domenica 8 marzo 2015

Convegno a Roma sui rischi della teoria del gender.


07/03/2015
No alla promozione nelle scuole della teoria del gender, che nega la distinzione tra uomo e donna in base al sesso biologico. Se ne parla oggi e domani a Roma nel convegno dal titolo “Sapere per educare: affettività, sessualità, bellezza”. L’incontro, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, vuole esortare docenti, educatori e genitori a prendere coscienza degli attacchi, attraverso tali teorie, alla famiglia naturale e cristiana e al benessere di bambini e ragazzi.

Giancarlo La Vella ne ha parlato con Giusy D’Amico, sposa, madre, insegnante, e presidente dell’associazione “Non si tocca la famiglia”:

R. - Stiamo entrando in un tempo di grande confusione sull’identità sessuale. Stiamo proponendo ai nostri figli, ai nostri alunni, qualcosa che è molto lontana da quella che è la bellezza delle differenze sessuali maschio-femmina, uomo-donna. Questa ricaduta sta avendo effetti gravi nell’istruzione scolastica. In qualche modo, abbiamo dato in appalto l’educazione dei nostri figli ed è qualcosa su cui dobbiamo riflettere e che dobbiamo riprenderci con una certa urgenza, prima che ci sfugga completamente di mano un controllo che, per diritti costituzionali, spetta in fase prioritaria alla famiglia e ai genitori.

D. - Perché è urgente aprire oggi con franchezza un dibattito su questi temi?

R. - Perché sta entrando nelle nostre istituzioni scolastiche una proposta educativa che, in fondo, propone una visione asessuata dell’uomo. Non intendiamo discriminare nessuno, né aprire riflessioni su argomenti che oggi non interessano. Oggi ci interessa rivalutare la bellezza della differenza sessuale, la bellezza della famiglia naturale. Questo progetto di decostruzione dei ruoli non ci piace. Ci sembra lontano da quella che è, invece, l’educazione per i figli, che hanno diritto a una madre e a un padre, a sapere da chi sono stati generati, perché non vi è identità senza origine. Pensiamo che questo sia un tempo nel quale non si può più stare in una sorta di calderone, dove tutto è uguale a tutto, ma vogliamo che i nostri figli abbiano possibilità di riscoprire un’affettività, che, riteniamo, sia legata a questa bellezza delle differenza.

D. - Al contrario secondo lei, è la normalità oggi che viene discriminata?

R. - Assolutamente sì, c’è una sorta di eterofobia che sta cavalcando un po’ l’onda di quelle che sono le mode. Non ci dimentichiamo che dietro tutta la realtà di queste proposte educative, così discusse, ci sono delle lobby economico-politiche fortissime. Ci sono interessi legati a convenzioni internazionali, a tutto ciò che poi riguarda il tema delle teorie di genere, su tutto quello che è il campo delle adozioni, dei matrimoni omosessuali, delle cliniche per il cambiamento di sesso, per tutta la “gestazione di sostegno”, che oggi sembra non si possa chiamare “utero in affitto”… Noi non vogliamo sottostare a queste mode: vogliamo creare attraverso questa tavola rotonda una riflessione in merito, vogliamo creare delle coscienze ferme. I bambini che vivono in questo contesto crescono confusi, non hanno chiarezza sulla loro identità sessuale. Non si può dire a un bambino che nasce maschio, che non sarà uomo, che non sarà donna, ma che sarà quello che vuole essere...

domenica 1 marzo 2015

Affido e adozione: storie d'amore,




                 Gioia e Annalisa, l'amore non segue il "libretto di istruzioni"




È bello quando la notizia dell'articolo è una storia felice, quella in cui tutti vincono e lo fanno dall'inizio alla fine. Questa volta il mio scrivere sarà il vassoio su cui servirò una bella storia. Sì, perché quando la vita è bella non è solo una notizia, ma diventa una storia che va raccontata. Accade a Cagliari dove Gioia era un trentaduenne single che pensava di dover restituire qualcosa alla vita avendone ricevuto molto senza un merito particolare.

sabato 21 febbraio 2015

I COMPITI EDUCATIVI DELLA SCUOLA



La Commissione diocesana per l’educazione cattolica, la scuola e l’università interviene con un documento sull’invasione dell’ideologia del gender nelle scuole e richiama, in positivo, i doveri educativi della scuola.


