giovedì 29 dicembre 2011

Quelli che a Natale ignorano il festeggiato





di Tommaso Scandroglio29-12-2011

Quelli che dicono tutto l’anno che lo Stato è laico, anzi laicissimo e che la religione non deve mettere becco negli affari sociali dovrebbero andare a lavorare a Natale, dato che festa più religiosa non c’è. Quelli che sono per l’aborto-eutanasia-fivet-contraccezione-divorzio-omosessualità-via-i-crocefissi-dalle-scuole non dovrebbero fare un solo augurio a Natale, perché è appropriazione indebita.

Quelli che berciano a motivo dell’esenzione dell’ICI a beneficio di alcuni immobili ecclesiastici, dovrebbero andare come volontari la notte di Natale o a Capodanno a servire nelle mense per i poveri ospitate in questi istituti e poi si troverebbero ad usare la bocca per dire altro, forse per una parola di conforto. Quelli che ogni giorno che Dio manda in terra trovano il modo per fare i mangiapreti non dovrebbero aver nulla da festeggiare sotto Natale perché qui il festeggiato è proprio Colui che perseguitano.

Quelli che puntano il dito contro le presunte ricchezze della Chiesa, come quel Giuda che rimproverava Gesù perché Maria sprecava olio profumato per i suoi piedi, e poi si dissanguano in regali anche per il proprio cane, a Natale dovrebbero assaporare la ricchezza del digiuno da ogni cosa.

mercoledì 28 dicembre 2011

Card. Ranjit: "è arrivato il tempo del ritorno del Vetus Ordo e della Riforma della Riforma"




"Desidero esprimere prima di tutto, la mia gratitudine a tutti voi per lo zelo e l'entusiasmo con cui promuovere la causa del restauro della vere tradizioni liturgiche della Chiesa.

Come sapete, è il culto che esalta la fede e la sua realizzazione eroica nella vita. È il mezzo con cui vengono sollevati gli esseri umani fino al livello del trascendente ed eterna: il luogo di un incontro profondo tra Dio e l'uomo.


Per questo motivo, la liturgia non potrà mai essere ciò che l'uomo crea. Perché se noi pratichiamo un culto come lo vogliamo noi e fissiamo noi stessi le regole, allora corriamo il rischio di ricreare vitello d'oro di Aaron.
Dovremmo insistere sempre per intendere il culto divino come atto di partecipazione a ciò che Dio stesso fa, altrimenti corriamo il rischio di impegnarsi in idolatria.

domenica 18 dicembre 2011

L'Immacolata Concezione, una grazia storica





di Ruggero Sangalli
03-12-2011

Da qualche settimana vengono inanellate numerose ragioni per situare l’anno di nascita di Gesù nel 2 a.C. ed altre La Bussola Quotidiana ne sottoporrà all’attenzione dei lettori. L’approssimarsi della festa dell’Immacolata Concezione suggerisce di aprire una parentesi mariana, ricavando dalle informazioni raccolte su Gesù un indizio circa questo fondamentale episodio della vita di sua (e nostra) madre. È nozione largamente condivisa dagli studiosi degli usi e dei costumi dei tempi di Gesù, che le ragazze (non solo tra gli ebrei) venissero promesse spose dopo il compimento dei 14 anni. Considerando che Maria era già promessa sposa di San Giuseppe, ma ancora non abitava con lui, all’annuncio della sua maternità verginale, possiamo concludere che il bambino, nove mesi dopo, nacque dopo che la Madonna aveva compiuto 15 anni. Tenendo ferma l’ipotesi che Gesù sia nato nel 2 a.C. (sul finire dell’anno), Maria già quindicenne doveva essere nata nel 17 a.C. e così il suo concepimento, di nove mesi anteriore, cadde sul finire del 18 a.C.

domenica 11 dicembre 2011

Adesso i cattolici che "capiscono" l'aborto non parlino di amore



La scomparsa della pietà è una notizia che sovrasta la crisi dell’euro e qualsiasi altra notizia.

