martedì 29 luglio 2008

I miei ricordi di Suor Faustina - Don Michele Sopocko


In questo brano è possibile trovare un' esperienza inedita dei fatti accaduti a Santa Faustina Kowalska e della missione affidatale da Gesù.
Con parole semplici e grande umiltà, leggiamo i modi con i quali tale messaggio è giunto ed è stato accolto dall'animo di questo sacerdote, scelto da Dio per la sua diffusione nel mondo.

Buona lettura!

Ci sono delle verità di fede che sembrano esser conosciute, di cui si parla spesso, ma senza capirle e tantomeno viverle. E così successe pure a me, per quanto riguarda la verità della Divina Misericordia. Tante volte ricordai questa verità nelle meditazioni, specialmente durante i ritiri spirituali, tante volte ne parlai nelle omelie e ripetendo le parole delle preghiere liturgiche, ma non cercavo di approfondirne il contenuto e l’importanza per la vita spirituale: in particolare non riuscivo a capire, e all’inizio non potevo accettare che la Divina Misericordia è l’attributo più alto di Dio Creatore, Salvatore, Santificatore. Ci voleva un’anima semplice e santa, profondamente unita a Dio, la quale – come credo – per ispirazione Divina me ne parlò incitandomi a studiare, cercare e riflettere su questo tema.
Quest’anima era suor Faustina, ora defunta (Helena Kowalska) della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Essa lentamente arrivò a convincermi al punto tale che oggi considero il culto della Misericordia Divina, e particolarmente l’istituzione della festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua come uno degli obiettivi prioritari della mia vita.
Conobbi suor Faustina in estate (a luglio o ad agosto del 1933), come una delle penitenti della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Vilna (Vilnius, Lituania), via Senatorska 25. In quel periodo ero conferssore ordinario di questa Congregazione. Attirò la mia attenzione con una sensibilità straordinaria e raffinatezza della coscienza, come anche con la sua stretta unione con Dio. Il più delle volte non c’era materia per l’assoluzione e mai offese Dio con un peccato grave.
Sin dall’inizio mi comunicò di conoscermi da tempo grazie a qualche visione, che dovrei essere il suo direttore spirituale e che dovrei realizzare qualche piano Divino che mi sarebbe stato trasmesso per il suo tramite. Non ho preso sul serio questo suo racconto e ho sottomesso suor Faustina a una prova la quale la spinse a cercare un altro confessore, col permesso della Superiore. Dopo un certo tempo tornò da me e dichiarò di essere pronta a sopportare tutto ma non andrà più via da me. Non posso ripetere in questo luogo i dettagli di questo colloquio che in parte si trova nel suo diario che scriveva su ordine mio, poiché più tardi le avevo vietato di raccontare le sue esperienze durante la confessione.
Conoscendo meglio suor Faustina, constatai che i doni dello Spirito Santo operavano in lei in un modo nascosto, ma in alcuni momenti, assai frequenti, si manifestavano più chiaramente, conferendole un’inuizione viva che coinvolgeva la sua anima, risvegliava gli slanci di amore, di nobili ed eroici atti di rinnegamento di se stessa. Particolarmente spesso si verificava l’opera del dono della scienza, sapienza e intelletto grazie ai quali suor Faustina vedeva chiaramente la nullità delle cose terrene e l’importanza della sofferenza e delle mortificazioni.
Comprendeva con semplicità gli attributi di Dio, e particolarmente la Sua Misericordia Infinita. Alle volte aveva la visione beatificante vedendo una luce inaccessibile. Fissava lo sguardo in questa luce per un po’ di tempo, vedendo apparire la figura di Cristo che camminava, benedicendo il mondo con la mano destra, e con la mano sinistra apriva la veste vicino al. Cuore. Da sotto la veste uscivano due raggi - bianco e rosso. Suor Faustina aveva tali visioni, e altre ancora, già da alcuni anni e sentiva le parole soprannaturali che percepiva con il senso dell’udito, con l’immaginazione e con la mente.
Temendo che suor Faustina potesse avere delle illusioni o allucinazioni mi rivolsi alla Superiora, Madre Irene, per essere informato chi era suor Faustina, che opinione avevano di lei altre Suore della Congregazione e le Superiori. Chiesi anche di controllare il suo stato di salute dal punto di vista psicologico e fisico. Dopo aver ricevuto delle risposte positive sotto ogni aspetto, aspettai ancora per un po’di tempo, in parte non credevo fino alla fine, riflettevo, pregavo e cercavo, chiedevo consigli ad alcuni sacerdoti più esperti per sapere come comportarmi, senza dire di che cosa né di chi si trattasse.


