Stupenda conferenza tenuta da Mario Palmaro il 24 ottobre 2013 nella sala del consiglio della provincia di Milano organizzato dall'Associazione Famiglie Numerose Cattoliche
domenica 26 ottobre 2014
Il messaggio di Benedetto XVI alla Urbaniana.
Benedetto XVI ritorna a parlare!
Il messaggio alla Urbaniana, su religioni e missione.
Tutto da meditare.
Fonte: Korazin
Vorrei in primo luogo esprimere il mio più cordiale ringraziamento al Rettore Magnifico e alle autorità accademiche della Pontificia Università Urbaniana, agli Ufficiali Maggiori e ai Rappresentanti degli Studenti, per la loro proposta di intitolare al mio nome l’Aula Magna ristrutturata. Vorrei ringraziare in modo del tutto particolare il Gran Cancelliere dell’Università, il Cardinale Fernando Filoni, per avere accolto questa iniziativa. È motivo di grande gioia per me poter essere così sempre presente al lavoro della Pontificia Università Urbaniana.
Nel corso delle diverse visite che ho potuto fare come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono rimasto sempre colpito dall’atmosfera di universalità che si respira in questa Università, nella quale giovani provenienti praticamente da tutti i Paesi della Terra si preparano per il servizio al Vangelo nel mondo di oggi. Anche oggi, vedo interiormente di fronte a me, in quest’aula, una comunità formata da tanti giovani, che ci fanno percepire in modo vivo la stupenda realtà della Chiesa cattolica.
“Cattolica”: questa definizione della Chiesa, che appartiene alla professione di fede sin dai tempi più antichi, porta in sé qualcosa della Pentecoste. Ci ricorda che la Chiesa di Gesù Cristo non ha mai riguardato un solo popolo o una sola cultura, ma che sin dall’inizio era destinata all’umanità. Le ultime parole che Gesù disse ai suoi discepoli furono: “Fate miei discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19). E al momento della Pentecoste gli Apostoli parlarono in tutte le lingue, potendo così manifestare, per la forza dello Spirito Santo, tutta l’ampiezza della loro fede.
giovedì 23 ottobre 2014
I falsi aiuti dell'Italia alle Famiglie.
«Mi chiamo Luca, sono sposato con Chiara da 15 anni, abbiamo nove figli ed abitiamo a Mestre.
In questo momento mi sento un po’ spremuto: mi danno 200 euro e se ne riprendono 300».
Ottobre 23, 2014 Luca Rossi.
Scrivo per l’ennesima volta questa mail (mi scuso fin d’ora per la sua lunghezza, ma vi prego di leggerla) perché come noi tante altre famiglie sono nella nostra stessa situazione, ma nessuno ci ascolta. Ho scritto al nostro Primo Ministro, ma ovviamente non ho avuto alcuna risposta. È scritta sull’onda di un sentimento di continua malversazione e vessazione verso le nostre famiglie numerose e monoreddito che hanno fatto una scelta di vita non conforme all’indottrinamento universale che pervade la nostra società.
Il sentimento che provo attualmente è che, tra i tantissimi problemi che il nostro paese sta attraversando, il tema famiglie numerose non venga preso neanche in considerazione. Io sono incapiente, non pago tasse perché secondo i parametri del governo non guadagno abbastanza. La Tasi, che è una tassa, però devo pagarla. Grazie a Dio abbiamo un appartamento con tre camere e due bagni (ricordo che siamo in 11). Non è molto grande per le nostre esigenze, ma stringendoci un po’ ci si accontenta. Fatti i conti degli euro da pagare per la tassa sulla casa il conto totale è di 660, ma, dal momento che la rendita catastale supera i 1.000 euro, non ho diritto alle detrazioni e nemmeno alle rispettive maggiorazioni di 50 euro per ogni figlio (nel mio caso avrei un risparmio di 400 euro).
sabato 18 ottobre 2014
Restituiamo la Domenica al Signore!
Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e voi non me lo volete concedere.
E' questo che appesantisce tanto il braccio di Mio Figlio.
Le domeniche e i giorni di festa sono per le famiglie un momento di socializzazione necessario per superare forme di isolamento e di crescente individualismo, causa spesso di forme di degrado sociale. La società del consumismo sfrenato viene assunta come unico valore da perseguire. In questa società l'individuo è solo un numero, quello che si vuole perseguire è mero il guadagno.