Una ragazza di sedici anni ha abortito, cioè si è liberata annichilendola di una creatura umana concepita nel suo grembo, dopo e a causa di una campagna pedagogica scatenata con le migliori intenzioni dai suoi genitori a nome di un valore sociale sordo a ogni remora di tipo etico (di buone intenzioni è lastricata...eccetera).

Padre e madre hanno addirittura chiesto un’ingiunzione di tribunale per costringere all’aborto, senza ottenerla per adesso, e arrivando lo stesso allo scopo attraverso la persuasione forte e la conduzione per mano al patibolo della vita di una bambina recalcitrante. In tempo liturgico, come direbbero i cattolici e come dice la tradizione cristiana, di Avvento. La storia l’ha raccontata Cinzia Sasso, giornalista di Repubblica e first lady della Milano progressista e bendicente. È una storia maledetta e semplice.

venerdì 9 dicembre 2011

Chiesa e ICI. Quell’esenzione che vale miliardi

di Sandro Magister

Sui cattolici al governo. Cose da non credere.

Infuria l’attacco contro la Chiesa cattolica che non paga l’ICI.
Ed è vero: per molti suoi immobili la Chiesa non la paga né la deve pagare. Non per un privilegio esclusivo, ma per una legge, la 504 del 30 dicembre 1992 (primo ministro Giuliano Amato), che, se oggi fosse fatta cadere, penalizzerebbe assieme alla Chiesa una schiera nutritissima di altre confessioni religiose, di organizzazioni di volontariato, di fondazioni, di Onlus, di Ong, di Pro loco, di patronati, di enti pubblici territoriali, di aziende sanitarie, di istituti previdenziali, di associazioni sportive dilettantistiche, insomma di enti non commerciali. Per non dire dei partiti e dei sindacati, per i quali vige un’analoga disciplina. La legge esenta tutti questi enti non profit, compresi quelli che compongono la galassia della Chiesa cattolica, dal pagare l’ICI sugli immobili di loro proprietà “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a) della legge 20 maggio 1985 n. 222″, ovvero le attività di religione o di culto.
Questo vuol dire, ad esempio: – che una parrocchia di Milano non paga l’ICI per le aule di catechismo e l’oratorio, ma la paga per l’albergo che ha sulle Dolomiti, abbia o no questo al suo interno una cappella. – che la Caritas di Roma non paga l’ICI per le sue mense per i poveri, né per l’ambulatorio alla Stazione Termini, né per l’ostello nel quale ospita i senza tetto. E ci vuole un bel coraggio a dire che così fa concorrenza sleale a ristoranti, hotel e ospedali.– che la Chiesa valdese giustamente non paga l’ICI per il suo tempio di Piazza Cavour a Roma, né per le sale di riunione, né per l’adiacente facoltà di teologia. La paga, però, per la libreria che è a fianco del tempio.– che la comunità ebraica di Roma non paga l’ICI per la Sinagoga, per il Museo, per le scuole.

mercoledì 7 dicembre 2011

Parlamento europeo: approvata la "Risoluzione B7-0615/2011" che definisce l'aborto uno degli obiettivi UE nella lotta all'AIDS



Una risoluzione abominevole! Una decisione gravissima!








Con una schiacciante maggioranza di 454 voti contro 86 il Parlamento Europeo ha approvato la scorsa settimana la“Risoluzione B7-0615/2011, sulla lotta contro l’AIDS nell’Unione Europea e nei paesi limitrofi”, che praticamente impone ai Paesi membri di garantire il “diritto” all’aborto libero e gratuito come parte del sistema sanitario nazionale, nonché l’accesso ai metodi contraccettivi, compresi quelli detti d’emergenza, come la “pillola del giorno dopo”, tutto col pretesto di arginare l’epidemia di AIDS che colpisce il nostro continente.La Fédération pro Europa Christiana aveva inviato ai membri del Parlamento una lettera chiedendo di rigettare questo disegno di legge.Con la sola, meritevole, eccezione dei Popolari spagnoli, affiancati da qualche collega benintenzionato, i parlamentari europei hanno così dimostrato che non intendono dar ascolto alle istanze della vita umana innocente. Si tratta, inoltre, dell’ennesimo smacco alla Chiesa cattolica che, definendo l’aborto “crimine abominevole”, si era apertamente schierata in difesa della vita.D’altronde, la difesa di non meglio precisati “diritti sessuali”, compressi quelli degli omosessuali, getta un’ombra pesante sulle vere intenzioni del Parlamento di Bruxelles nel varare questo provvedimento. Infatti, studi pubblicati di recente mostrano come l’incidenza dell’AIDS in Europa sia 80 volte superiore (proprio così: ottanta) fra gli omosessuali piuttosto che fra gli eterosessuali. Non si capisce come una Risoluzione che intenda lottare contra l’epidemia di AIDS protegga, contestualmente, i principali propagatori della stessa epidemia.Sembra così delinearsi sempre più nitidamente lo scontro fra due concezioni diametralmente opposte dell’Europa. O meglio, fra l’autentica Europa, fedele alle sue radici cristiane, e quella fasulla, laicista e relativista, vagheggiata dagli utopisti arroccati nel Parlamento Europeo.