Continua: http://faustina-messaggio.com/sopocko_faustyna_wl.htm

Don Michele Sopocko



Nell'ambito del grandioso progetto affidato da Gesù a Santa Faustina Kowalska per la divulgazione della Insondabile Misericordia di Dio per il mondo intero, riveste grande importanza la figura di un sacerdote: Don Michele Sopocko, confessore e padre spirituale di Santa Faustina.

In queste pagine potrete approfondire la sua vita e gli accadimenti che lo portarono ad incontrare la santa, diventando così mezzo e interprete del divino messaggio.



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"...Una volta vidi suor Faustina in estasi. Era il 2 settembre 1938, quando la visitai all’ospedale di Pradnik e la salutai prima di partire per Vilna.
Mi allontanai un po’e poi mi ricordai di avere portato alcune copie di preghiere alla Divina Misericordia stampate a Cracovia (novena, litanita e coroncina).
Tornai subito indietro per consegnarle a lei. Aprendo la porta della stanzetta singola, dove si strovava, la vidi accolta in preghiera.
Era seduta, ma era quasi sollevata al di sopra del letto. Lo sguardo fissava qualche oggetto invisibile, le pupille erano un po’dilatate, non si accorse che io fossi entrato mentre io non volevo disturbarla e avevo intenzione di indietreggiare.
Tuttavia presto tornò in sé, notò la mia presenza, chiese scusa per non aver udito quando bussavo alla porta e quando entravo.
Le consegnai queste preghiere e la salutai, e lei mi disse: "Arrivederci in cielo!".
Quando il 26 settembre andai a farle un’ultima visita a Lagiewniki, non volle più conversare, o piuttosto non riusciva più a farlo, dicendo: "Sono occupata a stare col Padre Celeste".
Infatti, dava l’impressione di un essere soprannaturale.
In quel momento non avevo alcun dubbio che era vero tutto quello che raccontava nel diario sulla Santa Comunione ricevuta in ospedale dalle mani di un Angelo..."

domenica 27 luglio 2008

DALL’ILLUSIONE ALLA VERITA’


Testimonianza dal vivo di Gloria Polo,medico dentista,
in una chiesa di Caracas, Venezuela,il giorno 5 maggio 2005.

“Sono stata alle porte del cielo
e dell’inferno”



DICHIARAZIONE

Dopo l’abrogazione dei canoni 1399 e 2318 del Codice di Diritto Canonico, ad opera di Paolo VI in AAS 58 (1966), gli scritti riguardanti nuove apparizioni, manifestazioni, miracoli, ecc., possono essere divulgati e letti dai fedeli anche senza autorizzazione esplicita da parte dell’autorità ecclesiastica, purché i contenuti osservino in tutto la morale cristiana .

In accordo con il decreto di Urbano VIII, dichiariamo che, ai fatti narrati o presentati, non si dà ufficialmente alcun valore soprannaturale, fino a quando l’Autorità Ecclesiastica non abbia espresso il suo giudizio.

CON LA PUBBLICAZIONE DI QUESTA TESTIMONIANZA, NON SI VUOLE IN ALCUN MODO ANTICIPARE IL GIUDIZIO DEFINITIVO DELLA CHIESA, PERTANTO CI SI SOTTOMETTERÀ PIENAMENTE ALLLE SUE DECISIONI UFFICIALI.




"Pioveva molto e mio nipote ed io stessa, ci riparavamo sotto un piccolo ombrello. Mio marito, coperto da un impermeabile si avvicinò alla biblioteca del Campus. Mio nipote ed io lo seguivamo, ci siamo diretti verso degli alberi per sfuggire agli scrosci d'acqua. In quell'attimo siamo stati tutt'e due colpiti da un fulmine. Mio nipote è morto sul colpo; era giovane e nonostante la sua giovane età, si era consacrato a Nostro Signore; aveva una grande devozione per Gesù Bambino."

sabato 26 luglio 2008

Lettera Enciclica Spe Salvi



"...Giungere a conoscere Dio – il vero Dio, questo significa ricevere speranza. Per noi che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il possesso della speranza, che proviene dall'incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile..."

