
Primo di luglio 2009, nella Festa del Preziosissimo Sangue di Cristo, con l'espressione della nostra alta stima e rispetto, rimaniamo di Sua Santitàdevotissimi in Cristo.
Paolo e GiovanniGandolfo Lambruschini

Il clamoroso annuncio dell’identificazione dei resti dell’Apostolo delle genti nel sarcofago sotto l’altare della basilica di San Paolo fuori le Mura ha fatto passare in secondo piano, domenica sera, un altro importante passaggio dell’omelia di Benedetto XVI. Parole nelle quali si può leggere un messaggio diretto in particolare a quei politici cattolici che per rivendicare l’autonomia delle loro scelte in materie eticamente sensibili, anche quando sono in gioco i cosiddetti valori «non negoziabili», si appellano alla loro «fede adulta». Un’espressione simile, come si ricorderà, fu utilizzata nel 2005 da Romano Prodi, il quale, per motivare la sua decisione di votare al referendum sulla fecondazione artificiale in dissenso con l’invito all’astensione lanciato dai vescovi italiani, disse di farlo da «cattolico adulto».
Il Papa ha ricordato come Paolo, nella lettera agli Efesini, abbia spiegato che «non possiamo più rimanere fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina». L’apostolo «desidera che i cristiani abbiano una fede responsabile, una fede adulta».
Ma, ha aggiunto Benedetto XVI, «la parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede fai da te, quindi. E lo si presenta – ha detto ancora Ratzinger – come “coraggio” di esprimersi contro il magistero della Chiesa».
In realtà, ha spiegato il Papa, «non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo schema del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una fede adulta. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo».
Questa la conclusione del Pontefice: «Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda».
I riferimenti alla difesa della vita (contro le legislazioni abortiste) e del matrimonio tra uomo e donna (contro l’equiparazione delle nozze gay) suonano come un richiamo preciso per quei politici cattolici del Pd i quali, proprio su queste materie, si sono dichiarati possibilisti se non attivi sostenitori di progetti di legge, come nel caso dei «Dico».
Tutti hanno notato e fatto notare il sostanziale «silenzio» del Vaticano in queste settimane di polemiche che hanno coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le sue frequentazioni. Ha parlato, con equilibrio, il quotidiano cattolico Avvenire; ha parlato, con molto più clamore, Famiglia Cristiana; sono intervenuti alcuni vescovi chiedendo al premier di chiarire la sua posizione. Ma le vicende legate prima al caso Noemi e poi all’inchiesta barese non hanno avuto alcuno spazio sui media direttamente collegati con la Santa Sede.
E quando il Papa ha parlato, analizzando la teologia di San Paolo, ha voluto, invece, criticare proprio l’autonomia invocata in nome della «fede adulta» da parte di alcuni politici cattolici del centrosinistra in materia di «valori non negoziabili».
Quei valori la cui difesa, secondo la Chiesa, appare sempre più il fattore decisivo in base al quale valutare l’operato di un politico, al di là dei suoi comportamenti privati, per quanto imbarazzanti. Questo il messaggio che si ricava dai silenzi vaticani e dalle parole, inequivocabili, del Pontefice.
fonte Il Giornale.it


ATTO DI CONSACRAZIONE
Cuore Immacolato di Maria,
Modello perfetto di santità,
prendici, trasformaci a tua immagine.
Purifica e libera il nostro cuore da ogni ostacolo alla santità.
Che, liberato da noi stessi e da ogni altra seduzione,
Tu ci possa rendere ricchi di Te, delle virtù del Tuo Cuore Immacolato.
E guidaci a quella intimità divina che Tu solo conosci, e che sola può colmare l'immenso bisogno d'amore e d'unione che Dio ci ha messo nel cuore.
Attendiamo da Te, con fiducia, questa grazia di santità ...
e affidiamo il nostro destino eterno al Tuo Cuore Immacolato.