Non permettiamo che questo accada!
Guardiamo a quello che è il bene “reale” per le persone, per le famiglie, per la società! Riprendiamoci la Domenica, salviamola dallo sfruttamento del lavoro al quale sono costretti i lavoratori! Usiamo questa occasione per ridare culto a Dio! Restituiamola a DIO!
Fino alle 20 e chiusi la Domenica.
sabato 11 ottobre 2014
11 ottobre Divina Maternità di Maria Santissima
Il Titolo di Madre di Dio, fra tutti quelli che vengono attribuiti alla Madonna, è il più Glorioso. Essere la Madre di Dio è per Maria la sua Ragion d'Essere, il motivo di tutti i Suoi Privilegi e delle Sue Grazie. Per noi il Titolo racchiude tutto il Mistero dell'Incarnazione e non ne vediamo altro che più di questo sia Sorgente per Maria di Lodi e per noi di Gioia. Sant'Efrem pensava giustamente che credere e affermare che la Santissima Vergine Maria è Madre di Dio è dare una Prova Sicura della nostra Fede. La Chiesa quindi non Celebra alcuna Festa della Vergine Maria senza Lodarla per questo Privilegio. E così Saluta la Beata Madre di Dio, nell'Immacolato Concepimento, nella Natività, nell'Assunzione e noi nella Recita Frequentissima dell'Ave Maria facciamo altrettanto.
mercoledì 1 ottobre 2014
Comunione ai divorziati: riflessioni di un laico cristiano.
Il Sinodo dei Vescovi indetto da Papa Francesco sul tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell'evangelizzazione” inizierà il prossimo 5 ottobre e si concluderà il 19
di Renzo Puccetti
Benché denso di argomenti meritevoli di ben maggiore considerazione, la discussione sulla possibilità di riammettere al sacramento dell’Eucaristia le persone divorziate risposate ha monopolizzato l’attenzione dei media in vista del Sinodo straordinario sulla famiglia che il Santo Padre vuole comunque aperto al confronto. Intendo offrire un piccolo contribuito come laico impegnato insieme a tanti altri nella difesa del bene primario della vita e della prosecuzione dell’utero materno, come definì la famiglia il cardinale Ratzinger. Chesterton ammonì che un giorno le spade sarebbero state sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate; quando osservo lo stupro mediatico dell’appellativo così dolce e delicato con cui Gesù si è presentato a una minuta suora polacca, Misericordia, e il martirio a cui viene sottoposta la logica, ho come l’impressione che quel giorno non sia poi così lontano. Non voglio, non posso, non devo dare risposte, ma porre domande sì, quello mi è consentito, anzi è un diritto che mi deriva dal battesimo e ancora prima dalla mia natura umana razionale tenuta in così gran conto da un certo Pietro, primo Papa, che esortava a rispondere riguardo le ragioni della nostra speranza.
lunedì 8 settembre 2014
Le Tre Ave Maria
Si tratta di una preghiera ormai quasi del tutto dimenticata, in modo particolare fra i giovani. E' una pratica, di grande semplicità, quella semplicità che può venire solo dalla nostra amatissima Mamma.
Pratichiamola con il cuore e confidiamo nella nostra dolcissima Avvocata.
Santa Matilde di Hackeborn, monaca benedettina, pensando con timore al momento della sua morte, pregava la Madonna di assisterla in quel momento.
Si, farò quello che tu domandi, figlia mia, però ti chiedo di recitare ogni giorno Tre Ave Maria: la prima per ringraziare l'Eterno Padre per avermi resa onnipotente in Cielo e in terra; la seconda per onorare il Figlio di Dio per avermi dato tale scienza e sapienza da sorpassare quella di tutti i Santi e di tutti gli Angeli; la terza per onorare la Spirito Santo per avermi fatta, dopo Dio, la più misericordiosa.
Questa pratica diventò universale quando il pontefice Leone XIII concesse indulgenze e prescrisse che il celebrante recitasse con il popolo le Tre Ave Maria dopo la S.Messa. La prescrizione purtroppo cessò con il Concilio Vaticano II.
