proposta dalle CEI




EVANGÉLIUM Sequéntia S. Evangélii secundum Lucam, 21, 25-33

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Erunt signa in sole et luna, et stellis, et in terris pressúra géntium præ confusióne sónitus maris, et flúctuum: arescéntibus homínibus præ timóre et exspectatióne, quæ supervénient univérso orbi: nam virtútes coelórum movebúntur. Et tunc vidébunt Fílium hóminis veniéntem in nube cum potestáte magna, et maiestáte. His áutem fíeri incipiéntibus, respícite, et leváte cápita vestra: quóniam appropínquat redémptio vestra. Et dixit illis similitúdinem: Vidéte ficúlneam, et omnes árbores: cum prodúcunt iam ex se fructum, scitis quóniam prope est æstas. Ita et vos cum vidéritis hæc fíeri, scitóte quóniam prope est regnum Dei. Amen dico vobis, quia non præteríbit generátio hæc, donec ómnia fiant. Coélum et terra transíbunt: verba áutem mea non transíbunt.

M. - Laus tibi Christe.


In quel tempo: Gesù disse ai suoi Discepoli vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". E disse loro una parabola: "Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

M. - Laus tibi Christe.

sabato 28 novembre 2009

S. Messa Pontificale in forma straordinaria tradizionale



S. Messa Pontificale celebrata nella forma straordinaria tradizionale dal
Prefetto della Congregazione per il Culto.
Pontificale del Cardinale Canizares Llovera
presso la Basilica Lateranense in Roma il 21 aprile 2009.
Servizio liturgico e corale dei Francescani dell'Immacolata.

http://curiaffi.immaculatum.net/tvimmacolata/

domenica 22 novembre 2009

FESTA DI CRISTO RE DELL'UNIVERSO

 ATTO DI CONSACRAZIONE DEL GENERE UMANO A CRISTO RE 

«O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguarda a noi umilmente prostrati innanzi a te. Noi siamo tuoi, e tuoi vogliamo essere; e per vivere a te più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al tuo sacratissimo Cuore. «Molti, purtroppo, non ti conobbero mai; molti, disprezzando i tuoi comanda­menti, ti ripudiarono. O benignissimo Ge­sù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al tuo sacratissi­mo Cuore. «O Signore, sii il Re non solo dei fe­deli, che non si allontanarono mai da te, ma anche di quei figli prodighi che ti abbandonarono; fa' che questi, quanto pri­ma, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Sii il Re di coloro, che vivono nell'inganno e nell'er­rore, o per discordia da te separati: ri­chiamali al porto della verità, all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. « Largisci, o Signore, incolumità e liber­tà sicura alla tua Chiesa, concedi a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine: fa' che da un capo all'altro della terra risuoni quest'unica voce: Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Amen». (Indulgenza plenaria, se si recita pub­blicamente nella solennità di Cristo Re; parziale, invece, se si recita privatamente).

sabato 21 novembre 2009

La propaganda della Carfagna


Ministro Carfagna e l' "omofobia": 2 MILIONI di euro per la propaganda contro un reato che non c'è...