Amen

Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, Il Quale, mite e umile di cuore, esaltato sulla croce, è divenuto fonte di vita e di amore, a cui tutti i popoli attingeranno.
Sacro Cuore di Gesù, confido in Te!;
Dolce Cuore del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più!;
O Gesù di amore acceso, non Ti avessi mai offeso!.
LITANIE AL SACRATISSIMO CUORE DI GESU'
| Signore, pietà. | Signore, pietà |
| Cristo, pietà | Cristo, pietà |
| Signore, pietà | Signore, pietà |
| Cristo, ascoltaci | Cristo, ascoltaci |
| Cristo, esaudiscici. | Cristo, esaudiscici |
| Padre celeste, Dio | abbi pietà di noi |
| Figlio redentore dei mondo, Dio | abbi pietà di noi |
| Spirito Santo, Dio | abbi pietà di noi |
| Santa Trinità, unico Dio | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, maestà infinita | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, tempio santo di Dio | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, tabernacolo dell'Altissimo | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, fornace ardente di amore | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, colmo di bontà e di amore | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, abisso di ogni virtù | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori di sapienza e di scienza | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, in cui il Padre si compiacque | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, desiderio della patria eterna | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, paziente,.e misericordioso, | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che ti invocano | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, propiziazione per nostri peccati. | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, vittima per i peccatori | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, speranza di chi muore. | abbi pietà di noi |
| Cuore di Gesù, gioia di tutti i santi | abbi pietà di noi |
| Agnello dì Dio che togli i peccati dei mondo | perdonaci, Signore |
| Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo | esaudiscici, Signore |
| Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo | abbi pietà di noi |
| Cuor di Gesù che bruci di amore per noi: | infiamma il cuore nostro d'amore per te |
PREGHIAMO
O Padre, che nel Cuore dei tuo direttissimo Figlio ci dai la gioia di celebrare le grandi opere dei tuo Amore per noi, fa' che da questa fonte inesauribile attingiamo l'abbondanza dei tuoi doni. Per Cristo Nostro Signore. Amen

sulla vita spirituale di Giovanni Paolo II, il prete, vescovo e Papa che in qualche modo attraversa misteriosamente tutte quelle vicende che hanno segnato la storia della Chiesa nel secolo da poco concluso.
A causa della crisi, oggi, sono le persone più deboli a soffrireil disagio più grande.
La Conferenza Episcopale ha promosso una Colletta Nazionale, il 31 maggio, in tutte le chiese italiane, per costituire il

Estratto da V. MESSORI, Rapporto sulla Fede.
Vittorio Messori a colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger.
(Ed. San Paolo, 1985, p. 123 ss.)
« ...Pertanto – esortava il professor Ratzinger – ci si deve opporre, più decisamente di quanto sia stato fatto finora, all’appiattimento razionalistico, ai discorsi approssimativi, all’infantilismo pastorale che degradano la liturgia cattolica al rango di circolo di villaggio e la vogliono abbassare a un livello fumettistico. Anche le riforme già eseguite, specialmente riguardo al rituale, devono essere riesaminate sotto questi punti di vista ».
Mi ascolta, con l’attenzione e la pazienza consuete, mentre gli rileggo queste sue parole. Sono passati dieci anni da allora, l’autore di una simile messa in guardia non è più un semplice studioso, è il custode dell’ortodossia stessa della Chiesa. Il Ratzinger di oggi, Prefetto della fede, si riconosce ancora in questo brano?
« Interamente – non esita a rispondermi –. Anzi, da quando scrivevo queste righe altri aspetti che sarebbero stati da salvaguardare sono stati accantonati, molte ricchezze superstiti sono state dilapidate. Allora, nel 1975, molti colleghi teologi si dissero scandalizzati, o almeno sorpresi, dalla mia denuncia. Adesso, anche tra loro, sono numerosi quelli che mi hanno dato ragione, almeno parzialmente ». Si sarebbero cioè verificati ulteriori equivoci e fraintendimenti che giustificherebbero ancor più le parole severe di sei anni dopo, nel libro recente che citavamo: « Certa liturgia post-conciliare, fattasi opaca o noiosa per il suo gusto del banale e del mediocre, tale da dare i brividi...