Molti furono ne furono i Santi che sostennero questa pratica e ne propagarono la diffusione: Sant'Alfonso Maria de Liguori, S. Gerardo della Maiella.
San Giovanni Bosco la raccomandava vivamente ai suoi giovani ed anche San Pio ne fu uno zelante propagatore.
E' molto semplice, basta pregare così la mattina o la sera (meglio mattina e sera) :
O Maria, madre di Gesù e Madre mia, difendimi da maligno in vita e nell'ora della morte,
per il Potere che ti ha concesso l'Eterno Padre - Ave Maria
per la Sapienza che ti ha concesso il divin Figlio - Ave Maria
per l'Amore che ti ha concesso la Spirito Santo - Ave Maria .
Amen
Fonte: Regina Munti
domenica 24 agosto 2014
Perché il matrimonio è indissolubile?
Fonte: Ritorno al Reale
di Gustave Thibon
[Da AA.VV., L'amore e il matrimonio, tr. it. Vita e Pensiero, Milano 1955, pp. 85-113]
Non è nostra intenzione esporre qui in tutti i suoi particolari l’insegnamento della teologia cattolica sulla indissolubilità del matrimonio. Supponendo che esso sia noto ai nostri lettori, ci limiteremo a ricordare i principi fondamentali e porremo in evidenza piuttosto l’aspetto psicologico ed «esistenziale» del problema. Su questo argomento come su molti altri il cattolicesimo, che pure possiede una teologia e una morale complete quanto equilibrate, non ha forse fatto quanto era necessario per giustificare i suoi principi sul terreno dell’esperienza psicologica e per rispondere a coloro che gli rimproverano per l’appunto di non tenere in considerazione l’uomo fatto di corpo e d’anima, né le condizioni concrete della sua esistenza.
Che l’uomo non divida…
Il principio dell’indissolubilità del matrimonio è contenuto per intero nel seguente passo del Vangelo: «I Farisei andarono da lui per tentarlo e gli dissero: “È lecito all’uomo di ripudiare per qualunque motivo la propria moglie?” Egli rispose: “Non avete letto che il creatore, al principio, creò l’uomo maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una sola carne. Non divida pertanto l’uomo quel che Dio ha congiunto”» (Mt., XIX, 8-6). E S. Paolo, facendo eco all’insegnamento del Signore, così si esprime: «A coloro che sono sposati ordino (non io, ma il Signore) che la moglie non si separi dal marito. E se è separata rimanga senza maritarsi o si riconcilii col marito. E l’uomo non ripudii la moglie» (I Cor., VII, 10-11).
Tale esigenza di indissolubilità si fonda su due motivi:
giovedì 14 agosto 2014
La complementarietà del mondo maschile e femminile agli occhi del bambino.
"Mamma e papà, per i bimbi non sono la stessa cosa"
di Simona Martini
14-08-2014
Quando osservo, da psicologa, l'attuale dibattito relativo alle diverse tipologie possibili di famiglia, che secondo alcuni dovrebbero comprendere anche famiglie “arcobaleno”, dove coppie dello stesso sesso allevano uno o più bambini, e lo metto in relazione con l'individualismo ed il relativismo che dominano la nostra epoca, mi sorge spontanea una domanda: è davvero indifferente crescere in contesti così diversificati? Non sta invece accadendo che, dietro fiumi di parole atti a giustificare situazioni difformi dal contesto in cui ordinariamente un bambino dovrebbe vivere si cela una realtà diversa, in cui i figli diventano più oggetto di desideri e di capricci di persone adulte, ma poco mature, piuttosto che soggetti i cui diritti sono da tutelare offrendo loro le migliori opportunità di sviluppo possibili?
martedì 12 agosto 2014
Solennità Assunzione Beata Vergine Maria
L’ASSUNZIONE
DELLA
BEATA VERGINE MARIA
«SIGNUM MAG NUM APPARUIT
IN CAELUM»
|
«Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle»
Fonte: Dossier Fides
La liturgia di questa Festa ha mantenuto significativamente come Canto di Inizio della Messa, il passaggio dell’Apocalisse di San Giovanni, che ci presenta un grande SEGNO (capitolo 12, 1):
«Signum magnum apparuit in cælo: mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus, et in capite ejus corona stellarum duodecim»
sabato 2 agosto 2014
IL PERDONO DI ASSISI
“Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”.