"....Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un'ultima apertura interiore per la verità, per l'amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male – molta sporcizia copre la purezza, di cui, tuttavia, è rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo da tutta la bassezza e rimane presente nell'anima. Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti? O che cosa d'altro accadrà? San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci dà un'idea del differente impatto del giudizio di Dio sull'uomo a seconda delle sue condizioni. Lo fa con immagini che vogliono in qualche modo esprimere l'invisibile, senza che noi possiamo trasformare queste immagini in concetti – semplicemente perché non possiamo gettare lo sguardo nel mondo al di là della morte né abbiamo alcuna esperienza di esso. Paolo dice dell'esistenza cristiana innanzitutto che essa è costruita su un fondamento comune: Gesù Cristo. Questo fondamento resiste. Se siamo rimasti saldi su questo fondamento e abbiamo costruito su di esso la nostra vita, sappiamo che questo fondamento non ci può più essere sottratto neppure nella morte..."





http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi_it.html

Lettera Enciclica Deus Caritas Est


INTRODUZIONE

1. « Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell'esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ».

Abbiamo creduto all'amore di Dio — così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Nel suo Vangelo Giovanni aveva espresso quest'avvenimento con le seguenti parole: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui ... abbia la vita eterna » (3, 16). Con la centralità dell'amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d'Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L'Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze » ( 6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell'amore di Dio con quello dell'amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro.

In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell'odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto. Per questo nella mia prima Enciclica desidero parlare dell'amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri. Ecco così indicate le due grandi parti di questa Lettera, tra loro profondamente connesse. La prima avrà un'indole più speculativa, visto che in essa vorrei precisare — all'inizio del mio Pontificato — alcuni dati essenziali sull'amore che Dio, in modo misterioso e gratuito, offre all'uomo, insieme all'intrinseco legame di quell'Amore con la realtà dell'amore umano. La seconda parte avrà un carattere più concreto, poiché tratterà dell'esercizio ecclesiale del comandamento dell'amore per il prossimo. L'argomento si presenta assai vasto; una lunga trattazione, tuttavia, eccede lo scopo della presente Enciclica. È mio desiderio insistere su alcuni elementi fondamentali, così da suscitare nel mondo un rinnovato dinamismo di impegno nella risposta umana all'amore divino.

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est_it.html

Oratio ad Sanctum Michael

Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude. Amen.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del diavolo. Che Dio eserciti su di lui il suo dominio, preghiamo supplichevoli: e tu, o Principe della milizia celeste, col divino potere ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen.


Come è nata questa preghiera?

http://www.preghiereagesuemaria.it/devozioni/devozione%20visione%20diabolica%20di%20leone%20xiii.htm

venerdì 25 luglio 2008

Dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica



Parte III - Sezione I: La dignità della persona umana
Pastorale & Spiritualità - venerdì 25 luglio 2008

Marcellino Pane e Vino







Ho sempre amato questo film, sin da piccola trovavo in esso un messaggio chiaro e forte:
Dio mi ama e mi è vicino.
Come è bello ancora oggi questo semplice messaggio!
Che tutti i bimbi del mondo possano riceverlo nel loro cuore!
Pace e Bene

giovedì 24 luglio 2008

Dal Diario di Santa Faustina Kowalska



Gesù Confido in Te.

In un breve video vengono riportate alcune delle frasi che Gesù stesso dettò a Santa Faustina Kowalska per diffondere ed onorare il culto della Sua infinita misericordia.
(fonte: Gloria.tv)

Santa Teresina del Bambin Gesù



Questo documentario restituisce un aspetto inedito ed inesplorato della vita della Santa, mostrandoci l'originalità del suo percorso spirituale illuminato dal Volto Santo, al quale Teresa si era consacrata il 6 agosto 1886
(fonte: gloria.tv)

mercoledì 23 luglio 2008

Piergiorgio Frassati: un modello per i giovani di tutto il mondo.