La lingua, per esempio...
Per lui, proprio nel campo liturgico – sia negli studi degli specialisti che in certe applicazioni concrete – si constaterebbe « uno degli esempi più vistosi di contrasto tra ciò che dice il testo autentico del Vaticano II e il modo con cui è stato poi recepito e applicato ».
Esempio sin troppo famoso, si sa (ed esposto al rischio di strumentalizzazioni), è quello dell’impiego del latino, sul quale il testo conciliare è esplicito: « L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini » (Sacrosanctum Conciliurn, n. 36). Più avanti, i Padri raccomandano: « Si abbia (...) cura che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell’Ordinario della Messa che spettano ad essi » (n. 54). Più avanti ancora, nello stesso documento: « Secondo la secolare tradizione del rito latino, per i chierici sia conservata nell’Ufficio divino la lingua latina » (n. 101).
[..]
Lo vedo scuotere il capo: «Che vuole, anche questo è tra i casi di una sfasatura – purtroppo frequente in questi anni – tra il dettato del Concilio, la struttura autentica della Chiesa e del suo culto, le vere esigenze pastorali del momento e le risposte concrete di certi settori clericali. Eppure la lingua liturgica non era affatto un aspetto secondario. All’origine della frattura tra Occidente latino e Oriente greco c’è anche una questione di incomprensione linguistica. È probabile che la scomparsa della lingua liturgica comune possa rafforzare le spinte centrifughe tra le varie aree cattoliche ».
[..]
« La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese “simpatiche”, di trovate “accattivanti”, ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l’attualità e il suo effimero ma il mistero del Sacro. Molti hanno pensato e detto che la liturgia debba essere “fatta” da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurarne il “successo” in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato però disperso il proprium liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo, ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare. Nella liturgia opera una forza, un potere che nemmeno
Continua: « Per il cattolico, la liturgia è
C’è poi un altro ordine di problemi sul quale Ratzinger vuole richiamare l’attenzione: « Il Concilio ci ha giustamente ricordato che liturgia significa anche actio, azione, e ha chiesto che ai fedeli sia assicurata una actuosa participatio, una partecipazione attiva ».
Mi sembra ottima cosa, dico.
« Certo – conferma –. E un concetto sacrosanto che però, nelle interpretazioni postconciliari, ha subito una restrizione fatale. Sorse cioè l’impressione che si avesse una “partecipazione attiva” solo dove ci fosse un’attività esteriore, verificabile: discorsi, parole, canti, omelie, letture, stringer di mani... Ma si è dimenticato che il Concilio mette nella actuosa participatio anche il silenzio, che permette una partecipazione davvero profonda, personale, concedendoci l’ascolto interiore della Parola del Signore. Ora, di questo silenzio non è restata traccia in certi riti »...

A trent'anni dalla prima visita di Giovanni Paolo II in Polonia, il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo metropolita di Cracovia, ha rilasciato una lunga intervista all'agenzia cattolica polacca Kai. Riportiamo integralmente il testo pubblicato in buona parte da "Avvenire" il 31 maggio in un servizio curato da Luigi Geninazzi.
di Marcin Przeciszewski e Tomasz Królak Il 10 giugno di trent'anni fa si concludeva il primo pellegrinaggio di Giovanni Paolo II in Polonia. Stanislaw Dziwisz, come segretario personale del Papa, fu il più diretto testimone di tutti i preparativi all'evento. Al cardinale arcivescovo di Cracovia abbiamo chiesto un ricordo di quel viaggio.