DIOCESI DI TRIESTE

COMMISSIONE DIOCESANA “Vittorio Bachelet”

PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA,

LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ

IDENTITÀ SESSUALE, VITA E FAMIGLIA:

I COMPITI EDUCATIVI DELLA SCUOLA





Una situazione che preoccupa


Il mondo educativo in generale e quello della scuola in particolare sono investiti dalla cosiddetta ideologia del “gender”, secondo la quale l’identità sessuale non è un dato naturale, ma culturale e come tale esso deve poter essere scelto. Maschio e femmina sarebbero quindi degli stereotipi di genere da superarsi perché impediscono la libertà dell’individuo e, di conseguenza, l’educazione dovrebbe ugualmente istruire su tutti gli orientamenti sessuali fin dalla più tenera età scolare.

Riconoscere in un contesto educativo la realtà dell’essere maschi e femmine significherebbe discriminare l’omosessualità o gli altri orientamenti sessuali.

Nelle scuole pubbliche sono sempre più frequenti interventi educativi, soprattutto nel campo dell’educazione alla sessualità, che diffondono questa ideologia. Spesso ciò avviene con la sinergia della scuola, della locale Asl e del comune. Altrettanto spesso i progetti sono gestiti da associazioni per i diritti LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali). L’idea esibita è di combattere il bullismo omofobico, ma l’obiettivo vero è di educare secondo l’ideologia dell’indifferenza sessuale.

venerdì 13 febbraio 2015

«Ideologia di genere» Un attacco all’uomo e alla famiglia? Quale futuro?


Un incontro tenuto dal bravissimo Prof. Massimo Gandolfini circa la minaccia di una tra le più subdole ideologie che oggi si sta diffondendo a livello "mondiale" senza essere circoscritta in un preciso luogo geografico.Visto attraverso le lenti della "ragione" tale tentativo viene smascherato ed indicato quale veramente è: la distruzione dell'individuo e della società.

martedì 10 febbraio 2015

Suor Bonetti: Dov'è tua sorella?




"La tratta delle nuove schiave interpella la Vita Religiosa nel Terzo Millennio; Quali risposte?"
Testimonianza di sr. Eugenia Bonetti, Missionaria della Consolata, per la conferenza di SEDOS, Roma, 17 ottobre 2003


Premessa

Ringrazio gli organizzatori di questo incontro SEDOS per l’opportunità di condividere in questa sede, con altre testimoni, l’esperienza vissuta di tante religiose che in questi ultimi 10-15 anni hanno saputo cogliere l’emergenza della "Donna immigrata, importata, sfruttata e schiavizzata sulle nostre strade per il" mercato del sesso" e ridare a questa stessa donna, per giustizia e non per carità la sua "dignità, identità e libertà".


La mia esposizione non vuole essere una conferenza teorica sul fenomeno della "tratta di esseri umani", bensì vuole far emergere il problema nella sua realtà di sfruttamento e alienazione, frutto di una personale esperienza, vissuta giorno per giorno a contatto con tante donne stigmatizzate, che lottano per recuperare il senso della vita e dei loro valori femminili, negati o deturpati. Desidero inoltre far emergere il prezioso servizio di 200 religiose impegnate in un centinaio di strutture, specialmente nel campo dell’accoglienza e della reintegrazione sociale delle vittime.

La Cassazione dice "no" al matrimonio omosessuale.


Dunque la Famiglia è solo una!





(ASI) Niente matrimonio e pubblicazioni di nozze per le coppie omosessuali. La Cassazione dice "no" al matrimonio omosessuale.