Per la Giornata Mondiale della Gioventù le spoglie mortali di Frassati hanno lasciato il Duomo di Torino e sono state trasportate in Australia




Per i giovani, i modelli sono importanti. Per questo il beato Piergiorgio Frassati ha ricoperto un ruolo chiave nelle ultime Giornate Mondiali della Gioventù. Tuttavia questa è la prima volta che il suo corpo incorrotto è presente in un evento del genere.
(fonte: gloria.tv)

martedì 22 luglio 2008

La Liturgia è bellezza




Intervista a Monsignor Joseph Kramer, il sacerdote chiamato alla guida della prima Chiesa tradizionalista d’Italia e d’Europa: “Il Motu Proprio di Benedetto XVI un atto di giustizia e libertà”.
di Bruno Volpe

Con l’istituzione della cinquecentesca Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini in Roma a prima Parrocchia d’Italia e d’Europa in cui sia possibile assistere solo ed esclusivamente alla Messa celebrata con il rito tridentino di San Pio V, il 56enne Monsignor Josef Kramer, cui è stata affidata la guida pastorale del noto complesso religioso, si è assunto l’onere, e l’onore, di far riscoprire la luminosa e gloriosa liturgia pre-conciliare nella Capitale della cristianità. Un compito avvincente, sicuramente impegnativo, affidatogli dal Vicariato alla luce del Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’ di Benedetto XVI.

Monsignor Kramer, qual è il Suo programma?

“Intanto di celebrare degnamente la Santa Messa; poi, di far diventare la Parrocchia un punto di riferimento per i fedeli tradizionalisti. Voglio una Chiesa disponibile e aperta 24 ore su 24, corsi di direzione spirituale, aggiornamenti per sacerdoti che vogliano apprendere la celebrazione della Messa secondo il rito antico, corsi di catechismo. Ecco, punto a creare una Parrocchia viva”.

Le porte, dunque, sono aperte anche a quei presbiteri che non conoscono il messale di San Pio V ma vogliono imparare…

“Chiunque voglia imparare e collaborare è il benvenuto: la barca di Pietro non esclude mai nessuno”.

A Suo avviso, quale messaggio ha voluto trasmettere il Santo Padre con il Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’?

“Il Papa ha voluto rivalutare un gioiello che mai era stato messo al bando. Personalmente, ritengo sia stato un atto di giustizia e libertà. E con la stessa convinzione considero sbagliate le critiche, sia interne che esterne alla Chiesa, al Motu Proprio. Il Pontefice ha lanciato in segno di unità, non di divisione; ha porto la mano ai tradizionalisti senza nulla togliere agli altri. Altro che Chiesa parallela, come temeva qualcuno…”.

Monsignore, comunque non c’è che dire, il rito tridentino ha un fascino tutto particolare: il sacerdote di spalle ai fedeli e l’intera assemblea rivolta verso la Croce, la Comunione in ginocchio, le orazioni in latino…

“E’ vero. Si tratta di un messale bellissimo, un tesoro che grazie alla lungimiranza del Papa ora ritrova forza e spazio nella Chiesa”.

Anche Lei pensa che ci siano stati troppi abusi con il Novus Ordo?

“Non voglio alimentare polemiche. Mi limito ad osservare che la liturgia dev’essere bellezza e non spettacolo; che essa è la contemplazione del Mistero di Cristo e non proprietà del celebrante. Tuttavia, è inutile nascondere che anche con il rito tridentino, in passato, ci siano stati degli abusi. Secondo me, il problema non è come si celebra, ma con quale animo il sacerdote si accosta all’altare”.

Fatto sta che dopo il Concilio Vaticano II, in omaggio al criterio della creatività liturgica, si sono verificati abusi e stravaganze di ogni tipo…

“Non lo scopriamo oggi, lo ha scritto lo stesso Papa Benedetto XVI nell’introduzione al Motu Proprio. Nel mio piccolo, resto convinto che la Messa non sia un passatempo e vada celebrata sempre con decoro, possibilmente da sacerdoti preparati”.

Monsignor Kramer, Lei è australiano: senza nulla togliere alla Sua preparazione e alle Sue capacità, come mai il Vicariato di Roma ha scelto per la prima parrocchia tradizionalista un sacerdote straniero? I presbiteri italiani sono impreparati?