Quando Giovanni Paolo II cominciò a pensare a una possibile visita nella sua patria?
Già da cardinale Karol Wojtyla dava grande importanza al novecentesimo anniversario della morte di san Stanislao e da tempo preparava le celebrazioni. Aveva trasmesso gli inviti a tutti i cardinali che partecipavano al conclave dell'agosto 1978 e subito dopo invitò a Cracovia anche Giovanni Paolo I. Perciò, fin dal momento della sua elezione al soglio di Pietro, è stato per lui ovvio fare tutto il possibile per venire in Polonia a celebrare l'anniversario. Sentiva l'essere a Cracovia come un dovere morale anche se si rendeva conto che non sarebbe stato facile da realizzare.Pensava che le autorità comuniste polacche non avrebbero facilmente ingoiato un simile boccone?
Quando hanno saputo di questa richiesta i governanti polacchi hanno reagito negativamente. Ma intanto Giovanni Paolo II aveva ricevuto l'invito a visitare il Messico. Lo accolse con piacere. Per lui l'America Latina era molto importante in relazione alla teologia della liberazione, al tentativo di percepire la dottrina sociale della Chiesa nell'ottica dell'ideologia marxista. E diceva: se posso andare in Messico, un Paese che ha la costituzione più anticlericale del mondo, allora anche il Governo polacco non potrà dirmi di no. Si ricordava bene che le autorità comuniste non avevano permesso la visita di Paolo VI. Intuiva però che a lui non avrebbero potuto impedirlo.
Quando iniziarono le trattative?
Abbastanza presto. Il negoziato fu condotto dal segretario della Conferenza episcopale polacca, monsignor Bronislaw Dabrowski. Alla fine Varsavia diede il via libera ma a una condizione: la visita del Papa non doveva avvenire in coincidenza con l'anniversario di san Stanislao, a maggio. Il Santo Padre rispose: va bene, vuol dire che arriverò il mese dopo, a giugno.
E per quanto riguarda l'itinerario della visita, ci furono difficoltà?
Venne stabilito che il Papa non sarebbe potuto andare al di là della Vistola, nelle regioni della Polonia orientale. E fu esclusa anche la Slesia. In linea di massima le autorità volevano che la visita fosse il più breve possibile e molto limitata negli spostamenti.
Alla fine le difficoltà furono superate. Giovanni Paolo II pensava alle possibili ripercussioni del suo viaggio? Si rendeva conto che sarebbe stato così determinante per il corso degli eventi in Polonia?
Nessuno le poteva prevedere. Lui era convinto che la nazione polacca, così fortemente radicata nella fede, meritasse la visita del Papa. Oggi senza dubbio possiamo dire che il suo primo pellegrinaggio in Polonia è stato il più importante di tutti i viaggi papali perché ha innescato un processo di cambiamenti incredibili a livello mondiale. Tutto iniziò in quei giorni.
Come si preparò il Papa a questo viaggio?
Scrisse da solo tutti i testi dei discorsi e delle omelie. Il ruolo della sezione polacca della Segreteria di Stato fu solo quello di controllare le citazioni. Non usava nessun appunto, gli bastava la memoria. Era organizzato in modo perfetto e scriveva molto velocemente: un lungo discorso non gli prendeva più di un'ora e mezzo di preparazione. Per un discorso breve bastava un'ora. E leggeva moltissimo. Riusciva a fare più cose contemporaneamente.
Il tema principale del pellegrinaggio fu l'effusione dello Spirito Santo. Venne richiamato in quasi tutti i discorsi del Papa. Fu una scelta consultata con i collaboratori?
Giovanni Paolo II era un visionario, come molti artisti. Sapeva cosa dire e cosa la nazione aspettava che dicesse. Sapeva presentare questi temi alla luce della fede e dell'insegnamento della Chiesa. In più il periodo coincideva con la Pentecoste.