Fonte: Porziuncola.org
Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi”, e che da oltre sette secoli converge verso di essa orde di pellegrini.
Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi”, e che da oltre sette secoli converge verso di essa orde di pellegrini.
Milioni e milioni di anime hanno varcato questa “porta della vita eterna” e si sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grandeIndulgenza della Porziuncola, la cui festa si celebra la mattina del 1 agosto e si conclude con il Vespro solenne del 2 agosto.
lunedì 28 luglio 2014
Italia Cristiana: "Fare politica per servire."
1° Incontro
"Fare Politica per Servire"
"Fare Politica per Servire"
ITALIA CRISTIANA
Roma 26 Luglio 2014
E' stata una bella esperienza quella vissuta a Roma.
Si trattava del primo incontro annuale dal titolo "Fare Politica per Servire" del movimento Italia Cristiana, incontro attraverso il quale sono stati sviluppati i progetti e le linee guida di questa organizzazione politica.
![]() |
| "Noi siamo animati dall'amore per una Persona che è Cristo" (Fabrizio Verduchi) |
Ha aperto i lavori il presidente di Italia Cristiana, Fabrizio Verduchi, che dopo una breve esposizione di quanto fatto nei primi 10 anni (2002 - 2012) di instancabili battaglie, e delle iniziative dell'ultimo biennio, ha indicato le basi sulle quali il movimento fonda il suo impegno politico inteso come vero e proprio "servizio" per l'evangelizzazione ed il raggiungimento della giustizia sociale.
Per fare questo non si può prescindere dalla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica,
mercoledì 23 luglio 2014
Brandmüller: il celibato del clero ha origine già con Gesù e gli apostoli. E spiega perché.
Come storico della Chiesa, il cardinale tedesco confuta la tesi secondo cui il celibato del clero sarebbe un'invenzione del secolo X. No, obietta: ha origine già con Gesù e gli apostoli. E spiega perché.
di Sandro Magister
"Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò".
È questa la risposta sul tema del celibato del clero che papa Francesco dà a Eugenio Scalfari nell'intervista concessa al fondatore del quotidiano "la Repubblica" e nume dell'intellettualità laica italiana, pubblicata domenica 13 luglio.
Lo stesso giorno, una nota di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha precisato:
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E l’uomo «senza Dio» disse: non ho tempo.
Sperimentare lo scorrere del tempo significa «fare esperienza di una grande debolezza. Abbiamo paura di dimenticare, perdendo così la nostra identità e quella dei nostri cari. Oppure temiamo il presente che sfugge o il futuro incerto, in cui può accadere il peggio. Ecco perché ci viene il desiderio di isolarci dal tempo: lo vediamo come una forza distruttiva». Invitano a fermarsi, per riflettere, le pagine del volume Teologia del tempo. Saggio sulla memoria, la promessa e la fecondità, pubblicato dalle Edizioni Dehoniane di Bologna (pagine 352, euro 33,00) e scritto da padre José Granados García, docente di Teologia dogmatica e patristica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma e professore invitato alla Gregoriana. Perché è un libro che coniuga ragionamento teologico ed esperienza quotidiana in modo puntuale, con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori.
Nella società occidentale i ritmi di vita sono frenetici e il tempo viene centellinato nei rapporti umani ma riempito di impegni lavorativi.
«Viviamo una crisi nel modo di vivere il tempo, collegata al rifiuto postmoderno dei grandi racconti. Il passato si è allontanato sempre di più come realtà fuori moda; il futuro si è aperto senza misura, pieno di paure e minacce. Ci resta l’istante presente, sempre scarso. Ecco perché è così frequente dire: “Non ho tempo”. Questa crisi appare nell’esperienza della noia e, allo stesso tempo, in quella della fretta. In ambedue i casi il tempo perde la sua armonia, non c’è più collegamento tra un momento e l’altro. Come uscirne? Non basta modificare il modo in cui investiamo il tempo. La soluzione è cambiare il nostro modo di viverlo, recuperandone una visione che intreccia intreccia la nostra vita con quella degli altri tramite ricordi e speranze. Non si tratta dunque, di avere “tempo” per coltivare i rapporti umani, ma di capire che proprio nelle relazioni il tempo si genera».
sabato 12 luglio 2014
In natura il gender non esiste.