C’è una domanda preventiva a qualsiasi discussione o valutazione sul tema dell’ideologia di genere e dell’omofobia: è una cosa positiva che ci siano gay, lesbiche, bi e transessuali? ossia è una ricchezza, una possibilità in più che arricchisce l’umanità? Oppure no, rappresenta un disordine, un problema per loro anzitutto, ma anche per la società nella misura in cui questa condizione richiede visibilità, equiparazione con le persone eterosessuali, possibilità di diventare una famiglia a tutti gli effetti? Qualcuno dirà semplicemente che è un fatto, del quale prendere atto. Certamente, ma per fare che cosa? Per affermare che le differenze non sono importanti, come sostiene la campagna del ministro Carfagna, che non esistono identità e ruoli naturali, come sostengono le associazioni glbt (gay, lesbiche, bi e transessuali) in perfetta sintonia con il Dipartimento delle pari opportunità, oppure per sostenere il matrimonio e la famiglia naturali, aiutando coloro che subiscono un disturbo e vorrebbero trovare l’equilibrio che non hanno, come dovrebbe fare la Chiesa cattolica? Perché la domanda, semplicemente, è se esiste una natura e un progetto che si esprime anche attraverso la sessualità, oppure se tutto è nelle mani del desiderio del singolo. Il resto, ossia le aggressioni contro gli omosessuali e i transessuali, le ingiurie o il disprezzo per questa condizione di diversità, c’entrano veramente poco. Sono atti criminali da perseguire penalmente perché offensivi dei diritti di una persona, da tutelare come tutte le altre, indipendentemente dal fatto di essere omo o transessuale. E il modo più umano di riconoscere la dignità di queste persone sarebbe proprio quello di tutelarne l’umanità come avviene con chiunque, indipendentemente dall’orientamento sessuale.Invece l’obiettivo della legge contro l’omofobia è un altro. Si tratta di ripetere quello che avviene nella grande maggioranza dei Paesi europei, dove gay, lesbiche, omo e transessuali beneficiano di una legge speciale che li tutela non come persone ma appunto come una categoria a parte. Lo scopo è evidente: si tratta di “sdoganare” queste categorie, di attribuire loro dei diritti come tali, non come persone eguali alle altre. E’ uno dei principali presupposti perché glbt possano ottenere il diritto di “fare una famiglia”, di adottare bambini; soprattutto, si tratta di un passaggio culturale di straordinaria portata, che colpisce un punto centrale della cultura e della civiltà occidentali.In Italia, una legge contro l’omofobia è stata dichiarata incostituzionale dalla Camera dei deputati. Forse non tutti i protagonisti di questa vicenda politico-parlamentare si sono resi conto della portata del gesto, che ha visto un Parlamento in controtendenza annunciare «la verità sull’uomo». Ma se ne sono accorte le associazioni glbt che hanno cercato di correre ai ripari, trovando la sponda del Dipartimento delle pari opportunità, sfruttando anche il tema dell’inaccettabile diversità dell’Italia rispetto all’Europa, ossia ai dettami della Unione Europea. Così è nata la campagna propagandistica da due milioni di euro del ministro Carfagna, esplicitamente orientata a ripresentare in Parlamento una nuova legge contro l’omofobia che contenga lo stesso principio di quella dichiarata anticostituzionale, entro sei mesi; inoltre, il progetto prevede un filmato, volantini e manifesti che verranno distribuiti e affissi in tutte le città e nelle scuole.Chi ha visto la conferenza stampa di presentazione del progetto del ministro Carfagna ha ricavato motivi di profondo stupore. Intanto per l’enfasi con cui il ministro ha voluto coinvolgere la Presidenza del consiglio e il governo tutto nell’iniziativa e poi per l’entusiasmo con cui ha ringraziato le associazioni lgbt, tutte presenti con i loro dirigenti, che sono quindi intervenuti per ringraziare il ministro e annunciare il proseguimento della lotta nella società e nel Parlamento. Sembrava di assistere alla festa di conclusione di un progetto concordato. Chi ha avuto una diretta esperienza di questo mondo perché conosce un parente o un genitore o un amico che vi sono stati coinvolti a diverso titolo, sa quanto dolore nasca da queste esperienze. Si ripete il dramma del divorzio, dell’aborto, della droga: presentati come conquiste di libertà, in realtà producono sofferenza e lacerazioni. Ed è quasi soltanto la Chiesa, fra l’altro, a piegarsi sulle vittime per aiutarle a recuperare la pace e la dignità. Altro non piccolo paradosso, questo, che puntualmente si ripete nel caso dell’omosessualità, dove di tutto si parla, almeno in Italia, tranne che del diritto di cercare un accompagnamento psicologico verso l’eterosessualità da parte di chi lo desidera. Così, proprio nei giorni in cui il Parlamento approva una finanziaria senza alcuna facilitazione per le famiglie, soprattutto quelle con figli, il ministero delle pari opportunità spende due milioni dei soldi degli italiani per una campagna ideologica sostenuta dalle associazioni glbt.
Marco Invernizzi

17 novembre 2009
per approfondire leggi anche:

domenica 15 novembre 2009




"Non è il potere che redime, ma l'Amore!
Il Dio, che è divenuto Agnello,
ci dice che il mondo vien salvato dal Crocefisso
e non dai crocifissori.
Il mondo è redento dalla Pazienza di Dio
e distrutto dall'impazienza degli uomini."
(Benedetto XVI)

giovedì 12 novembre 2009

Costituzione apostolica ''Anglicanorum coetibus''.