Ma Giovanni Paolo II si rendeva conto che il discorso pronunciato a Gniezno - là dove affermava che la missione del Papa slavo era quella di far riscoprire all'Europa l'unità fra Occidente e Oriente - metteva in discussione l'Ostpolitik vaticana che di fatto accettava la situazione esistente?
Giovanni Paolo II ha sempre rifiutato la dottrina del "compromesso storico" secondo cui l'Occidente e anche la Chiesa avrebbero dovuto considerare il marxismo come un elemento decisivo dello sviluppo della storia. Lui era convinto che il futuro non appartenesse né al marxismo né alla lotta di classe. In questo senso cambiò decisamente la politica vaticana. Il cambiamento di prospettiva ha fatto riflettere molti ambienti e chiedersi se realmente il marxismo fosse così forte. Con la stessa determinazione Giovanni Paolo II si oppose ai tentativi di includere l'analisi marxista nella dottrina sociale della Chiesa nell'ambito della teologia della liberazione. Per lui lo sviluppo dell'umanità passava per la possibilità di scegliere e i diritti dell'uomo. Lui era a favore dei diritti della persona e dell'intoccabile dignità dell'uomo. Il discorso di Gniezno segnò l'inizio della caduta della cortina di ferro che allora divideva l'Europa. Il crollo del Muro è cominciato lì, non a Berlino!
Ma non c'erano preoccupazioni anche in Vaticano per il fatto che Giovanni Paolo II stesse andando troppo lontano?
Una così forte dichiarazione a favore di questi diritti ha in effetti spaventato alcuni, fra i quali anche uomini di Chiesa.
Non le dispiace che oggi tutti parlino del Muro di Berlino e non di Gniezno o di Solidarnosc?
Bisogna parlare di fatti storici. La caduta del Muro era la conseguenza del processo iniziato nel 1979 in Polonia, e ripeto: lo smantellamento della cortina di ferro cominciò il 3 giugno 1979 a Gniezno.
A Cracovia, nel corso di quel primo viaggio, il Papa si affacciò alla finestra dell'arcivescovado parlando con i giovani, un dialogo che si sarebbe poi ripetuto a ogni sua visita in Polonia. Fu qualcosa di programmato?No, fu un'iniziativa assolutamente spontanea. Migliaia di persone aspettavano sotto la finestra e chiamavano il Papa. Bisognava in qualche modo farsi vedere. Il Santo Padre prese la decisione da solo, contro qualcuno del suo entourage che lo sconsigliava per motivi di sicurezza.
A suo avviso, qual è il senso più profondo del suo primo pellegrinaggio in Polonia?
Dopo questa visita la Polonia non è stata più la stessa. La gente ha drizzato la schiena, non aveva più paura.
Solidarnosc nacque come frutto naturale di questa liberazione?
Giovanni Paolo II ha liberato l'energia interiore del popolo. In questo senso ha posto le basi spirituali per la nascita di Solidarnosc l'anno dopo.
Al suo rientro in Vaticano Giovanni Paolo II fece qualche commento sulla visita?
Non diceva nulla perché aveva perso la voce. Al suo rientro era molto stanco, dormì per quattordici ore filate.
Parliamo dello stato di guerra, introdotto dal generale Jaruzelski nel dicembre 1981. Quale fu la reazione del Papa?
Giovanni Paolo II raramente dimostrava la sua preoccupazione. Però alzò forte la voce nella basilica di San Pietro alla presenza della delegazione polacca con alla testa il presidente Jablonski. Questo avvenne nell'ottobre del 1982 in occasione della canonizzazione di padre Kolbe. Il Papa disse: "La nazione non si merita quello che gli avete fatto".
Ma Giovanni Paolo II aveva preso in considerazione la possibilità di un'invasione sovietica della Polonia?