Secondo la Suprema Corte la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue e la Costituzione non impongono di estendere il matrimonio, ma sanciscono la possibilità di una "protezione" già "azionabile". “La Cassazione fa l’esatta radiografia della situazione attuale del quadro legislativo in materia di coppie omosessuali e dei loro diritti personali e patrimoniali – dichiara il notaio Roberto Dante Cogliandro, Presidente dell’ Ainc - per cui da anni il notariato si batte per un riconoscimento legislativo . Sicuramente non si può parlare di matrimonio nel termine costituzionale, cattolico cristiano inteso, riconoscendo il primato della diversità di genere, ma si sollecita un intervento legislativo atto a riconoscere alcuni diritti delle coppie omosessuali.
La Cassazione ha ribadito che l’Europa e la Costituzione non impongono al legislatore di estendere il vincolo del matrimonio alle persone dello stesso sesso che, invece, hanno il diritto ad uno “statuto protettivo”, già ‘azionabile’, con diritti e doveri delle coppie di fatto. Nella sentenza della Cassazione si legge:
“La legittimità costituzionale e convenzionale della scelta del legislatore ordinario, in ordine alle forme ed ai modelli all’interno dei quali predisporre per le unioni tra persone dello stesso sesso uno statuto di diritti e doveri coerente con il rango costituzionale di tali relazioni, conduce ad escludere che l’assenza di una legge per le nozze omosessuali produca la violazione del canone antidiscriminatorio”.
E’ opinione della cassazione - che ha respinto il ricorso di una coppia gay che voleva sposarsi in Campidoglio e pubblicare le nozze – “la legittimità costituzionale e convenzionale della scelta del legislatore ordinario, in ordine alle forme ed ai modelli all’interno dei quali predisporre per le unioni tra persone dello stesso sesso uno statuto di diritti e doveri coerente con il rango costituzionale di tali relazioni, conduce ad escludere che l’assenza di una legge produca la “violazione del canone antidiscriminatorio”.
Per la Cassazione quindi quel che occorre e su questo i supremi giudici sollecitano è “la necessità di un tempestivo intervento del legislatore e dare riconoscimento - in base all’articolo due della Costituzione che tutela i diritti umani dei singoli e della loro vita sociale e affettiva – a un nucleo comune di diritti e doveri di assistenza e solidarietà propri delle relazioni affettive di coppia e affermare la riconducibilità di tali relazioni nell’alveo delle formazioni sociali dirette allo sviluppo, in forma primaria, della personalità umana”.




lunedì 9 febbraio 2015

L'omofobia è un'invenzione per lavarci il cervello.



Alle soglie del terzo millennio, un nuovo tipo di sport sembra conquistare sempre più seguaci: la caccia all’omofobo. Si può praticare facilmente, senza grandi sforzi, anche grazie all’aiuto dei mezzi di comunicazione.

di Carlo Climati

L’omofobo è il nuovo mostro da catturare e da guadare con disprezzo. E’ sufficiente individuarlo per metterlo alla gogna e sbatterlo rapidamente sulle prime pagine dei giornali.

Ma chi è l’omofobo? Qual è la sua grande colpa? Sicuramente quella di non lasciarsi travolgere dalle mode passeggere, che vorrebbero cancellare le parole “mamma” e “papà” dal nostro vocabolario.

L’omofobo è colpevole di non inginocchiarsi di fronte allo strisciante indottrinamento che si sta diffondendo nelle scuole, per promuovere tra i bambini l’ideologia gender. Una colonizzazione che punta a costruire un mondo al contrario, dove il “genitore uno” e il “genitore due” possono comprare il proprio figlio come merce in vetrina, sfruttando la povertà della gente.

Per mettere in pratica questa colonizzazione è stata creata una parola nuova: omofobia. Ma esiste davvero l’omofobia?

mercoledì 4 febbraio 2015

Le indigestioni di Vito Mancuso



Fonte: UCCR 


Facevamo notare recentemente come alcuni vaticanisti abbiamo abilmente manipolato la conferenza stampa di Francesco nel viaggio di ritorno dalle Filippine. Tuttavia, era un po’ di tempo che non accadeva, che non venivano profetizzati cambiamenti epocali della dottrina, in particolare sulla presunta archiviazione dei temi etici.