Il Papa apre la porta ai gruppi di anglicani che hanno chiesto di tornare alla Chiesa cattolica ammettendo anche qualche deroga per sacerdoti e vescovi sposati, precisando pero' con decisione che cio' ''non significa in alcun modo un cambiamento nella disciplina della Chiesa per quanto riguarda il celibato sacerdotale''. Il chiarimento e' giunto con la pubblicazione della Costituzione apostolica ''Anglicanorum coetibus''.

Annunciata 20 giorni fa, porta la data del 4 novembre e la firma di Benedetto XVI, accompagnata da una serie di note e spiegazioni in cui si ribadisce, fra l'altro, l'importanza del documento, che ''apre una nuova strada per la promozione dell'unita' dei cristiani'' e non compromettera' in alcun modo il dialogo ecumenico con la Comunione anglicana. Quello del celibato ne costituisce in realta' un dettaglio, anche se particolarmente delicato, tanto da richiedere ancora qualche passaggio, tra cui la fissazione di ''criteri oggettivi'' in base ai quali il pontefice potra' consentire ''caso per caso'' a sacerdoti sposati gia' anglicani di diventare preti cattolici, ma solo all'interno degli Ordinariati speciali creati ad hoc con la nuova Costituzione. E' certo, comunque, che i sacerdoti sposati non potranno diventare vescovi, e che non potranno rientrare in piena comunione con Roma i sacerdoti ex cattolici passati alla chiesa anglicana dopo aver contratto matrimonio. Sono esclusi, poi, tutti gli ''irregolari'', conviventi o divorziati. Ma, soprattutto, il Papa ha ribadito che per nessun sacerdote cattolico saranno ammesse deroghe al celibato che resta, come dice il Concilio Vaticano II, ''segno e allo stesso tempo stimolo della carita' pastorale'' che ''annuncia in modo radioso il regno di Dio''. Del resto, la Costituzione - ha spiegato il portavoce della Santa Sede padre Lombardi - ''non e' un'iniziativa che abbia avuto origine dalla Santa Sede'', ma ''una risposta generosa da parte del Santo Padre alla legittima aspirazione'' di alcuni gruppi che ne hanno fatto richiesta, per i quali, tuttavia, la Chiesa cattolica non e' disposta a mutare nulla al suo proprio interno, ne' norme ne' riti. Da qui la decisione di istituire gli Ordinariati personali, apposite strutture che consentiranno agli ex anglicani di conservare il proprio patrimonio culturale e liturgico senza entrare in rotta di collisione con la chiesa di Roma. Il ''santo desiderio'' avanzato da interi gruppi di anglicani di tornare alla chiesa cattolica, soprattutto quelli piu' tradizionalisti ostili alle ordinazioni di donne e gay, potra' cosi' essere realizzato, riparando la ''ferita'' che ogni disunione rappresenta per la chiesa cattolica. Gli Ordinariati, comunque, pur nella loro autonomia, dovranno rispondere a precise regole, armonizzare la propria attivita' con le Conferenze episcopali del territorio e rispondere alla Congregazione per la Dottrina della Fede e agli altri dicasteri romani. La nomina degli Ordinari spettera' al Papa. La Chiesa non muta, dunque, la sua sostanza, pur senza negare il benvenuto a chi vi si voglia unire. Una decisione, quella sugli anglicani, in cui ''non possiamo non vedere riflessa - ha sottolineato oggi il presidente della Cei, card.Angelo Bagnasco - l'impronta dell'attuale pontefice, indomito e dolce, coraggioso e illuminato''.