Nessuno la prendeva seriamente in considerazione, dato che i sovietici erano già impegnati in Afghanistan. Sapevamo che l'Unione Sovietica non se lo poteva permettere. Su questo avevamo notizie precise direttamente dalla Casa Bianca, le abbiamo ricevute da Zbigniew Brzezinski (all'epoca consigliere per la sicurezza nazionale, ndr) e dallo stesso presidente Reagan il quale chiamò personalmente il Papa.
Qual era il rapporto di Giovanni Paolo II con il generale Jaruzelski? Lui continua a dire che lo stato di guerra fu il male minore rispetto all'invasione sovietica.
Il Papa non ha mai accolto una simile interpretazione. Rispettava l'intelligenza e la cultura di Jaruzelski ma non era d'accordo con lui su nulla. Il generale guardava esclusivamente a Est. Al contrario di Edward Gierek, il quale salutando il Papa alla fine del suo viaggio disse: "Qui a Varsavia soffiano i venti dell'Est e dell'Ovest. Santo Padre, lei sostenga quelli dell'Ovest".
Passiamo all'attualità. Per quando ci possiamo aspettare la canonizzazione di Giovanni Paolo II?
Questo dipende direttamente da Benedetto XVI. Mi sembra comunque che le cose vadano molto bene. Il procedimento per il miracolo è già in moto. E sarà decisivo il riconoscimento dell'eroicità delle virtù di Karol Wojtyla. Speriamo che il diavolo non ci metta la coda.
Lei, Eminenza, ha sentito qualche volta la presenza del diavolo?
Sì, l'ho sentita. Nel modo più forte quando il diavolo è stato scacciato da una giovane donna. Ero presente, so cosa vuol dire. È terribile avvertire la presenza di una forza così grande e incontrollabile. Ho visto come la maltrattava fisicamente, ho sentito la voce con cui lei gridava. Accadde dopo un'udienza generale. Giovanni Paolo II recitò gli esorcismi, ma niente. Allora disse che il giorno dopo avrebbe celebrato la messa secondo le intenzioni di questa ragazza. E dopo questa messa lei improvvisamente si ritrovò come fosse un'altra persona, tutto era sparito. Prima non ci credevo, pensavo si trattasse di una malattia psichica. Invece Satana esiste.
E come riconoscere la sua presenza nel mondo?
Satana esiste, anche se l'ideologia dominante ritiene che siano tutte favole. Oggi il demonio lavora affinché gli uomini credano che lui non esiste. È un metodo quanto mai perfido.

" Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen ! "
Gesù disse : " ...Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho ordinato. Ed ecco: Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo... " (Mt 28, 19-20)
***
Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. E' il mistero di Dio in se stesso. E' quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. E' l'insegnamento più fondamentale ed essenziale nella gerarchia delle verità di fede. Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero e unico : Padre , Figlio e Spirito Santo , il quale libera, riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato. Attraverso le missioni divine del Figlio e dello Spirito Santo , Dio Padre realizza il suo benevolo disegno di creazione , redenzione e santificazione . Il fine ultimo dell'intera Economia divina è che tutte le creature entrino nell'unità di amore perfetta della Beatissima Trinità .


Offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, a gloria del Divin Padre. Amen.
Atto di Consacrazione al Sacro Cuore
Il tuo Cuore, o Gesù, è asilo di pace, il soave rifugio nelle prove della vita, il pegno sicuro della mia salvezza. A Te mi consacro interamente, senza riserve, per sempre. Prendi possesso, o Gesù, del mio cuore, della mia mente, del mio corpo, dell'anima mia, di tutto me stesso. I miei sensi, le mie facoltà, i miei pensieri ed affetti sono tuoi. Tutto ti dono e ti offro; tutto appartiene a te. Signore, voglio amarti sempre più, voglio vivere e morire di amore. Fa o Gesù, che ogni mia azione, ogni mia parola, ogni palpito del mio cuore siano una protesta di amore; che l'ultimo respiro sia un atto di ardentissimo e purissimo amore per te.