Se oggi sono i giornalisti della destra conservatrice a perseguitare mediaticamente la Chiesa, con Benedetto XVI c’erano i cattolici democratici de “Il Fatto Quotidiano”, come Marco Politi (per lo meno con accuse più sofisticate). Quelli de “Il Fatto” hanno però mantenuto il vizietto della manipolazione: Elisabetta Ambrosi, ad esempio, si è domandata tempo fa: «Ma cosa hanno a vedere tutti costoro» cioè i difensori della vita, «che sulla difesa astratta dell’embrione hanno persino costruito carriere – con la Chiesa, anzi la chiesa dei poveri con la p minuscola, come scriverebbe Francesco?».

mercoledì 21 gennaio 2015

I figli sono una benedizione e un dono, non una medaglia




Devo dire che sono nauseanti le discussioni tra cristiani che dibattono e si dividono in fazioni su questioni che peraltro non sono così complicate come si vogliono far diventare.
Nel merito della questione, ovvero ciò che ha detto il Papa riguardo al numero dei figli dei cristiani e alla paternità responsabile, non c’è bisogno di interpretare nulla, soprattutto non c’è bisogno di dividersi.
A me pare che ciascuno interpreti le parole del Papa per poter dimostrare che la propria tesi è quella corretta rispetto alle altre.
Ebbene, in realtà non ci dovremmo preoccupare di queste cose ma di fare la volontà del Signore. Che è diversa per ognuno. Ognuno infatti ha la propria vocazione generale (religiosa o matrimoniale) e la propria vocazione particolare. Ognuno ha la propria chiamata e la propria storia nella quale Dio agisce se lo si ascolta e lo si lascia agire. Ognuno ha la propria strada per la propria santificazione.
E’ chiaro che bisogna essere aperti alla vita ma è altrettanto vero che tale apertura deve essere accompagnata da un discernimento alla luce del proprio cammino di fede, che ripeto è un cammino personale non soggetto ad alcuna regola fissa e prestabilita.
Non ci sono dogmi sul numero di figli esatto o perfetto.
Soprattutto i figli non sono un merito o una medaglia da esporre, non sono una targa che ci identifica automaticamente come cristiani. I figli sono un dono, una benedizione, un impegno, una responsabilità.

martedì 20 gennaio 2015

Little Boy: dal 27 febbraio nei cinema.

Se credi smuovi anche le montagne...



Il 27 febbraio uscirà negli Stati Uniti Little Boy, un film diretto da Alejandro Monteverde, il regista di Bella, e prodotto da Open Roadse Metanoia Films, alla quale partecipa anche Eduardo Verástegui. Hanno preso parte alla produzione anche Roma Downey e Mark Burnett, i produttori della serie La Bibbia e del film Figlio di Dio.
Il film, con sceneggiatura di Monteverde e Pepe Portillo, racconta la storia di un bambino di sette anni, Pepper Flynt Busbee (interpretato da Jakob Salvati), che ha un rapporto molto speciale con suo padre (interpretato da Michael Rapaport, di Prison Break oFriends): è il suo eroe, la persona a cui vorrebbe assomigliare, e insieme inventano e vivono avventure meravigliose che li portano a situazioni estreme, dalle quali escono sempre con una fiducia assoluta nella loro capacità di risolverle. “Credi che posso/puoi riuscirci?”, chiede sempre il padre al bambino (sotto si può vedere il trailer). “Sì credo che puoi/posso riuscirci!”, risponde.
Quando gli Stati Uniti entrano nella II Guerra Mondiale, però, il padre di Pepper viene richiamato e deve lasciare la casa. Per il bambino è un trauma, fino a che scopre che, con la fede che gli ha insegnato il padre (e nella quale “non può esserci neanche un pizzico di dubbio”, gli dice il suo parroco nel trailer), può muovere montagne, come promette Gesù Cristo nel Vangelo. Da quel momento cercherà di utilizzare il suo potere perché la guerra finisca e la famiglia possa riunirsi di nuovo a casa.