La cancellazione di «madre» e «padre» con «Genitore 1» e «Genitore 2», avvenuta in diverse scuole, appare come un piccolo caso provinciale a confronto dell’operazione che, su vasta scala, ha lanciato Facebook per annacquare «maschi» e «femmine» nell’indistinto mare dell’ideologia Gender. Per la quale essere uomo o donna è un’opinione fra tante altre, non un dato di natura. Questo impone il nuovo dogma dell’epoca obamiana. Perciò sul famoso social network ora si potrà «definire la propria identità di genere in ben 58 modi diversi», come annuncia esultante Repubblica: negli spazi dove fino a ieri stavano scritti solo «maschio» e «femmina» adesso si potrà fare anche una scelta «personalizzata».
Infatti «sotto la stretta supervisione dell’Arcigay» si offrono decine di possibilità: intersessuale, agender, bigender, fluido, neutro, trans e pure femminiello. C’è perfino la distinzione tra «femmina trans» e «trans femmina».
NATURA E REALTÀ
Per la verità, a noi, affezionati alla razionalità, alla natura e alla realtà, pare che - in barba a Obama - continuino a nascere solo uomini e donne. Insieme al buon senso e alle ostetriche, lo dicono la scienza, la fisiologia e la biologia. Non a caso la regola dice che nel Dna sta scritto che si è maschi oppure femmine. E anche se uno si sottopone a un’operazione chirurgica privandosi dei suoi organi genitali il Dna continua a dare il responso originario. Il Dna dunque parla come la Sacra Scrittura, perché la natura è il linguaggio di Dio: si nasce maschi o femmine. Non è un’opzione culturale, che uno può decidere arbitrariamente, ma un dato di natura.
venerdì 27 giugno 2014
Lettera ai "rottamatori" dei valori non negoziabili
Nessuno al mondo può decidere di negare la Vita ad un altro essere umano.
di Carlo Climati
Cari rottamatori dei valori non negoziabili,

ho pensato di scrivervi questa lettera perché vi vedo particolarmente attivi e chiacchieroni, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione.
Faccio una premessa. L’espressione “valori non negoziabili”, per me, è veramente bellissima. E’ perfetta per il momento storico che stiamo vivendo, in cui ci viene detto che gli asini volano, che i pesci parlano e che gli elefanti possono ballare il tango.
“Valori non negoziabili” significa che su certi temi non è possibile fare compromessi. Non si può cedere neppure di un millimetro, perché riguardano la Vita, la dignità e il futuro di ogni esseri umano.
Ci siamo impegnati per anni, pacificamente, per difendere questi valori. Poi, all’improvviso, siete arrivati voi, rottamatori, con la richiesta di mettere da parte tutto ciò che potrebbe turbare le coscienze del mondo contemporaneo.
Cari rottamatori dei valori non negoziabili,
ho pensato di scrivervi questa lettera perché vi vedo particolarmente attivi e chiacchieroni, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione.
Faccio una premessa. L’espressione “valori non negoziabili”, per me, è veramente bellissima. E’ perfetta per il momento storico che stiamo vivendo, in cui ci viene detto che gli asini volano, che i pesci parlano e che gli elefanti possono ballare il tango.
“Valori non negoziabili” significa che su certi temi non è possibile fare compromessi. Non si può cedere neppure di un millimetro, perché riguardano la Vita, la dignità e il futuro di ogni esseri umano.
Ci siamo impegnati per anni, pacificamente, per difendere questi valori. Poi, all’improvviso, siete arrivati voi, rottamatori, con la richiesta di mettere da parte tutto ciò che potrebbe turbare le coscienze del mondo contemporaneo.
mercoledì 18 giugno 2014
Legale é anche morale?
Di Mario Palmaro
Il rapporto fra diritto e morale ha appassionato generazioni di teologi e filosofi, che si sono confrontati con uno degli snodi più problematici del pensiero umano. Secondo alcuni, questo punto nevralgico del dibattito intellettuale sarebbe – con immagine colorita e invero molto efficace – il Capo Horn della filosofia del diritto. Un luogo concettuale dove, in altre parole, è necessario passare se si vuole navigare fino alla meta; ma allo stesso tempo, un posto dove molti se non tutti alla fine farebbero, inesorabilmente, naufragio.