Fonte: Voglio Vivere - 06/12/11

domenica 4 dicembre 2011

Tota Pulchra es Maria



Tota pulchra es, Maria.
Tota pulchra es, Maria.
Et macula originalis non est in Te.
Et macula originalis non est in Te.
Tu gloria Ierusalem.
Tu laetitia Israel.
Tu honorificentia populi nostri.
Tu advocata peccatorum.
O Maria, o Maria.
Virgo prudentissima.
Mater clementissima.
Ora pro nobis.
Intercede pro nobis.
Ad Dominum Iesum Christum.
Traduzione:
Tutta bella sei, Maria,
e il peccato originale
non è in te.
Tu sei la gloria di Gerusalemme,
tu letizia d’Israele,
tu onore del nostro popolo,
tu avvocata dei peccatori.
O Maria! O Maria!
Vergine prudentissima,
Madre clementissima,
prega per noi,
intercedi per noi
presso il Signore Gesù Cristo.

sabato 3 dicembre 2011

La Strategia del linguaggio




di Adamo Creato*
*ex omosessuale
Il sorprendente seguito che i cosiddetti “diritti gay” registrano rappresenta il trionfo dell’inganno sulla semplice logica. Anche le persone intelligenti arrivano immancabilmente a conclusioni che fanno acqua da tutte le parti. I simpatizzanti dei “gay” non sono necessariamente più creduloni degli altri, sono semplicemente portati ad accettare delle conclusioni senza prima esaminarne le premesse. Chi decide il significato delle parole controlla il dibattito e, nel nostro caso, i termini sono stati definiti (e inventati) dai sofisti del movimento omosessualista. Il sofisma è l’arte greca di persuasione attraverso un falso e sottile ragionamento. La chiave per superare i sofismi, quindi, è quella di semplificare e chiarire ciò che è stato intenzionalmente reso complesso e vago. Bisogna iniziare a definire i termini e i concetti utilizzati negli argomenti del dibattito. Si scopre così che la maggior parte degli argomenti a sostegno dei “diritti dei gay” dipendono da falsi presupposti e da termini volutamente ambigui. In pratica “fumo negli occhi”. Tra i termini e i concetti più comunemente usati dagli omosessualisti troviamo, ad esempio, omosessualità, orientamento sessuale, eterosessismo, omofobia, tolleranza, ecc. Queste parole sono usate per forzare la questione dell’omosessualità nel contesto dei diritti civili. Un contesto, questo, scelto per favorire l’assimilazione dei “gay” a vittime e mettere i loro avversari nella posizione di oppressori.
Che cos’è l’omosessualità ad esempio?

giovedì 1 dicembre 2011

Un documento davvero straordinario







Un documento davvero straordinario: un filmato a colori di una Messa celebrata su una nave della Marina americana (si puó notare che il celebrante a tratti barcolla a causa dell'ondeggiare della nave), girato poche ore prima lo scatenarsi di una delle piú sanguinose battaglie navali della seconda guerra mondiale, al largo della costa di Iwo Jima nel Pacifico, in cui molti dei marinai persero la vita.

fonte: Bregwin

mercoledì 30 novembre 2011

PICCHIATO UN PARROCO NELLA DIOCESI DI FIRENZE PERCHE' AVEVA INIZIATO AD ELIMINARE GRADUALMENTE GLI ABUSI LITURGICI


"...Tipico esempio della degenerazione della funzione dei laici nella Chiesa, a cui le Autorità competenti ancora non pongono fine..."