In Little Boy interviene come attore (anche come produttore e uno degli ideatori) Eduardo Verástegui, che interpreta padre Crispín: è “un personaggio di sostegno”, spiega l'attore, ma è “molto importante e ci inseriamo il tratto messicano, è quello che apporta questo sacerdote”.

Completano il cast attori abituali di Hollywood come Emily Watson (due volte nominata agli Oscar), Kevin James (protagonista del divertente ballo di Hitch con Will Smith, un cattolico senza complessi a Hollywood), Tom Wilkinson (anch'egli due volte candidato all'Oscar), Cary Tagawa (“classico” nei ruoli del giapponese) o il giovane David Henrie (noto per la serie televisivia I maghi di Waverly e compagno di alcune battaglie pro-vita di Verástegui).

“Serve molto coraggio per crescere”, si sente dire il piccolo nell'ultima scena del trailer: “Tuo padre sarebbe molto più che orgoglioso di te”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
Fonte: Aleteia

domenica 18 gennaio 2015

Papa Francesco: Il Relativismo vuole ridefinire la definizione del Matrimonio.

La famiglia è anche minacciata - ha detto ancora Bergoglio - dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell`effimero, una mancanza di apertura alla vita. Il mondo ha bisogno di famiglie buone e forti per superare queste minacce!

PAPA A FAMIGLIE: ANDATE OLTRE, AIUTATE IL PROSSIMO 

Papa Francesco ha invitato le famiglie filippine, incontrate nel palazzo dello sport "Mall of Asia Arena" di Manila, ad andare "oltre i confini" delle loro case e prendersi cura "dei fratelli e delle sorelle più bisognosi" in una società dove, ha sottolineato, "mentre fin troppe persone vivono in estrema povertà, altri vengono catturati dal materialismo e da stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana". "Dio - ha detto Bergoglio pronunciando il suo discorso in inglese, come tutti i discorsi di questo viaggio asiatico - ci chiama a riconoscere i pericoli che minacciano le nostre famiglie e a proteggerle dal male. I pesi che gravano sulla vita della famiglia oggi sono molti. Qui nelle Filippine, innumerevoli famiglie soffrono ancora le conseguenze dei disastri naturali. La situazione economica ha provocato la frammentazione delle famiglie con l`emigrazione e la ricerca di un impiego, inoltre problemi finanziari assillano molti focolari domestici. Mentre fin troppe persone vivono in estrema povertà - ha proseguito il Papa - altri vengono catturati dal materialismo e da stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana. 

Il Gender non viene dal nulla

"..Per questo non dobbiamo stupirci se oggi le leggi e i tribunali, sulla base di queste teorie, si spingono a ridefinire arbitrariamente la realtà, palesemente contro l'evidenza. E' questo, per esempio, il caso di una recente sentenza che ha conferito ad un minore ben due madri. E c'è da scommettere che con la scusa della “maggior tutela” dei minori presto ci spingeremo ad avere tre, quattro madri. Chissà poi quante. Giustamente, qualcuno ha parlato a questo proposito di “sentenza creativa”, centrando il nocciolo del problema: l'uomo, invece di accettare la realtà, la vuole inventare: la vuole creare a suo piacimento..."

di Alessandro Benigni (14.01.2015)

Il gender non viene dal nulla ed ha una destinazione ben precisa: questo insieme di teorie affonda le sue radici nel Relativismo, in una tentazione che accompagna la storia del pensiero umano, fin delle origini e ripropone fondamentalmente l'idea dell'oltre-uomo.