In questa immagine vi è indubbiamente molta verità. Tuttavia, la consapevolezza della difficoltà non può indurre a imboccare facili scorciatoie. E per un motivo molto semplice: l’uomo deve necessariamente risolvere il problema del rapporto diritto-morale, perché altrimenti non è in grado di scrivere alcuna norma giuridica.
E senza norma giuridica, è impossibile la convivenza umana, il sorgere della società, lo sviluppo delle aspirazioni più profonde ed elevate della persona. Soltanto un sistema straordinariamente efficace come l’ordinamento giuridico romano poteva permettere la nascita e lo sviluppo di una delle più grandi civiltà della storia umana. Soltanto in quel sistema – governato da regole e disciplina - poteva prosperare la ricchezza culturale delle arti classiche, documentata dalla poesia, alla letteratura, all’architettura latina. E, aggiungiamo noi, soltanto dentro questo stupendo prodotto del genio umano poteva nascere e svilupparsi in quel modo straordinario l’avventura bimillenaria della Chiesa cattolica. Che è universale, ma insieme, indissolubilmente, “romana”.
Ricapitolando: l’uomo ha bisogno del diritto; il diritto ha bisogno di un criterio, di un metro di giudizio “metagiuridico” che consenta al legislatore di stabilire che cosa è lecito e che cosa è vietato; questo metro di giudizio è sempre il prodotto della risposta a una sola e unica domanda: quale rapporto esiste fra diritto e morale.
In questo breve studio cercheremo di toccare alcuni aspetti di questa enorme questione, mettendo in luce soprattutto i punti che legano il problema in oggetto alle più dibattute tematiche della bioetica, con particolare riferimento alle tecniche di fecondazione artificiale.
martedì 17 giugno 2014
Ideologia del genere - ricadute giuridiche.
Fonte: FIAMC
La tutela penale della persona e le ricadute giuridiche dell’ideologia del genere
Prof. Mauro Rouco
1. Il nuovo paradigma dei «diritti umani» e la distruzione giuridica della persona. – L’ideologia postmoderna dei «diritti umani» sta distruggendo la persona umana. Questa affermazione sembra paradossale. Eppure esprime una drammatica verità dei tempi attuali. Il fondamento dei diritti umani nelle correnti relativistiche che hanno imposto la loro agenda ai Governi di tutto il mondo dopo le Conferenze del Cairo del 1994 e di Pechino del 1995 sta esclusivamente nella libertà di scelta del soggetto, nell’autodeterminazione assoluta, nella trasformazione in «diritto umano» di ogni atto libero del soggetto o di ogni atto al cui compimento il soggetto presta il consenso. Secondo questa impostazione, che potenti lobbys cercano di introdurre nelle leggi degli Stati e che, in larga misura, si è guadagnata l’adesione delle Corti di giustizia poste ai vertici degli apparati giurisdizionali[1], il diritto non è più una facoltà morale pertinente intrinsecamente al soggetto, che lo Stato non costituisce, ma riconosce, fornendole protezione coattiva, facoltà pertinente al soggetto per il solo fatto di essere persona, affinché essa realizzi il bene consentaneo alla sua natura di ente razionale capace di conoscere il vero e di attuare il buono e il giusto. Il diritto consisterebbe, invece, nell’impulso del soggetto a scegliere qualsiasi oggetto che egli di fatto sia capace di raggiungere o di produrre, senza alcun limite che non sia costituito dal medesimo impulso di altri soggetti, capaci fattualmente di compiere scelte spontanee. Alla base del diritto starebbe la autodeterminazione assoluta, come spontaneità incoercibile che sorge non coercita dagli impulsi dell’io a soddisfare i propri desideri. Il diritto starebbe nel moto spontaneo del soggetto che si distende senza conoscere il tenore del suo distendersi e che si attua senza una direzione e un termine preciso. In questo modo la spontaneità sarebbe il fondamento e allo stesso tempo l’oggetto del «diritto», che non pretende altro che la autorealizzazione, l’autonomia o l’aumento del proprio potere[2].
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