Aveva ripreso a celebrare la Messa sull'altare anziché sul tavolino del predecessore, eliminati i canti non consoni recuperando quelli in latino ed invitato i fedeli a comunicarsi in ginocchio e sulla lingua, seguendo l'esempio di Benedetto XVI
di Dante Pastorelli
È bene sgomberare il campo da un equivoco generato dal sensazionalistico titolo dell'articolo (...) sul Giornale di Firenze del 26 luglio u.s., "No alla Messa in Latino. Parroco picchiato a Ronta". (...) La Messa di S. Pio V qui non c'entra per niente. (...)
Allora, quali i motivi del contendere alla base del caso mugellano? Un gruppo di fedeli più "attivi", una decina, ed i loro sostenitori, in tutto al massimo una ventina su una popolazione di oltre 1400 anime, erano abituati a fare e disfar a piacimento in chiesa e nei locali annessi, compresa la libera affissione in bacheca di manifesti, volantini e comunicati di vario contenuto, giacché il precedente curato risiedeva in un paese vicino ed a Ronta si recava solamente per le celebrazioni eucaristiche e per gli altri principali doveri pastorali.
Costoro, avendo goduto di libertà assoluta d'azione in un lungo periodo di parziale sede vacante parrocchiale, si son sentiti spodestati, privati di un "potere" illegittimamente arrogatisi, dal nuovo parroco, don Hernan Garcias Pardo, che da meno di un anno è stato incaricato della guida della comunità, ha fissato la sua residenza nella canonica di Ronta ed esige, comprensibilmente, di far quel che la Chiesa gli richiede.

mercoledì 23 novembre 2011

Finalmente sarà istituita presso la Congregazione del culto divino la «Commissione per l’arte e la musica sacra per la liturgia».



















Sarà istituita tra breve all’interno della Congregazione per il culto. Si occuperà anche della musica e del canto per la liturgia


CITTÀ DEL VATICANO

Un’equipe per dire basta alle chiese-garage, a quelle ardite architetture che rischiano di snaturare tanti moderni luoghi di culto cattolici. E per promuovere un canto che aiuti davvero la celebrazione della messa. Nelle prossime settimane sarà istituita presso la Congregazione del culto divino la «Commissione per l’arte e la musica sacra per la liturgia». Non un semplice ufficio, ma una vera e propria squadra che avrà il compito di collaborare con le commissioni incaricate di valutare i progetti delle nuove chiese nelle diocesi, come pure di approfondire il tema della musica e del canto che accompagnano la celebrazione.

sabato 19 novembre 2011

L'EMBRIONE COSTRUISCE SE STESSO NEL GREMBO MATERNO




Il dossier completo di un gruppo di professori universitari cattolici spagnoli sull'aborto

di Nieves San Martín

CORDOBA, venerdì, 17 novembre 2011 (ZENIT.org) - In Spagna, un gruppo di professori dell’Università Cattolica di Cordoba ha pubblicato un rapporto sull’aborto nell'Andalusia. Il testo, che è disponibile per intero sul sito della diocesi di Cordoba (*), è un vero e proprio vademecum, che permette di formare un giudizio su un tema tanto fondamentale.

Il documento affronta il tema da vari punti di vista: medico, bioetico, giuridico, economico e il magistero della Chiesa. Concentrandosi su questo ultimo punto, la diocesi di Cordoba ha appoggiato l’iniziativa, essendo l'aborto “un problema fondamentale, di grande impatto sociale e di rilevanza primordiale”.

Gli autori hanno analizzato in primo luogo la letteratura medica e scientifica, ripercorrendo la gestazione e lo sviluppo nella specie umana nei suoi vari stadi. Hanno esaminato poi l'aspetto giuridico, morale, filosofico e teologico. Infine, il rapporto offre anche un'analisi dell'attività economica attorno all'aborto in Andalusia, paragonando la situazione con il resto della Spagna.