Emblematico è stato il caso di Protagora (v sec. a. C.), ma è stato a partire dall’Ottocento che questo veleno ha assunto la sua massima potenza e diffusione. Soprattutto ad opera di Nietzsche, il grande profeta del Relativismo e del Nichilismo che oggi infettano la nostra civiltà.

venerdì 16 gennaio 2015

Cosa succede a Roma?


di Danilo Quinto
Non sono solo le minacce dello Stato Islamico di issare la sua bandiera sulla Basilica di San Pietro, a rendere difficile la vita nella capitale. Anzi, quelle minacce – com’è accaduto negli anni ’70 con il terrorismo – rischiano di “coprire” e di farne dimenticare altre, che non si consumano con le bombe e con i kalashnikov, ma sono altrettanto insidiose, perché anch’esse distruggono il vivere civile.

Mentre il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, consumava una lunga vacanza di Capodanno, a Boston, negli Stati Uniti, si sono verificati tre fatti. Il primo, ha riguardato la corruzione nel settore delle costruzioni, che vede coinvolti funzionari del Comune, imprenditori edili e un funzionario dell’Asl Rm E: 6 arresti in carcere, 16 ai domiciliari e 6 misure di obbligo di firma disposte dal Gip.

L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, sembra non avere legami diretti con quella denominata “Mafia Capitale” – «vera mafia», secondo i magistrati, perché si basa sulla «capacità di intimidazione ampiamente collaudata nei settori tradizionali delle estorsioni e dell’usura esportando gli stessi metodi, anzi raffinandoli, nei nuovi campi economico-imprenditoriale e della pubblica amministrazione, nei quali più che della violenza o della minaccia, si avvale del richiamo alla fama criminale acquisita» – ma di certo concorre a rendere sempre più chiari i termini del problema.

Benedetto XVI e quella "Lectio" mai pronunciata


Fonte: Aleteia
Una cultura occidentale che, preoccupata della sua laicità e in nome di una “presunta purezza” della ragione, diventi sorda alle verità della fede cristiana rischia di inaridere, sostieneva Papa Benedetto XVI nel discorso che avrebbe dovuto tenere il 17 gennaio 2008 all'inaugurazione dell'anno accademico presso l'Università La Sapienza di Roma e che – a causa delle proteste di un gruppetto di docenti e studenti – venne annullato il 15 di gennaio dello stesso anno.

Fa una certa impressione che proprio in questi giorni il dibattito pubblico, stimolato dai tragici eventi di Parigi, sia di nuovo – a distanza di 7 anni – concentrandosi sui temi della laicità e del ruolo pubblico del discorso religioso.

Nel discorso preparato per l'occasione, il Papa parlava del particolare legame tra fede cristiana e ricerca della verità, come parte integrante della natura e della missione dell'Università, sin dalla sua nascita in epoca medievale. Infatti, la stessa Università “La Sapienza” venne fondata (guarda un po'...) da Papa Bonifacio VIII nel 1303.

domenica 11 gennaio 2015

Fermiamo la cultura dello scarto.



ANDREA TORNIELLI GIACOMO GALEAZZI

CITTÀ DEL VATICANO

Anticipiamo uno stralcio di «Papa Francesco. Questa economia uccide», il libro sul magistero sociale di Bergoglio scritto da Andrea Tornielli, coordinatore di «Vatican Insider», e Giacomo Galeazzi, vaticanista de «La Stampa». Il volume raccoglie e analizza i discorsi, i documenti e gli interventi di Francesco su povertà, immigrazione, giustizia sociale, salvaguardia del creato. E mette a confronto esperti di economia, finanza e dottrina sociale della Chiesa - tra questi il professor Stefano Zamagni e il banchiere Ettore Gotti Tedeschi - raccontando anche le reazioni che certe prese di posizione del Pontefice hanno suscitato. Il libro si conclude con un’intervista che Francesco ha rilasciato agli autori all’inizio di ottobre 2014. 



«Marxista», «comunista» e «pauperista»: le parole di Francesco sulla povertà e sulla giustizia sociale, i suoi frequenti richiami all’attenzione verso i bisognosi, gli hanno attirato critiche e anche accuse talvolta espresse con durezza e sarcasmo. Come vive tutto questo Papa Bergoglio? Perché il tema della povertà è stato così presente nel suo magistero? 