Fonte: Korazin.org

lunedì 9 novembre 2009

Visita virtuale alla Basilica Lateranense


Basilica Papale San Giovanni in Laterano


San Giovanni in Laterano è la Cattedrale di Roma, la madre di tutte le chiese a Roma e nel mondo. Fondata da Costantino, durante il regno di Silvestro (314-335) fu distrutta e ricostruita molte volte. La basilica attuale risale al XVII sec.
Ancora oggi il complesso di San Giovanni in Laterano è considerato la Chiesa
"Caput et mater omnium ecclesiarum Urbis et Orbis"

cliccare qui:
per ammirarne i magnifici interni....








Le sette offerte al Preziosissimo Sangue di Gesù



Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezio­so Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per la gloria e il riconoscimento del­la santa Chiesa mia Madre, per la conversione e la prosperità del suo capo visibile, il sovrano Pontefice, per i cardinali, i vescovi, i pastori del­le anime, e per tutti i ministri.

Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.

Gloria al Padre.

SECONDA OFFERTA
Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezio­so Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per la pace e la concordia dei nostri governanti e per la felicità del popolo cristiano.

Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.

Gloria al Padre.

TERZA OFFERTA
Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezio­so Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per l'estirpazione di tutte le eresie, per la conversione dei peccatori.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.

Gloria al Padre.

QUARTA OFFERTA
Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezio­so Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per i miei genitori, i miei amici e i miei nemici, per gli indigenti, gli infermi e tutti quelli che soffrono, e anche per tutti coloro che hanno bisogno delle mie preghiere.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.

Gloria al Padre.

QUINTA OFFERTA
Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezio­so Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per tutti coloro che passeranno oggi all'altra vita, affinché tu li liberi dalle pene dell’inferno per ammetterli alla gioia totale del Paradiso.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.

Gloria al Padre.

SESTA OFFERTA
Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezio­so Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per tutti quelli che sono così devoti verso questo grande tesoro, per coloro che sono con me nell'adorazione che gli rendo, e infine per coloro che cercano di promulgare questa santa devozione.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.

Gloria al Padre.

SETTIMA OFFERTA
Io ti offro, o Padre eterno, i meriti del Prezio­so Sangue del tuo Figlio prediletto, il mio divino Redentore, per tutti i bisogni spirituali e tempo­rali, e per il sollievo delle anime del Purgatorio, specialmente di quelle che sono state più devo­te verso il prezzo della nostra redenzione e ver­so il dolore di Maria, la nostra Santa Madre.
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, per averci salvato a prezzo del tuo Sangue.

Gloria al Padre.

Padre eterno, ti offro il Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, in espiazione dei miei peccati e per i bisogni della santa Chiesa. Amen.

venerdì 6 novembre 2009

La sentenza insensata!


Quei muri appesi ai Crocefissi…


Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.

Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.

E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).

Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.

La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.

Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.

Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.

I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.

Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?

Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?

Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”

Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?

Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?

La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?

E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.

Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.

Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).

Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.

Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.

Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?

Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo.

Scriveva:

“il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.

La Ginzburg proseguiva:

“Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.

Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.

Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.



Antonio Socci

Da Libero, 4 novembre 2009

domenica 1 novembre 2009

Beato Alberto Marvelli (1918 - 1946)

(al centro Alberto Marvelli)

Ogni qualvolta mi accosto alla S. Comunione, ogni qualvolta Gesù nella sua Divinità ed Umanità entra in me, a contatto con la mia anima, è un accendersi di santi propositi, è come un fuoco che arde, il quale entri nel mio cuore, una fiamma che brucia e consuma, ma che mi rende così felice.
Felicità intensa, solamente resa un po' triste al pensiero di non essere degno di tanto amore.
Talvolta però non voglio pensarvi, ed allora mi abbandono tutto ad un colloquio intimo con Gesù; la mia umanità scompare, potrei dire, lì vicino a Lui; tutti i dubbi, tutte le certezze sono sparite, gli ostacoli appianati, i sacrifici resi gioiosi , le difficoltà gradite.
Ogni nostro pensiero è reso più vivo, più ardente dall'Amore e dell'Ardore che esce dalla S. Particola, Gesù, e si trasforma in noi.

Oh , se tutti gli uomini imparassero alla scuola dell'Eucarestia!

Poter ricevere Gesù tutti i giorni e non approfittarne!

Povera umanità che crede di poter fare senza Gesù.
(dal Diario - 1938)