“Anche io mi sono meravigliato. Per rispondere alla sua domanda, credo che la scelta sia ricaduta su di me perché i sacerdoti, in particolare quelli giovani, non importa se italiani o stranieri, non conoscono bene il latino e la liturgia del rito tridentino. Ora, se vogliono imparare, la mia Parrocchia è a loro completa disposizione”.
Cosa aggiungere? Introibo ad altare Dei.

lunedì 21 luglio 2008

Adoro Te Devote.

La Santa Messa Tridentina



Cos'è la S. Messa in Rito Antico?

La S. Messa in Rito Antico è la Messa in vigore prima dell'attuale riforma liturgica. Essa ha sempre attratto per la sua bellezza, devozione e capacità di conciliare il raccoglimento e la reverenza verso il Sacrificio Eucaristico.
Il precedente Pontefice, Giovanni Paolo II, con il Motu Proprio "Ecclesia Dei" aveva già voluto acconsentire alle numerose richieste e preghiere dei fedeli legati all'antica liturgia, lasciando ai singoli vescovi la facoltà di concederne la celebrazione.

Ora, con il nuovo Motu Proprio "Summorum Pontificum", il nostro amato Santo Padre ha aperto ancor più generosamente le braccia materne della Chiesa, togliendo praticamente ogni vincolo e affermando che il Rito Romano Antico non è mai stato abrogato.

La Liturgia Tradizionale

La Messa Tradizionale è celebrata in lingua latina (tranne l'omelia) e con il sacerdote rivolto verso il Crocifisso presente su o dietro l'altare.

Il celebrante, quindi, guida il popolo, e tutti sono rivolti verso la Croce.
Le letture possono anche essere pronunciate in lingua nazionale.
La Santa Comunione viene ricevuta in ginocchio alla balaustra e solo sulla lingua

Dio, Dio, Dio mio




Voglio portare scritto sulla mia fronte: Dio è la mia gloria...
Sul mio intelletto: Dio è la mia luce!
Sul mio cuore: Dio è il mio amore!
Ciò che non viene da Lui, io voglio aborrirlo...
Un libro che abbia una sola ombra contro la Sua gloria, per me è più fetido di un sepolcro...
Una conoscenza che non mi porti a conoscerlo e ad amarlo, per me è più tenebrosa di un abisso...
Dio, Dio, Dio mio, che cosa dirò di te, io, piccola creatura?
Farò del mio intelletto un timpano di luce, per osannare alla tua eterna verità...
Farò del mio cuore un cembalo d'amore, per cantarti amore...
Farò del mio corpo un'arpa a dieci corde, intonate ai tuoi comandi, per cantarti tutta la mia fedeltà!
E, mondato dalla tua misericordia, vivificato dal tuo amore, ti dirò che sono tuo e canto in eterno le tue misericordie...

(Don Dolindo Ruotolo)

venerdì 18 luglio 2008

PERCHE' MARIA CI E' NECESSARIA / 3





Perché Maria è il Paradiso e il mondo di Dio
19. Non c'è, né ci sarà mai creatura alcuna in cui Dio sarà più grande, al di fuori di Lui stesso e in Lui stesso, che nella divina Maria, senza eccettuare i Beati, i Cherubini e i più alti Serafini, nel Paradiso stesso. Maria è il Paradiso di Dio e il suo mondo ineffabile, dove il Figlio di Dio è entrato per operarvi meraviglie, per custodirlo, per compiacervisi. Egli ha creato un mondo per l'uomo pellegrino, ed è questo che abitiamo; ha creato un mondo per l'uomo beato, ed è il Paradiso; ma ne ha creato un altro per Lui stesso e gli ha dato nome Maria: mondo, questo, sconosciuto a quasi tutti i mortali qui in terra, e incomprensibile anche a tutti gli Angeli, i Beati Comprensori del Cielo, i quali, meravigliati di vedere Dio così alto e così distante da tutti loro, così separato e così nascosto nel suo mondo, la divina Maria, esclamano giorno e notte: "Santo, Santo, Santo!".