Santità, il capitalismo come lo stiamo vivendo negli ultimi decenni è, secondo lei, un sistema in qualche modo irreversibile? 

«Non saprei come rispondere a questa domanda. Riconosco che la globalizzazione ha aiutato molte persone a sollevarsi dalla povertà, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame. È vero che in termini assoluti è cresciuta la ricchezza mondiale, ma sono anche aumentate le disparità e sono sorte nuove povertà. Quello che noto è che questo sistema si mantiene con quella cultura dello scarto, della quale ho già parlato varie volte. C’è una politica, una sociologia, e anche un atteggiamento dello scarto. Quando al centro del sistema non c’è più l’uomo ma il denaro, quando il denaro diventa un idolo, gli uomini e le donne sono ridotti a semplici strumenti di un sistema sociale ed economico caratterizzato, anzi dominato da profondi squilibri. E così si “scarta” quello che non serve a questa logica: è quell’atteggiamento che scarta i bambini e gli anziani, e che ora colpisce anche i giovani.

venerdì 2 gennaio 2015

Una omelia degna di questi terribili tempi.



Il vescovo Monari al Te Deum ha affrontato il tema della famiglia e dell riconoscimento giuridico delle altre forme di convivenza. "Se riteniamo che la famiglia sia il bene della società, - ha detto il vescovo alle Grazie - la strada è quella di favorirla rispetto ad altre convivenze; non per un pregiudizio ideologico o morale, ma per il servizio che la famiglia offre alla società. Se riteniamo invece che la tendenza a impiantare convivenze senza impegni migliori la società perché rende le persone più felici, il loro riconoscimento giuridico avrà un senso. Quale sia la mia opinione è del tutto chiaro da quanto ho detto". 


Brescia. ​
Ci apprestiamo a iniziare un anno nuovo, lasciando alle spalle il 2014 con tutte le tribolazioni e le gioie che ci ha donato. Possiamo sperare in quell’aggettivo ‘nuovo’ che, messo accanto all’anno che inizia, promette qualcosa di inedito e apre quindi uno spazio alla speranza. Questa, per un cristiano, non dovrebbe mai venire meno. Basta tenere presente la benedizione sacerdotale che abbiamo ascoltato come prima lettura: Ti benedica il Signore e ti custodisca… faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia… ti conceda pace. Iniziamo così l’anno accompagnati da una benedizione di Dio, portando su di noi il nome del Signore nostro Dio. Nonostante gli affanni dei maghi e i calcoli degli astrologi, sappiamo in realtà ben poco del futuro, ma sappiamo che la benedizione di Dio non verrà meno. Seguendo l’insegnamento di Geremia, non abbiamo paura dei segni del cielo o delle configurazioni astrali: di queste cose – dice il profeta – hanno paura i pagani; a noi l’amore incondizionato di Dio offre una sorgente di speranza inesauribile.

mercoledì 24 dicembre 2014

E il Verbo si fece carne.


ET VERBUM CARO FACTUM EST.





« La nostra natura, malata, richiedeva d'essere guarita; decaduta, d'essere risollevata; morta, di essere risuscitata. Avevamo perduto il possesso del bene; era necessario che ci fosse restituito. Immersi nelle tenebre, occorreva che ci fosse portata la luce; perduti, attendevamo un salvatore; prigionieri, un soccorritore; schiavi, un liberatore. Tutte queste ragioni erano prive d'importanza? Non erano tali da commuovere Dio sì da farlo discendere fino alla nostra natura umana per visitarla, poiché l'umanità si trovava in una condizione tanto miserabile ed infelice? ».

Il Verbo si è fatto carne perché noi così conoscessimo l'amore di Dio: « In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui » (1 Gv 4,9). « Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna » (Gv 3,16).

(Catechismo Chiesa Cattolica)