Il documento offre una serie di conclusioni finali che possono essere molto illuminanti per i cattolici e permettono al grande pubblico di formarsi un'opinione informata sull'argomento.

Dal punto di vista medico e bioetico, affermano gli autori, “ci muoviamo sul piano dei valori oggettivi e la verità oggettiva, senza formare un giudizio sulle responsabilità soggettive”.

Il rapporto, che conferma “il carattere umano dell'embrione”, constata che la gestazione umana è un “processo continuo” e che “sin dal momento del concepimento, lo zigote è una nuova entità biologica”.

lunedì 14 novembre 2011

Libertà per Chen Guangcheng!

La voce di un uomo contro gli orrori perpetrati in Cina per attuare il programma del "figlio unico".

martedì 1 novembre 2011

Se 7 miliardi sono troppi






di Riccardo Cascioli
















Ieri è stato il giorno della bambina 7 miliardi, secondo la scelta convenzionale fatta dall’Onu. A parte la grottesca battaglia tra Filippine e India – innescata sempre dall’Onu - per aggiudicarsi il titolo di paese della “fortunata” nascita (c’era un premio economico), rispetto al passato è sembrato che la data sia stata celebrata con una certa stanchezza. Probabilmente si sta diffondendo la consapevolezza che non funziona più il vecchio slogan “Siamo troppi”, finalizzato a sostenere politiche di controllo delle nascite. In 60 anni i tassi di fertilità sono crollati da una media globale di 6 figli per donna a circa 2,5 e la tendenza è all’ulteriore diminuzione. E anche se la popolazione continuerà ad aumentare ancora per un po’ (le ultime stime parlano di circa 10 miliardi per la fine del secolo) appare sempre più evidente che non sarà per via dell’eccesso di nascite, ma casomai dall'aumento dell'aspettativa di vita e dalla diminuita mortalità infantile.

mercoledì 26 ottobre 2011

Defensor Papae


Assisi si avvicina.

Giovedì 27 ottobre - data attesa, da taluni con speranza, da altri con timore - è oramai ad un passo. E non sono mancate, non mancano le polemiche. L'accusa è nota: quest'incontro interreligioso è "pericoloso", "scandaloso", "attacca la fede cattolica", "aizza il sincretismo" e così via. Vien dato tanto per scontato che l'evento sia dannoso, che chi osa difendere il Sommo Pontefice nella sua decisione di prendervi parte viene etichettato come "integrista", "papolatra" et similia: in ultima analisi, come un pitocco da compatire, probabilmente.
In realtà, almeno una parte dei difensori di Benedetto XVI vuole semplicemente vivere pienamente la propria fede cattolica, comportandosi da buon fedele. In questo senso, un defensor Papae analizza l'evento e riconosce che esso ha una certa valenza: non è mera espressione di un gusto personale del Santo Padre o un suo atto privato, ma è un gesto compiuto consapevolmente come successore dell'apostolo Pietro.
Insomma, non è Ratzinger ad andare ad Assisi: è Benedetto XVI. Ne consegue che un defensor prende quest'avvenimento nella giusta considerazione: è atto pontificio, quindi richiede che il fedele abbia per esso il rispetto dovuto. E il rispetto, per il defensor, non comporta solamente una vaga dichiarazione verbale di riguardo nei confronti della Sede Apostolica, ma esige pure di tentare - con le proprie povere capacità - di interpretare positivamente questo gesto.

Questo, secondo la morale cattolica, è dovuto - in fondo - ad ogni atto umano: si tratta di evitare il giudizio temerario. In questo senso, conoscendo la figura di Joseph Ratzinger prima del suo avvento al soglio pontificio e pure le sue azioni da Pontefice, si può essere ragionevolmente sicuri che non abbia alcuna intenzione di far cadere l'incontro d'Assisi nei pericoli paventati. Ma, oltre ad evitare il giudizio temerario, nei confronti del Sommo Pontefice è dovuta ancora maggior attenzione e ossequio.