Paradiso dove lo Spirito santo fa entrare la nostra anima perché vi trovi Dio
20. Beata, mille volte beata è quaggiù quell'anima, a cui lo Spirito Santo rivela il segreto di Maria, perché lo conosca; a cui apre questo giardino chiuso perché vi entri; questa fonte suggellata perché vi attinga e beva a gran sorsi le acque vivificatrici della grazia! Quest'anima non troverà che Dio solo, senza creatura, in quest'amabile creatura: ma Dio nello stesso tempo infinitamente santo ed elevato, infinitamente condiscendente e proporzionato alla propria debolezza. Dio, essendo dappertutto, si può trovare dappertutto, perfino nell'inferno; ma non vi è luogo in cui la creatura possa trovarlo più vicino a sé e più proporzionato alla propria debolezza quanto in Maria, poiché appunto per questo Dio si incarnò in Lei. Dovunque egli è il pane dei forti e degli Angeli, ma in Maria è il Pane dei figli.

Perché Maria, lontano dall'esserci di ostacolo, getta la nostra anima in Dio e la unisce a Lui
21. Non si creda, dunque, come alcuni falsi illuminati, che Maria, perché creatura, sia di impedimento all'unione con il Creatore; non è più Maria che vive, ma Gesù Cristo solo, Dio solo che vive in Maria. La sua trasformazione in Dio supera quella di San Paolo e degli altri Santi, molto più che il Cielo non superi in altezza la terra. Maria è stata creata solo per Dio, e quindi, ben lontano dal ritenere per se stessa un'anima, la getta in Dio e la unisce a Lui tanto più perfettamente quanto più questa anima è unita a Lei. Maria è l'eco meravigliosa di Dio, che non risponde che: "Dio", quando le si grida: "Maria"; che glorifica soltanto Dio, quando, con Sant'Elisabetta, viene chiamata beata. Se i falsi illuminati, così miseramente ingannati dal demonio perfino nell'orazione avessero saputo trovare Maria, e per mezzo di Maria, Gesù e, per mezzo di Gesù, Dio, non sarebbero caduti così miseramente.

Quando si è trovata Maria e, per mezzo di Maria, Gesù e, per mezzo di Gesù, Dio Padre, si è trovato ogni bene - dicono le anime sante -, e chi dice ogni bene. non eccettua nulla: ogni grazia ed ogni amicizia presso Dio, ogni sicurezza contro i nemici di Dio, ogni verità contro la menzogna, ogni facilità ed ogni vittoria contro le difficoltà di salvarsi, ogni soavità ed ogni gioia nelle amarezze della vita.

Perché Maria ci dà la grazia di portare con pazienza e con gioia le croci
22. Non è detto che colui, che per mezzo di una vera devozione ha trovato Maria, sia libero da croci e da patimenti; al contrario! Egli, anzi, ne è assalito più di chiunque altro, perché Maria, essendo Madre dei viventi, dà a tutti i suoi figli pezzi dell'Albero di Vita, che è la Croce di Gesù; bensì, se da una parte Maria taglia loro delle buone croci, dall'altra ottiene loro la grazia di portarle con pazienza e perfino con gioia; di modo che le croci che Ella dà a quanti le appartengono, sono piuttosto canditi o croci candite anziché croci amare; ovvero, se per qualche tempo sentono l'amarezza del calice che bisogna bere necessariamente per essere amici di Dio, la consolazione, poi, e la gioia che questa buona Madre fa seguire alla tristezza, li anima incredibilmente a portare croci ancor più pesanti e più amare.

Conclusione di questa prima parte
Per diventare santi, bisogna dunque saper trovare Maria, la Mediatrice delle grazie, e ciò per mezzo di una 'vera devozione' alla Santissima Vergine.
23. La difficoltà è quindi di saper trovare realmente la divina Maria, per trovare ogni grazia in abbondanza. Dio, perché assoluto padrone, può comunicare egli stesso direttamente ciò che in via ordinaria non comunica se non per mezzo di Maria, né senza temerarietà si può negare che qualche volta, anzi, lo faccia; però, nell'ordine della grazia - come dice San Tommaso Dio, visto l'ordine stabilito dalla sua divina Sapienza, ordinariamente non si comunica agli uomini che per mezzo di Maria. Per salire fino a Lui e unirsi a Lui, è necessario servirsi dello stesso mezzo di cui Egli si servì per scendere fino a noi, per farsi uomo e per comunicarci le sue grazie: questo mezzo è una vera devozione a Maria Vergine.

(tratto da "La vera devozione a Maria - di S.Luigi Grignon de Monfort)

PERCHE' MARIA CI E' NECESSARIA / 2






Perché Maria è l'incaricata di nutrire le anime e di farle crescere in Dio
14.8) - Maria ha ricevuto da Dio un particolare dominio sulle anime per nutrirle e farle crescere in Dio. Sant'Agostino giunge a dire che in questo mondo i predestinati sono tutti chiusi nel seno di Maria, e che non vengono alla luce se non quando questa buona Madre li partorisce alla vita eterna: quindi, come il bambino trae tutto il cibo dalla mamma, che lo proporziona alla sua debolezza, così i predestinati traggono da Maria tutto il loro cibo spirituale e tutta la loro forza.

Perché Maria deve abitare nei predestinati
15.9) - A Maria Dio Padre ha detto: "Figlia mia, abita in Giacobbe", cioè nei miei predestinati, di cui Giacobbe è la figura. A Maria il Figlio di Dio ha detto: "Mia cara Madre, abbi la tua eredità in Israele, cioè nei predestinati". A Maria infine lo Spirito Santo ha detto: "Mia fedele Sposa, getta le radici nei miei eletti". Perciò, chiunque è eletto e predestinato, ha la Santa Vergine che dimora dentro se stesso, cioè nella sua anima, e lascia che Ella vi metta le radici di una profonda umiltà, di una carità ardente e di tutte le virtù.

Perché Maria è il "modello vivente" di Dio e dei Santi
16.10) - Maria è chiamata da Sant'Agostino, e di fatto lo è, il modello vivente di Dio, "forma di Dio"; vale a dire che in Lei sola un Dio fatto Uomo è stato formato al naturale, senza che gli mancasse alcun lineamento della divinità, e in Lei sola altresì può essere formato l'uomo in Dio al naturale, per quanto ne è capace l'umana natura, attraverso la grazia di Gesù Cristo.
In due modi uno scultore può fare una statua o un ritratto al naturale:
1) servendosi della sua capacità, della sua forza, della sua scienza e della bontà dei suoi strumenti per scolpire questa statua o ritratto in una materia dura ed informe;
2) gettandola nello stampo.
Il primo modo è lungo e difficile, e soggetto a molti pericoli: spesso basta un colpo di cesello o di martello dato male, per guastare tutta l'opera. Il secondo modo è pronto, facile e dolce, quasi senza fatica e senza spesa, purché lo stampo sia perfetto e rappresenti l'originale, e la materia di cui lo scultore si serve, sia maneggevole, e non resistente alla sua mano.

Modello perfetto in se stesso e che ci tende perfetti in Gesù Cristo
17. Maria è il grande modello di Dio, fatto dallo Spirito Santo, per formare al naturale un Uomo-Dio per mezzo dell'unione ipostatica e per formare un Uomo-Dio per mezzo della grazia. A questo stampo non manca nessun lineamento della divinità: chiunque vi è gettato e si lascia maneggiare, riceve tutti i lineamenti di Gesù Cristo vero Dio, in modo soave e proporzionato all'umana debolezza, senza tanta agonia, né tanto travaglio; in modo sicuro, cioè senza timore di illusioni, dato che il demonio non ha mai avuto, né avrà mai accesso in Maria, santa ed immacolata, senza ombra della minima macchia di peccato.

In una maniera pura e divina
18. O anima cara, quale differenza tra un'anima formata in Gesù Cristo con i metodi ordinari di coloro che, come gli scultori, si fidano della loro abilità e si appoggiano sulla loro capacità, e un'anima molto docile, distaccata da tutto, ben fusa, e che, senza confidare affatto in se stessa, si getta in Maria Santissima e si abbandona all'operazione dello Spirito Santo! Quante macchie, quanti difetti, quante oscurità, quante illusioni, quanto di troppo naturale e di umano c'è nella prima, e quanto la seconda è pura, divina, simile a Gesù Cristo!

(Tratto da "La vera devozione a Maria - S.Luigi Grignon de Monfort)