Il defensor, quindi, cerca con tutte le sue energie di appoggiare il successore di Pietro e di interpretare positivamente le sue azioni. E' questo un modo d'agire che il defensor sente come profondamente ed intimamente cattolico: cerca di amare il Vicario di Cristo, di rispettarlo, di aiutarlo. Quando parla, lo ascolta: non presume - come taluni, purtroppo, sembrano fare - che il Papa sbagli fino a prova contraria. E lo ascolta perché ha un'alta opinione del Magistero e dei suoi atti: non crede che un Pontefice insegni una volta per secolo e, nel resto del tempo, si limiti ad esporre opinioni personali, chiacchiericci o corbellerie.

Recentemente è stato diffuso il passaggio di una lettera privata del Papa ad un teologo evangelico, in cui il Santo Padre esprime in maniera piuttosto netta il proprio pensiero (nota 1). Alcuni l'hanno interpretato in senso copernicano, come se svelasse chissà quali trame nascoste. In verità, sembra solamente che essa confermi ciò che ragionevolmente si poteva supporre già in precedenza: cioè che il Papa non sia del tutto entusiasta dell'incontro e che, comunque, è pienamente consapevole dei rischi di interpretazioni relativistico-sincretiche dell'evento. Non rinnega ciò che aveva espresso nella Dominus Iesus e ritiene che la sua presenza personale possa essere un modo per tentare di evitare distorsioni. Insomma, erravano coloro che dipingevano Benedetto XVI come una sorta di neomodernista che, dopo essersi nascosto per decenni sotto le vesti di custode dell'ortodossia cattolica, fosse risbucato fuori una volta eletto al soglio petrino; e non era neppure corretta l'interpretazione di coloro che tratteggiavano il fosco quadro d'un Papa prigioniero di correnti opposte, oramai anziano ed incapace di imporsi, sballottato quà e là dalla Curia.

Emerge invece un Benedetto XVI che non vuole affatto venir meno al ministero cui il Signore lo ha chiamato: "confirma fratres tuos" (Lc 22,32) e che, anzi, vede Assisi quasi come un'occasione per adempiere a questo compito. Perché questi incontri si sono già svolti in passato e si svolgono tuttora, che il Papa sia presente o meno: e, poiché sono stati mal interpretati in passato, Benedetto ritiene che la sua presenza, catalizzando l'attenzione, possa permettergli di veicolare il corretto messaggio riguardo ad Assisi.

Non va nella città del Poverello per partecipare alla creazione di una nuova religione mondiale, blasfemo culto ad un idolo partorito dalla mente umana, ma "allo scopo di fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore" (nota 2) e per "rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace." (nota 3)

In conclusione, ribadisco che l'atteggiamento del defensor, oltre a quanto detto sopra, è sostanzialmente quello di richiamare taluni critici ad una questione di principio: date un'opportunità a Benedetto XVI, abbiate fiducia in lui.


(nota 1) Ecco l'originale tedesco: "Ihre Sorge angesichts meiner Teilnahme an dem Assisi-Jubiläum verstehe ich sehr gut. Aber dieses Gedenken mußte auf jeden Fall gefeiert werden, und nach allem Überlegen erschien es mir als das Beste, wenn ich selbst dort hingehe und damit versuchen kann, die Richtung des Ganzen zu bestimmen. Jedenfalls werde ich alles tun, damit eine synkretistische oder relativistische Auslegung des Vorgangs unmöglich wird und klar bleibt, daß ich weiterhin das glaube und bekenne, was ich als Schreiben Dominus Jesus der Kirche in Erinnerung gerufen hatte." (fonte: http://www.katholisches.info/2011/10/04/benedikt-xvi-uber-assisi-3-%E2%80%9Ewerde-alles-tun-damit-eine-synkretistische-oder-relativistische-auslegung-unmoglich-wird%E2%80%9C-%E2%80%9Ehab-vertrauen%E2%80%9C/)

(nota 2) Cfr. Angelus del 1° gennaio 2011 (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2011/documents/hf_ben-xvi_ang_20110101_world-day-peace_it.html)
(nota 3) Ibidem.

venerdì 21 ottobre 2011

Il Rito Proibito



The Forbidden Rite

Forbidden...powerful...beautiful...ancient...extraordinary....

For almost half a century, they have been persecuted, harassed, ostracized, denied, and degraded. They have been mocked and pushed to the corners of faith.

Who are these people and why have they been treated this way? They are those who still believe in the power of an ancient rite that had seemed to become almost entirely forbidden during the 20th century.

Yet in 2007, history began to change. The Vatican unleashed this once almost forbidden rite, requiring that every bishop, priest, and diocese around the world welcome those who desired it, and help them to obtain it.

Despite the many efforts of the Pope, who himself practices this ancient rite and desires for it to become the norm in parishes, their persecutors still abound within the Church, continuing to negate them the best that they can.

The battle is only beginning, but it is one that will change the face of the Catholic Church, and that of the world, forever.

mercoledì 19 ottobre 2011

La marcia dei veri indignati





Abbiamo ancora negli occhi le devastazioni, i saccheggi e gli atti sacrileghi compiuti dalla teppaglia che ha messo a ferro e a fuoco Roma: squallidi e penosi sciacalli senza autentici ideali, inconsapevoli e miseri ingranaggi di un sistema corrotto e corruttore che li utilizza come parafulmini ideologici.



Se riflettiamo bene, le manifestazioni violente (soprattutto dei giovani) contro “il sistema” tornano utili all’establishment politico e culturale in quanto consentono di assolvere a due funzioni essenziale per il mantenimento dello status quo: la catarsi delle pulsioni e lo sviamento dagli autentici fattori che opprimono l’umanità.



Il resto della popolazione che non ha partecipato alla manifestazione o che semplicemente non ne ha condiviso la deriva violenta ha tuttavia psicologicamente “beneficiato”, per lo più inconsapevolmente, dello sfogo del profondo malessere espresso dai teppisti, una rabbia sorda che monta nell’animo di ogni uomo attanagliato e oppresso da una dittatura invisibile che schiaccia verso il basso e subdolamente impone le proprie leggi.



Effettivamente, non c’è dittatura più efficace di quella che ti fa credere di essere libero ed è proprio in quest’ottica che il sistema attuale guarda con favore agli scontri di piazza o semplicemente non li reprime duramente.



Crisi economica determinata da logiche di potere, mancanza di posti di lavoro, corruzione politica, signoraggio bancario, speculazioni finanziarie sono certamente dei motivi validi di protesta, ma cosa c’è al di là di tutto ciò, chi tiene in ostaggio l’umanità e la svia dal vero bene? Possiamo star certi che a questa domanda la maggior parte della gente non saprebbe dare una risposta chiara e univoca: il nemico c’è ma è impalpabile e si nasconde dietro individui e sistemi che di volta in volta le rivolte popolari di turno indicano come causa di tutti i mali.



Aborto, divorzio, eutanasia, omosessualismo, pansessualismo, relativismo morale e religioso, ateismo pratico e teorico, pornografia, profanazioni della purezza infantile sono tutti attentati al vero bene comune che sfuggono regolarmente all’analisi dei più ma che costituiscono la cappa di marciume che rende l’aria irrespirabile e pongono l’uomo nella schiavitù morale e nell’indigenza.



Il 13 maggio 2012 si terrà a Roma la seconda marcia nazionale per la vita contro le leggi abortiste, una manifestazione promossa da persone di ogni cultura ed estrazione sociale ma unite dal comune desiderio di fare qualcosa per i senza voce che quotidianamente periscono tra i tormenti più atroci e nell’indifferenza generale: i bambini non nati. Anzi, gli assassini di questi nostri fratelli girano a piede libero, partecipano a cortei, rivendicano diritti, ricoprono ruoli importanti e di potere, rivestono cariche ufficiali.



Non ci accontentiamo di rivendicare il nostro diritto ad un lavoro, ad una casa e ad una vita dignitosa; non ci basta esprimere una rabbia cieca e senza oggetto ma vogliamo chiamare col loro vero nome i mali che ci affliggono, le menzogne che coprono gli abusi ed i soprusi. Soprattutto, vogliamo puntare il dito contro una legge ingiusta e malvagia che tortura, uccide, perverte le anime e decima la popolazione. Una legge che vogliamo abrogata: la 194/1978.

Alfredo De Matteo